venerdì 14 giugno 2019

Matsumoto - Manga of Zero Dimension




Oggi sono felice di parlavi di un libro a cui tengo particolarmente: Matsumoto - Manga Of Zero Dimension. Uscito già nel novembre del 2018, a opera della neonata casa editrice Nippon Shock che si sta specializzando nel portare autori del sol levante nel nostro paese, qui in collaborazione con L'Associazione Culturale Leiji Matsumoto.
Il libro è uscito nel corso del 2017 in Giappone, e la versione italiana è la prima a essere editata fuori dal suo paese di origine.
Il volume è il più possibile fedele alla versione originale, tanto che è stato realizzato seguendo le direttive del Sensei Matsumoto e dell'editore giapponese, i quali hanno imposto che l'edizione italiana rispettasse in tutte le sue parti l'edizione giapponese.

Come spiego ampiamente nella videorecensione tratta dal mio canale YouTube, ciò è sia un bene che un male, in quanto la leggibilità dell'opera a volte è inficiata da questo adattamento.
Certo, a quanto ho capito o così o niente, quindi c'è poco da farci a riguardo, mi domando solo se non ci fosse proprio un'alternativa per rendere l'esperienza di lettura meno travagliata.

Il libro ci dà la possibilità di guardare da vicino un genio al lavoro offrendoci un punto di vista privilegiato. Di pregio le illustrazioni a corredo del volume, proposti con una qualità di stampa e una carta di tutto rispetto, nonché la parte finale, dove viene ristampata la guida realizzata dal maestro per una rivista per ragazze: Funny della Mushi Production. Questa si focalizza sulla "tecnologia" con la quale si crea un manga.
Percorriamo quindi la vita che ha condotto Leiji Matsumoto nel diventare mangaka, i suoi precoci inizi, la fase shojo, sino ad arrivare alle sue opere più note.

Questo è un volume imprescindibile per tutti gli amanti del Maestro Matsumoto, ma anche per chi volesse avvicinarsi all'arte di un artista che ha lasciato un segno indelebile nel mondo dei manga e dell'animazione giapponese, inventando personaggi entrati di diritto nell'immaginario collettivo, partendo da: Capitan HarlockDanguardGalaxy Express 999Corazzata Yamato e tanti altri.

Vi lascio alla gallery e alla videorecensione tratta dal mio canale YouTube:







Titolo
Leiji Matsumoto: Matsumoto – Manga of Zero Dimension
Editore
Nippon Shock Edizioni
Testi
Leiji Matsumoto
Disegni
Leiji Matsumoto
Colori
Leiji Matsumoto
Copertina
Leiji Matsumoto
Formato
18,5 x 20,5 cm, B., 146 pp., b/n + col.
Prezzo
25,00 Euro
Data di uscita
1° novembre 2018
Traduzione
Edoardo Serino, Luigi Boccasile



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venerdì 31 maggio 2019

50 anni di Alan Ford





Sono letteralmente cresciuto leggendo fumetti, in particolare ho imparato a leggere a 6 anni con le uscite dell'Editoriale Corno. Sono molto grato a Luciano Secchi alias Max Bunker, per aver contribuito a portare in Italia L'Uomo Ragno e tutti gli eroi Marvel che oggi tanto spopolano al cinema.
Vent'anni fa ho lavorato con l'editore Andrea Corno, nella sua Garden Editoriale, la casa editrice che ha fondato dopo il fallimento dell'Editoriale Corno, così l'uomo che ha contribuito alla mia formazione culturale mi ha dato anche la mia prima esperienza lavorativa. 
Capirete quindi cosa possa dire per me incontrare Max Bunker. 
Peccato il nostro sia molto reticente agli eventi pubblici, tutto questo sino a domenica, quando presso lo spazio WOW di Milano, ho potuto finalmente chiudere il cerchio e incontrare il papà del Gruppo TNT proprio in occasione della presentazione della Mostra per i 50 anni di Alan Ford.

La presentazione ha visto sul palco: Moreno Burattini, che ha scritto anche un libro su Bunker che vi consiglio: "Una vita da Numero Uno". Filippo Mazzarella, il direttore artistico di Cartoomics, Dario Perruca, storico disegnatore di Alan Ford, Luigi Bona, direttore presso lo Spazio Wow Fumetto, oltre ovviamente al mitico Max Bunker.

Purtroppo sono arrivato a evento già iniziato, come spiego anche nel video che potete trovare in calce a questo post. Bellissimo l'aneddoto su Elvis Presley del nostro Max, insospettabile fan della prima ora del King. A mio parere la presentazione è stata interessante, ma avrei lasciato più spazio di parola a Bunker, a volte un po' sopraffatto dalla loquacità dei suoi interlocutori.

Mi è piaciuto come si sia ricordata Eureka, una rivista davvero stupenda, una delle migliori mai uscite in Italia a tema fumetto. Si è giustamente sottolineato quanto il lavoro di Luciano Secchi non sia circoscritto a quello di scrittore, dove è sempre stato un passo avanti ai colleghi anticipando temi in  anni insospettabili, ma un grandissimo editor, portando in Italia opere e autori inestimabili.

La mostra è molto interessante, ho apprezzato l'angolo Editoriale Corno, ma pure l'approfondimento sui vari personaggi che costellano l'universo Alanfordiano, meravigliose le tavole originali presenti, di pregio quelle del mai troppo lodato e rimpianto Magnus, che giustamente ha un angolo tutto suo.

