venerdì 2 giugno 2023

40 anni di Lady Oscar - Incontro con Cinzia De Carolis






Sabato 27 maggio 2023, si è svolto un bellissimo evento presso Yamato Shop a Milano per festeggiare i 30 anni di attività e i 40 anni di Lady Oscar. Ospite d’eccezione: Cinzia De Carolis, voce italiana di Oscar e di tanti altri personaggi. Finalmente ho coronato il sogno di incontrare questa grandissima doppiatrice e tutto è andato oltre qualsiasi mia più rosea aspettativa. Cinzia è una persona splendida. Ama incontrare i fans e ricevere affetto, si dona in modo spontaneo e genuino senza atteggiamenti divistici di sorta. 
Durante la nostra conversazione la De Carolis mi ha parlato in modo entusiastico di Romano Malaspina, suo “padre” in Lady Oscar.

 


Le dediche della De Carolis. La prima accanto a quella della sensei Ikeda.


Ho avuto modo di parlare anche con il figlio della De Carolis, Lorenzo Crisci, anch’esso attore, mi ha colpito che non ha ancora mai visto l’anime di Lady Oscar. Mi ha parlato della fortuna di avere una madre come la sua, dei valori che gli ha trasmesso e della motivazione che lo ha spinto a scegliere la stessa professione della madre; d’altro canto Lorenzo andava in sala di registrazione accanto alla mamma già da bimbo, questo gli ha messo il seme che poi ha germogliato nell’amore per il lavoro del doppiatore.

All’evento presente anche un’altra doppiatrice, Beatrice Caggiula, mi ha parlato di come il lavoro del doppiatore sia spesso sottovalutato, di varie persone che si sono espresse malevolmente verso la sua professione. Mi è dispiaciuto constatare che ci sia in giro così tanta ignoranza in materia. Un doppiatore è a tutti gli effetti un attore e compie qualcosa di molto difficile, non si limita certo a muovere la bocca davanti a un microfono, è assurdo solo pensarlo.

Ho avuto modo di chiedere a Francesco Di Sanzo, ragguagli sull’uscita di Lady Oscar in Blu-ray: la cosa è ancora lontana ma, a quanto ho capito, vale sicuramente la pena attendere.

Ho confezionato un video dell’evento, purtroppo non ho avuto modo di usare molto materiale della conferenza ma spero possa essere comunque di vostro gradimento. 
Buona visione!




venerdì 21 aprile 2023

Il consiglia manga - EP. 4: Initial D

Torna la rubrica del consiglia manga e lo fa alla grande con una delle opere più attese e sospirate nel nostro paese: Initial D. Finalmente J-Pop ci ha portato in Italia l’opera di Shuichi Shigeno nella sua versione più completa. Questa versione è curata da Dario Moccia, cosa che ha creato un po’ di polemiche aggiuntive. Vuoi qualche traduzione letterale, vuoi le persone che non sono mai contente, questo Initial D esce da noi con qualche tribolazione. Ho voluto tributare quest’opera parlandone in un video proprio per andare al nocciolo della questione, cercando di essere il possibile imparziale.


Nel video vi parlo del manga e di questa discussa edizione di un cult.

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venerdì 31 marzo 2023

Ricordando Brandon Lee



Brandon Lee, figlio del celebre attore e artista marziale Bruce Lee, ha lasciato un'impronta indelebile nell'industria cinematografica nonostante la sua carriera sia stata tragicamente interrotta in giovane età. 
Il 31 marzo 1993, durante le riprese del film "Il Corvo", Brandon venne accidentalmente ucciso da una carica di polvere presente nel proiettile utilizzato durante le riprese del film dall’attore Michael Massee. La carica era rimasta all'interno del fucile utilizzato per una scena in cui gli sparavano, ma l’arma era stata modificata per sparare solo a salve. Durante una scena successiva, il fucile venne utilizzato accidentalmente e la carica di polvere rimasta nel cannone esplose colpendo Lee all'addome e causandone la morte a soli 28 anni. Il film fu dedicato a Brandon e alla sua futura moglie Eliza Hutton.

Oggi sono esattamente 30 anni che siamo senza Brandon Lee, voglio ricordarlo con le sue parole più significative: "Siccome non sappiamo quando moriremo, siamo portati a pensare alla vita come ad un pozzo inesauribile, eppure ogni singolo fatto accade solo per un certo numero di volte, e spesso si tratta di un numero limitato...quante volte ci ricordiamo di un certo pomeriggio della nostra infanzia, un pomeriggio che fa così profondamente parte del nostro essere, senza il quale non riusciremmo nemmeno a concepire la nostra esistenza. Forse quattro, cinque volte, forse anche di meno. Quante volte vediamo sorgere la luna piena... forse venti, eppure tutto ci sembra senza limite."


