sabato 9 febbraio 2019

Hi Score Girl



Ultimamente ho sentito un gran parlare della serie animata Hi Score Girl in onda su Netflix, mi sono quindi detto:"c'ha diamogli un'occhiata". Le ultime parole famose, in un giorno mi sono visto tutte le 12 puntate che compongono la prima serie.

D'altro canto non poteva essere diversamente. La trama dalla pagina Netlifx: "Un gamer incallito, negato per lo studio e gli sport, trova pane per i suoi denti misurandosi con la ricca compagna di classe Akira in un'insolita sala giochi".
Abbastanza per far andare in sturbo una vecchia cariatide otaku come me cresciuta a pane e sale giochi.
La serie è ambientata nel 1991, dove il nostro Harou, poco più che un bambino, passa il tempo libero nella sale giochi della sua città giocando nientemeno che a Street Figher 2 (in tutte le sue varianti), cercando di diventare il più forte possibile, sino a che non incontra Akira, una compagna di classe perennemente silenziosa, capace però di farsi ben capire con i gesti (picchia come un fabbro) non la classica nerd, anzi, ricca di famiglia e amata da tutti, che ci fa quindi una giovane ragazza in una sala giochi? Scappa dalle oppressioni della sua famiglia sfogandosi nei picchiaduro. La nostra infatti si dimostrerà fortissima a Street (e non solo), diventando così col tempo la rivale di Harou da battere, lei con il suo personaggio preferito: Zangief, lui con il suo fido Guile.

La sfida, il bisogno di migliorarsi, l'amore, il confronto, questi sono i temi di questa gradevolissima serie.



Per chi è cresciuto come me negli anni a cavallo tra gli '80 e '90 avrà di che divertirsi, Hi Score Girl è veramente una gioia, un grande amarcord, un tripudio di nerditudine, di aneddoti, di sensazioni, che è destinata a far breccia nel cuore dei più nostalgici.
Ho apprezzato molto la chicca di svelare vari segreti dei giochi nel proseguo della storia, oppure cose come Guile che diventa il guru spirituale di Harou, non mancano le prime cotte, le lezioni scolastiche che fanno solo da contorno perché in tutto prevale la totale ossessione per gli amati cabinati e le console del periodo. Un meraviglioso e colorato omaggio al mondo arcade che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere.
Da notare che oltre ai coin-op, sono citate console come: il primo Nintendo 8 bit, il Super Nintendo, il Pc Engine, sino ad arrivare alla rivalità tra Sony Playstation e Saturn. Che volere altro di più?

Qualche difettuccio l'ho trovato, lo stile è davvero divertente, però la trama a tratti mi è parsa un poco ripetitiva, è una serie decisamente dedicata agli amanti dei cabinati, ai nostalgici, non so infatti se un altro pubblico possa apprezzare le lunghe sessioni di gioco, o se possa anche lontanamente comprendere la passione che certi giochi possono ispirare. Certo, siamo davanti a un anime, se la sua funzione primaria è intrattenere, direi che lo fa egregiamente.

Qui apro una parentesi personale:
Da ragazzo ho avuto una vera e propria infatuazione per Street Fighter (che a fasi alterne dura tutt'oggi), ricordo le sfide con gli amici, ma soprattutto la prima volta che ci giocai nella calda estate del 1991, la fila che si faceva ogni volta che giocavo perché mazzolavo tutti (o quasi), le amicizie che a volte si sono incrinate per un perfect di troppo, o perché mi bullavo con i più deboli (sigh).
Bei tempi ingeui che per forza di cose non torneranno più.



Un po' di dati tecnici e curiosità varie:

Hi Score Girl è prima di tutto un manga scritto e disegnato da Rensuke Oshikiri serializzato su una rivista edita da Square Enix dal 25 ottobre 2010, attualmente è ancora in corso. Ha avuto una battuta d'arresto nel 2014, quando la SNK Playmore ha denunciato la Square per violazione dei diritti d'autore per l'uso di alcuni suoi videogiochi. La controversia si è risolta e il manga ha potuto riprendere la sua serializzazione nel 2015.