Parlando del mio incontro con Max Bunker, devo dire che ha corrisposto perfettamente alle mie aspettative. Gli ho portato due cose da firmare: la sua biografia scritta da Burattini, e il numero 1 dell'Uomo Ragno Gigante, datato 1976 ma ancora con i suoi adesivi all'interno.
Quando ha visto l'albo più vecchio, L'Uomo Ragno Gigante, ho colto emozione nel suo sguardo, e mi fa che quello è stato un albo a cui è molto legato e che ha avuto un grande successo.
Ho saputo poi da Thea Valenti, storica grafica della Corno presente nell'evento, che l'idea di fare una rivista Gigante con la ristampa di Spiderman è stata di Max, e che Corno non ne era convinto, temeva che potesse far concorrenza con la testata maggiore. Bunker mandò alle stampe un numero zero, pare ora molto quotato, e lo portò a Corno che si convinse, il resto è storia.

Ho avuto modo di vedere all'opera Dario Perruca, l'odierno disegnatore di Alan Ford, devo dire veramente bravo, ma la cosa che mi ha colpito di più di lui è stata la sua estrema disponibilità, anche troppa, infatti qualcuno si è approfittato della sua gentilezza a discapito di altri. Alcuni gli hanno fatto richieste pretenziose, ma lui ha continuato e continuato a disegnare sino a che il prode Bunker non gli ha dato lo stop. 
Quando ho fatto i complimenti a Perruca per il suo lavoro, mi fa che è semplicemente allenamento, come se fosse una cosa da niente. Davvero una persona umile e gentile, cosa non scontata in questo ambiente.


Vi lascio a un po' di foto dell'evento, e all'immancabile video dal mio canale YuoTube, dove ho filmato le parti salienti della presentazione e una piccola parte della mostra.






Bunker  mentre mi parla del suo attaccamento a L'Uomo Ragno Gigante








giovedì 2 maggio 2019

Monster Boy and the Cursed Kingdom




Nato inizialmente come progetto kick starter, Monster Boy and the Cursed Kingdom, riprende in mano la saga di Wonder Boy dopo un ventennio di silenzio (remake e collection a parte), proponendosi come seguito spirituale di una saga che ha lasciato il segno in tutti i videogiocatori nati a pane e arcade anni 80.

Supervisionato dal creatore della serie classica, Ryuichi Nishizawa, prodotto da Game Atelier e pubblicato da FDG Entertainment, vanta tra gli autori delle musiche una certa Michiru Yamane, artista che tengo nel cuore per averci donato l'ost di tanti Castlevania.

Il gioco ha una trama piuttosto semplice e pretestuosa: lo zio del protagonista, Nobu, preso dai fiumi dell'alcool e quindi fuori di senno ha trasformato con la sua magia gli abitanti del regno in animali antropomorfi, per risolvere questa maledizione bisogna raccogliere delle sfere che donano inoltre il potere di trasformarsi in altri animali con i poteri più svariati.

Il gameplay è un platform molto ispirato, con piccole spruzzate di rpg, un classico "Metroidvania".
A parte le prime fase, poi diventa piuttosto impegnativo e divertente, pieno di segreti, enigmi e situazioni buffe, con dialoghi che ho trovato molto ispirati.
Certo la cosa che colpisce di più è decisamente il design, un fantastico mondo 2D in alta risoluzione che è una gioia per gli occhi. Scorci molto evocativi, parallasse a iosa, ottima tridimensionalità dello scenario, animazioni quasi sempre al top, e un atmosfera generale che ho trovato decisamente riuscita, rendono perfettamente il look anime style.
Le trasformazioni poi, non sono altro che un modo per farci tornare spesso sui nostri passi per scandagliare il mondo alla ricerca di anfratti prima invalicabili, rendono il gioco piuttosto vario.

Dal fronte del gameplay nudo e crudo, ho trovato i comandi in alcune situazioni un po' macchinosi, niente di grave per carità, ma a volte mi sono incartato tra il cercare la trasformazione adatta alla situazione c lanciare il l'oggetto giusto, soprattutto nelle situazioni più concitate come nelle boss fight.
Le musiche le ho trovate un po' altalenanti, si sente che sono state eseguite da molti autori, a volte mi sono parse poco coese tra loro, alcune decisamente ripetitive.

La longevità è molto buona per il genere di appartenenza, si parla di un 15 ore per finirlo tutto, a seconda del grado di completezza e del tempo che vorrete dedicare al gioco.

Ho provato la versione per Nintendo Switch, ma il gioco è reperibile sia su PS4 che su Xbox, a breve sarà giocabile anche in ambiente PC.
Consiglio caldamente l'acquisto di questo Monster Boy a tutti gli amanti della saga di Wonder Boy, ma perché no, anche a chi ama il genere di appartenenza.
Plauso agli autori per questa ottima perla 2D! Supportiamo il genere, purtroppo ce ne sono veramente poche di perle a questi livelli, gli sviluppatori sono presi dal 3D, dal voler per forza accontentare il gusto della massa, questo titolo dimostra che si possono fare splendide cose anche in un ambiente bidimensionale.

Vi lascio con il mio unboxing della versione retail, e con un gameplay al volo che ho registrato per il mio canale YouTube:




lunedì 1 aprile 2019

Gardacon - Il resoconto!





Well, weel, well, cari amicici lontani e vicini, ho avuto occasioni di andare alla prima edizione di Gardacon, fiera del fumetto dalle parti di Montichiari, e mi sono proprio divertito!

Non avevo chissà che aspettative, volevo giusto staccare dal solito tran tran e immergermi nel mio amato mondo dei fumetti. Ho trovato un organizzazione davvero attenta, eventi ben incastrati tra loro, ospiti di tutto rispetto. Atmosfera generalmente rilassata e ordinata.

Prima di tutto ho avuto finalmente l'occasione di incontrare un autore che apprezzo da tanto tempo, mi riferisco a Daw, celebre per le sue strisce sull'amore denominate: "Lov".
Purtroppo è un fumettista a mio avviso sottovalutato, senza contare che è stato vandalizzato da molti copioni senza scrupoli.
Devo dire che si è rivelato un ragazzo alla mano e simpatico - quasi - quanto le sue vignette.