Curiosità personale: quasi 10 anni fa ho incontrato James O’Barr, autore del fumetto del Corvo. Ricordo indelebile la firma che mi ha fatto sul disegno che ho dedicato a Brandon. Qualche foto qui sotto.







lunedì 20 febbraio 2023

Ciao al Maestro Leiji Matsumoto





Ci ha lasciato da una settimana ma la notizia è trapelata solo ora. Si è spento il sensei Leiji Matsumoto, papà di Capitan Harlock, Danguard, Galaxy Express e tante altre opere immortali. Grazie di tutto sensei. Ora va nel mare di stelle che hai sempre sognato e disegnato con tanta cura, l’Arcadia ti aspetta al suo timone, noi non ti dimenticheremo mai.
“Non è tempo per essere divisi da religioni, razze o confini.
Dovete tenere stretti i vostri sogni, sono loro che vi porteranno ad avere un futuro migliore. La vita è fatta per essere vissuta, tutti nasciamo per vivere, nessuno nasce per morire”.

sabato 28 gennaio 2023

Recensione Box set Blu-ray: Shin Jeeg Robot D'Acciaio






Il nuovo accordo tra Yamato Video e Eagle Pictures ha portato già molti frutti. 
Questa nuova edizione di Shin Jeeg ha dalla sua una rinnovata veste grafica e un booklet davvero corposo.
Anime di 13 episodi uscito in Giappone nel 2007, Shin Jeeg è ambientato 50 anni dopo la storia originale in un universo alternativo. Questo box set contiene tutta la serie e tanto altro, per scoprire cosa guardate il video che vi allego con unboxing e tante curiosità.

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venerdì 13 gennaio 2023

Ciao a Lisa Marie Presley

 




Questa notte ci ha lasciato Lisa Marie Presley, figlia unica del leggendario Elvis Presley.

Una donna dalla vita complessa, difficile sin dalla tenera età. Si è trovata a doversi confrontare con la morte del padre ancora bambina, vivendo una vita all’ombra, fatta di abusi, di sconfitte, di dolori. 

In queste ore ho letto le teorie più disparate, i no vax hanno quasi esultato dell’ennesimo malore vip per loro correlato ai vaccini. Bene, voglio ricordare che la famiglia Presley è costellata di morti giovani, soprattutto dal ramo paterno. Ho letto proprio di recente un libro su Elvis che parla di queste cose che vi consiglio:


Una lettura molto interessante ed esaustiva.  Teniamo poi conto che Lisa due anni fa ha subito un grosso lutto da cui non si era mai ripresa: il suicidio di suo figlio. Penso che davanti a certe cose sia giusto portare rispetto senza sperticarsi cercando di mostrare ragioni che di fatto non esistono. 

Sono molto addolorato dalla morte di Lisa Marie, una donna dal destino sin troppo segnato che avrebbe meritato maggiori fortune. Spero che ora sia in un posto migliore accanto ai propri cari. 



Ciao Lisa.

venerdì 30 dicembre 2022

Buon 2023!




Volge al termine un anno ricco di cambiamenti, particolarmente sofferente. Il 2022 è stato complesso, lungo, stressante, non vedo l’ora di mettermelo alle spalle.

A livello creativo ho bei ricordi. Ringrazierò sempre:
Emanuele Leone per l’opportunità che mi ha dato con il Magazine di Emacomics.
Claudio Castellini, collaborare in qualche modo con lui è stato come realizzare un sogno. 
Giorgio Bassanelli Bisbal per l’intervista e l’amicizia.
La Fondazione Culturale Carlo Rambaldi e la soddisfazione che mi hanno dato con il video sulla mostra di E.T.

Voglio salutare questo anno con speranza, la stessa che mi animerà sempre.

Buon anno gente!


Per celebrare i 1000 iscritti sul canale YouTube ho fatto questo video, spero possa piacervi:



martedì 20 dicembre 2022

Il Fantastico Mondo di Paul: Pakkun e Miracle car Jungle



Chi mi segue sa quanto amo l’anime Tatsunoko de Il Fantastico Mondo di Paul. Jungle ha recentemente pubblicato sia una figure di Pakkun che la Miracle Car. Nel mio consueto video per il canale YouTube del blog parlo di entrambi i prodotti. A bocce ferme voglio fare alcune considerazioni aggiuntive su questi oggetti, in particolar modo sulla Miracle Car.