Guile interagisce col protagonista in una tavola del manga



Le notizie di fare un anime di Hi Score Girl gira già dal 2013, è stato realizzato dallo studio JCStaff Co., Ltd. studio fondato nel 1986 da Tomoyuki Miyata un ex dipendente Tatsunoko.
La serie è diretta da Yoshiki Yamakawa e scritta da Tatsuhiko Urahata, con disegni di personaggi di Michiru Kuwabata e la musiche di Yoko Shimomura autore di molte ost di videogiochi, tra i quali Street Figher e Final Fight (entrambi molto citati nel corso delle puntate).
Per realizzare la serie è stata usata la tecnica del cel shading. molto in voga nell'ambito dei videogiochi, vedi Dragon Ball Fighter oppure gli ultimi Guilty Gear; il risultato è eccellente, perfetto per questo tipo di anime.
Mia piccola nota, non ho ancora avuto modo di leggere il manga, se non qualche tavola, però credo che si perda un po' nella parte gameplay, cosa perfettamente riuscita invece nell'anime visto che riproduce proprio video dagli arcade originali con tanto di scanline.

Concludo questo mio post su Hi Score Girl, consigliandolo caldamente a tutti gli amanti degli arcade, a chi è cresciuto a pane e street fighter, per tutti gli altri guardatelo, potrebbe coinvolgervi e ammaliarvi con il suo sapore retrò e il suo candore di tempi ormai lontani.

Intanto Netflix a marzo farà uscire 3 OAV intitolati Extra Stage, si vocifera il 20 marzo 2019. Non vedo l'ora!

Alla prossima! HADOUKEN!





La pagina Netflix sulla serie: QUI

venerdì 1 febbraio 2019

La Favorita + bonus sorpresa!




Ultimamente sto andando spesso al cinema, e sono abbastanza ispirato per scrivere, quindi anche oggi ve tocca, voglio parlarvi de La Favorita.
Premesso che "adovo" i film in costume, questo già dal trailer mi ha ispirato subito. Al di là che sta facendo parlare di sé per le 10 candidature agli Oscar, è stato premiato a Venezia, sta raccogliendo consensi in ogni dove, ma siamo davvero davanti a un bel lavoro o è la solita bolla di sapone gonfiata dalla critica?

Nei primi anni del XVIII secolo l’Inghilterra è in guerra contro la Francia, ma la vita a corte della Regina Anna (Olivia Colman), ultimo monarca Stuart, è  presa da altri affanni. In un mondo dissoluto di danze a corte gloriosamente moderne, intrighi e gelosie, si svolge una lotta di potere al femminile tra Sarah Churchill (Rachel Weisz) e Abigail Masham (Emma Stone), due giovani donne che cercano di conquistarsi il cuore della sovrana, ormai malata, in sovrappeso e continuamente dipendente dal prossimo, in una ricerca spasmodica di appigli e conferme.

Basato su fatti storici, vede il personaggio della Regina Anna reso in modo davvero sfaccettato; se inizialmente può apparire come una tontolona presa dalle sue pulsioni erotiche, in balia del pensiero di tutti i figli (17) che ha perso per colpa di aborti spontanei, si rivela poi invece essere molto scaltra e manipolatrice.
Il triangolo tra le tre protagoniste funziona alla perfezione, confezionando un film veramente piacevole e pieno di pathos, perde un po' di ritmo verso la seconda parte della storia, ma riesce comunque a mantenere sempre alta l'attenzione dello spettatore accompagnandolo verso un finale, che diciamocelo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Un po' come troncato, ma credo sia stata una precisa scelta stilistica del regista: Yorgos Lanthimos. Ammetto la mia ignoranza in merito, è il suo primo film che vedo e devo dire che mi ha colpito molto. Sapiente uso della macchina da presa, ha usato tantissimo la camera fissa, in molte scene enfatizzate da una sorta di effetto "fish-eye" che mi è davvero piaciuto, riuscendo a trasmettere delle sensazioni di inquietudine perfette per questo tipo di pellicola, così tanto girata sul filo della morbosità e del realismo.