Ho seguito poi la conferenza di Gianluca Iacono, doppiatore famoso soprattutto per aver prestato la voce a Vegeta di Dragon Ball. Attore brillante, acuto, e senza tracce di divismi vari, molto alla mano.
Epocale il suo urlo:"BIG BANG ATTACK!" Che ha fatto letteralmente tremare la sala che ci stava ospitando e che sono riuscito a immortale nel video che vi allego in fondo al post.

Il tutto è stato chiuso con un mini live di Cristina D'Avena, che ha proposto varie tracce dal suo ultimo album di duetti, dove le sue canzoni sono riproposte in chiave moderna accompagnata da altri artisti.
Ho potuto apprezzare la disponibilità di Cristina già varie volte, e anche questa volta non ha deluso le aspettative, anzi, non si è proprio risparmiata! Purtroppo non ho potuto fermarmi ulteriormente per la sessione di rito degli autografi, tanto ne ho già uno da diversi anni (gne gne), certo mi sarebbe piaciuto incontrarla ancora, sarà per la prossima volta.

La fiera si è presentata densa di stand, oggettistica, cosplayer, una zona veramente bella dedicata agli arcade con chicche assurde, tipo il cabinato originale di Out-Run totalmente funzionante, un padiglione poi dedicato ai giochi da tavolo, realtà virtuale, videogiochi vari.

In conclusione, ho trovato questo Gardacon davvero interessante e ben strutturato. Se queste sono le premesse, rischia di diventare un appuntamento immancabile per tutti gli appassionati.
Complimenti agli organizzatori, davvero ottimo lavoro, continuate così!

Chiudo lasciandovi un po' di foto e al vlog della giornata direttamente dal mio canale YouTube.


Con Daw

Che uomo amabile
   
La signora in giallo
Con Gianluca Iacono
Dedica di Iacono





giovedì 14 marzo 2019

Jeeg robot d'acciaio - la serie completa in blu-ray!







Aspettavo da tempo immemore una uscita su disco blu di Jeeg robot d'acciaio
Dovete sapere che questa serie l'ho particolarmente nel cuore, vuoi perché gestisco la sua pagina su Facebook, da diversi anni, vuoi perché è un anime che ho sempre amato molto. 
Da bambino ero solito registrarne l'audio su cassetta dalla tv, mi bastava preservare quello per essere contento, ricordo qualche giocattolo, le figurine, poi riuscii a registrare quasi tutta la serie su VHS negli anni '90, ho ancora quelle cassette usurate, fatico a separarmene. 
Come dimenticare il logo: "AB international"?


Ragazzi, qui si parla proprio di lacrime napulitane, Jeeg è storia per tutti i girellari, e l'uscita Yamato Video in collaborazione con Koch media italia, colma una lacuna nel panorama italiano.
Perché se è vero che questa serie è già uscita 4 anni fa in edicola, la sua qualità editoriale per me non era assolutamente a livello di un'opera di tale valenza storica, finalmente questa lacuna è stata colmata con questa edizione di tutto rispetto.

La qualità audio video, per ciò che ho visto è molto buona, e ha superato le mie aspettative. 
Tenendo sempre presente che non parliamo di materiale nativo in Full HD, ma upscalato a 1080P da NTSC in SD. Forse il colore è eccessivamente saturo in alcune scene, ma a naso un bel miglioramento rispetto ai DVD.
Da notare la possibilità di guardare la serie con i sottotitoli fedeli all'originale, così da sopperire alle mancanze dell'audio storico. C'è stato anche qualche aggiustamento audio a opera di Amakusa corps, hanno infatti coinvolto Romano Malaspina facendogli doppiare qualche linea aggiuntiva di dialogo, laddove è stato possibile, cercando di non esagerare, perché la serie ha ben 40 anni, e purtroppo anche le voci cambiano.

Per qualsiasi ulteriore info, vi rimando alla mia recensione su YouTube, che potete trovare qui sotto:



Per comprare il cofanetto: QUI

mercoledì 6 marzo 2019

Mobile Suit Gundam cofanetto Blu-Ray

Nessuno ce la fa contro Gundam



Mobile Suit Gundam, è una di quelle storie che noi girellari abbiano nel sangue, che abbiamo per forza di cose mitizzato. Non riesco a dimenticarmi la mitica sigla italiana col suo:
"Gundam, tum tum"
Peccato che sia stato trasmesso davvero poco nel nostro paese, ne ho quindi ricordi nebulosi dal punto di vista affettivo. Per fortuna crescendo, sono riuscito a recuperarmi tutta la serie, vedendola per intero la prima volta intorno ai primi anni 2000.
Ne rimasi folgorato! Una serie così avanti per la sua epoca, ricordiamoci che Tomino l'ha creata subito dopo il flop (in Giappone) di Daitarn III nel 1979.
Nel nostro paese Gundam, non ha avuto molto fortuna, complice una distribuzione precaria, problematiche sui diritti non del tutto chiarite, un adattamento che salta ben 4 episodi.
Solo nel 2004, abbiamo potuto vedere la serie nel suo splendore, per intero, a parte il famigerato episodio 15, epurato dalla serie dallo stesso Tomino. Con un nuovo adattamento, finalmente fedele e approvato dallo stesso Tomino, che ha pure presenziato al casting di selezione dei doppiatori, confermando la sua meticolosità e precisione.
Uscì in tutti i formati disponibili all'epoca, lo trasmisero anche sui canali Mediaset, purtroppo non raccogliendo indici di ascolto memorabili.



Il menù, scusate la bassa qualità della foto

Recentemente Dynit ha rispolverato il mito facendo uscire un cofanetto Blu-ray contenente tutta la serie. Non è la prima volta che Gundam esce in questo formato , ma dovrebbe essere la prima che esce in un cofanetto unico. L'edizione è un po' povera rispetto a quanto visto in passato, ma il prezzo è allettante (50 euro) e la qualità audio video davvero alta.