Apprezzo molto che la Jungle e Matteo Togni si stiano tanto concentrando su una serie così particolare nella storia dell’animazione giapponese. Da questo punto di vista gli va dato sicuramente un plauso. Purtroppo la mia copia della macchina ha qualche sprua di troppo, ma la cosa più grave che ho riscontrato è un difetto di assemblamento della capotte:




Ovvio, sono cose che possono succedere, poi nel viaggio ecc chissà cosa può essere successo. Però un’altra problematica è a livello ingenieristico: una volta inseriti, a fatica, i personaggi nella macchina sono davvero difficili da togliere, mi riferisco a Paul e Nina, gli altri due invece non hanno nessun tipo di ancoraggio ai sedili posteriori. Ciò nel mio caso ha reso ancora più difficile risolvere il problema della capotte. Tra l’altro ho notato che il rosso dei sedili tende a rimanere sulle figure a causa dello sfregamento a cui i materiali sono sottoposti, ciò lo si nota soprattutto su Nina.

Penso che ci voglia maggior controllo qualità e attenzione nella progettazione di questi prodotti, che ricordiamoci vengono venduti a caro prezzo. Ho contattato a riguardo Togni, ed è stato molto carino con i suoi consigli, una copia un po’ sfortunata purtroppo può capitare, ma che ci siano tante difficoltà nell’inserimento e disinserimento dei personaggi no, andava pensato meglio tutto il progetto, altrimenti lo si vendeva con le figure già inserire nella macchina così da evitare tribolazioni varie.


Tutto ciò lo scrivo perché nel video credo di essere stato sin troppo magnanimo davanti a una casa produttrice che sta ancora cercando di crescere e si sta impegnando per farlo.


Buone feste!





lunedì 12 dicembre 2022

Pinocchio di Guillermo del Toro

 


“La cosa che rende preziosa e significativa la vita umana è la sua brevità… Accade quello che accade e alla fine andiamo via”.




Torno al mio primo amore (la scrittura) con la recensione del Pinocchio di Guillermo del Toro. Un film che mi ha colpito a tal punto che l’ho già visto due volte, una volta con il nostro doppiaggio e un’altra con quello originale.

Questo Pinocchio ha avuto una storia molto travagliata, prima di approdare su Netflix è stato pensato nel lontano 2008. L’idea di un Pinocchio in stop motion ambientato nella seconda guerra mondiale è ardita, una sfida ardua dato il tema del burattino ormai visto molte volte. In pochi anni abbiamo avuto ben 3 trasposizioni di questa favola, e alla lunga diventa difficile trarre creatività da un personaggio tanto conosciuto. Guillermo del Toro, qui coadiuvato alla regia da Mark Gustafson, ha realizzato quindi uno dei suoi progetti più ambiziosi.

La trama non si discosta totalmente dall’originale ma presenta grosse differenze con la storia che conosciamo: raccontata dal punto di vista del grillo parlante e ambientata durante la seconda guerra mondiale, vede il nostro Geppetto perdere il figlio Carlo per colpa di una bomba. La morte del figlio lo getta nella disperazione più cupa, privo di voglia di vivere affoga i suoi dispiaceri nell’alcool sino a che non decide di costruirsi Pinocchio con il legno nato dalla ghianda lasciata da Carlo. Pinocchio si dimostra subito molto curioso e allergico alle regole, ben lontano dal figlio perso da Geppetto. Ciò spingerà il burattino ad allontanarsi dal padre per unirsi al direttore del circo locale, il Conte Volpe. 

Al posto della Fata Turchina qui abbiamo lo Spirito del Bosco, una sorta di entità a metà tra un angelo e un diavolo, mi ha ricordato Il Labirinto del Fauno, altro film ormai cult di del Toro.

Morire per Pinocchio non è un problema, a differenza degli umani può morire quante volte vuole a patto di fare ogni volta quattro chiacchiere con Morte, sorella dello Spirito del Bosco.

I temi trattati sono molteplici e molto interessanti. Aver ambientato la storia durante la seconda guerra mondiale un colpo di genio. Questo film è un invito all’accettazione, al distruggere preconcetti, un elogio alla libertà e alla diversità. La favola originale ha una morale molto più rigida figlia del suo tempo, quasi a dirci: se non seguirai le regole finirai male. Pinocchio non desidera diventare un bambino come tutti gli altri, ama la sua unicità. La pellicola è un inno alla vita e all’amore universale, dove l’accettazione è la parte integrante della storia, accettazione di sé e del prossimo. 