Per certi versi questo lavoro mi ha ricordato, il mai troppo lodato, Barry Lyndon di Kubrick; l'attenzione al dettaglio, la grande ricerca nei costumi, nelle luci (candele naturali e luce esterna), il verismo nel trucco delle protagoniste, così naturali le donne, quanto estremo negli uomini, mi ha davvero colpito in positivo. A questo proposito è molto significativo di come questa sia una pellicola prettamente  al femminile, improntata sulla forza delle donne, gli uomini qui sono quasi sempre un mero contorno.




Segnalo le ottime interpretazioni delle 3 protagoniste, davvero meravigliose, ognuna con le proprie sfumature. A livello di storia mi è parso più intrigante il personaggio di Rachel Weisz, a un certo punto ho avuto la sensazione che tenesse in piedi la maggior parte del film. Certo a livello interpretativo se la battono tutte in modo egregio e forse la parte più difficile lo ha la Colman (non ha caso sta facendo incetta di premi), una regina apatica, voluttuosa, ambigua, tormentata, decadente e distruttiva come poche.

Personalmente penso ci sia più bisogno di pellicole come questa, un lavoro che riesce a essere tremendamente moderno nonostante l'ambientazione storica.
Voglio inoltre segnalarvi la fotografia, veramente ottima, satura, bella da vedere, una gioia per gli occhi in ogni situazione, pronta sempre a risaltare le splendide scenografie, i costumi, le espressioni dei protagonisti. Ottimo anche il doppiaggio diretto da Ida Sansone, che in un film di così alto valore artistico è fondamentale. Credo che siamo davanti a un'opera che rimarrà negli annali del cinema, che verrà ricordato dai cultori del genere.
Ve lo consiglio, soprattutto se amate il periodo storico, di cui ne è un attenta ricostruzione, e i film in costume.

Qualche curiosità sparsa per chiudere:

  • Olivia Colman ha già interpretato la Regina Elizabeth Bowes-Lyon, consorte del Re Giorgio VI, in A Royal Weekend, nel 2012, e sarà presto un’altra regina, Her Majesty Elisabetta II, nella terza stagione di The Crown (nel ruolo che è stato di Claire Foy). Per il ruolo della Regina Anna è dovuta ingrassare di ben 15 kg.
  • Sarah Jennings Churchill, il personaggio interpretato da Rachel Weisz, è conosciuta come capostipite della famiglia Spencer-Churchill, che ha dato i natali sia a Winston Churchill sia alla principessa Diana. È considerata una delle figure politiche più potenti del suo tempo, dato che amministrava le finanze della regina, tenendola in scacco con il suo carattere predominante.
  • Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz hanno trascorso insieme 3 settimane, prima dell’inizio della produzione. In questo periodo è nato un buon rapporto tra di loro e hanno sviluppato quell’apertura di cui avrebbero avuto bisogno davanti alla macchina da presa.
  • Sandy Powell, la costumista del film, è stata candidata 12 volte all’Oscar per i migliori costumi e ha vinto tre statuette (Shakespeare in Love, The Aviator e The Young Victoria)
  • Per l’ambientazione del Palazzo Reale, la produzione ha scelto Hatfield House, una proprietà giacobiana nello Hertfordshire, in Inghilterra, che ha ospitato i reali fin dal XV secolo.
 





Piccolo bonus che non c'entra nulla con questo post:
Nei giorni scorsi ho visto Creed 2, dopo essere stato tanto contento del primo capitolo, non posso dire altrettanto di questo. Prevedibile e poco originale, salvo i combattimenti e poco altro. Fotocopia del terzo e del quarto Rocky, di cui può essere una sorta di continuazione ideale, non riuscendo però a coinvolgere come quei capitoli che non saranno dei capolavori, ma hanno ritmo e sanno coinvolgere lo spettatore. Fa bene Stallone a voler congelare il personaggio di Rocky. Non ci siamo proprio, e non basta la nerdata di far tornare Drago per sollevare il tutto. Peccato!