martedì 7 luglio 2020

The Last Of Us part II







Sono passati esattamente 7 anni da quando ho parlato del primo The Last Of Us.
Dopo aver finito il secondo capitolo di questa meravigliosa saga creata dai Naughty Dog, mi sono fatto tante domande, tra cui: cosa mi ha lasciato questo gioco? 
Uscito il 19 giugno 2020, gli sviluppatori ci hanno messo ben 6 anni di lavorazione per portarlo a compimento. I trailer hanno tratto a inganno i molti che si aspettavano un sequel canonico del primo capitolo, ma non tutto è come sembra.

Neil Druckmann, il direttore creativo della serie non si è accontentato di un sequel che riprendesse le caratteristiche del primo capitolo, non ha dato ai giocatori ciò che si aspettavano, ma ha sovvertito tutto il sovvertibile presentando un prodotto coraggioso come pochi nella storia di questo media.

Il coraggio, le prese di posizione, il cambiare le regole del gioco, portano spesso a risultati contrastanti. 
Nonostante la stampa unanimamente abbia promosso questo The Last Of Us 2 come il capolavoro della generazione su Playstation 4, moltissimi altri si sono schierati contro il lavoro svolto da Naughty Dog, ma come mai?

Tutta la violenza verbale che sto leggendo in queste ore verso il team creativo di The Last Of Us 2 fa pensare molto. Per chi non lo sapesse molti utenti si stanno scatenando contro gli sviluppatori di questo gioco a causa delle scelte prese con toni spesse volte molto pesanti e violenti. 
Eccovi qualche esempio dal twitter di Neil Druckmann:




La storia del gioco parla principalmente di vendetta, di inclusività, di accettazione, di dolore, di morte, di separazioni, di crescita, di perdono, di violenza, di empatia; la stessa che manca ai molti haters di questo sequel. Ciò è piuttosto beffardo.

Ci troviamo catapultati 4 anni dopo il primo meraviglioso capitolo, chi ci ha giocato ricorderà il peso della azioni di Joel, protagonista amatissimo nella saga, tanto da essere uno dei motivi principali dell'odio degli haters verso questo seguito. Ogni azione che compiamo ha un ruolo nelle nostre vite, pensare che un team di sviluppo acuto e sensibile come i ND potesse lasciar passare come se niente fosse determinate scelte sarebbe stato a mio modo di vedere poco creativo e stimolante.

Quindi abbiamo lasciato Joel con il peso di una scelta difficile ma comprensibile, umana: mettere davanti a tutto chi si ama, non importa il prezzo da pagare; a discapito di qualsiasi altra cosa ha mentito, ha ucciso, e snon si è mai pentito di averlo fatto.




Ellie, è cresciuta, fa giri di ronda per uccidere infetti, ha una cotta per un'amica, la sua omosessualità non è accettata da tutti nella sua comunità ma lei sa sicuramente farsi valere.
I segreti hanno un peso da portare, da reclamare, ed è difficile perdonare chi si ama quando ci ha mentito per tanto tempo, quando ci ha imposto una scelta che non condividiamo.

In tutto questo abbiamo chi ancora cerca riscatto: Abby, una soldatessa allenatissima con una forza fuori dal comune. Questo è il personaggio tra i più odiati e amati nel campo dei videogiochi. 
Basta pensare che chi le ha prestato la voce: Laura Bailey, sta ricevendo minacce di morte in queste ore sui social solo per averla doppiata. 

Questo è uno dei giochi, che chiamare così trovo riduttivo.
Videogioco da quando ero un bambino, dai primissini anni 80. Raramente ho provato sentimenti così forti, contrastanti, ondivaghi, per quanto riguarda un videogioco e la sua storia.
Per me The Last Of Us 2 è stata un'esperienza, qualcosa che ha trasceso il media. 
Mi sono commosso, ho provato rabbia, voglia di vendetta, ho capito, ho perdonato, ho sperato, ho sudato, ho sofferto. Questa si chiama empatia, questi personaggi che per molti sono solo pupazzi 3D mi hanno trasmesso tutti questi sentimenti, mi sono arrivati come un pugno nello stomaco ogni volta.
Intrippato come davanti alla migliore delle serie tv, mi sono trovato a spegnere a forza la PS4 nel timore di finire troppo presto questa esperienza, per fortuna, piuttosto longeva.




Da una parte capisco chi sta provando frustrazione verso i programmatori perché non gli hanno dato la storia felice che si aspettavano, il seguito che volevano. 
D'altra parte però non capirò MAI come si possa riservare tanta violenza verbale verso delle persone reali per una storia fittizzia, per personaggi di fantasia. Tutta ‘sta polemica poi perché il gioco non ha la storia che volevano in molti, una semplice ripetizione del primo, il classico seguito che fa leggermente maturare i personaggi quel tanto che basta da essere rassicurante per i più. Come se le azioni del precedente capitolo non avessero conseguenze.
I ND invece hanno spiazzato le persone creando qualcosa di totalmente inaspettato, di maturo, di spietato, ed ecco le critiche feroci. 

Tornando al gioco, come ho già accennato in precedenza, compie enormi scelte morali, coraggiose e inedite che non ti aspetteresti mai dal sequel di un videogioco. Raramente ho visto tanta violenza, rabbia, disillusione, espressività, libertà creativa, infatti lo sconsiglio caldamente ai ragazzi molto giovani, da noi è vietato ai minori di 18, ma sono regole che, soprattutto nel nostro paese, non vengono MAI rispettate come dovrebbero.

Ogni azione ha un peso, la violenza a un certo punto diventa quasi nauseante per il giocatore,  ogni uccisione è accompagnata da una sorta di senso di colpa che ti molla raramente durante la storia.