Vediamo così adulti costretti a seguire l’ideologia fascista, bambini che si coalizzano capendo per primi quanto sia stupida la guerra.  




Lo stop motion è usato in modo superbo, i pupazzi sono splendidi, alcuni di loro mi hanno ricordato sculture di legno, basta vedere la barba di Geppetto. Adoro lo sculpt di Pinocchio, una sorta di Frankenstein non finito, con chiodi a vista e aspetto poco rassicurante. 

Segnalo che ci sono varie parti cantante, per quanto sia buono l’adattamento italiano, rendono molto di più in lingua originale. Il doppiaggio nostrano è ben diretto da Massimiliano Alto, appare anche in una piccola parte come voce di Benito Mussolini. Il nostro doppiaggio è ottimo e vede tra gli altri: Mario Cordova, Franca D’Amato, Stefano Benassi. Il doppiaggio originale ha un cast di attori di livello, tra cui: Christoph Waltz, Ewan McGregor, Ron Perlman, David Bradley, Cate Blanchett.

In queste ore sto leggendo molte critiche contro questo film, soprattutto dai cosiddetti “boomer”, come se i bambini di oggi fossero troppo ingenui per poter usufruire di una storia tanto edulcorata e adulta rispetto all’idea originale che tutti hanno di Pinocchio. Voglio ricordare ai detrattori di questo film che Collodi originariamente ha fatto morire Pinocchio impiccato nella storia originale, furono i lettori a spingerlo a continuare la trama come la conosciamo oggi. 



La maggior parte delle favole sono crude, noi siamo abituati alle versioni Disney ma storicamente non finiscono sempre bene. 

Il Pinocchio di Del Toro è coraggioso, in un mondo imbavagliato dal politicamente corretto ci mostra un Geppetto talmente disperato da rifugiarsi nel bere, ci porta per mano dentro una storia dai contorni amari, con un finale struggente che non fa sconti. Netflix in questi anni è stata accusata spesso di essere troppo buonista, di scegliere attori in base a determinati canoni etnici ecc ecc, bene, questa volta voglio fare un grande plauso ai dirigenti di questa società per aver creduto nel progetto di questo Pinocchio. Un film che sono convinto si ricorderà negli anni a venire e che segna per forza di cose un prima e un dopo.






martedì 29 novembre 2022

Recensione Box set Blu-ray: Rocky Joe/Ashita No Joe - Parte 1





Finalmente, grazie a Yamato Video ed Eagle Pictures, abbiamo anche in Italia i tanto agognati Blu-ray di Rocky Joe. Una delle opere più influenti di tutta l’animazione giapponese.

Anime del 1970 che vede alla regia Osamu Dezaki, al suo esordio alle redini su una serie a 26 anni (fu direttore generale della serie). Uno dei registi più influenti degli anime. Dezaki definiva Joe come la serie che più gli aveva dato soddisfazione dirigere. Fu innovativa per i suoi anni con una impronta molto cinematografica si allontanò dalla semplicità stilistica del manga rendendo più maturo e realistico il racconto e la grafica, arrivò a influenzare addirittura il fumetto che ai tempi non era ancora finito. 
Dezaki è stato il primo regista a non proporre semplici adattamenti dei manga di riferimento, ma ha imposto la sua personale visione dell’opera, basti pensare a Lady Oscar. Inoltre è stato il primo a usare (sfondi multi strato) molteplici livelli e una regia altamente cinematografica negli anime ispirandosi al suo grande amore per il cinema.

L’Ep 29 diretto da Yoshiyuki Tomino. La serie fu difficile da adottare per lo stile grafico adottato nel fumetto da Chiba.

Akio Sugino supervisore capo alternato da Akihiro Kanayama responsabile grafico di Rikishi, e Shingo Araki che si è occupato maggiormente di Joe e Dampei, fu il suo primo ruolo di sakkan.


Il raffronto con il DVD: I colori sono molto più vividi,  tutto è più luminoso, alcune volte si vede un eccessivo intervento elettronico che ha bruciato qualche particolare, lo si nota soprattutto in alcuni particolari degli sfondi. Il quadro contiene più informazioni di immagine. Nelle scene scure non c’è paragone, laddove nel DVD avevamo macchie qui è tutto più leggibile. Il Blu ray è un netto passo avanti rispetto la vecchia edizione.

Questo e tanto altro nel video che ho realizzato per recensire questo prodotto:





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venerdì 11 novembre 2022

E.T. La mostra 1982 - 2022


Chi mi conosce sa del mio amore per la creatura principe di Carlo Rambaldi: E.T.

