domenica 20 luglio 2014

R.E.M. - Losing My Religion




Losing My Religion dei R.E.M, è sicuramente uno dei miei brani preferiti, e una di quelle canzoni che per me ha un gran valore affettivo. Nasce tutto da quando frequentavo la Scuola Del Fumetto a Milano, un giorno il professore di italiano, gran persona, ci chiese di portare due brani per noi importanti, per analizzarne il testo, e con una mia compagna portai anche Losing My Religion, che a dir la verità, al tempo non mi colpiva tanto per il suo messaggio, ma più per le sonorità, infatti l'insegnante si disse deluso per la mia scelta poco ardita, invece devo dire che da adulto poi l'ho compresa meglio, apprezzandola di più anche per ciò che vuole comunicare.

Bene, dopo questo piccolo angolo amarcord, prima di lasciarvi al solito testo tradotto della canzone, vi metto qualche curiosità riguardante questo classico anni '90.

Viene ritenuta la canzone più famosa dei R.E.M., la rivista Rolling Stone l'ha posizionato tra le 500 canzoni migliori, sta al infatti al n.170. Nonostante il titolo, non è legata a tematiche religiose, lo stesso Michael Stipe ha dichiarato di essersi ispirato al classico dei Police Every Breath You Take.
Il video è stato girato da Tarsem Singh, regista di The Cell e di Biancaneve, contiene immagini di varie religioni e fu nominato, nel 1991, agli MTV music awards, vinse anche come best art, best group e best editing, non male direi!




Losing My Religion

Life is bigger
It's bigger than you
And you are not me
The lengths that I will go to
The distance in your eyes
Oh no Ìve said too much
I set it up

That's me in the corner
That's me in the spotlight
Losing my religion
Trying to keep up with you
And I don't know if I can do it
Oh no Ìve said too much
I haven't said enough
I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing 
I think I thought I saw you try

Every whisper
Of every waking hour Ìm
Choosing my confessions
Trying to keep an eye on you
Like a hurt lost and blinded fool
Oh no Ìve said too much
I set it up

Consider this
The hint of the century
Consider this
The slip that brought me
To my knees failed
What if all these fantasies
Come flailing around
Now Ìve said too much
I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing
I think I thought I saw you try

But that was just a dream

That was just a dream

Perdendo la mia religione

La vita è più grande
È più grande di te
E tu non sei me
Le lunghezze che percorrerò
La distanza dai tuoi occhi
Oh no, ho detto fin troppo
L'ho voluto io

Sono io quello nell'angolo
Sono io quello alla ribalta
Che perdo la mia pazienza
Cercando di sostenermi con te
E non so se posso farlo
Oh no, ho detto fin troppo
Non ho detto abbastanza
Pensavo di averti sentito ridere
Pensavo di averti sentito cantare
Credo che pensassi di averti visto tentare

Ogni sussurro
Di ogni ora in cui sono sveglio
Scegliendo le mie confessioni
Tentando di mantenere un occhio su di te
Come uno sciocco ferito, perduto e accecato
Oh no, ho detto fin troppo
L'ho voluto io

Considera questo
L'aiuto del secolo
Considera questo
L'errore che mi portò
Fallito alle mie ginocchia
Che importa se tutte queste fantasie
Arriveranno a colpire qui
Ora ho detto veramente troppo 
Pensavo di averti sentito ridere
Pensavo di averti sentito cantare
Credo che pensassi di averti visto tentare


Ma quello era solo un sogno

Era solo un sogno...



martedì 1 luglio 2014

Il ritorno dei classici di Go NAGAI!





Finalmente, dopo tantissimi anni, Yamato Video riporta i beniamini degli anni settanta, i robot del maestro Go Nagai, i giganti che hanno infiammato i cuori di una generazione che, ancora oggi, porta indelebile nel cuore il segno di quel passaggio, tanto da essere soprannominata "Goldrake Generation".

Ufo robot Goldrake, è la serie che ha consacrato l'animazione giapponese in Italia, colei che ha fatto da apripista agli anime, un cartone che ha avuto un successo senza precedenti, a tal punto da diventare un evento di costume, che ha fatto scomodare sociologi, psicologi, politici, un qualcosa che ha avuto un impatto culturale così grande, che solo chi l'ha vissuto direttamente può capire appieno: finalmente tornerà con un edizione DVD completa, questa volta anche con l'audio storico, e con dei sottotitoli fedeli e curati, così da andare a sopperire alle mancanze della versione d/visual, versione purtroppo mai completata.
Preciso subito che non vedremo questi prodotti in Blu-ray, semplicemente perché non sono usciti in questo formato nemmeno in Giappone, quindi, per ora, rassegnamoci e godiamo di ciò che sta arrivando.
Torna poi Il grande Mazinga, mai uscito nel mercato home video, tassello di un trittico, che insieme a Mazinga Z e a Goldrake, costituisce un universo che da quarantanni è in continua evoluzione.
Uscirà quindi anche Mazinga Z, serie che nel nostro paese non è mai stata completata, si è vista solo in tv in maniera sporadica, e che questa volta potremo apprezzare nella sua interezza, pare doppiata fedelmente, anche se ancora molti particolari di queste edizioni non si conoscono, indi allo stato attuale non ho certezze a riguardo.
Poi abbiamo, l'ultima perla, non certo nelle preferenze, uno dei robot più amati di sempre, il grandissimo Jeeg robot, anime di culto, diventato nel nostro paese un fenomeno quasi alla pari di Goldrake, anch'egli mai uscito in home video, se non un film con un montaggio di episodi, almeno dieci anni fa.

Per finire, oltre a queste uscite, si vocifera di messe in onda tv, ancora non so bene su quali lidi, ma si parla di rilanciare questi personaggi in grande stile, (cosa già iniziata con la Go Nagai Collection) e confido che la risposta del pubblico sarà adeguata, anche se sicuramente i tempi sono molto cambiati; a questo proposito, voglio fare una doverosa precisazione, i più giovani non possono capirlo, ma questo è un evento molto importante per l'animazione in Italia, le serie classiche di Go Nagai, hanno avuto molti problemi di diritti per svariati anni, sono state vittima di speculazioni spericolate, tanto è vero che saranno almeno vent'anni che non si vedono in tv, il fatto che tornino è un segno di vitalità di un mercato che sta comunque vivendo la crisi, che ha bisogno di rilanciarsi, e di liberarsi dalle catene che l'ha morso per troppo tempo.

Sono in uno stato di grande euforia per questo annuncio, in qualche modo ho visto crescere tutto questo, ci ho sperato, ho lottato; con la mia pagina Facebook su Jeeg ho cercato di aiutare a tener viva la passione per un genere che è ancora oggi amatissimo da molti, sono testimone ogni giorno dell'affetto che le persone hanno per questi giganti. Ho avuto modo di testare con mano il polso del pubblico, un pubblico ancora affamato di sogni, di glorie, di ideali, di Go Nagai. Quasi ogni giorno, a riguardo dei Mazinger leggo cose come: "ma perché non li rifanno in tv, perché non tornano, che bei tempi, questi si che erano cartoni..." finalmente l'attesa è finita, i nostri robot sono tornati per restare!

Voglio ringraziare di cuore le persone che hanno permesso tutto questo, che stanno lavorando duramente per riportare al meglio le opere di Nagai in Italia, in particolare: Francesco Di Sanzo, hai davvero grande passione per il tuo lavoro e meriti le migliori soddisfazioni, Giorgio Bassanelli Bisbal, un grande professionista, uno dei pochi che considero davvero "amico", e Romano Malaspina, per essere l'uomo che è, per avermi insegnato quanto sia importante la parola "dignità", per aver dato voce ai sogni di tutti noi.

giovedì 19 giugno 2014

Il delitto di Motta Visconti


"Anche se nella vita tu ci sei per tutti non è detto che tutti ci siano per te."