Il cambio di prospettiva dell'avventura a metà storia è stata una scelta molto contestata.
Non a tutti è piaciuto vestire i panni di Abby, per alcuni una forzatura innaturale. A mio avviso invece è il punto focale della storia, ti fa comprendere come non esistano buoni e cattivi ma punti di vista diversi dal nostro, ogni cosa è relativa. Questo atto di coraggio degli sviluppatori per me va premiato, e mi dispiace molto che non sia stato apprezzato da tutti.
Viviamo in un mondo restio al cambiamento, a parole lo vogliamo, ma a conti fatti lo temiamo, non è la comfort zone, ci destabilizza. Certo inizialmente anche io non ho sopportato il personaggio di Abby, ma ciò è voluto, se non si riesce a fare quello step in più avvicinandosi alla storia con la giusta apertura mentale si rimane relegati al passato, ancorati a: "non è ciò che volevo".

Ma quando mai poi si è visto un gioco con: 2 protagoniste lesbiche e una donna apparentemente mascolina ma etero. Si sovvertono punti di vista, convinzioni, convenzioni. Questo è The Last Of Us 2. 
Un "gioco" che va oltre il suo media, che sfonda la quarta parete, che ti tocca nel profondo lasciandoti spesso interdetto, senza via di uscita. 

La colonna sonora incalzante del premio Oscar Gustavo Santaolalla, ti preme nel petto, ti pulsa dentro tutta l'avventura. Le citazioni musicali si sprecano, dai Pearl Jam agli a-ah, scene già cult nel mondo videoludico.
La grafica spreme in modo incredibile l'hardware di PS4 settando nuovi standard. Ogni parola a riguardo sarebbe superflua. C'è uno studio maniacale dietro a ogni singola cosa, niente è lasciato al caso, raramente si riscontrano cali di tono, il level desgin è splendido, sfaccettato, multilivello, un passo avanti rispetto al precedente titolo. Certo si ha meno varietà di ambienti rispetto al primo, ma gli scorci che si vedono lasciano a bocca aperta, e alcune parti sono vera e propria poesia. Da segnalare poi che il tutto qui si svolge in 3 giorni, mentre il precedente compiva un viaggio della durata di un anno, ecco perché per taluni le ambientazioni possono essere meno varie, ma qui il focus sono soprattutto i personaggi e le loro azioni, i loro sentimenti, il resto è puro contesto.

Belli i flashback, mai ridondanti e sempre funzionali, alcuni particolarmente poetici e toccanti.
Il gameplay è stato migliorato e ampliato, ciò non significa che sia una vera rivoluzione rispetto al precedente ma compie un decisivo passo avanti. 

Capisco e comprendo che The Last Of Us part II possa lasciare attoniti, che possa anche non piacere, però da qui a criticarlo ferocemente a mio parere ce ne passa. Questo è uno di quei titoli che si ricorderanno anche tra molti anni, è innovativo, ha una forza dirompente incredibile, sovverte il concetto di bene e male, lascia il segno. Non è certo un mero esercizio di stile, e traccia una via per gli sviluppatori.

Forse per qualcuno potrà essere forzata tutta "l'inclusività" che si porta dietro, ma a quel qualcuno chiederei: hai giocato al primo capitolo? Ellie era già dichiaratamente gay, qual è il problema? 
Quanti giochi toccano questo tema? Io credo sia molto importante sdoganare certe tematiche. 
Sulle scelte narrative invece potremmo discuterne all'infinito, ogni grande storia ha pure i suoi espedienti narrativi dietro.

Questo gioco a mio parere, meriterrebbe di essere vissuto da tutti gli amanti dei videogiochi, e non solo, perché ha una capacità di raccontare e coinvolgere che raramente mi è capitato di vedere, non fatevi condizionare dalle critiche, godetevi questo viaggio senza preconcetti.

Sono molto curioso di vedere come sarà la mini serie HBO dedicata a The Last Of Us, Johan Renck risulta essere il regista dell'episodio pilota, ma per vederla purtroppo bisognerà attendere almeno il prossimo anno.

Vi lascio alla mia video recensione della Special Edition del gioco:





See you soon guys!

sabato 30 maggio 2020

Planet Robot Danguard la serie completa in DVD!







Danguard, è una delle serie anni '80 che più ho nel cuore: tanto è vero che il protagonista di questo anime si chiama Arin (in originale Takuma Ichimonji), e indovinate un po' da chi ho preso il nick name che uso da tempo immemore?

Unica serie robotica del grande Leiji Matsumoto, Danguard è un anime peculiare, che a suo modo ha saputo dare una spinta nella rivoluzione del genere. Quanti si ricordano gli estenuanti allenamenti a cui il "Capitano Dan" sottoponeva gli aspiranti piloti del Danguard? Ci vogliono più di dieci episodi solo per vedere il robot nella sua interezza per la prima volta! 
Cerca poi di differenziarsi da ciò che ha fatto prima Go Nagai con le sue serie proponendo una forma meno ripetitiva degli episodi, aggiungendo maggior continuity da un episodio all'altro.
Certo non mancano gli episodi filler, e una ripetitività tipica del genere. Indimenticabile l'apporto di Shingo Araki e Michi Himeno al character della serie.  
Da noi Danguard è stato un discreto successo, e il primo anime ad arrivare sulle tv private dopo che la RAI mandò in onda il ben più fortunato Goldrake.



Andando al cofanetto proposto da Yamato Video e Anime Factory, direi che siamo davanti a un prodotto di discreta fattura. Dieci DVD con tutta la serie di 56 episodi, più un libricino con artwork vari piuttosto interessante. 
Gradevole la resa video, con colori vivaci e generalmente ben saturi, alcuni episodi si presentano leggermente più sfocati, ma è una cosa fisiologica della pellicola originale, il quadro è sempre stabile e nitido.
Per quanto riguarda il doppiaggio italiano non è il massimo in quanto a resa sonora, l'adattamento si prende molte libertà per quanto riguarda i nomi dei protagonisti, ma generalmente è piuttosto fedele ai dialoghi originali a parte qualche eccezione dove viene proprio cambiato il senso delle frasi.
Ricordiamoci che siamo davanti a un prodotto uscito originariamente nel 1977, da noi nel '78, non possiamo pretendere chissà cosa. 
C'è comunque la possibilità di vedere la serie con sottotitoli fedeli ai dialoghi originali. Ottimi gli attori coinvolti, segnalo in particolare l'indimenticato Paolo Torrisi nei panni di Arin, il resto del cast è piuttosto di livello con interpretazioni molto convincenti, a parte le voci di contorno che sono molto scadenti. 
A proposito di doppiaggio, segnalo che l'episodio 30 ne presenta uno nuovo in quanto quello vecchio pare sia andato perso; per quanto mi riguarda le nuove voci sono sufficienti ma non hanno quella marcia in più che trovo abbiano le storiche, in particolare ho trovato la scelta di Pietro Ubaldi sul Dottor Galax piuttosto infelice, spero di potermi ricredere quando sentirò queste voci nei due cortometraggi su Danguard che ha da poco edito Yamato Video nella: Leiji Matsumoto - Cortometraggi Cinematografici 1977-1979.