Complice un buonissimo scan delle pellicole originali, privo di artifizi digitali, quadro stabile, fedele al girato e nitido. Problematico in alcune scene scure, dove si nota l'usura della pellicola e qualche peletto di troppo.

Comunque uscita che promuovo totalmente, tutti gli amanti dell'animazione nipponica dovrebbero vedere almeno una volta Gundam, soprattutto la prima mitica serie, quando l'idea che potesse diventare un fenomeno commerciale era ben lontana dalle menti degli stessi autori.

Di questa edizione, ne parlo abbondamentemente anche sul mio canale YouTube:






Per acquistarlo: QUI












giovedì 28 febbraio 2019

L'imbattibile Daitarn 3 in Blu-ray!



Daitarn 3, è una delle serie anime più famose da noi in Italia, non che una delle più amate. Fa strano pensare che in realtà in Giappone non abbia riscosso successo. Lo stesso ideatore, Yoshiyuki Tomino, ne parla ancora oggi con scarso entusiasmo, definendola una serie a basso costo, con un potenziale non del tutto espresso a causa di personale non all'altezza delle sue idee. Onestamente penso che in questo caso Tomino pecchi di perfezionismo.
Daitarn, è una serie ancora oggi, a 41 anni dalla sua creazione, fresca, innovativa, coinvolgente. Ovviamente soffre un po' di ripetitività, data dalla serialità dell'opera, ciò nonostante ogni episodio ha spunti interessanti, con alcune scelte narrative e grafiche davvero all'avanguardia.
Non dimentichiamo inoltre che Daitarn è il primo mecha con espressività, cosa che ha contribuito al suo successo da noi, e a renderlo così iconico. Il design di Kunio Ōkawara (autore poi anche di un certo Gundam), personalmente lo trovo superbo. Ha creato un robot esteticamente molto bello, ancora oggi uno dei più riusciti.




Creato nel 1978, approdato da noi solo nel 1980, Daitarn è diventato un cult per più di una generazione, vuoi la splendida sigla di Luigi Albertelli e Vince Tempera, vuoi la sua componente di sexy humor che ne contraddistingue tutta l'opera, vuoi quel finale così misterioso, complice un primo adattamento italiano un po' superficiale, ma comunque riuscito, anche e soprattutto per merito della grande interpretazione di Renzo Stacchi nei panni del protagonista: Aran Banjo.

Finalmente oggi possiamo goderci questo splendido anime nella magnificenza del Blu-ray, grazie a un cofanetto che ne contiene tutti i 40 episodi edito da Dynit.
La qualità audio video è molto buona, questo infatti non è un  semplice upscale, ma un rescan a 2K. Certo parliamo pur sempre di un'opera in 4:3 di oltre 40 anni fa, ma Daitarn così bene non si è mai visto.
All'interno si può trovare anche l'ottimo ridoppiaggio, quello presente anche su Netflix degli anni 2000.
Molto sottovalutato, da risentire e ampiamente rivalutare, fedele nei dialoghi originali e con un cast d'eccezione.
Troviamo anche una bella intervista al sensei Tomino, dove si possono apprendere vari aneddoti curiosi, tra cui il fatto che ignorasse che Daitarn fosse così amato da noi, ma pure che fosse andato in onda, e il suo amore per Michelangelo Antonioni, da cui dice aver tratto ispirazione.

Concludo, lasciandovi il mio video su yotube con unboxing e impressioni a caldo su questo bel cofanetto, acquisto super consigliato per tutti gli amanti dei robot anni'80!







lunedì 18 febbraio 2019

Castlevania: Symphony of the Night Alucard Mondo





Dopo tanta, tantissima attesa, ho finalmente ricevuto la statua di Adrian Fahrenheit Ţepeş meglio conosciuto come Alucard, celebre personaggio della serie Castlevania, della Mondo. Statua annunciata nei primi mesi del 2018, arrivata solo oggi, questa è un'anteprima, in quanto i rivenditori italiani non ancora hanno ricevuto la versione normal (la mia è una special edition). Ma andiamo con ordine.

Alucard, è il figlio di Dracula, un dampyr, mezzo uomo e mezzo vampiro, celebre soprattutto per la sua comparsa da protagonista in Castlevania: Symphony of the Night, mitico gioco uscito nel 1997, prima su Playstation One, poi su Saturn e successivamente su tantissime altre piattaforme. Uno dei giochi 2D più belli di sempre, a questo proposito vi consiglio di giocarvi la collection uscita recentemente su Ps4 che lo contiene.

Castlevania, e il nostro Alucard, sono tornati recentemente alla ribalta con la serie animata by Netflix.
Dopo tanti anni c'è come una rinascita di questo personaggio, tanto che questa di Mondo è la prima statua di un certo livello dedicata di Alucard, ma altre 2 case produttrici recentemente si sono aggregate e hanno creato la loro versione del personaggio. La cosa mi fa estremamente piacere, del resto Alucard sta facendo cameo anche in vari videogiochi, da Smash bros a Bomber man R, ma a quando un nuovo capitolo con protagonista il mio mezzo vampiro preferito? Pare uscirà qualcosa per cellulare, ma personalmente spero di rivederlo su console o su Pc.

Andiamo alla statua che ho ricevuto, me l'hanno spedita il 28 gennaio dal Texas e l'ho ricevuta il 15 febbraio, ha peregrinato per la Germania, per arrivare poi in Italia, purtroppo ho subito una brutta mazzata con la dogana, mi hanno ben bastonato, ma non ero colto di sopresa, me lo aspettavo purtroppo.

