giovedì 14 marzo 2019

Jeeg robot d'acciaio - la serie completa in blu-ray!







Aspettavo da tempo immemore una uscita su disco blu di Jeeg robot d'acciaio
Dovete sapere che questa serie l'ho particolarmente nel cuore, vuoi perché gestisco la sua pagina su Facebook, da diversi anni, vuoi perché è un anime che ho sempre amato molto. 
Da bambino ero solito registrarne l'audio su cassetta dalla tv, mi bastava preservare quello per essere contento, ricordo qualche giocattolo, le figurine, poi riuscii a registrare quasi tutta la serie su VHS negli anni '90, ho ancora quelle cassette usurate, fatico a separarmene. 
Come dimenticare il logo: "AB international"?


Ragazzi, qui si parla proprio di lacrime napulitane, Jeeg è storia per tutti i girellari, e l'uscita Yamato Video in collaborazione con Koch media italia, colma una lacuna nel panorama italiano.
Perché se è vero che questa serie è già uscita 4 anni fa in edicola, la sua qualità editoriale per me non era assolutamente a livello di un'opera di tale valenza storica, finalmente questa lacuna è stata colmata con questa edizione di tutto rispetto.

La qualità audio video, per ciò che ho visto è molto buona, e ha superato le mie aspettative. 
Tenendo sempre presente che non parliamo di materiale nativo in Full HD, ma upscalato a 1080P da NTSC in SD. Forse il colore è eccessivamente saturo in alcune scene, ma a naso un bel miglioramento rispetto ai DVD.
Da notare la possibilità di guardare la serie con i sottotitoli fedeli all'originale, così da sopperire alle mancanze dell'audio storico. C'è stato anche qualche aggiustamento audio a opera di Amakusa corps, hanno infatti coinvolto Romano Malaspina facendogli doppiare qualche linea aggiuntiva di dialogo, laddove è stato possibile, cercando di non esagerare, perché la serie ha ben 40 anni, e purtroppo anche le voci cambiano.

Per qualsiasi ulteriore info, vi rimando alla mia recensione su YouTube, che potete trovare qui sotto:



Per comprare il cofanetto: QUI

mercoledì 6 marzo 2019

Mobile Suit Gundam cofanetto Blu-Ray

Nessuno ce la fa contro Gundam



Mobile Suit Gundam, è una di quelle storie che noi girellari abbiano nel sangue, che abbiamo per forza di cose mitizzato. Non riesco a dimenticarmi la mitica sigla italiana col suo:
"Gundam, tum tum"
Peccato che sia stato trasmesso davvero poco nel nostro paese, ne ho quindi ricordi nebulosi dal punto di vista affettivo. Per fortuna crescendo, sono riuscito a recuperarmi tutta la serie, vedendola per intero la prima volta intorno ai primi anni 2000.
Ne rimasi folgorato! Una serie così avanti per la sua epoca, ricordiamoci che Tomino l'ha creata subito dopo il flop (in Giappone) di Daitarn III nel 1979.
Nel nostro paese Gundam, non ha avuto molto fortuna, complice una distribuzione precaria, problematiche sui diritti non del tutto chiarite, un adattamento che salta ben 4 episodi.
Solo nel 2004, abbiamo potuto vedere la serie nel suo splendore, per intero, a parte il famigerato episodio 15, epurato dalla serie dallo stesso Tomino. Con un nuovo adattamento, finalmente fedele e approvato dallo stesso Tomino, che ha pure presenziato al casting di selezione dei doppiatori, confermando la sua meticolosità e precisione.
Uscì in tutti i formati disponibili all'epoca, lo trasmisero anche sui canali Mediaset, purtroppo non raccogliendo indici di ascolto memorabili.



Il menù, scusate la bassa qualità della foto

Recentemente Dynit ha rispolverato il mito facendo uscire un cofanetto Blu-ray contenente tutta la serie. Non è la prima volta che Gundam esce in questo formato , ma dovrebbe essere la prima che esce in un cofanetto unico. L'edizione è un po' povera rispetto a quanto visto in passato, ma il prezzo è allettante (50 euro) e la qualità audio video davvero alta.

Complice un buonissimo scan delle pellicole originali, privo di artifizi digitali, quadro stabile, fedele al girato e nitido. Problematico in alcune scene scure, dove si nota l'usura della pellicola e qualche peletto di troppo.

Comunque uscita che promuovo totalmente, tutti gli amanti dell'animazione nipponica dovrebbero vedere almeno una volta Gundam, soprattutto la prima mitica serie, quando l'idea che potesse diventare un fenomeno commerciale era ben lontana dalle menti degli stessi autori.

Di questa edizione, ne parlo abbondamentemente anche sul mio canale YouTube:






Per acquistarlo: QUI












giovedì 28 febbraio 2019

L'imbattibile Daitarn 3 in Blu-ray!



Daitarn 3, è una delle serie anime più famose da noi in Italia, non che una delle più amate. Fa strano pensare che in realtà in Giappone non abbia riscosso successo. Lo stesso ideatore, Yoshiyuki Tomino, ne parla ancora oggi con scarso entusiasmo, definendola una serie a basso costo, con un potenziale non del tutto espresso a causa di personale non all'altezza delle sue idee. Onestamente penso che in questo caso Tomino pecchi di perfezionismo.
Daitarn, è una serie ancora oggi, a 41 anni dalla sua creazione, fresca, innovativa, coinvolgente. Ovviamente soffre un po' di ripetitività, data dalla serialità dell'opera, ciò nonostante ogni episodio ha spunti interessanti, con alcune scelte narrative e grafiche davvero all'avanguardia.
Non dimentichiamo inoltre che Daitarn è il primo mecha con espressività, cosa che ha contribuito al suo successo da noi, e a renderlo così iconico. Il design di Kunio Ōkawara (autore poi anche di un certo Gundam), personalmente lo trovo superbo. Ha creato un robot esteticamente molto bello, ancora oggi uno dei più riusciti.




Creato nel 1978, approdato da noi solo nel 1980, Daitarn è diventato un cult per più di una generazione, vuoi la splendida sigla di Luigi Albertelli e Vince Tempera, vuoi la sua componente di sexy humor che ne contraddistingue tutta l'opera, vuoi quel finale così misterioso, complice un primo adattamento italiano un po' superficiale, ma comunque riuscito, anche e soprattutto per merito della grande interpretazione di Renzo Stacchi nei panni del protagonista: Aran Banjo.

Finalmente oggi possiamo goderci questo splendido anime nella magnificenza del Blu-ray, grazie a un cofanetto che ne contiene tutti i 40 episodi edito da Dynit.
La qualità audio video è molto buona, questo infatti non è un  semplice upscale, ma un rescan a 2K. Certo parliamo pur sempre di un'opera in 4:3 di oltre 40 anni fa, ma Daitarn così bene non si è mai visto.
All'interno si può trovare anche l'ottimo ridoppiaggio, quello presente anche su Netflix degli anni 2000.
Molto sottovalutato, da risentire e ampiamente rivalutare, fedele nei dialoghi originali e con un cast d'eccezione.
Troviamo anche una bella intervista al sensei Tomino, dove si possono apprendere vari aneddoti curiosi, tra cui il fatto che ignorasse che Daitarn fosse così amato da noi, ma pure che fosse andato in onda, e il suo amore per Michelangelo Antonioni, da cui dice aver tratto ispirazione.

