20 anni oggi che non c'è più mio padre, 20 anni da un vuoto lasciato da un punto di riferimento fondamentale nella mia vita.
Il blog è nato dalle ceneri di questo trauma emotivo: ho cercato di incanalare il dolore in qualcosa di produttivo, di portare positività sul web con i miei post, le interviste, gli eventi, e in secondo momento i video su YouTube.
Nel mio piccolo ho sempre cercato di onorare la memoria dei miei genitori, e di renderli fieri della persona che sono diventato.
Mio padre è stato per tanti versi un punto di riferimento e mi ha insegnato - nel bene e nel male - ciò che volevo essere nella vita.
Il 20 aprile ho avuto la grande occasione di partecipare all’anteprima del tanto atteso Michael, diretto da Antoine Fuquae dedicato al Re del Pop,Michael Jackson.
Il film esce oggi, 22 aprile, nelle sale italiane.
Inutile dire che aspettavo con grande curiosità questo biopic, già molto discusso, su una delle figure più influenti — e controverse — della storia della musica e della cultura pop.
Per me, Michael Jackson è sempre stato un artista fondamentale. Da anni si parlava di un film capace di restituire il giusto peso alla sua carriera e alla sua vita personale, e le aspettative erano inevitabilmente alte.
Partiamo da un presupposto importante: Michael è un film, non un documentario.
La scelta di raccontare la sua storia in ordine cronologico funziona, e lo spettatore viene catapultato subito nel vivo senza una vera introduzione all’infanzia prima della musica. Lo vediamo già bambino, immerso nelle estenuanti prove imposte dal padre, Joe Jackson, interpretato da un ottimo Colman Domingo, tra disciplina ferrea e punizioni severe. Un contesto che ha inevitabilmente segnato il carattere di Michael, spingendolo a rifugiarsi nella fantasia e nella lettura per evadere da una realtà troppo dura per un bambino.
Il film insiste molto sul rapporto conflittuale padre-figlio, ma a un certo punto perde un po’ di tridimensionalità. Gli eventi scorrono uno dopo l’altro, intervallati dalle iconiche canzoni che tutti conosciamo, ma il filo narrativo tende a indebolirsi, soprattutto nella parte finale. Qui il racconto sembra quasi trasformarsi in un lungo concerto, sacrificando in parte la profondità della narrazione.
Interessanti gli accenni alla vitiligine, anche se avrebbero meritato maggiore approfondimento. Più spazio viene invece dedicato al celebre “incidente Pepsi” del 1984, mostrato in modo dettagliato, anche se le conseguenze sulla vita dell’artista restano solo accennate.
Dal punto di vista tecnico, la CGI risulta a tratti invasiva. In particolare, Bubbles — la celebre scimmia di Michael — è forse uno degli elementi meno riusciti del film. Molto riuscita invece sul volto del protagonista, anche se a volte l'effetto finale è leggermente caricaturale.
A convincere pienamente è invece Jaafar Jacksonnei panni dello zio: una performance sorprendente, capace di restituire un Michael credibile sia nei movimenti che nell’energia scenica. Ottima anche l’interpretazione vocale ed espressiva; la somiglianza gioca senza dubbio a suo favore, ma resta notevole il lavoro svolto da un attore al suo esordio.
Il film si ferma al Bad Tour, e questo rende un po’ fuorvianti alcune polemiche circolate online riguardo all’assenza delle accuse di pedofilia, che emergeranno solo nel 1993, durante il Dangerous Tour.
In definitiva, Michael è un biopic che intrattiene e funziona, ma che a tratti sembra non voler osare fino in fondo. Si percepisce la volontà di celebrare l’artista, ma meno quella di scavare davvero nell’uomo dietro la leggenda. Alcune sequenze musicali risultano fin troppo dilatate, e si sarebbe potuto dedicare più spazio agli aspetti più intimi e complessi della sua personalità.
Resta comunque aperta la possibilità di un seguito, che potrebbe affrontare la fase più controversa e delicata della vita di Michael Jackson. E sarà proprio lì che si giocherà la sfida più interessante.
Vi lascio alle vostre riflessioni e alla mia recensione completa sul canale YouTube del blog 👇
Sono stato all’anteprima di The Dangers in My Heart: The Movie, e ha superato le mie aspettative. Confesso: quando ho letto “film tratto dall’anime”, pensavo fosse un semplice recap… e invece no, si tratta di qualcosa di più delicato e coerente con lo spirito della serie.
La trama in breve
Il film ripercorre e approfondisce la storia di Kyotaro Ichikawa, ragazzo introverso e pieno di pensieri cupi, e Anna Yamada, la ragazza più popolare della scuola.
Tra imbarazzi, malintesi e silenzi imbarazzanti, quello che all’inizio sembra un rapporto improbabile si trasforma lentamente in qualcosa di tenero, fragile e sorprendentemente sincero.
Rispetto alla serie anime originale, i toni del film sono leggermente più edulcorati: alcune sfumature più cupe vengono smussate, ma il cuore della storia resta intatto. Le emozioni dei protagonisti sono amplificate, e il film mette davvero al centro la loro crescita e il modo unico di imparare a volersi bene.
Regia, disegni e musiche
Il film è diretto da Hiroaki Akagi, che ha già lavorato alla serie originale, e mantiene una coerenza stilistica che apprezzeranno gli spettatori più affezionati.
I disegni sono curati e pieni di dettagli, mentre le musiche accompagnano con delicatezza ogni scena, enfatizzando momenti comici, imbarazzanti o romantici senza mai diventare invadenti. L’adattamento italiano di Patrizio Prata è ottimo, riuscendo a trasmettere le sfumature dei personaggi senza snaturarli.
Distribuzione e pubblico
In Italia il film è curato da Yamato Video e distribuito da Eagle Pictures. Rimarrà nei cinema dal 26 febbraio al 4 marzo come evento speciale.
È un film pensato principalmente per chi ha già seguito la serie: chi è totalmente a digiuno potrebbe sentirsi un po’ spaesato, mentre chi conosce Kyotaro e Anna troverà un’esperienza piacevole e emozionante.
Conclusioni
Se amate le storie romantiche delicate, i personaggi introversi e gli shojo pieni di sentimento, The Dangers in My Heart: The Movie è un piccolo evento da non perdere.
E se siete nuovi alla serie… beh, recuperarla prima non è una cattiva idea!
Nella splendida cornice di Villa Tittoni a Desio è stata recentemente inaugurata una mostra dedicata ai 50 anni di Ape Maia in Italia. Un evento che segna il ritorno di WOW Spazio Fumetto a ciò che le è più congeniale: la divulgazione culturale.
Sul blog ho sempre raccontato questo tipo di eventi, ma è la prima volta che vi scrivo di qualcosa a cui ho lavorato attivamente. Ho avuto infatti il grande piacere di allestire la mostra insieme a Enrico Ercole e Luigi F. Bona, due persone davvero preziose nell’ambito culturale e molto importanti nella mia vita.
Nel corso degli anni ho svolto lavori diversi — dall’impaginazione con Andrea Corno alla sicurezza per la Fabbrica del Duomo — ma questa è la prima volta che ricopro una mansione pienamente nelle mie corde, con persone con cui mi sento affine e in sintonia.
Ogni mia scelta è sempre stata dettata dalla passione. Sarò anche un inguaribile idealista, ma senza sogni non mi alzerei nemmeno al mattino: sono il motore della mia vita.
La mostra raccoglie molto materiale vintage dedicato ad Ape Maia: una carrellata sulla sua nascita, il suo arrivo in Italia, i videogiochi che l’hanno vista protagonista e i film.
Sono esposte anche tavole originali tratte dalle pubblicazioni italiane degli anni ’80, insieme a un’area multimediale dove è possibile vedere il primo episodio di Maia sia nella versione classica che in quella moderna.
Completano il percorso alcune sculture raffiguranti diverse versioni di Ape Maia, acquistabili tramite un’asta online: un’iniziativa che va a sostegno di Progetto Ri-Nascita, ente impegnato nel supporto alle donne vittime di violenza.
Sto assistendo a un’affluenza oltre le mie aspettative e a tanta gente che ha ancora voglia di sognare e di giocare con la memoria. Vedere queste reazioni è forse la soddisfazione più grande e il motivo per cui vale la pena continuare su questa strada. Spero quindi che questo sia solo l’inizio di tante altre mostre analoghe.
La mostra è visitabile ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 19, a Villa Tittoni, fino all’8 febbraio.
In un mondo sempre più nel caos, la gente si perde ancora in fazioni, la destra e la sinistra sono totalmente allo sbando. Si è arrivati a giustificare il brutale assassinio di una donna giovane donna, Renee Nicole Good, a colpevolizzarla per renderla lontana ed estranea. Ma quella donna era semplicemente una di noi e non stava facendo nulla che può giustificare la sua brutale esecuzione.
Ho avuto l’ardire di dedicarle un’immagine temporanea del mio profilo su FB, invece di avere sostegno ho visto gente lamentarsene.
Come se esistesse un motivo valido per sparare 3 colpi alla testa di qualcuno a sangue freddo. Ci stiamo disumanizzando, stiamo normalizzando la morte, la devastazione dei valori democratici che sta facendo Trump al mondo occidentale. Sì è tornati ai rastrellamenti, a gente che va in giro incappucciata e trascina altri loro simili nel fango senza distinzione con la scusa del “controllo dell’immigrazione”. E vedo pure persone che auspicano tutto questo per il loro paese.
Tutto ciò mi riporta ad anni bui della nostra storia che mai avrei pensato di vivere nella mia vita.
È difficile tenere la barra dritta e ottimismo in questa situazione. Ho ancora gli occhi pieni del dolore che ho visto in queste ore. E sono stanco, stanco di gente che vuole trovare giustificazione a una violenza che pare non avere fine.
Inizio il nuovo anno parlandovi di un personaggio a cui sono particolarmente legato: Gizmo.
Gremlins è un cult che ha bisogno di poche presentazioni (a proposito, hanno annunciato un terzo capitolo): ha segnato la mia infanzia e quella di molti di noi.
Ho sempre desiderato avere un Gizmo di qualità. In giro se ne trovano parecchi, ma la maggior parte non è davvero accurata.
La mia scelta è quindi ricaduta sul modello Medicom Toy. Certo, il prezzo mi ha scoraggiato a lungo, ma a un certo punto, trovandolo a una cifra ancora “ragionevole”, mi sono detto: ora o mai più.
L’oggetto si presenta molto bene: è ben proporzionato e con un’espressione decisamente kawaii.
Gli occhiali 3D sono un’aggiunta carina, così come le tre palle di pelo che rappresentano la mutazione successiva di Gizmo. La scala è 1:1.
La mobilità poteva essere migliore: è un peccato che le orecchie non siano snodabili (anche se gli occhi si muovono!). Il painting è buono, ma a mio avviso – soprattutto nella zona del viso – si poteva osare un filo di realismo in più, senza incidere sul prezzo finale.
Detto ciò, al momento questo è il Gizmo definitivo.
Vedremo se, con l’arrivo del terzo capitolo, uscirà un nuovo modello capace di spodestare questo Medicom. Vi lascio al consueto video dal canale YouTube del blog.
Ne approfitto per augurare a tutti voi, superstiti di questi lidi: buon anno 🎬🐾
☆ Ciao a tutti! Sono Moreno: ex fumettista, blogger dal 2006, amo tutto ciò che viene considerato nerd, collezionare oggetti e sogni. Qui trovi recensioni e approfondimenti su statue/robot/doll, anime, film, fumetti, videogiochi, eventi, viaggi, arte.
Gestisco varie pagine Facebook tra cui quelle di Jeeg Robot e Romano Malaspina.