Come ho già spiegato, la mia statua è una versione esclusiva (lo scudo non è presente nella normal), l'ho comprata direttamente sul sito della Mondo, purtroppo l'unico modo per avere questa versione, infatti i rivenditori possono importare solo la normal, direttive della casa madre. Certo ho speso una cifra per colpa della dogana, ma non sono affatto pentito. In prospettiva la mia sarà la versione più rara, soprattutto in europa.


Il volto della discordia

La statua finale, è leggermente diversa dal prototipo presentato inizialmente fatto in computer grafica, e ciò ha creato qualche polemica, soprattutto il viso, che ha acquisito maggior maturità ma ha perso in dettagli. Evidentemente ci sono stati prolemi produttivi, ciò penso abbia inficiato nel risultato finale, si spiegherebbe anche il ritardo con cui è uscita.
La mia copia è abbastanza fortunata, ho letto di persone con prolemi ai magneti, statue rotte, colorazione del viso tendente al verde, sbavaturela mia è arrivata integra e i magneti che tengono insieme le braccia e le mani sono davvero solidi, anche se a mio avviso era meglio aggiungere dei perni a incastro, così da rendere il tutto ancora più stabile; i colori sono buoni anche se credo si potesse fare meglio a livello di painting. texture e gradazione colore (forse un po' troppo pallida); a questo proposito apro una piccola parentesi: ho letto molte critiche feroci a questa statua, condivido che a livello di dettaglio ci si potesse lavorare meglio, ma in toto la trovo davvero d'effetto, complice un design generale particolarmente ispirato. Sulla mensola fa un gran figurone, cattura lo sguardo.
Ho letto che ci hanno lavorato lungamente, e nel design (soprattutto la parte del mantello) direi che si vede, ovviamente siamo asuefatti dai risultati della CGI dimenticandoci che poi la realizzazione su larga scala è un altro paio di maniche. Questo modello poi ha un impostazione più anime che realistica, non vuole ricreare Alucard in modo veritiero ma in modo fumettoso, quindi le critiche più aspre le capisco sino a un certo punto, certo non stiamo parlando di un prodotto a basso costo e mi rendo conto poi che è anche una questione di gusto personale. Non dimentichiamoci poi che la Mondo non è specializzata in statue, ha sicuramente una buona base per migliorarsi, le idee ci sono tutte!

Per quanto mi riguarda questa è davvero una chicca per la mia collezione. Segnalo il packaging davvero di gran pregio ed eleganza realizzato da Brent Ashe, il peso della statua che mi aspettavo più leggero, senza contare che live fa davvero un bell'effetto, sarà che ci si sofferma meno sul singolo dettaglio.

Disegno di Ayami Kojima che ha ispirato l'idea della statua

 La colorazione leggermente pastello, un po' effetto ecoline, mi ricorda i disegni originali di Ayami Kojima, la creatrice grafica del personaggio, non che una delle mie artiste preferite.
Forse qualche texture per differenziare i vari tessuti di cui sono composti gli abiti poteva giovare, ma probabilmente avrebbe inficiato nell'effetto anime che ha la scultura. Amo poi molto l'idea di poterla esporre in varie configurazioni, in varie pose cambiandogli le varie braccia e mani disponbili ad attacco magnetico.
 Abbiamo infatti la possibilità di mettere due configurazioni per braccio: nella destra la spada o intento a lanciare un pugnale, nella sinistra o lo scudo o la mano aperta, questo dona alla scultura una buona varietà di pose. Apprezzo in particolare il design generale, soprattutto come hanno reso l'idea del mantello che mostra le 3 trasformazioni di Alucard: lupo, pipistrello, e nebbia, a quanto ho letto, la parte più difficile da realizzare. Per quanto riguarda la base, fa un poco torta nuziale, ma il design intorno (rose/teschi) grida Kojima da tutte le parti.

in definitiva questa statua è davvero una gran bell'oggetto per ogni amante di Castlevania, e perché no, di tutte le persone che sono affascinate dallo stile gotico. Certo, i circa 300 euro che servono per averla non sono pochi, ma qui sta alla valutazione del singolo, ricordiamoci poi che è un prodotto limitato (850 pz) e che ognuno di noi da' un valore diverso al denaro, fatto sta i preorder sono chiusi da tempo è che è difficile trovarla a un buon prezzo.
Non ho trovato molto carino il fatto di mettere lo scudo solo nella versione exclusive, costringendo così l'utente estero ad avere un rincaro con la dogana, ma ormai è andata così.

Vi lascio alle informazioni tecniche e al mio reportage sulla statua. Per la prima volta ho caricato un video su Youtube, spero sia di vostro gradimento!

Note tecniche:

Marca Castlevania: Symphony of the Night fabbricante Mondo genere Statua

artisti
Matthew Black
Mireya Romo-Bowen
Jason Wires Productions
Sara Diesel

DETTAGLI E DIMENSIONI AGGIUNTIVI
materiale Polystone

Taglia del prodotto: Altezza: 16 "(406,4 mm) | Peso: 10,00 libbre (4,54 kg) *Dimensione della scatolaAltezza: 12,00 "(304,8 mm) | Larghezza: 22,00" (558,8 mm) | Profondità: 23,00 "(584,2 mm) | *Peso dimensionale27,00 libbre (12,25 kg) [Intl. 44,00 libbre (19,96 kg)] *

* Le dimensioni e il peso sono valori approssimativi.





   





   

  



sabato 9 febbraio 2019

Hi Score Girl



Ultimamente ho sentito un gran parlare della serie animata Hi Score Girl in onda su Netflix, mi sono quindi detto:"c'ha diamogli un'occhiata". Le ultime parole famose, in un giorno mi sono visto tutte le 12 puntate che compongono la prima serie.