Concludo, lasciandovi il mio video su yotube con unboxing e impressioni a caldo su questo bel cofanetto, acquisto super consigliato per tutti gli amanti dei robot anni'80!







lunedì 18 febbraio 2019

Castlevania: Symphony of the Night Alucard Mondo





Dopo tanta, tantissima attesa, ho finalmente ricevuto la statua di Adrian Fahrenheit Ţepeş meglio conosciuto come Alucard, celebre personaggio della serie Castlevania, della Mondo. Statua annunciata nei primi mesi del 2018, arrivata solo oggi, questa è un'anteprima, in quanto i rivenditori italiani non ancora hanno ricevuto la versione normal (la mia è una special edition). Ma andiamo con ordine.

Alucard, è il figlio di Dracula, un dampyr, mezzo uomo e mezzo vampiro, celebre soprattutto per la sua comparsa da protagonista in Castlevania: Symphony of the Night, mitico gioco uscito nel 1997, prima su Playstation One, poi su Saturn e successivamente su tantissime altre piattaforme. Uno dei giochi 2D più belli di sempre, a questo proposito vi consiglio di giocarvi la collection uscita recentemente su Ps4 che lo contiene.

Castlevania, e il nostro Alucard, sono tornati recentemente alla ribalta con la serie animata by Netflix.
Dopo tanti anni c'è come una rinascita di questo personaggio, tanto che questa di Mondo è la prima statua di un certo livello dedicata di Alucard, ma altre 2 case produttrici recentemente si sono aggregate e hanno creato la loro versione del personaggio. La cosa mi fa estremamente piacere, del resto Alucard sta facendo cameo anche in vari videogiochi, da Smash bros a Bomber man R, ma a quando un nuovo capitolo con protagonista il mio mezzo vampiro preferito? Pare uscirà qualcosa per cellulare, ma personalmente spero di rivederlo su console o su Pc.

Andiamo alla statua che ho ricevuto, me l'hanno spedita il 28 gennaio dal Texas e l'ho ricevuta il 15 febbraio, ha peregrinato per la Germania, per arrivare poi in Italia, purtroppo ho subito una brutta mazzata con la dogana, mi hanno ben bastonato, ma non ero colto di sopresa, me lo aspettavo purtroppo.

Come ho già spiegato, la mia statua è una versione esclusiva (lo scudo non è presente nella normal), l'ho comprata direttamente sul sito della Mondo, purtroppo l'unico modo per avere questa versione, infatti i rivenditori possono importare solo la normal, direttive della casa madre. Certo ho speso una cifra per colpa della dogana, ma non sono affatto pentito. In prospettiva la mia sarà la versione più rara, soprattutto in europa.


Il volto della discordia

La statua finale, è leggermente diversa dal prototipo presentato inizialmente fatto in computer grafica, e ciò ha creato qualche polemica, soprattutto il viso, che ha acquisito maggior maturità ma ha perso in dettagli. Evidentemente ci sono stati prolemi produttivi, ciò penso abbia inficiato nel risultato finale, si spiegherebbe anche il ritardo con cui è uscita.
La mia copia è abbastanza fortunata, ho letto di persone con prolemi ai magneti, statue rotte, colorazione del viso tendente al verde, sbavaturela mia è arrivata integra e i magneti che tengono insieme le braccia e le mani sono davvero solidi, anche se a mio avviso era meglio aggiungere dei perni a incastro, così da rendere il tutto ancora più stabile; i colori sono buoni anche se credo si potesse fare meglio a livello di painting. texture e gradazione colore (forse un po' troppo pallida); a questo proposito apro una piccola parentesi: ho letto molte critiche feroci a questa statua, condivido che a livello di dettaglio ci si potesse lavorare meglio, ma in toto la trovo davvero d'effetto, complice un design generale particolarmente ispirato. Sulla mensola fa un gran figurone, cattura lo sguardo.
Ho letto che ci hanno lavorato lungamente, e nel design (soprattutto la parte del mantello) direi che si vede, ovviamente siamo asuefatti dai risultati della CGI dimenticandoci che poi la realizzazione su larga scala è un altro paio di maniche. Questo modello poi ha un impostazione più anime che realistica, non vuole ricreare Alucard in modo veritiero ma in modo fumettoso, quindi le critiche più aspre le capisco sino a un certo punto, certo non stiamo parlando di un prodotto a basso costo e mi rendo conto poi che è anche una questione di gusto personale. Non dimentichiamoci poi che la Mondo non è specializzata in statue, ha sicuramente una buona base per migliorarsi, le idee ci sono tutte!

Per quanto mi riguarda questa è davvero una chicca per la mia collezione. Segnalo il packaging davvero di gran pregio ed eleganza realizzato da Brent Ashe, il peso della statua che mi aspettavo più leggero, senza contare che live fa davvero un bell'effetto, sarà che ci si sofferma meno sul singolo dettaglio.

Disegno di Ayami Kojima che ha ispirato l'idea della statua

 La colorazione leggermente pastello, un po' effetto ecoline, mi ricorda i disegni originali di Ayami Kojima, la creatrice grafica del personaggio, non che una delle mie artiste preferite.
Forse qualche texture per differenziare i vari tessuti di cui sono composti gli abiti poteva giovare, ma probabilmente avrebbe inficiato nell'effetto anime che ha la scultura. Amo poi molto l'idea di poterla esporre in varie configurazioni, in varie pose cambiandogli le varie braccia e mani disponbili ad attacco magnetico.
 Abbiamo infatti la possibilità di mettere due configurazioni per braccio: nella destra la spada o intento a lanciare un pugnale, nella sinistra o lo scudo o la mano aperta, questo dona alla scultura una buona varietà di pose. Apprezzo in particolare il design generale, soprattutto come hanno reso l'idea del mantello che mostra le 3 trasformazioni di Alucard: lupo, pipistrello, e nebbia, a quanto ho letto, la parte più difficile da realizzare. Per quanto riguarda la base, fa un poco torta nuziale, ma il design intorno (rose/teschi) grida Kojima da tutte le parti.

in definitiva questa statua è davvero una gran bell'oggetto per ogni amante di Castlevania, e perché no, di tutte le persone che sono affascinate dallo stile gotico. Certo, i circa 300 euro che servono per averla non sono pochi, ma qui sta alla valutazione del singolo, ricordiamoci poi che è un prodotto limitato (850 pz) e che ognuno di noi da' un valore diverso al denaro, fatto sta i preorder sono chiusi da tempo è che è difficile trovarla a un buon prezzo.
Non ho trovato molto carino il fatto di mettere lo scudo solo nella versione exclusive, costringendo così l'utente estero ad avere un rincaro con la dogana, ma ormai è andata così.

Vi lascio alle informazioni tecniche e al mio reportage sulla statua. Per la prima volta ho caricato un video su Youtube, spero sia di vostro gradimento!