Per ulteriori approfondimenti vi lascio la mia video recensione dal mio canale YouTube:




See you soon, guys!

venerdì 10 aprile 2020

Unboxing e recensione: Final Fantasy VII Remake Deluxe Edition



Finalmente il giorno tanto atteso è giunto: Final Fantasy VII Remake esce ufficialmente in tutto il mondo. Dopo ben cinque anni di attesa spasomica e decenni di fantasticherie su questa opera tanto amata entrata di prepotenza nell'immaginario collettivo di ogni Otaku che si rispetti.

Final Fantasy VII, gioco originariamente pensato per il glorioso Super Nintendo, col passare del tempo su Nintendo 64 e infine su Playstation, ha segnato un'epoca nel campo videludico, ha ispirato un film, romanzi, spin-off vari e le fiere sono invase da cosplayer ispirati ai suoi protagonisti.

Dopo decenni che si chiedeva a Square Soft, la casa produttrice di Final Fantasy, un remake siamo stati accontentati, senza lasciar tregua anche a polemiche, infatti molti non hanno apprezzato il fatto che il gioco sia stato diviso in capitoli, a detta dei produttori per approfondire aspetti diversi della storia. Questa infatti è la prima uscita di quella che molto probabilmente sarà una trilogia, anche se ancora non ci sono dati certi su quanti capitoli formeranno il titolo finale.

Presto per dire se questo remake sarà un successo o meno, sicuramente sta facendo parlare di sé e non lascia indifferenti.

Per l'occasione ho video recensito per voi la versione Deluxe del gioco, direttamente dal mio canale youtube.


See you soon guys!







giovedì 12 marzo 2020

11 consigli nerd ai tempi del coronavirus

Questo è sicuramente il periodo storico più complesso che abbia mai vissuto nella mia esistenza. 
Non avrei mai immaginato che ci potessimo trovare in una situazione simile.
Il mio pensiero più grande va alle famiglie colpite dal coronavirus, agli ospedali, ai medici, agli infermieri, ai commercianti,  Ciò nonostante penso che non si debba mai perdere la capacità di sorridere.
Le mie passioni mi hanno sempre salvato nei momenti più ardui della mia vita. 
Ho pensato a cosa potevo fare in questo momento per la collettività, oltre a salvaguardare me stesso e chi ho intorno, perché non fare un video con qualche consiglio? 
Ho così tante passioni e voglio continuare a condividerle con il mondo.

Questo vuol essere un monito soprattutto verso i più giovani che mi pare stiano prendendo questa situazione molto sotto gamba. 
Mi auguro che altri possano seguire il mio esempio, e già sono sicuro che stia accadendo. 
Ho pensato di aderire alla campagna: "#iorestoacasa", con un'altra: "#ionerdo". Cosa significa? Che si può viaggiare anche stando nella propria stanza! Lo faccio da una vita, provate anche voi!

Fermiamo il coronavirus restando con le nostre passioni! ❤️
Vi allego il video dove spiego meglio cosa intendo.

Sono sicuro che un giorno ricorderemo tutto questo solo come un lontano ricordo, nel frattempo dobbiamo fare il possibile per continuare a preservare i nostri sorrisi e le vite di tutti.

Vi abbraccio.



Moreno



venerdì 10 gennaio 2020

Curiosità e video recensione: Pinocchio di Matteo Garrone





Pinocchio, è una delle favole più famose di tutti i tempi, tra le più importanti opere letterarie di sempre.
Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, ha inizialmente realizzato la storia per un settimanale per bambini nel 1881 in modo quasi casuale e di malavoglia,  tanto che voleva interrompere il racconto già dopo l'impiccagione di Pinocchio ad opera del gatto e della volpe, furono le richieste dei più piccoli e del suo editore a indurlo a continuare un'opera che poi nel tempo è diventata un vero e proprio classico letterario.

La pellicola di Matteo Garrone è un grande di tributo d'amore all'opera di Collodi, non tutti la stanno apprezzando, sta infatti dividendo pubblico e critica,  tra chi lo ritiene un film terrificante (in tutti i sensi) e chi come me lo ha apprezzato. In calce trovate la mia video recensione, con alcuni approfondimenti e riflessioni su questa ennesima trasposizione filmica della favola di Pinocchio.
Aggiungo quindi 12 curiosità sul film di Garrone:


1) Matteo Garrone ha sempre sognato di fare qualcosa su Pinocchio, a 6 anni era solito disegnare il burattino di Collodi, arrivando in tenera età a creare un vero e proprio storyboard ispirato alla favola.

2) Il film è costato "soltanto" 11 milioni di euro. Attualmente ha incassato 14.033.503 euro.

3) Massimo Ceccherini, oltre a interpretare la volpe ha collaborato alla stesura della sceneggiatura.


Davide Marotta nello spot Kodak che lo ha reso famoso.

4) Il grillo parlante è interpretato da Davide Marotta, celebre per aver lavorato ad alcuni spot per la Kodak negli anni '80. Ha rifiutato di girare con Tim Burton nella Fabbrica di cioccolato nei panni di un Oompa-loompa. Interpellato da me a riguardo su Facebook, oltre a confermarmi la cosa mi ha riferito che non voleva allontanarsi dalla famiglia per lungo tempo (sigh).


5) A proposito di Tim Burton: Matteo Garrone nelle interviste afferma di essersi ispirato proprio al regista americano per le atmosfere del suo Pinocchio.

6) Roberto Benigni interpreta Geppetto, come molti sanno nel 2002 ha fatto un film dove vestiva i panni di Pinocchio, scherzosamente ha già detto che la prossima volta potrebbe fare la fatina. :)

7) Federico Ielapi, interprete di Pinocchio, si è già doppiato da solo anche nella versione inglese.

8) Sotto al trailer del film su YouTube, la maggior parte dei commenti entusiastici sono di utenti stranieri.


Teaser poster del film di Del Toro.

9) Guillermo del Toro, sta lavorando a una sua versione di Pinocchio per Netflix, pare che sarà in stop motion e ambientata negli anni '30.
Il Pinocchio di Enrico Mazzanti

10) Il punto di partenza per realizzare Pinocchio, sono state le illustrazioni di Enrico Mazzanti, celebre per aver lavorato alla prima edizione del libro di Collodi nel 1883.

11) Si è cercato di limitare il più possibile l'uso della computer grafica: il trucco prostetico, le maschere applicate agli attori, sono del celebre make-up artist Mark Coulier.  Per il trucco del protagonista, Davide Ielapi, ci sono volute sino a 4 ore al giorno.


Il Pinocchio realuzzato da Rambaldi per Comencini.

12) Il film viene spesso paragonato al serial televisivo: Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Non tutti sanno che il burattino per la serie è stato commissionato e rubato poi a Carlo Rambaldi, Eccovi la spiegazione della storia da parte del maestro Rambaldi in un'intervista a Repubblica del 2004
"La Rai mi affidò dei provini per realizzare il burattino", racconta l' autore ferrarese. "Ricordo che venne un uomo della produzione a trovarmi in officina. Non sapevo che fosse un ingegnere meccanico. Mi pose diverse domande sui procedimenti adottati e sui meccanismi. Poi non seppi più nulla. Dopo un po' un mio collaboratore mi spiegò che avrebbero dovuto dipingere Pinocchio. Mentre il "Radiocorriere" annunciava la messa in onda della prima puntata. Ovviamente non era il mio Pinocchio". Ed ecco il ricorso al tribunale. "Solo una perizia avrebbe potuto stabilire se il Pinocchio che la Rai stava per trasmettere era lo stesso concepito da me". In pratica, un vero e proprio plagio che alla fine si risolse con un' aliquota della produzione versata a Rambaldi. Altre informazioni a riguardo le potete trovare a questo link: QUI


Vi lascio alla mia video recensione tratta dal mio canale YouTube:


martedì 26 novembre 2019

Castlevania: Symphony of the Night Alucard by Gantaku



Ho già parlato del personaggio di Alucard, dal celebrerrimo titolo videoludico Castlevania: Symphony of the Night in occasione dell'uscita della statua della Mondo, nel febbraio scorso a questo link:
https://darkarynland.blogspot.com/2019/02/castlevania-symphony-of-night-alucard.html
Indi, non starò a raccontarvi la rava e la fava, se non che aspettavo davvero con trepidazione questa statua dedicata al figlio di Dracula by Gantaku.
Già annunciata nei primi mesi del 2018, inizialmente passata in sordina, questa statua è diventata mano a mano sempre più un feticcio per i gli appassionati di Castlevania.
Sin dalle prime immagini trapelate in digitale eseguite da Fabiano Carlos Coelho, mi sono letteralmente innamorato di questa statua.


La scultura è  nata da un'idea di Coelho come una fan-art; la base presentava una forma triangolare, e al fianco di Alucard svettava un famiglio, uno degli aiutanti di Alucard nel videogioco.
Quando il progetto è stato presentato alla Gantaku lo hanno accettato con entusiasmo, è stata poi la Konami (detentrice dei diritti sul personaggio) a imporre dei cambiamenti sulla struttura della scultura, che è poi diventata ciò che conosciamo oggi, con questa grande base disegnata in digitale dall'artista Nekro Borja.



Già dalle prime immagini dei prototipi colorati, mi sono accorto della grande accuratezza con cui hanno tributato l'arte di Ayami Kojima. Questa di Gantaku è la terza statua in commercio di un certo livello dedicata ad Alucard, ma a mio avviso questa è quella che più riesce a catturare il design dei migliori artwork. Basta osservare questa immagine per rendersene conto:


La cura con cui hanno reso la giacca, le catene, lo sguardo, le labbra, i capelli, davvero un lavoro encomiabile dal punto di vista del design più puro.


Devo dire che, statua alla mano, sono rimasto molto colpito soprattutto dalla pittura del viso, molto bella: le labbra lucide, la pelle, gli occhi ben definiti ed espressivi.
La figure si presenta molto alta e slanciata, con il corpo ricoperto da texture molto d'effetto e credibili, sanno differenziare molto bene la differenza tra i vari materiali. Mi aspettavo qualcosa di più nella definizione delle ciocche dei capelli, ma tutto sommato il mio modello da questo punto di vista è abbastanza fortunato.
Non posso dire altrettanto degli incastri; ecco, come spiego abbondantemente nella video recensione che vi allego a questo post, l'insana idea di fare l'incastro della testa con così pochi millimetri di scarto con il collo del mantello, crea grossi problemi al momento del contatto. Ci ho messo ore ad assemblare questo modello!
Ho fatto ricerche in rete, mi sono confrontato con varie persone di tutto il mondo, e il mio caso non è certo isolato.
Esistono anche statue più fortunate certo, d'altro canto ogni caso fa a sé, bisogna ricordarsi sempre che queste sono sculture stampate in quantità limitata (1000 pezzi in questo caso),  rifinite e colorate a mano, quindi è fisiologico che quando crei incastri complessi su strutture rigide come resine, polystone, possa trovarti con problemi poi.

Ecco, se posso fare un appunto a questa stupenda scultura, è al malsano sistema di incastri.
Certo, fare un blocco unico del tutto avrebbe potuto creare poi problemi nell'imballaggio con conseguenza di varie statue rotte, visto che vengono spedite in tutto il mondo.
Il mantello che si leva è una bellissima idea, bello poter posare Alucard senza, ma, almeno nel mio modello, un operazione un po' rischiosa.
Bisogna infatti fare particolare attenzione al mantello. si macchia di scuro nella zona interna del collo quando si sfrega con la figure, cosa a mio avviso abbastanza assurda, in pratica prende il colore della giacca sottostante.
Per fortuna queste macchie rimangono nascoste, sembrano quasi sfumature, e finisce lì, ma bastava pensare a un sistema di feltrini interni per ovviare alla cosa, in ogni caso la statua si presta, per come è stata strutturata, al graffio facile. Se siete maniacali e volete sempre le vostre figure intonse, montatela una volta e non toccatela più, è molto delicata.
Peccato che per cambiare il braccio destro, che è quello configurabile con scudo o crocifisso, bisogna per forza smontare il mantello e la testa, sarebbe stato forse più pratico un incastro all'altezza dell'avambraccio. Per fortuna la mia copia ha problemi solo con l'innesto del capo, gli altri funzionano a dovere e risultano piuttosto stabili.

L'ideale è intendersene un po' di modellismo per risolversi da soli i piccoli difetti che ci possono essere nella propria copia. Nel mio caso mi ha aiutato un caro amico, e devo dire che ora il risultato è ottimo. Infatti grazie a lui ho capito che mi si era staccato il magnete situato sotto al foulard di Alucard, incredibile ma vero si era fissato all'altro magnete che sta sul corpo, ecco perché ho incontrato tante problematiche nel montare la testa, non si attaccava proprio come avrebbe dovuto!
Inoltre nella mia copia i piedi non si inserivano totalmente nella base, si è risolto scavando al suo interno con un oggetto appuntito.

Le mie critiche vogliono essere costruttive, e lo sottolineo in particolare perché per il resto questo Alucard Gantaku è uno spettacolo per gli occhi. Credo davvero tra i pezzi migliori della mia collezione. Esteticamente non mi ha affatto deluso, anzi, a differenza della sfortunata statua Mondo, non differisce molto dalle immagini promozionali diffuse nei mesi scorsi, quando la guardo le perdono qualsiasi cosa, ma la fase di montaggio la ricordo come un'esperienza traumatica. Collezionare è una passione per me e per altre milioni di persone, chi produce questo genere di prodotti ha il dovere di fare in modo di renderci felici, non certo incazzati o frustrati, anche perché stiamo parlando di oggetti che costano fior di soldi.
Questa in particolare viene 450 dollari sul sito della Sideshow, ma contando la dogana la paghereste davvero una fucilata, e i preorder sono finiti da tempo, indi fatevi un po' due conti.
Poi certo capisco che controllare perfettamente 1000 statue non sia una passeggiata, soprattutto per una casa piccola come la Gantaku, ma è una cosa su cui deve assolutamente migliorare.


Se siete amanti sfegatati di Castlevania e adorate le statue, questo è praticamente un acquisto imprescindibile, al netto di tutte le problematiche di cui vi ho parlato, abbiamo comunque davanti un pezzo da collezione configurabile in vari modi: dallo scudo, alla spada, alla mano che impugna il crocifisso, al fatto di poterlo esporre senza mantello.
La base stessa, criticata da varie persone perché ritenuta inutilmente grande, è un pezzo di design goticheggiante fantastico.

Ora vi lascio alla video recensione con tanto di unboxing che ho messo sul mio canale YouTube:



Credit:

Direttore creativo: Fabiano Carlos Coelho, Nick Chang.
Artisti 3D: Fabiano Carlos Coelho - Concept Art 2D Base: Nekro Borja

Prodotto da Gantaku

Distribuito da SideShow


DETTAGLI E DIMENSIONI AGGIUNTIVI
materiale: resina, polystone, plastica.
Altezza: 18,90 "(480,06 mm) | *Dimensioni scatolaAltezza: 16,00 "(406,4 mm) | Larghezza: 20,00" (508 mm) | Profondità: 660,4 mm (26,00 "| *Peso dimensionale16,78 kg ( 37,00 libbre ) [Intl. 23,13 kg (51,00 libbre)] *

* Dimensioni e peso sono valori approssimativi.


 

                                                      

  




sabato 9 novembre 2019

Man and Superman






Oggi voglio parlarvi di un libro a fumetti uscito a maggio, Man and Superman, di Marv Wolfman e Claudio Castellini. Visto che al solito sul mio canale YouTube mi sono già speso nella recensione del libro, qui mi limiterò a mettere alcune curiosità che ho individuato su questa bella opera.

Castellini, è solito riempire le sue tavole di elemeti nascosti, easter eggs, citazioni, questo Man and Superman non fa eccezione. Già nella prima pagina possiamo notare una foto dell'autore nascosta in un palazzo alla sinistra della tavola, poco più in basso, proprio di fianco a Clark, si nota addirttura una foto della moglie di Claudio.


Poche pagine dopo, possiamo notare una foto di Castellini con la moglie appesa nella nuova casa di Clark:


Nella vignetta sotto, possiamo notare esposto in un'edicola il primo numero di Nathan Never, la copertina e la creazione grafica del personaggio sono dello stesso Castellini:




Ci sono temi ricorrenti nel fumetto, uno tra tutti il terrorismo, una scena in particolare richiama l'infausto 11 settembre:



La storia doveva uscire originariamernte circa dieci anni fa. Castellini, ha quindi revisionato le sue tavole per questa uscita, arrichendole di dettagli, un esempio qui sotto, dove abbiamo un prima e un dopo:

 

Lo scrittore della storia, Marv Wolfman, ha definito Man and Superman come la storia più bella che abbia mai scritto.

Ho avuto modo di parlare con Claudio Castellini a inizio anno, precisamente a Cartoomics, in quell'occasione mi ha detto di non voler più lavorare a fumetti violenti o con temi esoterici per motivi religiosi. La cosa mi ha colpito molto, effettivamente la figura di Superman è stata accostata più volte a quella di Gesù, è una figura estremamente positiva.

Vi lascio alla mia video recensione di Man and Superman:


Per acquistare il volume: https://amzn.to/3dXZhd2

giovedì 10 ottobre 2019

Curiosità e video recensione di: Joker



C'è grande fomento in questi giorni per l'uscita di Joker, l'ultimo film di Todd Phillips con protagonista Joaquin Phoenix. Noto che sta dividendo molto, tra chi lo ritiene un capolavoro e chi un film senza senso di esistere. Se volete sapere cosa ne penso nello specifico vi consiglio di seguire la video recensione che trovate in calce a questo post.

Voglio solo fare qualche considerazione prima di lasciarvi alle curiosità sul film.
Penso che non sia una pellicola per tutti, che il proprio punto di vista cambia drasticamente a seconda delle proprie esperienze, della sensibilità del singolo. Ciò che ho scritto è sicuramente scontato, però molti lo dimenticano facilmente. Non è affatto un film ruffiano, commerciale, va meditato e metabolizzato.
Mi dispiace leggere in queste ore che l'Academy sta mezzo boicottando il film bollandolo come troppo violento o cupo. Tra l'altro anche tutta la psicosi intorno al film la trovo davvero esagerata; trovo assurdo pensare che un film possa influenzare così tanto le masse da dare adito a episodi di emulazione e violenza. I cari americani dovrebbero pensare alle armi che dispensano come caramelle o alla democrazia che sono soliti importare in tutto il mondo invece di prendersela con un film che non fa altro che denunciare l'alienazione della società odierna.

Scritto ciò, le mie sette curiosità su Joker:


1) Dato l'iniziale coinvolgimento di Martin Scorsese come produttore del film, si voleva coinvolgere Leonardo Di Caprio come protagonista, invece la prima scelta di Todd Phillips è sempre stata Joaquin Phoenix.

2)  Gia nel 2014 Phoenix si era detto interessato a interpretare un villan che fosse "uno studio del personaggio", quando gli hanno proposto Joker si è mostrato inizialmente contrariato perché i precedenti attori avevano già esplorato il personaggio in un modo molto simile a ciò che aveva in mente. Quando è stato poi ufficializzato il suo ingresso nel progetto, c'è voluto un po' per tirare fuori il personaggio, inizialmente - a detta di Phoenix - non funzionava proprio, temeva di apparire ridicolo. Ora del film tutti ricordano la sua straordinaria interpretazione e addirittura lui si sente così in sintonia col personaggio che vorrebbe esplorarlo ulteriormente.



3) Per interpretare Joker, Phoenix ha perso circa 25 kg, altre fonti dicono 15, in ogni caso un peso considerevole. Visto che il dimagrimento è proseguito nel corso della lavorazione, molte scene sono state rigirate più volte proprio per approfittare dello stato fisico momentaneo dell'attore.




4) Tra le fonti di ispirazione della pellicola, oltre a Re per una notte e Taxi Driver, abbiamo la ormai leggendaria graphic novel The Killing Joke di Alan Moore. Non tutti sanno che la novel è servita anche a Burton e a Nolan per sviluppare la loro visione di Joker.
Infatti nel Batman di Burton la trasformazione in Joker di Jack Nicholson è molto simile a quella che vediamo nel fumetto di Moore. Infine Arthur (Phoenix) cita più volte il tema principe della novel:
"È stata una brutta giornata", "Sono state due settimane difficili", proprio come il Joker di Moore spiega a Batman: "Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle".

5) Il film è costato 55 milioni di dollari, una vera inezia se pensiamo ai budget degli altri cinecomics.

6) I coniugi Wayne escono da una sala dove hanno appena proiettato Zorro, the Gay Balde (film del 1981). Non a caso Zorro è la prima ispirazione del personaggio di Batman.





Piccolo spoiler:


7)  A un certo punto Joker è ospite di un talk show e bacia in bocca una donna, proprio come in  Batman: The Dark Knight  di Frank Miller. Ci sono vari rimandi a questa opera nel corso della storia, basta pensare al ruolo che hanno i media nella pellicola.


Video recensione dal mio canale YouTube:


mercoledì 25 settembre 2019

Sette curiosità su: C'era una volta a... Hollywood




C'era una volta a... Hollywood, l'ultimo film di Quentin Tarantino sta dividendo pubblico e parte della critica. Ho quindi deciso di fare una video recensione senza spoiler, così da darvi il mio punto di vista sul film del momento.

Giusto per non ripetermi, ecco a voi 7 curiosità sulla pellicola e su ciò che vi ruota intorno, in calce trovate la mia video recensione:




1) Il film ha tra i protagonisti Sharon Tate interpretata da Margot Robbie, sfortunata attrice massacrata dalla "Manson Family" di Charles Manson. L'allora marito Roman Polanski, inizialmente ha sospettato dell'omicidio nientemeno che Bruce Lee. Il motivo?  I killer – avevano dimenticato un paio di occhiali da vista nella casa di Cielo Drive dove avvenne la mattanza della Tate, e una mattina, Bruce Lee casualmente accennò a Roman Polanski: “Ho perso i miei occhiali“Inoltre Lee ha allenato la Tate, come si vede anche nel film di Tarantino, per prepararla al ruolo in The Wrecking Crew da noi Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, quindi in qualche modo Polanski inizialmente pensò al movente della gelosia.




2) Mike Moh, in C'era una volta a... Hollywood, interpreta nientemeno che Bruce Lee. Non tutti sanno che precedentemente ha interpretato l'iconico ruolo di Ryu di Street Fighter in 2 web serie.
Originariamente la tanto discussa sequenza di combattimento tra Cliff Booth e Bruce Lee doveva essere più lunga. Sia Brad Pitt che il coreografo Robert Alonzo, si dimostrarono insofferenti nel far vedere un tale idolo battuto seppur nella finzione cinematografica, quindi Tarantino accolse le loro richieste e accorció la scena. Il film è stato comunque bandito dalla Cina che ha chiesto espressamente a Tarantino di tagliare tutta la sequenza riguardante Bruce Lee perché lo rappresenterebbe in modo offensivo, il regista si è rifiutato di accogliere la richiesta, anzi, va dicendo che la sua rappresentazione di Lee è piuttosto veritiera, per questo si è attirato il disappunto anche di Shannon Lee e di ex allievi di Bruce, in particolare Dan Inosanto e Kareem Abdul-Jabbar.

3) Per il personaggio interpretato da Brad Pitt, Cliff Booth, Tarantino si è ispirato a Billy Jack, eroe d'azione dal passato simile interpretato da Thomas Laughlin in quattro film dal 1967 al 1977. Per le sue abilità e il lavoro da stuntman nella Hollywood di fine anni sessanta, ha preso invece ispirazione da figure realmente esistite come Gary Kent, e Gene LeBell, artista marziale assunto come controfigura per la serie televisiva Il Calabrone Verde (1966–1967) poiché era uno dei pochi a riuscire a tener testa a Bruce Lee sul set. Del rapporto tra LeBell e Lee ne parlo anche nella mia videorecensione. A oggi ci sono versioni un po' discordanti sul loro primo incontro, ma una cosa è quasi certa, LeBell ha insegnato a Lee i rudimenti delle prese Judo. 

4) Per il personaggio di Leonardo Di Caprio, Rick Dalton, Tarantino ha preso spunto dall'attore Ty Hardin per quanto riguarda la transizione di Dalton da serie televisive western statunitensi agli spaghetti western, mentre tra le altre fonti d'ispirazione ci sono stati Ralph Meeker, George Maharis, Edd Byrnes, Tab Hunter, Vince Edwards e Fabian Forte
Per Bounty Law, la serie televisiva in cui recita Dalton, si è ispirato allo stile di Ricercato vivo o morto (1958–1961) con Steve McQueen, ulteriore fonte d'ispirazione per il personaggio.
 Il rapporto d'amicizia con Cliff Booth è basato invece su quello tra Burt Reynolds e il suo stuntman Hal Needham, che hanno anche ispirato alcuni tratti dei relativi personaggi.

5) A proposito di Burt Reynolds, inizialmente doveva apparire nel film, Il ruolo pensato per lui era quello del proprietario del ranch della Manson Family. Il celebre attore è però deceduto il 6 settembre 2018, avendo il tempo di prendere parte alle prove ma non di girare le proprie scene. Il ruolo è stato infine assegnato a Bruce Dern.





6) Il film è anche l'ultima apparizione cinematografica di Luke Perry, che qui fa un piccolo ruolo accanto a un gigantesco Di Caprio, segnalo inoltre l'apparizione del figlio di Perry: Jack, per la prima volta sul grande schermo.



7)  Nicholas Hammond, attore famoso per aver interpretato per la prima volta Spiderman in una serie tv, qui appare nel ruolo del regista Sam Wanamaker (realmente esistito).




Video recensione dal mio canale YouTube:


giovedì 12 settembre 2019

Mademoiselle di Park Chan Wook


"Ma è bella? - Un'orfana. Suo padre era ricco. Presto si innamorerà di me e fuggiremo in Giappone".



Finalmente sono riuscito a vedere l'ultimo film di Park Chan Wook, uno dei miei registi preferiti in assoluto. Già autore della trilogia della vendetta di cui fa parte il mai troppo acclamato Old Boy.

Mademoiselle, in realtà è uscito nel 2016, mentre da noi il 29 agosto 2019, direi in considerevole ritardo. Pazienza l'attesa ne è valsa la pena.
Il regista non è uno che fa film a nastro, l'ultima volta lo abbiamo visto alle prese con Stoker, film del 2013 di respiro internazionale che in realtà non ha totalmente corrisposto le mie aspettative.
Questo Mademoiselle trovo che sia meno commerciale, più in linea con le precedenti opere di Park, quelle che più gli sono congeniali.

Tratto liberamente da un romanzo inglese di Sarah Wathers chiamato Ladra
Sposta l'ambientazione rispetto al libro dall'inghilterra alla Corea degli anni '30 durante l'occupazione giapponese. Parla fondamentalmente dello svolgimento di una truffa ai danni di una ricca ereditiera, Hideko, tenuta in scacco dallo zio e costretta da lui a leggere preziosi libri erotici a un gruppo di pervertiti. 
L'inganno consiste nel far innamorare la nobildonna di un truffatore, il sedicente conte Fujiwara, mediante l'aiuto di una dama di compagnia da egli introdotta, Sook-hee, una ragazza giovane e apparentemente molto sprovveduta, tutto questo per farla sposare con Fujiwara in modo da intestarsi il denaro della donna e spartirselo con Sook-hee, non prima di averla dichiarata pazza, facemdola poi interdire in un maniconio.
Il losco piano andrà però incontro a imprevisti totalmente inaspettati che sapranno tener alta l'attenzione dello spettatore.

Al solito nei film di Park non tutto è come sembra. Il film è diviso in tre parti, la prima più introduttiva, una seconda che in qualche modo riprende la prima con una prospettiva diversa, e la parte finale, l'epilogo.


Siamo davanti a un'opera visivamente eccezionale, con una fotografia stupenda, costumi fantastici, una sontuosa colonna sonora, regia a dir poco perfetta. Un film che funziona come una bomba a orologeria, dove nulla viene lasciato al caso, con un finale perfetto. 
Certo, può apparire un po' lento in alcuni frangenti, e la durata di due ore e mezza può scoraggiare molti, ma vi assicuro che è molto coinvolgente, sino alla fine riesce a tenere alta l'attenzione dello spettatore. Siamo davanti a una delle opere più intense degli ultimi anni, di grande impatto artistico. 

Questo è un film particolarmente incentrato sulla figura femminile, vagina centrico, l'uomo quasi un inutile orpello viene presentato come gretto, violento, in preda ai suoi istinti e poco scaltro. 
Un inno alla libertà e alla forza femminile che si ribella ai soprusi maschili.
Nonostante l'innata sensualità delle scene proposte non vi è mai volgarità, c'è un tocco così soave anche nelle sequenze più spinte che non mi sono mai apparse fuori luogo, le due protagoniste sono a dir poco splendide insieme.
Segnalo le ottime interpretazioni dei protagonisti, in particolare la conturbante Kim Min-hee nei panni di Hideko. Il film nonostante le tinte thriller sa regalare anche momenti ironici, dove si prende in giro quasi facendo l'occhiolino allo spettatore. 


In conclusione: Mademoiselle è assolutamente da vedere e rivedere. Un Park Chan Wook in grandissimo spolvero.
Spero che il distributore gli renda merito con una bella edizione in blu-ray, intanto:
ANDATE AL CINEMA A VEDERLO!

Video recensione dal mio canale YouTube:






martedì 3 settembre 2019

Viaggio nell'arte Toscana

Questa estate mi sono dedicato in particolar modo alla cultura, visto che ho avuto l'occasione di andare a Firenze, mi sono fatto quasi un mese di immersione in tutto ciò che ha da offrire: arte, bellezza, e buona cucina in primis.

Ho quindi confezionato un video, "vlog", della mia esperienza.
Certo, non ho potuto o voluto mettere tutto. Tipo sono stato agli Uffizi, ma più che foto non ho fatto, mi sono infatti goduto la prima parte della vacanza senza avere il pensiero di dover per forza fare dei video. Nonostante questo alla fine ho raccolto circa un'ora e mezza di materiale, è stato molto difficile e laborioso condensare tutto in questi venti minuti che potete trovare in calce a questo mio post.

Voglio citare alcuni posti che proprio non sono riuscito a inserire nel video, anche per una questione di tempo, fra tutti: Vallombrosa, una meravigliosa oasi di pace e verde, a circa cinquanta km da Firenze, un luogo così rilassato, così bello che ci avrei passato la vacanza, senza contare che non  fa caldo visto che è piuttosto in alto. Il parco dedicato a Pinocchio a Collodi, un bel posto, certo le attrazioni non sono il suo punto forte, ma l'area ha molto fascino e offre belle possibilità, soprattutto per i più piccoli. Nota di demerito per il locale attiguo, il Gambero Rosso, davvero attese bibliche, ok che ci sono stato a Ferragosto, ma non ho mai visto una cosa simile.

Sono stato anche ad Hard Rock Café di Firenze, mi piacerebbe tanto un locale simile a Milano. Davvero bello, un po' caro ma le porzioni sono più che abbondanti.

In conclusione la Toscana si è presa un pezzettino del mio cuore, complice la sua arte, i suoi paesaggi, il buon cibo, la sua innegabile bellezza.
Ci tengo in particolar modo a ringraziare Chiara e la sua famiglia per avermi fatto sentire davvero a casa.

Buona visione!
 







 







venerdì 30 agosto 2019

Il Re Leone






Dopo le vacanze estive, torno sul blog con la recensione del film del momento: Il Re Leone.

Premetto che adoro il cartone originale, quindi ho atteso con ansia questo riadattamento in chiave realistica della "fiaba" Disney.
Sotto la regia di Jon Favreau, già autore della versione live action de Il Libro della Giungla, ci ha mostrato ottime doti registiche anche in opere come Iron-Man, e interpretative nelle varie saghe Marvel in cui partecipa regolarmente (vedi l'ultimo Spider-man Far From Home), è quindi ormai un autore garanzia per la casa di Topolino.

Il remake del Re Leone sta sbancando in ogni dove, dimostrando che la formula dei live action ha tutt'altro che stancato il pubblico di tutto il mondo, ma tanto successo è anche indice di qualità?

Per quanto mi riguarda questo Re Leone in versione "National Geographic", aggiunge veramente poco all'opera originaria, ha tanta perfezione realizzativa da proporre, ma rispetto all'orginale ha decisamente perso in espressività.
Personaggi disegnati in chiave ironica, antropomorfi, hanno per forza di cose una comunicativa nettamente maggiore rispetto a degli animali realizzati in computer grafica iper realistica.
Per il resto siamo davanti a un'opera davvero ben realizzata, con ritmo, e sfumature dark che l'orginale ha solo in parte, certo qui però abbiamo perso molte sfumature comiche.

Ho apprezzato sia le musiche sinfoniche di Hans Zimmer che quelle cantate, nella nostra versione da Marco Mengoni, Elisa Toffoli, Cheryl Porter e Massimo Popolizio.




Mi è piaciuto meno il doppiaggio italiano: Marco Mengoni nella parte di Simba adulto è piuttosto fuori parte, ma più che altro si sente che doppiare non è il suo pane, un po' meglio Elisa Toffoli, anche se poco espressiva, con mio grande rammarico mi ha un po' deluso anche Luca Ward nei panni di Mufasa, mi è sembrato poco incisivo nelle parti più decisive, monocorde, stanco, in ogni caso poco convincente. Ottimo invece Popolizio nei panni di Scar, davvero cattivo e riuscito, fantastici Edoardo Leo (Timon) e Stefano Fresi (Pumbaa).
In particolare ho adorato i personaggi di Timon e Pumbaa, molto divertenti e ben costruiti.
C'è una scena in particolare dove citano La Bella e la Bestia che ho trovato davvero gustosa.

Peccato per la mancanza di pathos in alcuni momenti, vedi la morte di Mufasa, forse complice la poco espressività data da personaggi resi in modo così realistico. Il tutto rimane per forza di cose più freddo a mio avviso, a partire dai colori.

In definitiva Il Re Leone rimane un ottimo prodotto, un film che si fa vedere volentieri e che scorre velocemente nonostante i suoi 118 minuti di durata, forse graficamente ha perso un po' in forza espressiva, ma ciò è lo scotto da pagare per questo genere di trasposizioni.