D'altro canto non poteva essere diversamente. La trama dalla pagina Netlifx: "Un gamer incallito, negato per lo studio e gli sport, trova pane per i suoi denti misurandosi con la ricca compagna di classe Akira in un'insolita sala giochi".
Abbastanza per far andare in sturbo una vecchia cariatide otaku come me cresciuta a pane e sale giochi.
La serie è ambientata nel 1991, dove il nostro Harou, poco più che un bambino, passa il tempo libero nella sale giochi della sua città giocando nientemeno che a Street Figher 2 (in tutte le sue varianti), cercando di diventare il più forte possibile, sino a che non incontra Akira, una compagna di classe perennemente silenziosa, capace però di farsi ben capire con i gesti (picchia come un fabbro) non la classica nerd, anzi, ricca di famiglia e amata da tutti, che ci fa quindi una giovane ragazza in una sala giochi? Scappa dalle oppressioni della sua famiglia sfogandosi nei picchiaduro. La nostra infatti si dimostrerà fortissima a Street (e non solo), diventando così col tempo la rivale di Harou da battere, lei con il suo personaggio preferito: Zangief, lui con il suo fido Guile.

La sfida, il bisogno di migliorarsi, l'amore, il confronto, questi sono i temi di questa gradevolissima serie.



Per chi è cresciuto come me negli anni a cavallo tra gli '80 e '90 avrà di che divertirsi, Hi Score Girl è veramente una gioia, un grande amarcord, un tripudio di nerditudine, di aneddoti, di sensazioni, che è destinata a far breccia nel cuore dei più nostalgici.
Ho apprezzato molto la chicca di svelare vari segreti dei giochi nel proseguo della storia, oppure cose come Guile che diventa il guru spirituale di Harou, non mancano le prime cotte, le lezioni scolastiche che fanno solo da contorno perché in tutto prevale la totale ossessione per gli amati cabinati e le console del periodo. Un meraviglioso e colorato omaggio al mondo arcade che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere.
Da notare che oltre ai coin-op, sono citate console come: il primo Nintendo 8 bit, il Super Nintendo, il Pc Engine, sino ad arrivare alla rivalità tra Sony Playstation e Saturn. Che volere altro di più?

Qualche difettuccio l'ho trovato, lo stile è davvero divertente, però la trama a tratti mi è parsa un poco ripetitiva, è una serie decisamente dedicata agli amanti dei cabinati, ai nostalgici, non so infatti se un altro pubblico possa apprezzare le lunghe sessioni di gioco, o se possa anche lontanamente comprendere la passione che certi giochi possono ispirare. Certo, siamo davanti a un anime, se la sua funzione primaria è intrattenere, direi che lo fa egregiamente.

Qui apro una parentesi personale:
Da ragazzo ho avuto una vera e propria infatuazione per Street Fighter (che a fasi alterne dura tutt'oggi), ricordo le sfide con gli amici, ma soprattutto la prima volta che ci giocai nella calda estate del 1991, la fila che si faceva ogni volta che giocavo perché mazzolavo tutti (o quasi), le amicizie che a volte si sono incrinate per un perfect di troppo, o perché mi bullavo con i più deboli (sigh).
Bei tempi ingeui che per forza di cose non torneranno più.



Un po' di dati tecnici e curiosità varie:

Hi Score Girl è prima di tutto un manga scritto e disegnato da Rensuke Oshikiri serializzato su una rivista edita da Square Enix dal 25 ottobre 2010, attualmente è ancora in corso. Ha avuto una battuta d'arresto nel 2014, quando la SNK Playmore ha denunciato la Square per violazione dei diritti d'autore per l'uso di alcuni suoi videogiochi. La controversia si è risolta e il manga ha potuto riprendere la sua serializzazione nel 2015.



Guile interagisce col protagonista in una tavola del manga



Le notizie di fare un anime di Hi Score Girl gira già dal 2013, è stato realizzato dallo studio JCStaff Co., Ltd. studio fondato nel 1986 da Tomoyuki Miyata un ex dipendente Tatsunoko.
La serie è diretta da Yoshiki Yamakawa e scritta da Tatsuhiko Urahata, con disegni di personaggi di Michiru Kuwabata e la musiche di Yoko Shimomura autore di molte ost di videogiochi, tra i quali Street Figher e Final Fight (entrambi molto citati nel corso delle puntate).
Per realizzare la serie è stata usata la tecnica del cel shading. molto in voga nell'ambito dei videogiochi, vedi Dragon Ball Fighter oppure gli ultimi Guilty Gear; il risultato è eccellente, perfetto per questo tipo di anime.
Mia piccola nota, non ho ancora avuto modo di leggere il manga, se non qualche tavola, però credo che si perda un po' nella parte gameplay, cosa perfettamente riuscita invece nell'anime visto che riproduce proprio video dagli arcade originali con tanto di scanline.

Concludo questo mio post su Hi Score Girl, consigliandolo caldamente a tutti gli amanti degli arcade, a chi è cresciuto a pane e street fighter, per tutti gli altri guardatelo, potrebbe coinvolgervi e ammaliarvi con il suo sapore retrò e il suo candore di tempi ormai lontani.

Intanto Netflix a marzo farà uscire 3 OAV intitolati Extra Stage, si vocifera il 20 marzo 2019. Non vedo l'ora!

Alla prossima! HADOUKEN!





La pagina Netflix sulla serie: QUI

venerdì 1 febbraio 2019

La Favorita + bonus sorpresa!




Ultimamente sto andando spesso al cinema, e sono abbastanza ispirato per scrivere, quindi anche oggi ve tocca, voglio parlarvi de La Favorita.
Premesso che "adovo" i film in costume, questo già dal trailer mi ha ispirato subito. Al di là che sta facendo parlare di sé per le 10 candidature agli Oscar, è stato premiato a Venezia, sta raccogliendo consensi in ogni dove, ma siamo davvero davanti a un bel lavoro o è la solita bolla di sapone gonfiata dalla critica?