Note tecniche:

Marca Castlevania: Symphony of the Night fabbricante Mondo genere Statua

artisti
Matthew Black
Mireya Romo-Bowen
Jason Wires Productions
Sara Diesel

DETTAGLI E DIMENSIONI AGGIUNTIVI
materiale Polystone

Taglia del prodotto: Altezza: 16 "(406,4 mm) | Peso: 10,00 libbre (4,54 kg) *Dimensione della scatolaAltezza: 12,00 "(304,8 mm) | Larghezza: 22,00" (558,8 mm) | Profondità: 23,00 "(584,2 mm) | *Peso dimensionale27,00 libbre (12,25 kg) [Intl. 44,00 libbre (19,96 kg)] *

* Le dimensioni e il peso sono valori approssimativi.





   





   

  



sabato 9 febbraio 2019

Hi Score Girl



Ultimamente ho sentito un gran parlare della serie animata Hi Score Girl in onda su Netflix, mi sono quindi detto:"c'ha diamogli un'occhiata". Le ultime parole famose, in un giorno mi sono visto tutte le 12 puntate che compongono la prima serie.

D'altro canto non poteva essere diversamente. La trama dalla pagina Netlifx: "Un gamer incallito, negato per lo studio e gli sport, trova pane per i suoi denti misurandosi con la ricca compagna di classe Akira in un'insolita sala giochi".
Abbastanza per far andare in sturbo una vecchia cariatide otaku come me cresciuta a pane e sale giochi.
La serie è ambientata nel 1991, dove il nostro Harou, poco più che un bambino, passa il tempo libero nella sale giochi della sua città giocando nientemeno che a Street Figher 2 (in tutte le sue varianti), cercando di diventare il più forte possibile, sino a che non incontra Akira, una compagna di classe perennemente silenziosa, capace però di farsi ben capire con i gesti (picchia come un fabbro) non la classica nerd, anzi, ricca di famiglia e amata da tutti, che ci fa quindi una giovane ragazza in una sala giochi? Scappa dalle oppressioni della sua famiglia sfogandosi nei picchiaduro. La nostra infatti si dimostrerà fortissima a Street (e non solo), diventando così col tempo la rivale di Harou da battere, lei con il suo personaggio preferito: Zangief, lui con il suo fido Guile.

La sfida, il bisogno di migliorarsi, l'amore, il confronto, questi sono i temi di questa gradevolissima serie.



Per chi è cresciuto come me negli anni a cavallo tra gli '80 e '90 avrà di che divertirsi, Hi Score Girl è veramente una gioia, un grande amarcord, un tripudio di nerditudine, di aneddoti, di sensazioni, che è destinata a far breccia nel cuore dei più nostalgici.
Ho apprezzato molto la chicca di svelare vari segreti dei giochi nel proseguo della storia, oppure cose come Guile che diventa il guru spirituale di Harou, non mancano le prime cotte, le lezioni scolastiche che fanno solo da contorno perché in tutto prevale la totale ossessione per gli amati cabinati e le console del periodo. Un meraviglioso e colorato omaggio al mondo arcade che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere.
Da notare che oltre ai coin-op, sono citate console come: il primo Nintendo 8 bit, il Super Nintendo, il Pc Engine, sino ad arrivare alla rivalità tra Sony Playstation e Saturn. Che volere altro di più?

Qualche difettuccio l'ho trovato, lo stile è davvero divertente, però la trama a tratti mi è parsa un poco ripetitiva, è una serie decisamente dedicata agli amanti dei cabinati, ai nostalgici, non so infatti se un altro pubblico possa apprezzare le lunghe sessioni di gioco, o se possa anche lontanamente comprendere la passione che certi giochi possono ispirare. Certo, siamo davanti a un anime, se la sua funzione primaria è intrattenere, direi che lo fa egregiamente.

Qui apro una parentesi personale:
Da ragazzo ho avuto una vera e propria infatuazione per Street Fighter (che a fasi alterne dura tutt'oggi), ricordo le sfide con gli amici, ma soprattutto la prima volta che ci giocai nella calda estate del 1991, la fila che si faceva ogni volta che giocavo perché mazzolavo tutti (o quasi), le amicizie che a volte si sono incrinate per un perfect di troppo, o perché mi bullavo con i più deboli (sigh).
Bei tempi ingeui che per forza di cose non torneranno più.



Un po' di dati tecnici e curiosità varie:

Hi Score Girl è prima di tutto un manga scritto e disegnato da Rensuke Oshikiri serializzato su una rivista edita da Square Enix dal 25 ottobre 2010, attualmente è ancora in corso. Ha avuto una battuta d'arresto nel 2014, quando la SNK Playmore ha denunciato la Square per violazione dei diritti d'autore per l'uso di alcuni suoi videogiochi. La controversia si è risolta e il manga ha potuto riprendere la sua serializzazione nel 2015.



Guile interagisce col protagonista in una tavola del manga



Le notizie di fare un anime di Hi Score Girl gira già dal 2013, è stato realizzato dallo studio JCStaff Co., Ltd. studio fondato nel 1986 da Tomoyuki Miyata un ex dipendente Tatsunoko.
La serie è diretta da Yoshiki Yamakawa e scritta da Tatsuhiko Urahata, con disegni di personaggi di Michiru Kuwabata e la musiche di Yoko Shimomura autore di molte ost di videogiochi, tra i quali Street Figher e Final Fight (entrambi molto citati nel corso delle puntate).
Per realizzare la serie è stata usata la tecnica del cel shading. molto in voga nell'ambito dei videogiochi, vedi Dragon Ball Fighter oppure gli ultimi Guilty Gear; il risultato è eccellente, perfetto per questo tipo di anime.
Mia piccola nota, non ho ancora avuto modo di leggere il manga, se non qualche tavola, però credo che si perda un po' nella parte gameplay, cosa perfettamente riuscita invece nell'anime visto che riproduce proprio video dagli arcade originali con tanto di scanline.

Concludo questo mio post su Hi Score Girl, consigliandolo caldamente a tutti gli amanti degli arcade, a chi è cresciuto a pane e street fighter, per tutti gli altri guardatelo, potrebbe coinvolgervi e ammaliarvi con il suo sapore retrò e il suo candore di tempi ormai lontani.

Intanto Netflix a marzo farà uscire 3 OAV intitolati Extra Stage, si vocifera il 20 marzo 2019. Non vedo l'ora!

Alla prossima! HADOUKEN!





La pagina Netflix sulla serie: QUI

venerdì 1 febbraio 2019

La Favorita + bonus sorpresa!




Ultimamente sto andando spesso al cinema, e sono abbastanza ispirato per scrivere, quindi anche oggi ve tocca, voglio parlarvi de La Favorita.
Premesso che "adovo" i film in costume, questo già dal trailer mi ha ispirato subito. Al di là che sta facendo parlare di sé per le 10 candidature agli Oscar, è stato premiato a Venezia, sta raccogliendo consensi in ogni dove, ma siamo davvero davanti a un bel lavoro o è la solita bolla di sapone gonfiata dalla critica?

Nei primi anni del XVIII secolo l’Inghilterra è in guerra contro la Francia, ma la vita a corte della Regina Anna (Olivia Colman), ultimo monarca Stuart, è  presa da altri affanni. In un mondo dissoluto di danze a corte gloriosamente moderne, intrighi e gelosie, si svolge una lotta di potere al femminile tra Sarah Churchill (Rachel Weisz) e Abigail Masham (Emma Stone), due giovani donne che cercano di conquistarsi il cuore della sovrana, ormai malata, in sovrappeso e continuamente dipendente dal prossimo, in una ricerca spasmodica di appigli e conferme.

Basato su fatti storici, vede il personaggio della Regina Anna reso in modo davvero sfaccettato; se inizialmente può apparire come una tontolona presa dalle sue pulsioni erotiche, in balia del pensiero di tutti i figli (17) che ha perso per colpa di aborti spontanei, si rivela poi invece essere molto scaltra e manipolatrice.
Il triangolo tra le tre protagoniste funziona alla perfezione, confezionando un film veramente piacevole e pieno di pathos, perde un po' di ritmo verso la seconda parte della storia, ma riesce comunque a mantenere sempre alta l'attenzione dello spettatore accompagnandolo verso un finale, che diciamocelo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Un po' come troncato, ma credo sia stata una precisa scelta stilistica del regista: Yorgos Lanthimos. Ammetto la mia ignoranza in merito, è il suo primo film che vedo e devo dire che mi ha colpito molto. Sapiente uso della macchina da presa, ha usato tantissimo la camera fissa, in molte scene enfatizzate da una sorta di effetto "fish-eye" che mi è davvero piaciuto, riuscendo a trasmettere delle sensazioni di inquietudine perfette per questo tipo di pellicola, così tanto girata sul filo della morbosità e del realismo.




Per certi versi questo lavoro mi ha ricordato, il mai troppo lodato, Barry Lyndon di Kubrick; l'attenzione al dettaglio, la grande ricerca nei costumi, nelle luci (candele naturali e luce esterna), il verismo nel trucco delle protagoniste, così naturali le donne, quanto estremo negli uomini, mi ha davvero colpito in positivo. A questo proposito è molto significativo di come questa sia una pellicola prettamente  al femminile, improntata sulla forza delle donne, gli uomini qui sono quasi sempre un mero contorno.




Segnalo le ottime interpretazioni delle 3 protagoniste, davvero meravigliose, ognuna con le proprie sfumature. A livello di storia mi è parso più intrigante il personaggio di Rachel Weisz, a un certo punto ho avuto la sensazione che tenesse in piedi la maggior parte del film. Certo a livello interpretativo se la battono tutte in modo egregio e forse la parte più difficile lo ha la Colman (non ha caso sta facendo incetta di premi), una regina apatica, voluttuosa, ambigua, tormentata, decadente e distruttiva come poche.

Personalmente penso ci sia più bisogno di pellicole come questa, un lavoro che riesce a essere tremendamente moderno nonostante l'ambientazione storica.
Voglio inoltre segnalarvi la fotografia, veramente ottima, satura, bella da vedere, una gioia per gli occhi in ogni situazione, pronta sempre a risaltare le splendide scenografie, i costumi, le espressioni dei protagonisti. Ottimo anche il doppiaggio diretto da Ida Sansone, che in un film di così alto valore artistico è fondamentale. Credo che siamo davanti a un'opera che rimarrà negli annali del cinema, che verrà ricordato dai cultori del genere.
Ve lo consiglio, soprattutto se amate il periodo storico, di cui ne è un attenta ricostruzione, e i film in costume.

Qualche curiosità sparsa per chiudere:

  • Olivia Colman ha già interpretato la Regina Elizabeth Bowes-Lyon, consorte del Re Giorgio VI, in A Royal Weekend, nel 2012, e sarà presto un’altra regina, Her Majesty Elisabetta II, nella terza stagione di The Crown (nel ruolo che è stato di Claire Foy). Per il ruolo della Regina Anna è dovuta ingrassare di ben 15 kg.
  • Sarah Jennings Churchill, il personaggio interpretato da Rachel Weisz, è conosciuta come capostipite della famiglia Spencer-Churchill, che ha dato i natali sia a Winston Churchill sia alla principessa Diana. È considerata una delle figure politiche più potenti del suo tempo, dato che amministrava le finanze della regina, tenendola in scacco con il suo carattere predominante.
  • Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz hanno trascorso insieme 3 settimane, prima dell’inizio della produzione. In questo periodo è nato un buon rapporto tra di loro e hanno sviluppato quell’apertura di cui avrebbero avuto bisogno davanti alla macchina da presa.
  • Sandy Powell, la costumista del film, è stata candidata 12 volte all’Oscar per i migliori costumi e ha vinto tre statuette (Shakespeare in Love, The Aviator e The Young Victoria)
  • Per l’ambientazione del Palazzo Reale, la produzione ha scelto Hatfield House, una proprietà giacobiana nello Hertfordshire, in Inghilterra, che ha ospitato i reali fin dal XV secolo.
 





Piccolo bonus che non c'entra nulla con questo post:
Nei giorni scorsi ho visto Creed 2, dopo essere stato tanto contento del primo capitolo, non posso dire altrettanto di questo. Prevedibile e poco originale, salvo i combattimenti e poco altro. Fotocopia del terzo e del quarto Rocky, di cui può essere una sorta di continuazione ideale, non riuscendo però a coinvolgere come quei capitoli che non saranno dei capolavori, ma hanno ritmo e sanno coinvolgere lo spettatore. Fa bene Stallone a voler congelare il personaggio di Rocky. Non ci siamo proprio, e non basta la nerdata di far tornare Drago per sollevare il tutto. Peccato!

giovedì 31 gennaio 2019

Voglio mangiare il tuo pancreas



Ricambiare l'affetto di qualcuno: non sarà questo il vero significato di vivere?




Voglio mangiare il tuo pancreas è un film in animazione tratto da un racconto di Yuru Sumino che ha avuto un grande successo, tanto da portare a un live action prima e ha una trasposizione animata dopo, appunto quella di cui vi voglio parlare.

Il regista è Shin'ichirô Ushijima (un nome uno scioglilingua), esordiente in questo ruolo, in precedenza è stato aiuto regista di serie come One Punch Man e ALL-OUT!!
 La storia parla di due liceali, Sakura Yamauchi e Haruki Shiga, in classe insieme ma a mala pena conoscienti, di entrambi conoscono solo i rispettivi cognomi. Due caratteri totalmente opposti, lo Yin e lo Yang. La ragazza: positiva, allegra, ed estroversa, la più amata della classe; 
lui: preso soltanto dalle sue letture, totalmente disinteressato dal mondo circostante, proprio per questo bullizzato dal resto dei compagni che lo identificano nello "strano", in quello da evitare.

Ma un giorno, le loro scelte li porteranno a essere molto uniti, tanto da condividere il segreto di Sakura, infatti lei sta morendo per una malattia al Pancreas, le restano pochi mesi di vita e li vuole vivere appieno, quale miglior modo di condividerli con una delle poche persone che non la tratta con commiserazione nonostante la malattia?
Il film è tutto giocato sulla contrapposizione tra i due protagonisti, fa molto riflettere sulla natura umana e sulla società giapponese, così rigida ancora oggi giorno. 
Fa impressione pensare che i due ragazzi non si chiamino mai per nome, che solo riverlarlo indichi un grandissimo grado di confidenza. Ho una cara amica giapponese, spesso mi ha parlato delle difficoltà che ci sono a relazionarsi con le persone, di come si è sempre trovata meglio in Italia, paese che spesso bistrattiamo, ma che dovremmo imparare ad amare di più, scusate la parentesi. 
Certo, non che qui non manchino le difficoltà relazionali, anzi. Sia comunque inteso, che nonostante alcune cose di matrice puramente culturale, il film è totalmente godibile anche per noi, è un buonissimo spunto di riflessione.

Mi sono rivisto molto nel ragazzo, soprattutto per com'ero da adolescente. Ma d'altro canto chi non ci è passato? I due ragazzi sono agli antipodi, ma scoprono poi di avere molte cose in comune, e di avere soprattutto molto da insegnare l'uno all'altro. 
Mentre Sakura, passa il tempo cercando l'apprezzamento altrui, cercando sempre di fare la cosa migliore, Haruki no, a lui non interessa apparentemente di nessuno, non cerca approvazione, è semplicemente quello che è, scoprendo poi, che lasciarsi andare aprendosi al mondo non è poi male, anzi è vitale. Tutti abbiamo bisogno del prossimo, anche se a volte ce lo neghiamo, per un motivo o per un altro.

La pellicola in sé, è un buon lavoro, molto emozionale, un po' furbina, giocando su un tema che per forza non può lasciar indifferenti, cerca spesso la lacrima facile e ci riesce pienamente.
Tecnicamente trovo sia buono, ma non mi ha colpito particolarmente, i personaggi sono delineati in un modo assai semplice, come pare andare di moda ultimamente nel mondo anime, intendiamoci, il tutto rimane un bel vedere, si riesce a provare empatia per i protagonisti, però siamo nello standard, niente di particolarmente originale dal punto di vista tecnico artistico. I fondali invece li ho trovati davvero belli ed evocativi. Le musiche mi sono piaciute, 
anche se avrei gradito i sottotitoli nella nostra lingua per apprezzarne meglio le varie sfumature.




Il film è rimasto al cinema solo 3 giorni, precisamente il 21 il 22 e il 23 gennaio. Sono andato alla proiezione dell'ultimo giorno e ho potuto notare una buona affluenza, la cosa mi ha fatto piacere, anche se ho sempre la sensazione che gli anime, siano ancora troppo un prodotto di nicchia nel nostro paese.
Spendo due righe per la direzione del doppiaggio, devo dire un buon lavoro da parte di Fabrizio Mazzotta; sia per le voci scelte sia per i dialoghi che scorrono senza problemi. Ho apprezzato l'aver lasciato qualche inglesismo tipico della lingua giapponese, a differenza di altri suoi colleghi ha saputo coniugare il rispetto per la fonte originaria con la nostra amata lingua, senza compiere inutili storpiature in nome di una fedeltà che, per forze di cose, non può esserci al 100%, in quanto la lingua giapponese è un mondo a parte rispetto alla nostra.

Una cosa di cui non ho parlato è il titolo di questo film animato che è sicuramente particolare, a questo proposito cito lo stesso Mazzotta, che sul suo profilo Facebook lo spiega così:
"In effetti il titolo potrebbe sembrare poco accattivante. Ma secondo alcune leggende storiche se un Uomo mangia le interiora di un suo simile ne acquisisce anche l'anima. E questo film parla di affetti, amicizia, sofferenze, comportamenti asociali, inno alla vita e conflitti interiori. Roba di tutti i giorni, insomma. ( E niente è come potrebbe sembrare! )"

In conclusione Voglio mangiare il tuo pancreas, è un film che cerca di esplorare il senso della vita, il tema della crescita dei giovani e del conseguimento della propria identità individuale. 
La visione scorre piuttosto velocemente, e sa coinvolgere molto lo spettatore, a questo proposito preparate i fazzoletti, lacrime napulitane a go go vi aspettano, soprattutto nel finale.

Aspettando una degna versione home video, vi linko il trailer:




lunedì 31 dicembre 2018

Spider-Man: Un Nuovo Universo

È quando è difficile che non devi mollare



Questo 2018 che si appresta a concludersi, è stato sicuramente l'anno di Spider-Man. 
Prima abbiamo avuto la sua partecipazione nell'ultimo Avengers, poi il riuscito gioco per Playstation 4, ed infine ecco questo film animato. Spider-Man: Un Nuovo Universo, tutto questo proprio nello stesso anno della morte dei suoi dei suoi creatori: Stan Lee e Steve Ditko.

Diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman. La sceneggiatura è stata firmata da Phil Lord, quest'ultimo figurante insieme a Chris Miller come produttore.
Il progetto ha come produttore esecutivo lo stesso Stan, voglio vederlo quindi come la sua ultima creatura. Distribuito da Sony Pictures, non scorgo Disney in tutto questo, ma è risaputo che i diritti del ragno hanno sempre trame complesse.

La storia si ispira alla saga chiamata come "Ragnoverso", cioè vari universi dove appaiono diversi tipi di Spider-Man, col il senso che ognuno di noi può essere un eroe, suo malgrado, come lo stesso Peter Parker del resto. Qui abbiamo un ragazzino di colore, Miles Morales, appartenente a un universo alternativo, (nel comics è la serie Ultimate), che dopo aver acquisito i poteri da ragno si trova suo malgrado a combattere Kingpin, intenzionato a stravolgere lo spazio tempo per riavere la moglie e il figlio morti in un incidente. In tutto questo avremo quindi la partecipazione di altri 5 Spider-Man provenienti da altri universi. Il tutto crea un interessante amalgama di situazioni, gag, citazioni, drammi e sorprese.
Abbiamo davanti un prodotto davvero interessante, con una regia mai banale, e una computer grafica di livello veramente elevato che non vi farà mai rimpiangere i disegni tradizionali.
Sono rimasto veramente impressionato da questo film, tanto che fatico pure a farne una critica. 
Solitamente sono molto analitico, ma questa volta mi sento sopraffatto da questa valanga di colori e situazioni. Conto infatti di andare a rivedere questa pellicola, cosa che non mi accade spesso al cinema, per coglierne altre sfumature e per assaporarne la magia sul grande schermo.




Il gioco del citazionismo non è fine a se stesso, e regala molti momenti memorabili. Il film può essere quindi apprezzato sia dai fan storici del comics, sia a quelli della prima ora. Ho gradito tantissimo il cameo di Stan Lee, e i ringraziamenti finali a lui e a Ditko per aver creato Spidey. Per non parlare della scena dopo i titoli di coda.  
Questo film a mio avviso è tra le cose più riuscite che abbia mai visto nell'ambito dell'animazione; una meravigliosa giostra da cui difficilmente vorrete scendere. Uno stupendo tributo a uno degli eroi più amati di sempre e alla sua storia, fumettistica e non. 
Qualcuno lo ha definito come il "miglior" cinecomics di sempre, personalmente sono piuttosto freddo davanti a certi riconoscimenti, ma bisogna ammettere che se non è il migliore, poco ci manca. Sicuramente tra le cose più belle mai viste dedicate a Spider-Man, ma anche come prodotto a sé è veramente strepitoso.

Ho letto critiche veramente ingiuste riguardo quest'opera, e voglio spendere due righe per dire la mia.
Lo stile grafico: lo trovo perfetto, ci sono chiare citazioni a molti autori, ma quella che più mi ha colpito è quella a Bill Sienkiewicz, chiaramente distinguibile in Kingpin e nella battaglia finale, una delle scene più epiche e riuscite della storia dell'animazione 3D, con una spruzzata anche al Jack Kirby più visionario del periodo Fantastici Quattro. L'unica che mi ha un po' infastidito, l'effetto fuori fuoco che si nota spesso nelle inquadrature, lo avrei attenuato, invece la "retinatura" è davvero riuscita. Gli effetti onomatopei troppo belli e fumettosi.
La storia: è perfetta, riesce a coniugare il divertimento e la serietà nello stesso momento, non annoia MAI, piena di momenti adrenalinici e coinvolgente.
Le musiche: cioè, il tema di Prowler cosa non è? Pure le altre non scherzano!


Kingpin by Bill Sienkiewicz


Per quanto mi riguarda, questo film è stata davvero una grandissima sorpresa. Ho letto che si parla già di seguiti e relativi spin-off, non so cosa vogliono fare, ma se il livello sarà questo: ben vengano!

Scritto questo, fatevi un favore, che voi siate o meno amanti dei fumetti Marvel, andatevi a vedere Spider-Man Un Nuovo Universo, vi assicuro che non ve ne pentirete.






Piccolo Spoiler: i tributi a Stan e Steve alla fine della pellicola:








Colgo l'occasione per farvi i miei auguri di buon 2019! 

lunedì 3 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody



I Queen, sono uno dei miei gruppi preferiti, una band iconica che ha segnato la mia adolescenza.
Ero poco più di un ragazzo quando morì Freddie Mercury, e come tanti della mia generazione ho scoperto il gruppo maggiormente in quella triste occasione, anche se già prima simpatizzavo per loro.
Dalla morte di Mercury, ho avuto l'impressione che il resto del gruppo tirasse un po' a campare su ciò che è stato, a eccezione di John Deacon (lo storico bassista), che è l'unico che in tutti questi anni ha scelto una vita ritirata piuttosto dei riflettori.
Bohemian Rhapsody, oltre a essere una delle hit più famose dei Queen, oggi è un film sulla storia del gruppo, dalla sua formazione nel 1970 al 1985, incentrato in particolar modo sul mai troppo compianto vocalist Freddie Mercury.
Prodotto tra gli altri da Brian May e Roger Taylor, il progetto ha avuto una vita molto travagliata: una lavorazione di quasi 10 anni, in cui si sono susseguiti cambi di registi, sceneggiatori, attori, tra cui il bravissimo Sacha Baron Cohen che doveva interpretare il protagonista al posto dell'attuale Rami Malek. Purtroppo dissapori artistici hanno allontanato Cohen dal set, devo ammettere con mio grande rammarico, sono sicuro che avrebbe fatto un lavoro eccelso. Ma andiamo al presente, con i se e i ma non si va da nessuna parte.

La storia inizia con un giovane Mercury, indiano naturalizzato inglese, alle prese con gli studi e un lavoro come gestore di bagagli all'aeroporto, vive in una famiglia conservatrice ma esce ogni sera cercando la sua strada. Una sera, in un pub a modo di ascoltare gli Smile, gruppo in cui militano Roger Taylor alla batteria, e Brian May alla chitarra elettrica, il vocalist li lascia a piedi e Freddie si propone di sostituirlo. Nasce così un sodalizio che rimarrà nella storia della musica, la band cambierà nome grazie all'estro di Mercury in Queen. Il resto, come si suol dire è storia.
La pellicola, si concentra in particolar modo sull'evoluzione umana del protagonista, dal suo incontro con l'amatissima Mary Austin, alla scoperta della propria sessualità, sino ad arrivare alla consapevolezza di essere spiccatamente bisessuale, anche se nel film si fa intendere maggiormente che Freddie sia gay; in realtà pare che il nostro non disdegnasse totalmente il gentil sesso. Molto bella la parte relativa alla creazione dell'album A Night at the Opera del 1975, tra l'altro il mio preferito, e ovviamente ci si concentra sulla composizione della canzone che dà il titolo al film: Bohemiam Rhapsody. Alla lotta artistica per imporre una canzone così innovativa, inoltre pochi sanno che uno dei primi video musicali della storia è proprio quello di questa hit:


Poi la storia prende una vena un po' più drammatica, dove si descrive un Mercury manipolato dal suo manager amante Paul Prenter, alle prese con festini senza fine, solitudine, e redenzione.
Il finale vale il prezzo del biglietto, mi riferisco alla bellissima esibizione del Live Aid del 1985 con cui si chiude la pellicola.
Nella sua totalità trovo che il tutto funzioni, che Rami Malek abbia dato un'ottima interpretazione, anche se a mio parere, soprattutto fisicamente, la sua trasformazione in Mercury funziona molto di più nella prima parte, quando ha i capelli lunghi per intenderci, lo trovo meno somigliante e credibile con i baffi e i capelli corti, ed è un peccato perché doveva essere il punto più iconico della carriera di Freddie. Le movenze, le espressioni, invece quelle ci sono, globalmente quindi penso Malek abbia fatto un ottimo lavoro ma non l'interpretazione da Oscar che stanno invocando alcuni.


Gli altri attori sono piuttosto in parte, anche se per esigenze di copione sono tutti satelliti di Malek, in particolar modo è incredibile la somiglianza di Gwilym Lee, con Brian May, buono anche Joseph Mazzello nei panni di John Deacon, meno riuscito Ben Hardy in quelli di Roger Taylor. Meravigliosa la Mary Austin di Lucy Boynton.
A proposito di Deacon, ho notato che il suo personaggio in un paio di occasioni fa un po' la figura del "fessacchiotto" rispetto al resto della band, spero sia solo una mia impressione e che non sia una "vendetta" di May e Taylor nei confronti del loro collega, anche perché il bassista si è allontanato dal progetto anni fa, quindi dubito abbia avuto voce in capitolo a riguardo.

Altra cosa, alcuni hanno criticato il film per le differenze che ci sono con la realtà, a mio parere ci sta che la storia sia stata un po' romanzata. L'unica cosa che mi ha fatto leggermente storcere il naso è vedere un Mercury con la coda tra le gambe invocare il perdono della band, cosa che non risulta sia mai successa, infatti ognuno ha sempre pensato anche alla propria individualità senza togliere nulla al gruppo.
Freddie, è stato un personaggio con una grandissima personalità, fatico a immaginarmelo succube degli altri. Poi il resto della band pare quasi un gruppo di educandi rispetto a lui, ma è risaputo che gli eccessi ci siano stati da parte di tutti, non certo solo di Fred, anche se lui, a quanto dicono le cronache, ha superato pure gli eccessi mostrati sullo schermo.
Ho notato in generale una punta di eccessivo buonismo, mi riferisco in particolare alla parte finale, non vi spoilero nulla, ma a mio avviso evitabilissimo, stiamo parlando di uno dei gruppi più innovativi di sempre, c'è davvero bisogno di indorare la pillola?
Freddie, ha vissuto la vita al massimo, come l'ha voluta lui, in questa opera sembra quasi che fosse una vittima, invece è stato la regina del suo alveare, non certo l'ape operaia. Mi è mancata anche un po' l'ironia, l'acutezza di Mercury, mi rendo comunque conto che sia davvero complesso tratteggiare in modo completo una personalità tanto sfaccettata in poco più di 2 ore, tra l'altro so che hanno tagliato varie fasi nel montaggio, chissà se una eventuale versione "uncut" possa essere più interessante.

La regia di Bryan Singer, sostituito poi da Dexter Fletcher in corso d'opera, non è certo epocale, poco incisiva per un'opera su una band tanto creativa, però salva la baracca nella parte del Live Aid, dove anche grazie alla computer grafica, riesce ad arrivare a trasmettere un coinvolgimento davvero fortissimo, una parte che mi ha davvero emozionato e commosso.
Il film finisce un po' così, si ha la sensazione che ci potesse essere un maggior approfondimento della vita di Mercury, si esce quindi dalla sala affamati di Queen, di informazioni, di musica, le oltre due ore scorrono velocemente.

In conclusione; un progetto travagliato, riuscito a metà, ma che consiglio di vedere, soprattutto se siete amanti della musica del gruppo, con il patto di saper chiudere gli occhi davanti a qualche inesattezza e a sbavature che in ogni caso non impediscono all'opera di essere godibile.

Long live the Queen.




mercoledì 14 novembre 2018

Stan Lee 1922 - 2018

"Credo che anche solo una persona possa fare la differenza"
Stan Lee




La mia vita è stata segnata in modo indelebile dai fumetti. Ho imparato a leggere con i Marvel Corno, sono stato un bambino piuttosto solo, e la lettura è stata la mia ancora di salvezza.
Nel 1999 ho avuto l'opportunità di lavorare con Andrea Corno, quindi la mia strada si è unita alla mia passione. Non è stata un'esperienza semplice, ma a oggi ne conservo un buon ricordo, è stato sicuramente formativo.
Stan Lee, è l'uomo che mi ha permesso di fare queste esperienze.
Ha creato un universo inestimabile di eroi, ha lasciato un'impronta indelebile e la sua dipartita, seppur sia una cosa fisiologica a 95 anni, ha scosso il mondo. D'altro canto dalla morte della moglie Joan, Stan ha subito una parabola discendente tale, che forse solo ora è davvero in pace.

In queste ore ho letto molti tributi, tanti sono rimasti increduli davanti alla sua morte, ma perché un uomo così anziano ci stupisce facendo la cosa più naturale del mondo?
Forse perché Stan appariva una figura quasi mitologica, trascendendo la sfera dell'umano.
Un uomo che nei suoi anni migliori riusciva a dettare 3 storie contemporaneamente alle sue assistenti, che a 38 anni si è risollevato creando un impero, dei personaggi entrati nel nostro immaginario per sempre. Ne cito solo alcuni: I Fantastici Quattro, Hulk, Iron-man, L'Uomo Ragno, Thor, X-Men.
Non semplici eroi, ma persone ai margini della società che trovano il loro riscatto con fatica, spesso incompresi e soli. Ha creato così i super-eroi con super-problemi, in contrapposizione alla perfezione di beneamini DC come Superman
Lee, ha precorso i tempi, ha compreso che il pubblico non ha bisogno di una falsa perfezione, è stato un pioniere, un innovatore, ha colto il meglio nelle persone intorno a lui, con una determinazione invidiabile è riuscito a creare dei personaggi immortali insieme agli artisti più dotati del suo tempo.

Molti stanno accostando Stan a Walt Disney, per quanto mi riguarda per certi versi lo ha superato ampiamente in quanto a creatività, è strano pensare che ora le loro strade siano unite visto che la Marvel è stata acquisita da anni dalla Disney.
Ha vissuto una vita piena e soddisfacente, ha coronato tutti i suoi sogni, rendendo i suoi personaggi record di vendite anche al cinema.
Eppure ho letto spesso rammarico nelle sue parole. Il suo sogno di diventare un romanziere di successo non è riuscito. Non a caso ha usato tutta la vita uno pseudonimo (il vero nome era Stanley Martin Lieber)  che poi è diventato il suo marchio di fabbrica, temeva infatti di rovinarsi la credibilità con i comics. Oh, Stan, se solo tu potessi vedere tutto l'amore che si sta riversando su di te, forse dimenticheresti ciò che non sei riuscito a diventare, perché tu sei andato oltre qualsiasi più rosea aspettativa.

Le polemiche sulla paternità delle creature Marvel, ora hanno lasciato il posto alla consapevolezza della fortuna che abbiamo avuto tutti nel poter condividere lo stesso tempo con un genio creativo di tale portata.

Ciao Stan, che la terra ti sia lieve.







venerdì 26 ottobre 2018

A Star Is Born




A Star is Born, è l'opera prima come regista di Bradley Cooper, che vede il suo esordio come attrice nientemeno che Lady Gaga.


Prima di tutto stiamo parlando di un remake, per la precisione del film È nata una stella, pellicola che purtroppo non ho ancora avuto modo di vedere.
Cooper ha quindi scelto la via facile come prima regia? No, direi di no. Prima di tutto perché si è scelto il ruolo del cantantante rock, ha infatti preso lezioni da Eddie Vedder dei Pearl Jam, (e si vede), poi si è affiancato un'artista molto amata ma neofita come attrice. Quindi abbiamo, un attore prestato al canto, e una musicista prestata alla recitazione.
Bello no?

Ok, date le premesse, questo film poteva essere una tavanata di dimensioni bibliche, e invece, invece no! La storia certo non brilla per originalità, il solito clichè della rock star data all'autodistruzione che trova la sua musa in un locale a caso, se la porta sul palco e la fa diventare la diva diddio. Circa il succo è questo, ma il tutto è stato davvero ben confezionato.
Prima tutto abbiamo ottima musica, la ost è molto coinvolgente, e la scelta di sottotitolare tutte le canzoni l'ho trovata davvero azzeccata. Cooper si rivela un cantante credibile, affascinante e carismatico. Gaga, un'anima in cerca della sua dimensione, del suo riscatto.
Entrambi paiono come due treni in corsa, ognuno verso il proprio destino.
L'unica cosa che non ho totalmente apprezzato è lo sviluppo del personaggio di Bradley Cooper (Jackson Maine), un po' debole, sicuramente ispirato a gente tipo Chris Cornell, ma quanto avrei gradito una vena un poco meno decadente, un ritratto meno stereotipato della rock star bella e dannata. Per assurdo ha una maturazione più strutturata la sua controparte femminile: Lady Gaga.

 Una rivelazione come attrice, regge praticamente l'intero film sulle sue spalle, però mi è parso che interpretasse un po' sé stessa, sarebbe da rivedere in un ruolo meno cucito addosso alle sue capacità, quindi ancora presto per dire se sia davvero "nata una stella", nel campo cinematografico si intende.
Il resto del cast mi è piaciuto, in particolare un attore che ricordo con molto affetto nel cult Dietro la maschera, mi riferisco a Sam Elliott, mi ha fatto davvero piacere rivederlo sullo schermo.

Quindi, concludendo, questo è un ottimo film, forse un po' lento in alcune parti che andavano un po' snellite, ma nel complesso un esperimento riuscito. Toccante, coinvolgente, divertente in alcuni frangenti, con quel finale che, anche se piuttosto telefonato, ti rimane dentro per un bel po'.

Bravo Bradley, aspettiamo la tua opera seconda, nel frattempo ascoltatevi pure l'ost di A Star is Born che spacca veramente.

Alla prossima guys!



venerdì 14 settembre 2018

Robin Williams - Storia di una vita




Adoro Robin Williams, e quando ho visto in libreria la biografia: "Storia di una vita", del giornalista Dave Itzkoff, mi sono fiondato a comprarla, ma ne è valsa la pena leggersi le quasi 500 pagine che la compongono?

Premetto che sono un amante delle biografie, ne ho lette molte, mi piace approfondire i personaggi che amo, cercare di avere più informazioni possibili su di loro.

Il libro scritto da Itzkoff, è tra i saggi più minuziosi che mi sia capitato di leggere, almeno per quanto riguarda un personaggio di spettacolo. Robin viene letteralmente vivisezionato, partendo dalla sua ricca infanzia isolata, ai genitori, alla sua crescita, sino ai suoi studi e ai suoi successi, arrivando poi al tragico epilogo che tutti conosciamo. Si capisce che il giornalista, prima di essere uno scrittore è un fan dell'artista scomparso, ed ha avuto anche occasione di incontrarlo varie volte, di intervistarlo, di accompagnarlo in giro.

Ogni cosa scritta ha una relativa nota, viene sempre citata la fonte; Itzkoff intervista parenti, amici, colleghi, ex mogli, collaboratori, truccatori, chiunque sia stato vicino a Robin e si sia reso disponibile è diventato così fonte di notizie, sempre interessanti, per cercare di comprendere l'uomo e l'artista.

Sono rari gli uomini che lasciano un segno come quello lasciato da Robin, una persona, nonostante tutto, insicura, piena di contraddizioni, con uno smodato desiderio di piacere, di essere amato, forse per placare la solitudine della sua infanzia dorata.
Questo libro fa finalmente luce, una volta per tutte, su vari aspetti della vita dell'artista.
Moltissimi sono convinti che Robin si sia ucciso per la depressione, pochi sanno che purtroppo negli ultimi anni della sua vita si è ammalato, sempre più gravemente. Ciò non è una trovata pubblicitaria per santificare la sua immagine, purtroppo solo l'autopsia è riuscita veramente a stabilire, con quasi certezza, che soffriva di Demenza da corpi di Lewy, a lui diagnosticato erroneamente come Parkinson visto che i sintomi sono simili. Di questa terribile malattia e delle pene subite da Williams ne ha parlato approfonditamente anche la moglie in questo bellissimo articolo che vi linko qui.

Robin, è stato per me una grande fonte di ispirazione, un uomo che avrei tanto voluto conoscere, grazie a questo libro e a tutti quelli che ci hanno collaborato, posso dire che mi sento più vicino a Williams, e sono grato al suo autore per questo.
Scoprire poi che anche lui amava collezionare, pure robot giapponesi! Chi lo avrebbe mai detto? Certo, non stiamo parlando di un santo, nella vita ha fatto errori, a volte anche gravi, ma prima di tutto si è donato, e ha cercato sempre di portare il sorriso nel volto del prossimo.
La sua voglia di lavorare, il suo impegno, la sua genialità, rimane il rammarico di pensare che forse poteva essere sfruttato meglio, soprattutto in anni più recenti. Di Robin bisogna ammirare il coraggio, si è sempre messo in discussione, non si è mai sentito arrivato, ed è sempre rimasto umile, cosa che davvero non è da tutti.


Quindi, se volete anche voi sentirvi più vicini a questo enorme artista, vi consiglio caldamente di leggere questo libro, scorrevole e ben scritto, non ve ne pentirete affatto!

sabato 7 luglio 2018

Steve Ditko, il co-creatore di Spider-Man ci ha lasciato


"Non parlo mai di me stesso. Io sono il mio lavoro. Faccio del mio meglio, e se mi piace, spero che piaccia anche a qualcun altro."



Steve Ditko, co-creatore di Spider-Man e Dottor Strange, è morto a 90 anni. Per molti purtroppo questo nome dice poco, ma chi conosce veramente il fumetto sa che questi corrisponde a storia.
Personalmente è una delle persone a cui devo la mia "salvezza", scritto così parrà esagerato, ma Ditko è stato uno dei disegnatori che mi ha fatto più sognare, con la sua arte mi ha aiutato a superare momenti difficili della mia vita. Ci ho passato letteralmente anni sulle sue tavole, non potrò mai dimenticare l'impronta che ha lasciato dentro di me. Un uomo che poi ho scoperto essere schivo e solitario, deluso da un sistema che lo aveva ingoiato e poi sputato.

Lui che aveva aiutato a creare Spider-Man, tutta la maggior parte dei villain della serie, l'universo di Dottor Strange, trovo non gli sia mai tributato il giusto valore. Parliamoci chiaro, le sue divergenze con Stan Lee sono cosa ben nota nell'ambito del fumetto; molti non conoscono come girano le cose in quel mondo. Stan, genio indiscusso, non poteva certo star dietro fisicamente a tutte le testate Marvel, si limitava quindi a scrivere una bozza di sceneggiatura (a volte manco quella) e a inserire poi i dialoghi nelle varie tavole, ma il grosso del lavoro creativo era, ed è in mano, ai disegnatori.
Steve Ditko in vita meritava il giusto tributo, il giusto compenso per ciò che ci ha lasciato, invece pare avesse ricevuto il compenso solo sulle sue tavole, senza nessun tipo di diritto d'autore. Se oggi giorno abbiamo un tale universo creativo, un tale impero Marvel, lo dobbiamo a gente come Ditko. Perché nessuno ha mai suonato alla sua porta con un bell'assegno? Perché quest'uomo che aveva fatto la storia aveva deciso di vivere da recluso, tanto da essere trovato, alla bella età di 90 anni, morto dopo ben due giorni? Perché questa notizia ci è stata divulgata solo oggi quando l'autore pare deceduto già il 29 giugno?
Tutto ciò mi addolora, e poco mi consola sapere che la via della solitudine sia stata una scelta dello stesso Ditko, perché mi domando cosa lo abbia portato verso una tale vita.

Ditko, è stato, è, un genio visionario, basta guardare una sua qualsiasi tavola di Dottor Strange, ma le sue opere minori, più sconosciute, sono gemme forse ancor più geniali. Le mie parole per qualcuno saranno pura retorica, esagerazione, ma questa persona ha segnato in modo indelebile la mia vita, quella di molti, e non potrò mai ringraziarlo abbastanza per ciò che ci ha lasciato.


Che la terra ti sia lieve Steve.


Tante le analogie tra Steve Ditko e il suo Peter Parker




Per approfondire la sua storia vi consiglio questo link: QUI