Maria Cristina Omes



L'efferato delitto di Motta Visconti di questi giorni mi ha scosso molto. Trovo simbolico ciò che è successo in una cittadina così piccola, così tranquilla. Viviamo in una società fatta di apparenza, di normalità, che tende a voler nascondere sotto strati di perbenismo, con una bella facciata, mostri, mostri con cui viviamo per anni, gomito a gomito, che guardiamo con occhi innocenti, con amore, senza conoscerli mai, se non quando è troppo tardi.
Arrivare a sterminare la propria famiglia per un infatuazione, per la libertà, perché ci si sente in gabbia, quando la vera gabbia è il proprio io, quando basta essere sinceri, prendere le distanze andarsene; essere uomini, prendersi le proprie responsabilità senza dover per forza distruggere ciò che di bello si è creato.

Le modalità del delitto sono sintomatiche: l'assassino prima ha fatto "l'amore" con sua moglie, per poi sgozzarla senza pietà, su quello stesso divano dove poco prima aveva consumato il suo bestiale amplesso, ha tolto poi la vita ai propri figli mentre stavano dormendo, senza guardare mai la sua famiglia negli occhi, nel modo più vile, pianificando un folle piano senza senso e via di uscita. Amore e morte, una correlazione a cui ho pensato spesso. Nessuno può farci male quanto le persone che amiamo.
Dovremmo preoccuparci tutti meno delle apparenze, essere sinceri, vivere come vorremmo, liberi, anche a costo di mettere in pericolo la nostra apparente tranquillità, invece no, a volte scegliamo la via delle bugie, mentiamo talmente tanto che lo facciamo anche con noi stessi. sino a creare gli scenari più assurdi, compromettendo il nostro equilibrio, il prossimo, spesso in modo irrimediabile.
L'assurdo di una società, che ci permette di comunicare con chiunque in qualsiasi momento, ma in cui vige molta solitudine, tanta anaffettività, dove abbiamo difficoltà a rapportarci realmente con le persone, a parlarci guardandoci negli occhi, talmente siamo assuefatti dalla virtualità in cui siamo immersi.

Questa storia mi ha veramente addolorato, vuoi le dinamiche, vuoi il luogo a me così famigliare; a Motta ho infatti molti ricordi, mai avrei pensato di tornare a pensarci in circostanze così tragiche.

Sono particolarmente vicino alla cittadina di Motta Visconti, il mio cordoglio va alla popolazione e soprattutto alle famiglie colpite da questa immane tragedia. Il mio pensiero, le mie preghiere, vanno a tutte le vittime innocenti che ogni giorno vengono uccise, stuprate, umiliate da chi più dovrebbe tutelarle e amarle, in particolare a Maria Cristina Omes, e ai suoi figli, Giulia e Gabriele.
Noi uomini dobbiamo fare ancora tanto per poterci ritenere davvero evoluti, sino a che non troveremo la strada della verità, dell'amore, del rispetto, della comunicazione, non potremo mai essere liberi.



lunedì 9 giugno 2014

Mangiare è vita

Mia nipote Eleonora scrive bene, e no, non sono affatto di parte, infatti ha appena vinto un contest dell'associazione culturare L/HUB per Expo 2014, con questa bellissima motivazione:

Con il racconto “Mangiare è Vita”, Eleonora Tarchini dell’Istituto Alessandrini di Abbiategrasso (MI) si aggiudica uno dei premi singoli del concorso “EXPO 2015: il mondo è qui!”. Con indubbie doti di scrittura e una non comune profondità di analisi, l’autrice trae spunto dalla personale – e conflittuale – esperienza con il cibo per proiettare la riflessione in una dimensione più ampia, utilizzando differenti registri stilistici e intrecciando la cronaca minuziosa della giornata della protagonista che si racconta in prima persona, a spunti e riflessioni continue: “Ogni volta che lascio quella stanza la mia mente danza e questo starebbe a significare che tutti i Mercoledì della mia vita, da quando avevo quindici anni, sono pieni di me. Solitamente, le mie giornate si saziano di ogni cosa, ma mai di me”.
All’interno di un rapporto ritrovato, il cibo diventa veicolo di riscoperta del mondo, pieno di calore e vitalità, percepito come generoso e protettivo, ma così spesso tradito: “Il mondo ci ha sempre dato tutto. È stato la nostra casa, è stato il nostro piatto, la nostra porzione, la nostra vita. Il mondo era per noi, lo è ancora, ma il mondo vive. Respira. E come tutto ciò che respira, un giorno smetterà di farlo. Smetterà di essere la nostra casa, il nostro piatto, la nostra porzione e la nostra vita. Smetterà di darci tutto. E forse, ci verrà anche contro. Forse, sta già iniziando a farlo. Perché il mondo parla, ma non siamo capaci di ascoltarlo. O meglio, non vogliamo farlo”.
Sospeso tra riflessione e autobiografia, “Mangiare è vita” è un invito toccante e ispirato a rinnovare la comunione degli uomini con il mondo, inteso come nutrimento e fonte di vita.


Ovviamente sono fiero di questo risultato, e spero che possa aiutare la mia dolce nipote ad aver maggior fiducia nel suo potenziale. Ma bando alle ciance ed eccovi il racconto di Eleonora:



MANGIARE E’ VITA



<< Mangiare. >> mi scruta, con i suoi piccoli occhi nascosti dalla montatura nera degli occhiali. << Secondo te, cosa rappresenta mangiare? >>. Lo guardo in silenzio, i miei occhi slittano veloci su e giù, verso la scrivania in legno e il suo sguardo sempre fisso su di me, ogni volta mi da’ la sensazione che studi i miei movimenti e questo mi agita; a tal motivo mi torturo le mani cercando di trovare una risposta corretta, riformulando più volte nella mia mente quel quesito. 
È sempre così. 
Mi soffermo a pensare a qualcosa di ovvio per il semplice motivo che non vivo senza farlo, per il solo scopo che non potrei accettare di sbagliare, allora, a causa di quel silenzio, che poco a poco prendeva una piega di tensione, i suoi occhi si fecero più grandi mentre mi osservava:
 << Devi solo dirmi il tuo pensiero, non ci sono risposte giuste o sbagliate. >> 
 << Beh, senza mangiare… non potrei sopravvivere. >> dico a voce bassa, alzando lo sguardo verso quel signore che occupava il posto davanti al mio; solo quella scrivania ci divideva.
 << Esatto! >>, l’enfasi nella sua voce fece raddrizzare la mia schiena, << Perché mangiare è vita. Una persona che non vuole mangiare di conseguenza rifiuta la vita. >>.
 Rifiutare la vita? Non ho mai pensato di farlo. O meglio, non più. Eppure, dopo quella conversazione di quarantacinque minuti, sono poche le altre parole che ci scambiammo e il discorso era terminato, come molti altri.
Lui è il mio psicologo.
La strada davanti a me è grigia mentre cammino per i sentieri della mia città, con la testa bassa e con gli occhi scuri rapiti in un punto, a me indefinito, del cemento. Il freddo fece tremare le mie ossa, ma incurante di ciò decisi comunque di non chiudere il giubbotto, con la ragione ancora lì, chiusa in quella camera e con quelle parole, con quel discorso cantato a metà lasciatolo mescolarsi nell’aria; io immaginavo che quel gelo che penetrava la mia pelle fossero quelle parole. È sempre così. Ogni volta che lascio quella stanza la mia mente danza e questo starebbe a significare che tutti i Mercoledì della mia vita, da quando avevo quindici anni, sono pieni di me. Solitamente, le mie giornate si saziano di ogni cosa, ma mai di me. E come sensazione, non c’è stato attimo in cui mi sia piaciuta. Ma ormai sono passati due anni da quando incontrai il mio dottore per la prima volta, se non di più, e nonostante fatichi a farmela piacere, questa sensazione, sto imparando a farmela andare bene. Sto imparando ad accettarla. Mi fermo al semaforo che da l’incrocio, guardo le strisce bianche per terra mentre la mia mente non è ancora presente: vedo una strada, ma non so più cosa sia. Non so più niente, laddove il fastidioso odore dello scarico di un’automobile mi pizzica le narici. << Che schifo… >> sussurro, incapace di sentire la mia voce attraverso gli auricolari e la musica ad alto volume. Finalmente, il verde scatta riflesso nelle mie iridi e io posso continuare a camminare, a camminare come sempre, con il mio caratteristico passo pesante che appare voler marcare il proprio passaggio sul suolo; e intanto supero le strisce bianche, oltrepasso le persone, valico anche me stessa, che ancora una volta, sono rimasta indietro. Come sempre. “Destra o sinistra?”, mi chiedo, guardando per la prima volta davvero davanti a me. Alla fine, senza pensarci molto, prendo la strada più lunga: quella a sinistra, e continuo la mia passeggiata ricca di domande, piena di risposte, tutto ciò che possa girare intorno alla mia persona. E senza rendermene conto ho finito per andare a caso tra le vie, nella mia vita, dentro di me e mi ritrovai lì, in un luogo che è passato ma sento ancora nel presente. Forse oggi lo percepisco anche più di prima. I cancelli arrugginiti si mostravano ampi di fronte a me, di fronte a chiunque, di fronte anche a tutte quelle mamme che aspettavano il suono della campanella per poter portare a casa i loro bambini. Quella era la mia scuola elementare.
Le voci, le risate, gli urletti acuti di tutti quei bambini che uscivano inizialmente composti, per poi spargersi in un mondo di gente, riuscivano perfettamente ad oltrepassare le onde sonore della mia musica; così, decisi di conservarla per un altro momento e liberai i miei timpani dagli auricolari. 
<< Mamma, cosa c’è oggi per merenda? >> aveva detto una bambina. Merenda. È da tanto tempo che non uso più questa parola ed è da altrettanto tempo che non è più mia abitudine farla. Velocemente, quella piccola piazzetta tornò vuota, solo poche persone la attraversavano e io rimasi sola, e ancora sola voltai i miei piedi nella direzione opposta: dovevo tornare a casa. Ci vogliono quindici minuti dalla mia scuola elementare a casa mia. Una volta, quando ero più piccola, avevo anche contato quanti passi ci volessero, quattrocento? O forse un po’ di più? Sinceramente non lo ricordo; e mentre andavo avanti per quella strada asfaltata, mentre stavo per entrare nel parco che mi avrebbe portata più vicina alla stazione, il profumo di focaccia che usciva da una panetteria invase i miei sensi portandomi a fermare. Il mio sguardo si piazzò sulla vetrina che mostrava dolci e salati, di tanti tipi. Avevo fame. Forse, tutto quel parlare di cibo, mi fece tornare l’appetito? Poteva essere benissimo così, ma mi tratteni dall’entrare; papà diceva sempre che sarebbe meglio qualcosa di più salutare. Così, ho soppresso il mio istinto dov’era nato.
Sono tornata a casa.
Sola. Anche in quel momento mi trovavo sola. Mamma, è andata via, forse per qualche commissione. Papà, è a lavoro. Mio fratello, all’università. Quindi sono sola. Ma a me piace stare sola. Credo.
Prendo la macedonia in frigorifero e mentre mi metto a sedere sul divano accendo la televisione senza prestarci attenzione, in realtà. Guardo le fragole, il loro succo rosso lasciato sul fondo, le mele tagliate a cubetti e le banane, tutte mischiate insieme, nascoste l’una sopra l’altra; guardo, guardo ogni cosa, cerco il dettaglio, cerco il diverso, cerco l’imperfezione in qualcosa di perfetto, quel qualcosa che forse, non è poi così perfetto. Nato nella perfezione, un giorno. Cresciuto imperfetto, oggi. Guardo qualcosa che, con il tempo è cambiato e mentre sono ancora lì, con gli occhi fissi su quel qualcosa, istintivamente sorrido. Ma non saprei spiegare che genere di sorriso fosse. Io, pensavo alla perfezione, alla perfezione di un frutto, alla perfezione di qualcosa che è natura, io, proprio io che sempre la rinnegavo, rinnegavo il solo pensiero di renderla reale. Eppure, guardando quei frutti, potevo solo vederli perfetti nonostante tutto, pensando alle origini, pensando all’inizio, pensando a come è diventato vita e solo allora ho messo luce sul fatto che la natura è perfezione, è qualcosa che non si può raggiungere, non si può superare, proprio come quel frutto che mi permette di vivere. 
Schiudo le labbra portandomi alla bocca una cucchiaiata di macedonia, il freddo contatto del cibo sui denti, il sapore dolce che mi accarezza la lingua; è piacevole. Anche il modo in cui esso scivola giù per la mia gola, è piacevole. Lentamente porto cucchiaio dopo cucchiaio alla mia cavità orale, lo faccio piano, per assaporare, per sentire e mentre lo faccio, penso solo a quello, a quanto sia perfetto. E penso a quanto questa perfezione, sia stata ormai rovinata. Rovinata da noi. Il mondo ci ha sempre dato tutto. È stato la nostra casa, è stato il nostro piatto, la nostra porzione, la nostra vita. Il mondo era per noi, lo è ancora, ma il mondo vive. Respira. E come tutto ciò che respira, un giorno smetterà di farlo. Smetterà di essere la nostra casa, il nostro piatto, la nostra porzione e la nostra vita. Smetterà di darci tutto. E forse, ci verrà anche contro. Forse, sta già iniziando a farlo. Perché il mondo parla, ma non siamo capaci di ascoltarlo. O meglio, non vogliamo farlo. Lo lasciamo parlare, lo lasciamo andare, lo lasciamo morire, perché se un giorno l’uomo si accontentava di quel poco che aveva per sopravvivere, di quello che aveva perché gli bastava, perché lo faceva stare bene, lo faceva vivere; oggi, non ci si sa più accontentare. Oggi si deve sempre avere di più, e anche quando si avrà di più, quel più non basterà. Allora distruggiamo il mondo, lo sfruttiamo, sfruttiamo la sua vita che permette la nostra e alla fine, che cosa ci resterà? Il mondo non può più darci tutto. Non ne ha le forze. Non ne è capace. Alimenti che fanno male. Cibo sconsigliabile. Carne che sarebbe meglio non mangiare. Acqua. Anche lei può risultare difficile da trovare. E c’è gente che muore di fame, e c’è chi mangia ciò che non dovrebbe mangiare. E poi si sta male. Si rischia sempre di stare male e alla fine ci distruggiamo prima del mondo. Appoggio la ciotola ormai vuota sul tavolino, abbandono il cucchiaio dentro di essa e sospiro, portando una mano alla testa e l’altra sul telecomando al mio fianco.
Sono una persona che in parecchie circostanze ha detto di no al cibo, non per paura che facesse male, non perché non mi accontentassi della fortuna che ho, semplicemente dicevo di “no” e il mio stomaco, a causa delle mie opposizioni, si è un po’ ristretto oggi. Ma quando mangio mi sento bene. Sono felice. E mi piace farlo. Mi piace quello che provo mentre mangio, mi piace mangiare, anche qualcosa di semplice, qualcosa fatta al momento, la trovo buona, perché mi scalda all’interno. E ciò che per me è nutrimento, è mondo. Mi piace il mondo, mi piace ciò che ha da offrire, mi piace ciò che ha da dare, mi piace lui e mi piace la vita. La sua vita che ha permesso la mia, che ha permesso ogni singola esistenza presente su questo pianeta. Vorrei poter scaldare il mondo, come lui, ha sempre scaldato me.
Il mio psicologo mi aveva detto “Mangiare è vita. Una persona che non vuole mangiare, di conseguenza rifiuta la vita.” Ha senso. Ha logica. Ci credo. Ma se un giorno dovesse proprio la vita rifiutarsi? Se un giorno proprio questo mondo senza forze dovesse dire “no”? Tutti gli sforzi fatti per non accontentarsi dell’accontentabile che fine farebbero? Che senso avrebbero avuto se porteranno solo del male? Dobbiamo stare bene, vogliamo stare bene e come possiamo farlo se viviamo in un mondo che non sta bene? Questa Terra si può ancora salvare, in un modo o nell’altro, giusto? Spengo la televisione, che era inutile tenerla accesa, e con stanchezza sollevo il mio peso dal divano, trascinandomi in cucina dove appoggio nel lavello la ciotola che prima del mio passaggio conteneva tanta frutta. Faccio un altro sorriso, in direzione del piatto vuoto, quando il rumore della porta che si apre mi fa sobbalzare un po’. 
<< Mamma? >> dico, guardando la persona che mi si pone davanti, con borse della spesa piena di ogni genere di alimenti. << Mi aiuti? >> mi chiede lei, appoggiano quei pesi sul tavolo. Io, senza dire niente, le vado vicino e afferro con le mani tutto ciò che vedo. Pasta, riso, carne, affettato, formaggio, insalata, frutta, sushi… << Sushi? >> domando, tenendo in mano la confezione. << A te piace, no? >> mi risponde, laddove continuava a sistemare le diverse cose che aveva appena comprato. Ed è così. A me piace il sushi. << Grazie mamma. >> le dico, mettendolo nel frigo. È costoso e so che per lei non sempre è facile comprarmelo, per questo la ringrazio, mentre non mi dice niente, troppo presa a continuare a svuotare le borse. << Mamma? >> << Dimmi. >> << La macedonia che hai fatto… la faresti ancora? >> << Macedonia? Non la vuoi quasi mai la macedonia. >> alza gli occhi verso di me, fermandosi per un istante, giusto uno solo. << È buona. Più di quanto mi ricordassi. >>. E dopo averla aiutata, mi diressi in camera mia, accesi il computer e iniziai a scrivere. Come sempre. Scrivevo della mia giornata. Scrivevo di me. E scrivevo del mondo. Perché è grazie al mondo se tutto ciò ha un gusto. È grazie al mondo se io posso averne uno.