Nei primi anni del XVIII secolo l’Inghilterra è in guerra contro la Francia, ma la vita a corte della Regina Anna (Olivia Colman), ultimo monarca Stuart, è  presa da altri affanni. In un mondo dissoluto di danze a corte gloriosamente moderne, intrighi e gelosie, si svolge una lotta di potere al femminile tra Sarah Churchill (Rachel Weisz) e Abigail Masham (Emma Stone), due giovani donne che cercano di conquistarsi il cuore della sovrana, ormai malata, in sovrappeso e continuamente dipendente dal prossimo, in una ricerca spasmodica di appigli e conferme.

Basato su fatti storici, vede il personaggio della Regina Anna reso in modo davvero sfaccettato; se inizialmente può apparire come una tontolona presa dalle sue pulsioni erotiche, in balia del pensiero di tutti i figli (17) che ha perso per colpa di aborti spontanei, si rivela poi invece essere molto scaltra e manipolatrice.
Il triangolo tra le tre protagoniste funziona alla perfezione, confezionando un film veramente piacevole e pieno di pathos, perde un po' di ritmo verso la seconda parte della storia, ma riesce comunque a mantenere sempre alta l'attenzione dello spettatore accompagnandolo verso un finale, che diciamocelo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Un po' come troncato, ma credo sia stata una precisa scelta stilistica del regista: Yorgos Lanthimos. Ammetto la mia ignoranza in merito, è il suo primo film che vedo e devo dire che mi ha colpito molto. Sapiente uso della macchina da presa, ha usato tantissimo la camera fissa, in molte scene enfatizzate da una sorta di effetto "fish-eye" che mi è davvero piaciuto, riuscendo a trasmettere delle sensazioni di inquietudine perfette per questo tipo di pellicola, così tanto girata sul filo della morbosità e del realismo.




Per certi versi questo lavoro mi ha ricordato, il mai troppo lodato, Barry Lyndon di Kubrick; l'attenzione al dettaglio, la grande ricerca nei costumi, nelle luci (candele naturali e luce esterna), il verismo nel trucco delle protagoniste, così naturali le donne, quanto estremo negli uomini, mi ha davvero colpito in positivo. A questo proposito è molto significativo di come questa sia una pellicola prettamente  al femminile, improntata sulla forza delle donne, gli uomini qui sono quasi sempre un mero contorno.




Segnalo le ottime interpretazioni delle 3 protagoniste, davvero meravigliose, ognuna con le proprie sfumature. A livello di storia mi è parso più intrigante il personaggio di Rachel Weisz, a un certo punto ho avuto la sensazione che tenesse in piedi la maggior parte del film. Certo a livello interpretativo se la battono tutte in modo egregio e forse la parte più difficile lo ha la Colman (non ha caso sta facendo incetta di premi), una regina apatica, voluttuosa, ambigua, tormentata, decadente e distruttiva come poche.

Personalmente penso ci sia più bisogno di pellicole come questa, un lavoro che riesce a essere tremendamente moderno nonostante l'ambientazione storica.
Voglio inoltre segnalarvi la fotografia, veramente ottima, satura, bella da vedere, una gioia per gli occhi in ogni situazione, pronta sempre a risaltare le splendide scenografie, i costumi, le espressioni dei protagonisti. Ottimo anche il doppiaggio diretto da Ida Sansone, che in un film di così alto valore artistico è fondamentale. Credo che siamo davanti a un'opera che rimarrà negli annali del cinema, che verrà ricordato dai cultori del genere.
Ve lo consiglio, soprattutto se amate il periodo storico, di cui ne è un attenta ricostruzione, e i film in costume.

Qualche curiosità sparsa per chiudere:

  • Olivia Colman ha già interpretato la Regina Elizabeth Bowes-Lyon, consorte del Re Giorgio VI, in A Royal Weekend, nel 2012, e sarà presto un’altra regina, Her Majesty Elisabetta II, nella terza stagione di The Crown (nel ruolo che è stato di Claire Foy). Per il ruolo della Regina Anna è dovuta ingrassare di ben 15 kg.
  • Sarah Jennings Churchill, il personaggio interpretato da Rachel Weisz, è conosciuta come capostipite della famiglia Spencer-Churchill, che ha dato i natali sia a Winston Churchill sia alla principessa Diana. È considerata una delle figure politiche più potenti del suo tempo, dato che amministrava le finanze della regina, tenendola in scacco con il suo carattere predominante.
  • Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz hanno trascorso insieme 3 settimane, prima dell’inizio della produzione. In questo periodo è nato un buon rapporto tra di loro e hanno sviluppato quell’apertura di cui avrebbero avuto bisogno davanti alla macchina da presa.
  • Sandy Powell, la costumista del film, è stata candidata 12 volte all’Oscar per i migliori costumi e ha vinto tre statuette (Shakespeare in Love, The Aviator e The Young Victoria)
  • Per l’ambientazione del Palazzo Reale, la produzione ha scelto Hatfield House, una proprietà giacobiana nello Hertfordshire, in Inghilterra, che ha ospitato i reali fin dal XV secolo.
 





Piccolo bonus che non c'entra nulla con questo post:
Nei giorni scorsi ho visto Creed 2, dopo essere stato tanto contento del primo capitolo, non posso dire altrettanto di questo. Prevedibile e poco originale, salvo i combattimenti e poco altro. Fotocopia del terzo e del quarto Rocky, di cui può essere una sorta di continuazione ideale, non riuscendo però a coinvolgere come quei capitoli che non saranno dei capolavori, ma hanno ritmo e sanno coinvolgere lo spettatore. Fa bene Stallone a voler congelare il personaggio di Rocky. Non ci siamo proprio, e non basta la nerdata di far tornare Drago per sollevare il tutto. Peccato!

giovedì 31 gennaio 2019

Voglio mangiare il tuo pancreas



Ricambiare l'affetto di qualcuno: non sarà questo il vero significato di vivere?