Mi legano a questo buffo alieno tanti ricordi, ma uno dei più cari della mia vita è aver visto il film di Spielberg con i miei genitori, ricordo poco, solo la sala piena e il fatto che tutti noi bambini degli anni 80 volevamo un E.T. Ho notato con sgomento che molti giovani trovano E.T. repellente, e mi dispiace molto, non hanno colto nulla di ciò che vuole dirci il film, una pellicola ancora oggi attuale e che, nella sua apparente semplicità, parla di diversità, amore, accettazione.

Cineteca Milano Mic, dopo la bellissima mostra su King Kong, ha deciso di omaggiare E.T. per i suoi 40 anni con una splendida esposizione che ci permette di poter toccare con mano alcuni reperti che hanno fatto la storia del cinema mondiale. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi e il restauro effettuato dallo staff di Leonardo Cruciano, possiamo ammirare per la prima volta pezzi unici e iconici. 

Sono stato alla mostra il 6 novembre, giorno della sua inaugurazione, ho potuto così incontrare la famiglia Rambaldi, seguire il tour di Victor Rambaldi, intervistare ancora Daniela Rambaldi. 

Ho condensato tutto in un video che spero davvero possa incontrare il vostro gusto, è uno dei lavori su cui ho cercato di mettere tutto ciò che ho appreso in questi anni di video editing.

Ho consegnato anche un disegno dell’amico Emanuele Leone alla famiglia per omaggiare Carlo Rambaldi, purtroppo di questa cosa non ho nessun video ma una bella foto a testimonianza dell’evento:

Victor Rambaldi con il nostro quadro

Segnalo in particolare la bellissima replica di E.T. in scala 1:1 tratta dai calchi originali, vederla davanti agli occhi vale da sola il prezzo del biglietto. Certo, a patto che amiate la creatura di Rambaldi.




Cineteca Milano MI
Viale Fulvio Testi 121
MM5 Bicocca
www.cinetecamilano.it


lunedì 24 ottobre 2022

Kenshiro Tsubanari e la spada squartademoni

                                 

    


Torna la rubrica del “consiglia manga” con la recente uscita di Nippon Shock: Kenshiro Tsubanari e la spada squartademoni. Vi presento il manga di Ippei Kuri e Akiyoshi Sakai nella sua versione limited oro firmata direttamente dal sensei Kuri. 

Questo è un volume unico, una storia autoconclusiva divisa in 4 capitoli. 
Formato del libro: A4 (21×29,7, formato Artbook) di 334 pagine. 
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Per tutto quello che c’è da sapere su questo libro vi lascio al video dal canale YouTube del blog:




martedì 20 settembre 2022

Sotto il segno di Devilman - Intervista a Giorgio Bassanelli Bisbal

In occasione della nuova edizione degli OAV di Devilman edita da Yamato Video, ho intervistato  Giorgio Bassanelli Bisbal, direttore del doppiaggio, dialoghista, doppiatore responsabile del nuovo  adattamento italiano dell’opera di Go Nagai. Inoltre abbiamo registrato insieme un intervento che trovate nel video in calce a questo post. L’intervista verrà pubblicata anche sul terzo numero del magazine di Emacomics.



Cosa rappresenta per te Devilman?

Devilman per me è l’inizio di tutto. Negli anni ’90, il mio approccio con l’animazione giapponese inedita, cioè che si trovava solo in giapponese, fu proprio con Grey Digital Target, il film di Hokuto no Ken, Akira che fu il primo film che vidi (avevo addirittura una copia in bianco e nero) e Devilman. Mi ricordo perfettamente che quando lo vidi mi scattò immediatamente il desiderio fortissimo di poterlo vedere in italiano. Quindi appena uscì, se non sbaglio fu proprio la prima videocassetta Granata Press che presi immediatamente, il primissimo film in italiano fu Baoh che uscì per Yamato Video, e poco dopo Devilman che mi piacque tantissimo. Devilman per me rappresenta proprio il primo impatto con l’animazione giapponese seria, quella vera, quella non più per bambini. Fu un trampolino di lancio per me, quei film: Maison Ikkoku Last Movie, Ken il Guerriero (Il film) in giapponese, Grey Digital Target - meraviglioso potessimo farlo in italiano adesso, magari - e appunto Devilman. In quegli anni sembrava impossibile poter avere certe opere in italiano, e invece…


Puoi spiegarci come mai si è reso necessario ridoppiare questi OAV e perché non siete riusciti a inserire anche il vecchio doppiaggio in questa edizione?

La decisione di doppiare gli OAV parte sicuramente da una questione legata ai diritti, ma soprattutto, per quello che mi è dato sapere è legata al fatto che il vecchio doppiaggio, che ho amato tantissimo, aveva però delle lacune sotto il profilo della traduzione, incongruenza che poi ho riscontrato lavorando su queste opere. Basta fare un piccolo confronto tra vari elementi. Probabilmente all’epoca si è tradotto partendo dall’inglese, non ne ho sicurezza, anche se ho iniziato a lavorare in Granata Press solo con Shuten Doji, pochi lo ricorderanno ma inizialmente è stato doppiato usando Stefano Onofri poi è stato ridoppiato tutto con Giorgio Borghetti come protagonista e Roberta Greganti. Quindi il motivo principale del ridoppiaggio di Devilman è stato solo una questione di traduzione e adattamento.

Parliamo di adattamento, cosa è stato cambiato rispetto alla vecchia versione?

Ci sono tantissimi cambiamenti, uno fondamentale, che mi ha colpito molto è il discorso che fa Jinmen a Devilman, quando gli dice: “io non sono un assassino, io mi nutro.
Perché se tu ti nutri non sei un assassino e se lo faccio io invece divento un mostro?”
Mi ha molto colpito tutto quel passaggio. Poi ci sono cambiamenti sciocchi, per esempio nel vecchio doppiaggio, ripeto forse la traduzione è stata fatta dall’inglese, abbiamo i personaggi che stanno uscendo da scuola, stanno andando a casa, nel vecchio doppiaggio l’amica dice a Miki: “presto dobbiamo andare a lezione”. Non vanno a nessuna lezione.
Non si capisce come fanno a trovare Akira nella parte iniziale con i conigli, in realtà è l’amica che dice a Miki che lo hanno visto lì. Oppure quando sono nella stanza medica con sempre Miki faccia a faccia con Akira, lui non la bacia, e lei gli dice che è uno stupido. Nel vecchio doppiaggio diceva altro che non c’entrava nulla. Ci sono tutta una serie di queste inesattezze, tra cui alcune più marginali e altre più interessanti come il discorso di Jinmen.
 


Cosa ti ha spinto a scegliere Massimo Triggiani per il ruolo di Akira e Maurizio Merluzzo per Ryo Asuka?

Il principio è questo: negli ultimi 10 anni ho lavorato soprattutto a film, faccio prettamente quelli. Il fatto di lavorare al doppiaggio di film, spesso molto particolari, mi ha portato a maturare un gusto totalmente diverso rispetto a quello che avevo un tempo. Oggi se riavessi tra le mani titoli come Cowboy Bebop (anche se è venuto bene) userei un approccio totalmente diverso come del resto ho fatto recentemente con Getter Robot. Sono cambiato nettamente. Per cui la scelta è caduta su Maurizio e su Massimo perché sono persone che frequento, ogni tanto, fuori dal lavoro e hanno un rapporto tra loro che si può dire, spero di non venire travisato, simile al rapporto che hanno Ryo e Akira, se loro rappresentano quei personaggi io sono Zenon (risata). Scherzo. Comunque ho visto delle similitudini rispetto ai personaggi che andavano a interpretare. Soprattutto nel caso di Triggiani, ero sicuro che avrebbe reso bene il cambio tra l’Akira liceale e “uomo”, perché Massimo ha questa caratteristica nella voce, riesce a essere sia ragazzo che adulto. Con Maurizio il problema non si presentava perché Ryo rimane bene o male lo stesso nel corso della storia. Per cui diciamo che mi sono basato sul loro carattere. Spesso scelgo gli attori a seconda di come sono nella vita, a volte mi baso anche sulla loro fisicità, ma spesso sul carattere e sulla vocalità dell’originale e se richiede una caratteristica specifica. Il punto di partenza è che facendo tantissimi film il mio approccio nei confronti degli anime resta quello del film, d’altro canto nei cartoni l’attore dà l’anima al personaggio cosa che invece con attori in carne e ossa ha un effetto diverso.

Ho notato che hai mantenuto le pronunce dei nomi alla Giapponese e che hai usato, in varie occasioni, un linguaggio molto brutale. Ci puoi motivare queste scelte?

 Per quanto riguarda le pronunce ho mantenuto quella originale perché mi sembrava giusto farlo, mi sembra l’ora di usare le giuste pronunce dei nomi.
Per quanto riguarda il linguaggio, se posso essere brutale anche nella risposta, è che mi sono rotto il caxxo di linguaggi finti edulcorati nei cartoni animati, così come in alcuni film e Devilman è una storia per adulti, ci sono scene molto forti quindi secondo me va aiutato con un linguaggio reale. Non mi sono minimamente posto il problema di usare certi termini perché sono giusti e accompagnano la storia con un’impronta adulta. Mi sono stancato di termini come “dannato, maledizione”, nessuno parla così nella vita, certi termini lasciamoli ai telefilm americani. Gi OAV di Devilman sono tratti dall’opera di Go Nagai un manga che nasce con un intento preciso e maturo e io volevo raggiungere questa maturità anche tramite il linguaggio assolutamente “reale”, questo è stato il meccanismo.


Dal primo al secondo capitolo si nota un deciso cambio di marcia, avete avuto modo di sbizzarrirvi  di più, Triggiani riesce nel difficile compito di non far rimpiangere Ivo De Palma. A questo proposito voglio farvi un plauso per il lavoro che avete svolto e per gli attori che hai scelto. C’è una parte di cui vai particolarmente fiero?

 Ivo De Palma 30 anni fa fece un lavoro egregio con gli strumenti che aveva, detto questo c’è un netto cambio perché c’è negli OAV, sia emotivamente, che visivamente molto più potente. La parte di cui vado più fiero è lo scontro tra Jinmen e Akira. Mentre facevamo Jinmen, interpretato da Massimo Lodolo, che per me è il fuoriclasse in assoluto e uno dei migliori attori che abbiamo in Italia, ha saputo ascoltare bene l’interpretazione dell’originale creando una variante italiana assolutamente unica. Identica al giapponese. Invito tutti ad ascoltare l’originale giapponese e l’interpretazione di Lodolo sui ghigni, sui guizzi, sulle intonazioni, sulla forza, sull’ironia. Massimo è veramente unico. Un aneddoto divertente: durante ii doppiaggio dopo la chiusura di ogni scena io ero emozionato, quasi esaltato, però Massimo simpaticamente faceva l’offeso dicendo che l’avevo messo su uno che veniva ammazzato dopo neanche 10 minuti di storia; ridendo diceva questa cosa: “mi hai messo su una tartaruga che perde contro un ragazzino”. Quindi ogni volta che dicevo: “Massimo, non puoi capire ho la pelle d’oca sei stato bravissimo”, lui anziché darmi soddisfazione mi diceva: “andiamo avanti”. Su questa cosa ci rido ancora oggi, ogni volta che lo vedo. Sono anche contento della resa sonora, perché la colonna sonora nostra ora è molto più potente anche di quella originale giapponese del 1987 e 1990.

C’è qualcosa che dovremmo sapere su questa edizione degli OAV di Devilman?

L’audio è potenziato pure essendo esattamente lo stesso dell’originale giapponese, se lo ascoltate con un buon impianto è nettamente migliorato, anche perché io stesso seguo sempre anche il mix, ho io stesso esaltato alcune scene, in più c’è il libretto che contiene qualsiasi cosa vi venga in mente sui personaggi, sulla costruzione degli OAV e quant’altro. Per cui i collezionisti come me non possono non avere questa edizione, nemmeno nell’edizione giapponese sono presenti quelle illustrazioni, già solo questo vale l’acquisto. L’home video sta morendo, la gente continua a vedere le cose in streaming (che va benissimo), spero tanto che ci sia sempre questo zoccolo duro di collezionisti che preferiscono avere l’oggetto come me, e di vedere la roba non compressa; oddio il blu-ray è compresso lo stesso però non come lo streaming in più stai parlando con uno che colleziona ancora vinili.


C’è un’opera che vorresti doppiare o ridoppiare? Un tuo sogno nel cassetto? 


Servirebbero 4 giorni per dirti tutto ciò che vorrei doppiare, ci sono molte serie vecchie a cui vorrei lavorare: Otokojuku (Classe di Ferro), Panzer World Galient, Grey Digital Target il film, Zillion, il film di Street Fighter 2 mettendo la colonna sonora giapponese, Tenkū senki Shurato, vorrei finire Golion, la parte finale di Laserion, e poi vabbè, ovviamente Hokuto No ken.


  

Monica Belllucci e Giorgio Bassanelli Bisbal in sala di doppiaggio

 

Negli ultimi anni le polemiche contro il doppiaggio italiano si fanno sempre più persistenti, cosa ne pensi e come vivi tali critiche?

 Penso che le critiche al doppiaggio abbiano ragione di essere perché stiamo vivendo un’era con troppa improvvisazione, gente che fino all’altro ieri faceva tutt’altra cosa, senza esperienza, che si autoproclama esperto o si mette a scrivere dialoghi a dirigere, c’è molta improvvisazione e questo poi si riflette sulle lavorazioni, sui doppiaggi. Io ho fatto una gavetta lunghissima in seno a società storiche del doppiaggio, sono stato tantissimi anni in CDC, ho ascoltato, vissuto, visto tanti professionisti che hanno fatto la storia del cinema in Italia, parlando di doppiaggio naturalmente. Quindi ho avuto modo di “assorbire” da queste persone e farne qualcosa per me. Oggi invece vedo individui che dal nulla prendono decisioni perché hanno l’amico, qualcuno che glielo permette. Ecco, questo per me fa male al mio mestiere per cui se ci sono delle cose fatte veramente male rispetto l’originale posso capire che la gente si possa arrabbiare o che possa vomitare veleno contro il doppiaggio. C’è da dire però che, questo nessuno può contraddirlo, anche nel doppiaggio esiste la borsa di Armani e la borsa fatta di plastica. Questo è un mestiere che un tempo aveva un sapore artigianale, oggi sta avendo sempre più, per colpa di alcune dinamiche, il sapore di una catena di montaggio.

Domanda di rito: a cosa stai lavorando? 

Sto lavorando a un film americano di cui non posso dire niente, e poi altri due film che sono una coproduzione italo americana addirittura di Natale, sì avete capito bene, a settembre sto lavorando a dei film di Natale. Spero a breve di lavorare a un film che interessa a tanti della mia generazione  e soprattutto interessa ai molti fan dell’animazione giapponese. Lo sto aspettando con le palpitazioni anche perché sono molti anni che lotto per avere questo film finalmente al cinema e con una edizione italiana degna di quel nome.

C’è qualche titolo recente, sempre parlando di anime, che ha lasciato un segno su di te lavorandoci?

Due titoli: Lupin e Dragonball. Ho avuto modo negli ultimi anni di lavorare su tutti gli speciali di Lupin e sulla terza serie, nonché allo sfortunato film in computer grafica uscito con l’esplosione della pandemia, mi sono molto divertito nel farlo, oltre al fatto che ero contento di realizzarlo. Lupin lo conosco bene, ho lavorato a suo tempo anche con Roberto Del Giudice, quindi diciamo che è più o meno un personaggio che mi accompagna nel tempo. Poi, non me lo aspettavo onestamente: Dragonball. Ho fatto questo film che uscirà il 29 settembre, certo mi sono trovato un cast già fatto però con tutti attori che devo dire non solo si sono dimostrati all’altezza ma la cosa più bella è che sono stati molto collaborativi, credo si siano trovati molto bene con me e io mi sono trovato bene con loro. Sono molto fiero del risultato finale; anche in questo caso ho seguito tutto il mixer. Certo ero vincolato da scelte non mie in certi casi, però con questi strumenti secondo me è soddisfacente. Ci sono nuovi personaggi con cui ho cercato di riprendere il giapponese, soprattutto nelle scene di combattimento, perché non si dica che l’audio giapponese è più potente del nostro, Anche gli italiani possono trovare entusiasmo nel fare gli anime, bisogna sempre trovare la parola magica per innescare entusiasmo in chi sta facendo qualcosa che di solito non è abituato a fare. Il problema principale degli attori che si approcciano agli anime è che non sono abituati a farli oppure se li fanno chi sta dietro non dà loro un vero motivo per metterci un certo impegno. Per esempio: Franco Zucca, straordinario attore purtroppo scomparso qualche mese fa, non aveva mai fatto cartoni giapponesi e li odiava, anche se qualche anime lo ha fatto, in Lupin The First l’ho messo su uno dei personaggi più importanti e ho trovato uno spunto per fargli vedere l’opera con un occhio diverso, visto che per lui gli anime erano tutti uguali e privi di fantasia. Alla fine si è divertito e noi spettatori abbiamo avuto la chicca di avere Franco Zucca in un film di animazione giapponese. Per cui bisogna sempre trovare il modo di dare la spinta quando qualcuno non si entusiasma per un progetto, certo non è sempre possibile, mi capita ogni tanto di farlo perché capisco che dall’altra parte non sempre si apprezza ciò che si fa, l’ho fatto a suo tempo anche con Elio Pandolfi nei film di Berserk, che al di fuori di Sherlock Holmes di cartoni davvero ne aveva fatti zero, e su Berserk abbiamo Pandolfi in una delle sue ultime interpretazioni (anche lui scomparso da poco). Spero che il pubblico apprezzerà i miei ultimi lavori.



 

Un ringraziamento speciale  a Giorgio Bassanelli Bisbal e allo staff di Yamato Video. 

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