Eleonora Tarchini



Si ringrazia l'associazione culturale L/HUB per l'apprezzamento e per la bella iniziativa proposta. 

martedì 3 giugno 2014

Visita al Parco della Villa di Pallavicino a Stresa


Con la bellissima "Vela" di Gino Corsanini


Questa domenica mi sono concesso una bella gita al lago, mi piace, è una cosa che mi rilassa molto; il rumore dell'acqua, il suo movimento, l'aria che si respira. Non ero mai stato a Stresa, appena arrivato ho notato che all'entrata della cittadina c'è ben evidenziato un parco con gli animali, mi sono detto: lo tengo buono come opzione per la giornata. Mangio qualcosa, e chiedo in giro cosa c'è di interessante da fare, mi dicono così che se ho figli piccoli di portarli al parco, altrimenti di prendere il battello e fare il giro delle isole limitrofe, ovviamente cosa ho scelto? Ma naturalmente il parco.
Prima di tutto devo scrivere che Stresa è una città molto carina, certo trovar parcheggio nei giorni clou non è facile, ma per il resto è veramente deliziosa.
Non avendo parcheggiato davanti al parco, mi sono fatto un tratto a piedi, e ho potuto ammirare il bellissimo panorama che ha da offrire Stresa, ogni tanto rimanevo incantato da cose come queste:



Arrivato al Parco della Villa di Pallavicino, ho pagato i miei 9,50 €, non temete non è tanto, si parla di circa 20 ettari, ci ho messo circa 3 ore a vederlo tutto, girandolo con calma. All'entrata vi consegnano una mappa:


Inizialmente mi sono detto, ok, mi perderò, ma così non è stato; il percorso è libero, ma nello stesso tempo guidato, anche se ho sempre avuto la sensazione di perdermi qualcosa, talmente tanto c'è da vedere.
Appena ci si addentra un po' si viene subito accolti dal verde, dalle rose, dal bellissimo paesaggio naturale.








A un certo punto sono arrivato in quella che si può benissimo definire come una fattoria, con caprette, anche di pochi mesi, lama, pecore, tutte insieme, senza recinzioni di sorta si può passargli accanto, accarezzarle, vivere appieno la natura.

Questo lama pare incuriosito dalla mia presenza


Mi ha colpito una gabbia con dentro una povera aquila non più in grado di volare, vedere un animale di tale fierezza e nobiltà, suo malgrado, costretto in uno spazio mi è dispiaciuto, anche se sicuramente va il plauso a chi si occupa della bestiola, perché altrimenti non sarebbe durata molto tempo.
All'interno della grande area si trova un po' di tutto, alberi secolari, sentieri, fiumiciattoli, piccole cascatelle naturali, ponti. Ci sono vari punti di ristoro, dove potete trovare bar, bagni, un piccolo negozio che vende souvenir di ogni tipo, aree per far giocare i bambini, area pic-nic.
Bellissima la zona dei roseti. attigua si trova anche la bella fontana, alcune statue, molto ottocentesco come stile, non a caso l'enorme villa che si trova all'interno del parco è proprio di quegli anni.

Non si trova una carta in giro, ed è tutto estremamente pulito e ben tenuto, cosa che mi ha davvero piacevolmente colpito. Come animali ce sono di tutti i tipi: zebre, daini, volpi, castori, anatre, cicogne,  fenicotteri, gufi, pappagalli vari, daini, canguri; la maggior parte di loro è chiusa nei ricinti, o in grandi gabbie, mentre alcuni, come i pavoni, girano liberamente per la tenuta.

Questo pavone ha trovato la via di fuga ideale dai bambini!


Quindi, se passate dalle parti di Stresa, e volete trascorrere un pomeriggio rilassante in mezzo alla natura, vi consiglio caldamente di visitare questo meraviglioso parco. A riguardo vi lascio il sito ufficiale:
Per avere qualche informazione sulla Villa di Pallavicino: http://www.lagomaggiore.net/38/villa-pallavicino.htm

Alcune foto:



Grande Puffo dove sei?



Questo malefico mi ha morso!


Già che ci sono, come meta ulteriore, vi consiglio di vedere Feriolo, piccola località a circa 7 km da Stresa, davvero suggestiva, e con qualche scorcio che mi ha ricordato il mare:

  



Alla prossima! :)

lunedì 28 aprile 2014

The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro




Ieri sono andato a vedere The Amazing Spider-man 2, ammetto che il primo lo bocciai piuttosto duramente, a ragione o meno, ero sicuramente ancora troppo deluso dal fatto che la saga di Raimi fosse stata troncata, ora sono passati due anni, e sono riuscito a vedere questo secondo capitolo con meno coinvolgimento emotivo, anche se Spidey rimane un personaggio che mi ha cresciuto, indi guardare un movie a riguardo, senza fare troppi confronti con il fumetto, non è semplicissimo per me, ma ci provo.

Il film è incentrato molto sul rapporto tra Gwen Stacy (Emma Stone) e Peter Parker (Andrew Garfield), quest'ultimo aveva promesso al padre di lei di lasciarla fuori dalla sua vita, visto il pericolo che comporta essere insieme a uno come Spiderman, ma non sempre è facile rispettare la parola data, soprattutto quando c'è di mezzo l'amore. Nel mentre abbiamo la conoscenza di Max Dillon (Jamie Foxx), l'uomo che diventerà Electro, inizialmente un semplice ricercatore della Oscorp, la società di Norman Osborn, qui deceduto a causa di una grave malattia congenita, lascerà il posto delle imprese al figlio Harry (Dane DeHaan), che ne ha ereditato anche il male incurabile; tale condanna lo porterà a voler a tutti i costi trovare una cura al suo morbo, coinvolgendo Peter, suo amico di infanzia, e quindi Spiderman, infatti si convince poi che l'unica cosa che possa salvarlo è il sangue del tessiragnatele, che si troverà così in preda a un'altra difficile decisione da prendere.

La differenza con il costume del primo film è notevole

Allora, le premesse sono buone, l'inizio mi ha gasato, ottimo veramente, molto bella la regia, le scene d'azione, anche se alcune forse un po' confuse, il costume, credo sia tra i migliori mai visti sullo schermo nei film dedicati al Ragno, soprattutto la testa, veramente bella; anche l'umorismo, che avevo già notato nel precedente capitolo, qui è molto ben dosato nel personaggio, cosa che lo rende più attinente al comics. I problemi si cominciano a notare quando il film arriva verso la sua metà, diciamo che alcune cose sono molto tirate per i capelli.
Il personaggio di Jamie Foxx, che non dà certo una perfomance memorabile, è caratterizzato in modo particolare; un uomo frustrato, solo, trattato da tutti come l'ultimo degli esseri umani, pieno di rancore, che vede in Spidey un modello, anche perché il Ragno lo ha salvato da morte certa ed essere ritenuti "importanti" da una celebrità del genere è una gran botta di autostima, purtroppo poi la storia lo porterà a confrontarsi con i suoi demoni, quando avrà in mano il grande potere di Electro, e da qui in poi ci metterà sin troppo poco a buttare giù dalla torre il suo idolo per cercare di distruggerlo.

Devo ammettere che come attore Andrew Garfield non fa impazzire, soprattutto nei panni di Peter, però in questa pellicola fa il suo, sicuramente una buona interpretazione, stessa cosa posso dire della sua ragazza, Emma Stone, tra l'altro molto bello il discorso iniziale che fa per il conseguimento del diploma. Non avevo mai visto recitare Dane DeHaan,  attore interessante, mi ha ricordato vagamente Leonardo Di Caprio come viso, certo c'ha dei capelli improponibili, a parte questo direi che è stato molto bravo, anche perché ha dietro un'eredità pesante, mi riferisco soprattutto allo straordinario Goblin di Willem Dafoe.

Alcune scelte di sceneggiatura le ho trovate un po' assurde, tipo come vengono svelati i retroscena sui genitori di Peter. Il finale è toccante, l'ho apprezzato - anche se un po' telefonato per un fan - tutto sommato la parte più bella, dove viene anche citato, lo storico comics Amazing Spider-Man #121 (ottima l'idea dell'orologio che si ferma proprio a 1:21). Gwen Stacy è uno dei miei personaggi preferiti di sempre, e in questo capitolo direi che è stata trattata piuttosto degnamente, anche se forse nel finale meritava maggior approfondimento, un pelo di pathos in più, magari a discapito di qualche scena pirotecnica, sì perché alcune cose ho avuto la sensazione che accadano troppo velocemente, nonostante i suoi 142 minuti di durata!

Peter e Gwen nel fumetto

Plauso in particolare agli effetti visivi, quasi sempre molto convincenti e davvero ad effetto, il regista usa tanto bullet time, ma lo fa con dovizia e, il ritmo ne beneficia sempre, da questo punto di vista il miglior Spider movie di sempre.
Questo film rispetto al primo mi ha convinto di più, hanno aggiustato il tiro, indi mi sento di consigliarlo, soprattutto ai fans di Spidey, anche se trovo che questa saga non ha ancora imbroccato la strada totalmente "giusta", tra magagne di sceneggiatura, una lunghezza forse eccessiva, e personaggi non sempre caratterizzati benissimo.

Nel finale si intravedono i Sinistri Sei, storici nemici del buon Spidey, tra cui L'avvoltoio, Octopus, Rhino, indi nel prossimo capitolo li vedremo sicuramente, anche se c'è già chi parla di una pellicola dedicata solo a loro, oltre che una dedicata a Venom.
Certo ormai questi lavori li fanno veramente in serie, vedremo cosa ci prospetta il futuro, sicuro per un Marvel fan è una bella cosa, anche se temo che la qualità generale possa venir sempre più accantonata in nome del businness e del facile intrattenimento; intanto Marc Webb, regista di questo e del precedente film, ha già dichiarato che uscirà un terzo capitolo nel 2016 ma che poi non ha intenzione di tornare dietro la sedia della regia per il Ragno, perché si vuole dedicare ad altro.




lunedì 21 aprile 2014

39

Oggi è il mio compleanno, non ho praticamente mai fatto un post a riguardo ma sono successe così tante cose negli ultimi anni che a volte mi stupisco di esserci ancora, indi bé, questa volta qualcosa mi sento di scriverla.

So che non è sempre facile starmi vicino, che non ho un carattere propriamente docile, che ho molti spigoli, e voglio dedicare un pensiero in particolare a tutte quelle persone che non se ne sono andate, nonostante la barca stesse affondando, nonostante tutte le difficoltà che ho attraversato.
Ho imparato a non dare niente per scontato, ad apprezzare gli attimi, a cercare di guardare con occhio più attento alle persone intorno, e a farmi tanta autocritica, quella, mi rendo conto, non è mai abbastanza.
Grazie di cuore a tutte quelle persone che in questi anni mi sono state vicino, aiutandomi a riprendere un po' di fiducia in questa vita, anche solo con un sorriso o con un po' di calore, non ci sono parole a sufficienza per dimostrarvi la mia riconoscenza; in particolare sarò sempre debitore a mia nipote Eleonora, la persona che più al mondo mi capisce e conforta nei miei momenti più duri, ti voglio bene, e sarai sempre una parte di me.

Mi dispiace che tante persone si fermino alle apparenze, e non riescano ad andare oltre, che non siano interessate a capire; forse per qualcuno potrò apparire arrogante ma sono fiero di me, di ciò che ho superato, dei miei valori, di avere ancora la testa alta, so che ho ancora molto da dare in questa vita, spero solo che l'inizio che cerco da tanto sia finalmente vicino.

Con affetto.



Moreno

giovedì 17 aprile 2014

Incontro con Selvaggia Lucarelli per la presentazione del suo libro "Che ci importa del mondo"




Ieri sono andato alla presentazione del libro di Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo, edito da Rizzoli. Devo fare una doverosa premessa: sono anni e anni, che in qualche modo seguo la Lucarelli, mi ricordo che sono rimasto colpito da lei sin dalla prima volta che l'ho vista in tv, penso fosse il 2003 con L'isola dei famosi, programma trash che, chi mi conosce lo sa bene, ho sempre seguito - la sindrome del gatto morto in tangenziale in certi casi è più che mai viva - lo ammetto; inizialmente ovviamente ciò che mi ha affascinato di lei è stato l'aspetto fisico, poi ho iniziato a seguire il suo blog, allora decisamente attivo, e ne ho scoperto una scrittrice molto sagace e divertente, i suoi resoconti dell'isola mi facevano spanciare, ho sempre pensato che fosse sprecata a parlare di gossip vari, ne ho ammirato il coraggio in certe situazioni, sì il coraggio di scrivere comunque sia anche cose poco gradite ai più.
In tempi più recenti, diciamo negli ultimi due anni, ho iniziato a seguire più da vicino la pagina facebook di Selvaggia, affezionandomi così alla sua quotidianità, a suo figlio Leon, sempre presente, al suo cane, insomma anche alla sua sfera privata, avvicinandomi di più alla persona e meno al personaggio. Questa premessa è per me doverosa per spiegare lo stato di agitazione in cui stavo ieri, forse troppa attesa, forse la mia timidezza si è acutizzata, forse il fatto di aver fatto un ritratto per Selvaggia, questo poi mi faceva sentire particolarmente sulle spine, iper critico come sono verso me stesso, è stata dura far passare un disegno fatto in mezza giornata, come accettabile, ma non avevo molte alternative.

Arrivato in lieve ritardo, emmh, alla presentazione avvenuta alla Feltrinelli in Piazza Piemonte a Milano, potevo già sentire nell'aria la voce soave di Selvaggia, affiancata da Andrea Scanzi, e Francesco Castelnuovo, coadiuvati da Nadia Toffa e Petra Loreggian che hanno letto stralci dal libro. Mi sono piaciute le domande e le risposte, anche se ho notato un certo disincanto verso l'amore, tipico di chi ha un certo bagaglio di delusioni a riguardo, mi ci sono riconosciuto molto, come mi sono riconosciuto nei suoi racconti sugli "inciuci" virtuali che si trovano in rete, essì, perché cara Selvaggia non esistono solo uomini inconcludenti, ma anche molte donne che non sanno quello che vogliono.
Mi ha fatto particolarmente sorridere una parte della presentazione, in cui Selvaggia, oltre a dichiarare il suo amore per Milano, a detta sua una città che a differenza di un posto come Roma non ti sbatte tutto in faccia subito, ma che si fa apprezzare nel tempo, ha ammesso di riscontrare un tasso di uomini gay davvero alto a Milano, per esperienza posso decisamente confermare!
Riguardo il libro è molto autobiografico, visto che parla di Viola, una donna single di trentotto anni, con un figlio piccolo, che come lavoro fa l'opinionista presso salotti televisivi vari, donna rampante e di successo fuori, come tormentata amorosamente nel privato. Gli spunti alla vita personale dell'autrice sono molti, dai nomi dei protagonisti, a tante situazioni, non ho ancora avuto modo di iniziare a leggere il libro, ma da ciò che sto leggendo in rete sta riscuotendo critiche molto positive, una cosa è certa, ne apprezzerò lo stile con cui è scritto.

Ma andiamo alla parte clou, il mio incontro con la mitica Selvaggia; vi assicuro che c'era molta gente, soprattutto donne, indi la fila è stata abbastanza lunga, nel frattempo ho avuto modo di stringere la mano di Andrea Scanzi, giornalista che apprezzo ('azzo se è alto), arrivato il mio turno volevo un po' scappare, ma vabbé, ho subito dato il mio disegno a Selvaggia, che fortunatamente ha apprezzato molto, mi ha detto pure che l'ho fatta più bella (non è vero) poi le ho presentato mia nipote, visto che è piuttosto cresciuta, Selvaggia mi ha chiesto subito la mia età, evidentemente mi faceva più giovane (invece siamo quasi coetanei), arrivati al momento della foto a momenti muoro davvero, infatti è venuta un delirio tale che non posterò per decenza verso me stesso, le ho fatto pure sentire il cuore, visto che bastava appoggiare la mano sul mio petto per poterlo "ascoltare"... al che mi ha detto qualcosa come: "Moreno, non morirmi però".

Mentre me ne andavo ho potuto salutare al volo Leon, suo figlio, è intervenuto anche brevemente sul palco; quanto è dolce quel bambino, adorabile, non riuscivo a smettere di fissarlo. Tra l'altro ho saputo da poco che porta i capelli lunghi perché apprezza Capitan Harlock e ha una passione viscerale per Godzilla che appare anche nella copertina del libro ed è molto citato in quest'ultimo; in più, Godzilla è il nome che hanno dato al loro cane. Insomma è il bambino che qualsiasi Otaku vorrebbe avere.
Visto che la foto non è venuta esattamente bene, ho aspettato che Selvaggia uscisse dalla Feltrinelli per farne un'altra, e devo dire che si è dimostrata davvero molto carina, disponibile, molto alla mano, più di quello che pensavo, senza nessuna posa divistica di sorta. Mi ricorderò sempre il suo: "Ciao Moreno" quando ci siamo salutati, mi ha colpito che si sia ricordata il mio nome in mezzo a quella marea di persone. Voglio ringraziare quindi Selvaggia Lucarelli per la sua gentilezza, augurandole che questo libro possa portarle tanta fortuna.

Di questa serata mi rimarrà sempre un bel ricordo, e la felice conferma che spesse volte dietro a un "personaggio" c'è una persona ancora migliore. Vi lascio a un po' di foto:


Il disegno che ho fatto per Selvaggia



La dedica


Insieme!

giovedì 3 aprile 2014

Michael Jackson - Xscape




Sono passati quattro anni dall'uscita del precedente disco postumo di Michael Jackson, un progetto che è stato molto discusso e relativamente apprezzato, a suo tempo ne ho parlato in questo post qui. Proprio in questi giorni è stato presentato il "nuovo" album di MJ, in uscita il 13 maggio, dal titolo Xscape. La title track per i fans non è certo nuova, anzi, la si conosce da più di un decennio, scarto di Invincible finito in rete non si sa come.

Le canzoni che sono state annunciate sono quasi tutte ben conosciute dagli appassionati, almeno questa volta si dovrebbe essere sicuri che non ci saranno altri a cantare al posto di MJ. La copertina è di Mat Maitland, artista che ha già lavorato per artisti del calibro di Prince e Kanye West, in una recente intervista spiega da dove gli è venuta l'ispirazione per la cover:
"ho voluto evocare una incarnazione contemporanea di Michael come artista che ha costantemente iniettato nuova linfa nella sua musica e ho cercato di concentrarmi su entrambi gli aspetti intriganti e futuristici di MJ. Oltre ad essere un omaggio, spero che ispirerà la riflessione su un uomo che continua a stimolare e a offrire uniche possibilità musicali e creative per tanti oggi. Ho anche provato a dire che Michael è intorno a noi, nel nostro universo e oltre, sulla terra e nello spazio."

Questa volta devo dire che la copertina dell'album mi piace, anche se ho visto la comunità Jacksoniana non proprio contenta di questo lavoro, per non parlare delle polemiche sull'uscita dell'album. Vorrei spendere due parole a proposito, capisco l'amore per l'artista e per il suo perfezionismo, ma trovo giusto preservare l'arte, quando muore una persona non muore automaticamente ciò che ci ha lasciato, ma anzi, continua a vivere, e così facendo rende immortale l'uomo e l'artista. D'altro canto quante opere sono uscite postume nel corso dei secoli? Quanta arte avremmo perso ragionando dicendo: "no, Leonardo non avrebbe voluto far vedere una sua opera non finita".
Quello che mi fa storcere il naso è il tipo di operazione, apprezzerei molto di più che queste canzoni venissero proposte solo nella loro forma originale, senza nessun tipo di rimaneggiamento, e magari in cofanetti divisi per ere, ma capisco che le mie sono considerazioni da appassionato, e che non ragiono come ragiona il mercato discografico, che deve prima di tutto vendere e fare soldi.

Per fortuna questa volta Sony ci farà ascoltare anche le canzoni così come le ha concepite Michael Jackson, purtroppo solo nella versione deluxe dell'album Exscape. I produttori che hanno partecipato al progetto sono tutti fan di MJ, e gente con cui ha lavorato o con cui voleva lavorare, vedi Timbaland, Jerkins, L.A. Reid che ha collaborato nella selezione dei brani, che dovrebbero essere:

Love Never Felt So Good
A Place With No Name
Slave To The Rhythm
She Was Lovin' Me
Chicago
Blue Gangster
12 O' Clock (Do Yo Know Where Your Children Are)
Xscape

Quindi ricapitolando, il 13 maggio avremo una versione standard, che consisterà in un cd da 8 brani inediti rivisitati in chiave contemporanea dai produttori che ho citato prima, e la versione deluxe, che conterrà anche un altro cd con i brani nella loro versione originale più, rumors dicono, due video, si presume sulla lavorazione di Invincible con Jerkins.

Vi lascio con un estratto dell'album, mixato da DJ ADA:



martedì 4 marzo 2014

Gravity




Da poche ore la notte degli Oscar ha decretato i suoi vincitori, e tra tutti i film spicca un certo Gravity aggiudicatosi ben 7 statuette, tra cui miglior regia, miglior fotografia, e migliori effetti speciali. Proprio in questi giorni è uscito l'edizione home video di questa spettacolare pellicola di cui ho comprato l'edizione blu-ray 3D. Mai come in questo caso credo che l'impatto visivo sia fondamentale per godersi appieno questo lavoro.
La trama in breve vede la sempre bella Sandra Bullock (la dottoressa Ryan Stone), alla sua prima missione a bordo dello shuttle con l’astronauta esperto Matt Kovalsky (George Clooney). Quella che sembrava una normale passeggiata nello spazio si trasforma in una catastrofe e lo shuttle viene distrutto. Rimane solo la speranza di sopravvivere nel luogo più ostile dell'universo conosciuto.

La storia ruota tutta intorno a Sandra Bullock, che regge la benissimo il suo ruolo di dottoressa tormentata, e pensare che per lo stesso ruolo erano state scelte precedentemente attrici come Angelina Jolie, che rifiutò, furono poi considerate, tra le altre, anche Naomi Watts e Natalie Portman. Clooney, non spicca particolarmente, sarà che come attore non l'ho mai gradito molto, ma fa il suo, non posso dire che di no, inizialmente era stato considerato per lo stesso personaggio anche Robert Downey Jr., purtroppo impegnato su altri set (si nota che lo preferisco?).
Emozionalmente il film l'ho trovato molto coinvolgente, complice anche una parte visiva assolutamente devastante! Era dai tempi di Titanic che non rimanevo tanto impressionato dalla realizzazione tecnica di una pellicola; basta guardare poi i contenuti speciali all'interno del blu-ray per rendersi conto del lavoro "titanico" (scusate il gioco di parole) fatto n questo senso; praticamente è stato ricreato tutto digitalmente, con una dovizia di particolari che ha dell'incredibile, siamo davanti al fotorealismo più spinto.
Il 3D è usato in modo molto sapiente, con frequenti pop-out, e molta profondità, anche se a causa della natura spaziale spesso se ne fatica a cogliere alcune sfumature, complice il formato in letterbox, che sacrifica un po' l'impatto del 3D; tale scelta di solito non viene mai fatta nei film stereoscopici, e visto che all'interno del blu-ray c'è anche il disco 2d capisco relativamente questa decisione della Warner, anche se sicuramente per i puristi è la cosa migliore, perché rispetta il formato in cui è stata girata la pellicola, e non si perde nessun frammento dell'immagine.

Il film ha vinto anche l'Oscar come miglior colonna sonora e miglior montaggio sonoro, ecco, devo dire che questo lato non mi ha colpito particolarmente, si è immersiva, ben fatta, quello che vogliamo, ma non a tale livello da meritarsi ben 2 statuette, questi sono gli unici premi che veramente non avrei dato a Gravity. Segnalo l'ottimo doppiaggio italiano, che vedono la brava Anna Cesareni nei panni della Bullock e il simpatico Francesco Pannofino in quelli di Clooney.

Mi è piaciuto molto il messaggio dietro al movie, al fatto di non arrendersi, di mettercela sempre tutta anche quando sembra tutto finito, di non dare per scontato la propria vita perché magari sentiamo di aver perso tutto, in tal senso l'accenno al background del personaggio della Bullock l'ho gradito molto e aiuta a rendere più profondo il suo personaggio, certo niente di originale eh.
Molti sbagliano l'approccio a questo film, perché nonostante abbia intenti seriosi, rimane pur sempre un'opera di fantasia, indi stare ad attaccarsi al fatto che un astronauta ci mette almeno mezz'ora a togliersi una tuta è fuori luogo, bisogna andare oltre, e guardare al concetto in sé, all'opera che è stata messa in moto con Gravity, una meraviglia per gli occhi, dove viene messo in discussione l'uomo, che non è altro che un granello di polvere nell'universo nonostante la sua continua crescita tecnologica, la natura, la magnificenza di ciò che ci circonda, seppur con le sue ostilità, i lati delle medaglia, di tutte le cose, che per quanto belle siano sono anche pericolose. Pensiamo all'acqua, nostro elemento vitale, che può provocare immani tragedie, quanto può donarci salute e benessere. Dovremmo rispettare di più ciò che ci circonda, partendo dalle piccole cose e anche dallo spazio, perché non può essere certo la nostra spazzatura in virtù del fatto che ci appare infinito.



Gravity è una vera e propria esperienza visiva, un film che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita in religioso silenzio, per immergersi nella sua magia, nella sua magnificenza. Non ha sicuramente una trama che setterà nuovi standard, ma non è su questo che bisogna soffermarsi, bisogna solo osservare, ascoltare il proprio cuore rapito da tanta poesia, da tanta potenza visiva. Devo sottolineare la regia davvero molto bella, e giustamente premiata, di Alfonso Cuarón davvero moderna e di impatto, con continui cambi di soggettiva che aiutano molto il coinvolgimento dello spettatore. Da sottolineare che Cuarón ha curato anche la sceneggiatura e il soggetto di Gravity, segno che ne è stato coinvolto al 100%, amo vedere i registi così presi dai loro lavori. Promuovo assolutamente questo film, credo setterà nuovi standard nel campo degli effetti speciali. Guardate e compratene il blu-ray o il dvd quindi (rende anche in 2D), che con le sue oltre 3 ore di contenuti speciali, e le sue innegabili qualità tecniche e artistiche è un must buy per qualsiasi appassionato di cinema.



lunedì 10 febbraio 2014

Outlast



Ho sempre adorato i survival horror, genere ultimamente sin troppo bistrattato, a parte il primo Dead Space e poco altro. La scena indie ci offre spesso dei giochi meno commerciali, e che osano di più, così è per questo Outlast, uscito di recente su PS4 e da qualche mese disponibile anche su PC, ad opera dello studio Red Barrels, un gruppo di programmatori che vede tra gli altri ex dipendenti Naughty dog.
La trama non è altro che un pretesto per immergerci nell'atmosfera del gioco: siamo nei panni di un giornalista piuttosto spericolato, tale Miles Upshur, che decide di visitare il Mount Massive Asylum, un istituto psichiatrico, in seguito alla segnalazione di una fonte anonima che denuncia la conduzione di esperimenti disumani all'interno della struttura, da qui inizierà il nostro viaggio personale nell'orrore, nella paura, nella tensione che è Outlast.
La visuale in prima persona aiuta molto nell'immersività del titolo in questione, ogni cigolio, ogni rumore, sarà per noi fonte di ansia e attenzione, non ci si può difendere, si può solo scappare, nascondersi, scrutare l'ombra, con l'aiuto di una videocamera, e della sua visione a infrarossi, visione che viene alimentata da batterie che troviamo nel corso dell'avventura. La cosa che più ha colpito è la sensazione di avere davanti un gioco veramente pensato per spaventare, senza se e senza ma, e questo è solo che un bene, finalmente, dopo anni di giochi che volevano farlo ma non osavano mai. L'atmosfera malata del titolo è veramente cruenta, forte, e il livello di coinvolgimento è ai massimi livelli.
Non sono una persona particolarmente impressionabile, ma devo dire che ho fatto ben più di un salto sulla sedia, anche quando ero pronto a dirmi:"ma dai, mi sono abituato, ma non fa paura per un cazzooo... aaah!!"

Veramente un grandissimo plauso per il comparto sonoro, da Oscar, mi è piaciuto un botto, sempre calzante, sempre pronto a sottolineare i momenti più terrificanti, con delle musiche azzeccatissime, campionature di altissimo livello, senza contare la chicca del respiro del protagonista che si fa più ansioso nei momenti più cupi, impagabile!
Certo tutto finisce piuttosto presto, circa cinque ore nel mio caso, ma la tensione del gioco non permetteva a mio avviso uno svolgimento troppo lungo, anche perché è una formula che rischia di diventare presto ripetitiva, per quanto coinvolgente. La trama tutto sommato fa il suo dovere, soprattutto nel finale, che mi è piaciuto davvero tanto e mi ha lasciato qualche secondo a fissare i titoli di coda attonito.
Visto che su PS4 per gli utenti PLUS questo titolo è gratuito, consiglio veramente di giocarlo, anche se magari non siete molto portati per il genere, ma se siete appassionati di videogiochi dovete giocare a questo Outlast, che con i suoi richiami a film come REC, riesce finalmente a creare tensione, paura.
So che è in lavorazione un DLC, che dovrebbe spiegare alcuni retroscena della trama, personalmente non vedo l'ora. Come difetti devo dire di aver constatato una certa linearità nei percorsi, c'è sempre e solo una via di fuga, e a volte si ha la sensazione di essere troppo guidati all'interno della storia, ed è molto try and error.
Nonostante tutto promuovo a pieni voti questo Outlast, che su PS4 può vantare un comparto tecnico decente, per il tipo di gioco, 1080p, e 60 frames al secondo, anche se questi non sono granitici, e ho potuto notare occasionalmente del tearing, i modelli poligonali sono più che accettabili, e gli ambienti ben dettagliati, anche se un po' monotoni: non è certo un gioco che sfrutta al massimo l'hardware della console, ma è un fattore che passa decisamente in secondo piano.

Nota personale, da quando è uscito il titolo mi diverto molto a spiare gli altri utenti che ci giocano sul Live di Playstation, alcuni mi fanno veramente morire dal ridere, si lo so, sono sadico!



mercoledì 22 gennaio 2014

Scott Pilgrim vs the world




Scott Pilgrim Vs the World, è un film del 2010, ispirato al fumetto cult di Bryan Lee O'Malley, vincitore del prestigioso premio Eisner Award, la regia è stata affidata al valente Edgar Wright, già autore di pellicole come L'alba dei morti dementi, e Hot Fuzz, tra l'altro ora si occuperà di un altro adattamento da comics, cioè Ant-man.

Vi sto scrivendo di uno dei miei film preferiti degli ultimi anni, si forse qualcuno lo troverà un po' esagerato, ma lo adoro. Passato in anonimato al cinema da noi, e non avendo avuto un grosso riscontro al botteghino nemmeno in patria, sicuramente questo Scott Pilgrim è un lavoro che per le major avrà poco interesse, ma questo a noi ce ne cala sino a un certo punto, anzi, solitamente ciò che viene snobbato dal grande pubblico è, quantomeno, un buon prodotto.
La lavorazione della pellicola è stata fatta con la stretta supervisione dello stesso O'Malley, indi l'attinenza al fumetto è molto forte, anche se so, che nella sua seconda parte differisce non poco con la storia originale ma questo è a mio avviso relativo, in quanto il lavoro funziona molto bene. Certo per parlare con completa cognizione di causa dovrei leggere i comics, mi sono ripromesso varie volte di farlo, e lo farò sicuramente, ma qui scrivo del film, semmai un giorno farò un post solo sul fumetto; premesso questo, Scott Pilgrim è una figata, soprattutto per i nerdoni, cresciuti a pane e videogames anni  '90, ascoltando magari gli Smashing Pumpkins.
La storia è piuttosto semplice, abbiamo il 22enne Scott Pilgrim, interpretato da un convincente Michael Cera, che si è appena fidanzato con la liceale  Knives Chau, il ragazzo ha una band di amici, fa una vita piuttosto normale sino a quando non incontra Ramona Flowers, la ragazza dei suoi sogni, che lo porterà a scontrarsi con i  "7 malvagi ex" di Ramona, essì, la ragazza si è data da fare.
Detto così pare una cagata, me ne rendo conto, ma questo è un film ironico, pazzo, sopra le righe in ogni situazione, denso di citazioni da videogiochi (la musica di Zelda in primis) da picchiaduro, con un sacco di trovate grafiche veramente belle, ottima regia, combattimenti che non sfigurerebbero in Dragonball, un cast azzeccato, divertente, una colonna sonora potente e  calzante. Mi viene veramente difficile trovare difetti in un lavoro simile, certo se non si apprezza un determinato contesto nerd difficilmente si potrà apprezzarlo.

Il cast tra gli altri, ha un ottimo Kieran Culkin (fratello del più noto Macaulay) Brandon Ruth, finalmente autoironico
Ho il Blu-ray di questo Scott Pilgrim, e devo dire che la conversione video è veramente molto buona, stessa cosa per il sonoro, e per i contenuti speciali che sono davvero numerosi e interessanti, indi, se volete vedervi un film spensierato, divertente, intelligente, pieno di citazioni, con un cast "giovine" e bello, non perdetevi per niente al mondo questo Scott Pilgrim vs The World!



giovedì 2 gennaio 2014

Capitan Harlock 3D



"Un istante che si ripete diventa eterno"



Come iniziare bene il nuovo anno? Ma ovviamente dando linfa alle proprie passioni. Non ce l'ho fatta ad aspettare e sono andato a vedere Capitan Harlock 3D, l'ho atteso con la bavetta alla bocca per troppi mesi per rimandare, anche se la calca del primo dell'anno nei cinema non è una cosa molto simpatica, ma per il buon vecchio Capitano questo e altro.

Il film non sta passando certo inosservato: presentato già a Venezia nel corso della 70ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica, anche la critica si è dimostrata subito ben propensa verso questo Capitan Harlock in computer grafica. Stiamo parlando di un personaggio culto, da noi veramente amatissimo dalle generazioni nate a cavallo tra gli anni '70 e '80, grazie alla bellissima serie animata uscita a suo tempo.
Mi fa molto piacere constatare che ci sia una sorta di inversione di tendenza verso ciò che arriva dal Giappone, visto che sino a non tantissimi anni fa queste opere venivano tacciate delle peggiori qualità, invece ora noto una sorta di riscoperta di questi classici dell'animazione; infatti al cinema ho notato un pubblico piuttosto variegato.

La trama si discosta molto dal Capitan Harlock che tutti conosciamo, evito di andare troppo nel particolare perché non è mia intenzione fare spoiler: l'umanità ha colonizzato mezzo universo lasciando la terra, diventando così una popolazione di 500 miliardi, tutte persone che vorrebbero tornare nel loro pianeta natio che ovviamente non può contenere una simile quantità di individui, un pianeta che quindi è diventato come un santuario inviolabile, il cui accesso è proibito a ogni essere umano. A mantenere questo stato di cose ci pensa la coalizione di Gaia a cui si contrappone il nostro Harlock con la sua Arcadia.




Diretto da Shinjii Aramaki e scritto da Harutoshi Fukui in tandem con lo stesso Leiji Matsumoto (l'autore del manga di Harlock) la pellicola si presenta molto dark e seriosa rispetto alla serie classica. Come sempre nelle opere di Matsumoto, si presenta la ciclicità della vita, degli eventi, delle persone, questo è un fattore chiave in tutta l'arte del maestro, e qui viene totalmente rispettata.
Siamo sempre stati abituati a vedere Harlock come il protagonista assoluto, invece in questo film lo si vede molto più defilato, con entrate ad effetto, frasi calzanti, ma spesso nell'ombra, a vivere il suo dramma personale quasi in solitudine; personalmente ho trovato affascinante questo suo lato, soprattutto visto il finale, che offre un ottimo spunto di riflessione sul protagonista, che alla fine non è altro che un simbolo di libertà, un uomo che ha sacrificato sé stesso alla sua causa. I veri protagonisti paiono i due fratelli, Logan, infiltrato per la Gaia sull'Arcadia, e l'ufficiale Ezra; mi è piaciuta molto la dinamica con cui si incastrano le loro personalità, anche se a volte ci sono in effetti cambi di fronte che forse andavano trattati con più coerenza. So che mancano circa quindici minuti alla versione internazionale del film, ma ho avuto conferme da Fabrizio Mazzotta, dialoghista per la nostra versione, che la pellicola è stata doppiata nella sua interezza, indi quasi sicuramente in Blu-Ray avremo modo di vederne la versione completa.
Naturalmente non mancano altri personaggi storici della saga, come Yattaran, qui reso decisamente più battagliero, Meeme, l'inseparabile aliena amica di Harlock, Key, la sola donna combattente presente sull'Arcadia, e naturalmente Tochiro, il miglior amico del Capitano, anche se si vede solo nei flashback.

 La pellicola è il più grande sforzo produttivo di Toei animation, è costata oltre 30 milioni di dollari e ha richiesto 3 anni di lavoro. Il film mi è piaciuto molto, e mi riservo altre visioni, in particolare vorrei rivederlo in 3D, anche se andrebbe visto in una sala ben attrezzata visto quanto è importante l'aspetto visivo in questa opera.


Andando sul tecnico, mi piace molto il character design che Yutaka Minowa ha dato dato ai vari personaggi, uno stile gotico, decadente, molto stiloso, anche se forse l'Arcadia fa un po' troppo Giger  e manca un po' delle tipiche linee alla Matsumoto. Dal punto di vista tecnico, l'impatto è decisamente notevole, molto affascinante, però trovo che i personaggi siano un po' legnosi, le animazioni, nelle scene di lotta mi sono piaciute molto, meno in altri casi, forse si doveva usare maggiormente il motion capture per dare più naturalezza al tutto, tecnica che è comunque stata usata, a differenza di come è stato riportato da diverse fonti, ma forse è proprio il tipo di stile adottato a dare rigidità alle figure. Registicamente siamo su livelli altissimi, e ci sono molte scene davvero esaltati per un fan del Capitano, puro godimento, con forti richiami alla saga di Star Wars nelle scene spaziali.
Personalmente ho trovato un po' confusa la trama verso il finale, ma in generale il plot mi è piaciuto, anche se non è niente di trascendentale. Plauso alla versione italiana per l'ottima direzione del doppiaggio a opera di Massimiliano Alto, un cast davvero azzeccato e per l'adattamento dei dialoghi del già citato Mazzotta, dialoghi che ho trovato veramente belli.
Non mi hanno colpito invece le musiche, che nelle varie serie di Harlock sono molto poetiche, romantiche, qui proprio non mi hanno lasciato nulla, quella finale poi è veramente fuori contesto.

In conclusione promuovo questo film, seppur con i suoi difetti, merita di essere visto, se poi siete amanti della fantascienza, o meglio ancora, dell'animazione nipponica, non lasciatevelo sfuggire!