Voglio mangiare il tuo pancreas è un film in animazione tratto da un racconto di Yuru Sumino che ha avuto un grande successo, tanto da portare a un live action prima e ha una trasposizione animata dopo, appunto quella di cui vi voglio parlare.

Il regista è Shin'ichirô Ushijima (un nome uno scioglilingua), esordiente in questo ruolo, in precedenza è stato aiuto regista di serie come One Punch Man e ALL-OUT!!
 La storia parla di due liceali, Sakura Yamauchi e Haruki Shiga, in classe insieme ma a mala pena conoscienti, di entrambi conoscono solo i rispettivi cognomi. Due caratteri totalmente opposti, lo Yin e lo Yang. La ragazza: positiva, allegra, ed estroversa, la più amata della classe; 
lui: preso soltanto dalle sue letture, totalmente disinteressato dal mondo circostante, proprio per questo bullizzato dal resto dei compagni che lo identificano nello "strano", in quello da evitare.

Ma un giorno, le loro scelte li porteranno a essere molto uniti, tanto da condividere il segreto di Sakura, infatti lei sta morendo per una malattia al Pancreas, le restano pochi mesi di vita e li vuole vivere appieno, quale miglior modo di condividerli con una delle poche persone che non la tratta con commiserazione nonostante la malattia?
Il film è tutto giocato sulla contrapposizione tra i due protagonisti, fa molto riflettere sulla natura umana e sulla società giapponese, così rigida ancora oggi giorno. 
Fa impressione pensare che i due ragazzi non si chiamino mai per nome, che solo riverlarlo indichi un grandissimo grado di confidenza. Ho una cara amica giapponese, spesso mi ha parlato delle difficoltà che ci sono a relazionarsi con le persone, di come si è sempre trovata meglio in Italia, paese che spesso bistrattiamo, ma che dovremmo imparare ad amare di più, scusate la parentesi. 
Certo, non che qui non manchino le difficoltà relazionali, anzi. Sia comunque inteso, che nonostante alcune cose di matrice puramente culturale, il film è totalmente godibile anche per noi, è un buonissimo spunto di riflessione.

Mi sono rivisto molto nel ragazzo, soprattutto per com'ero da adolescente. Ma d'altro canto chi non ci è passato? I due ragazzi sono agli antipodi, ma scoprono poi di avere molte cose in comune, e di avere soprattutto molto da insegnare l'uno all'altro. 
Mentre Sakura, passa il tempo cercando l'apprezzamento altrui, cercando sempre di fare la cosa migliore, Haruki no, a lui non interessa apparentemente di nessuno, non cerca approvazione, è semplicemente quello che è, scoprendo poi, che lasciarsi andare aprendosi al mondo non è poi male, anzi è vitale. Tutti abbiamo bisogno del prossimo, anche se a volte ce lo neghiamo, per un motivo o per un altro.

La pellicola in sé, è un buon lavoro, molto emozionale, un po' furbina, giocando su un tema che per forza non può lasciar indifferenti, cerca spesso la lacrima facile e ci riesce pienamente.
Tecnicamente trovo sia buono, ma non mi ha colpito particolarmente, i personaggi sono delineati in un modo assai semplice, come pare andare di moda ultimamente nel mondo anime, intendiamoci, il tutto rimane un bel vedere, si riesce a provare empatia per i protagonisti, però siamo nello standard, niente di particolarmente originale dal punto di vista tecnico artistico. I fondali invece li ho trovati davvero belli ed evocativi. Le musiche mi sono piaciute, 
anche se avrei gradito i sottotitoli nella nostra lingua per apprezzarne meglio le varie sfumature.




Il film è rimasto al cinema solo 3 giorni, precisamente il 21 il 22 e il 23 gennaio. Sono andato alla proiezione dell'ultimo giorno e ho potuto notare una buona affluenza, la cosa mi ha fatto piacere, anche se ho sempre la sensazione che gli anime, siano ancora troppo un prodotto di nicchia nel nostro paese.
Spendo due righe per la direzione del doppiaggio, devo dire un buon lavoro da parte di Fabrizio Mazzotta; sia per le voci scelte sia per i dialoghi che scorrono senza problemi. Ho apprezzato l'aver lasciato qualche inglesismo tipico della lingua giapponese, a differenza di altri suoi colleghi ha saputo coniugare il rispetto per la fonte originaria con la nostra amata lingua, senza compiere inutili storpiature in nome di una fedeltà che, per forze di cose, non può esserci al 100%, in quanto la lingua giapponese è un mondo a parte rispetto alla nostra.

Una cosa di cui non ho parlato è il titolo di questo film animato che è sicuramente particolare, a questo proposito cito lo stesso Mazzotta, che sul suo profilo Facebook lo spiega così:
"In effetti il titolo potrebbe sembrare poco accattivante. Ma secondo alcune leggende storiche se un Uomo mangia le interiora di un suo simile ne acquisisce anche l'anima. E questo film parla di affetti, amicizia, sofferenze, comportamenti asociali, inno alla vita e conflitti interiori. Roba di tutti i giorni, insomma. ( E niente è come potrebbe sembrare! )"

In conclusione Voglio mangiare il tuo pancreas, è un film che cerca di esplorare il senso della vita, il tema della crescita dei giovani e del conseguimento della propria identità individuale. 
La visione scorre piuttosto velocemente, e sa coinvolgere molto lo spettatore, a questo proposito preparate i fazzoletti, lacrime napulitane a go go vi aspettano, soprattutto nel finale.

Aspettando una degna versione home video, vi linko il trailer: