lunedì 3 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody



I Queen, sono uno dei miei gruppi preferiti, una band iconica che ha segnato la mia adolescenza.
Ero poco più di un ragazzo quando morì Freddie Mercury, e come tanti della mia generazione ho scoperto il gruppo maggiormente in quella triste occasione, anche se già prima simpatizzavo per loro.
Dalla morte di Mercury, ho avuto l'impressione che il resto del gruppo tirasse un po' a campare su ciò che è stato, a eccezione di John Deacon (lo storico bassista), che è l'unico che in tutti questi anni ha scelto una vita ritirata piuttosto dei riflettori.
Bohemian Rhapsody, oltre a essere una delle hit più famose dei Queen, oggi è un film sulla storia del gruppo, dalla sua formazione nel 1970 al 1985, incentrato in particolar modo sul mai troppo compianto vocalist Freddie Mercury.
Prodotto tra gli altri da Brian May e Roger Taylor, il progetto ha avuto una vita molto travagliata: una lavorazione di quasi 10 anni, in cui si sono susseguiti cambi di registi, sceneggiatori, attori, tra cui il bravissimo Sacha Baron Cohen che doveva interpretare il protagonista al posto dell'attuale Rami Malek. Purtroppo dissapori artistici hanno allontanato Cohen dal set, devo ammettere con mio grande rammarico, sono sicuro che avrebbe fatto un lavoro eccelso. Ma andiamo al presente, con i se e i ma non si va da nessuna parte.

La storia inizia con un giovane Mercury, indiano naturalizzato inglese, alle prese con gli studi e un lavoro come gestore di bagagli all'aeroporto, vive in una famiglia conservatrice ma esce ogni sera cercando la sua strada. Una sera, in un pub a modo di ascoltare gli Smile, gruppo in cui militano Roger Taylor alla batteria, e Brian May alla chitarra elettrica, il vocalist li lascia a piedi e Freddie si propone di sostituirlo. Nasce così un sodalizio che rimarrà nella storia della musica, la band cambierà nome grazie all'estro di Mercury in Queen. Il resto, come si suol dire è storia.
La pellicola, si concentra in particolar modo sull'evoluzione umana del protagonista, dal suo incontro con l'amatissima Mary Austin, alla scoperta della propria sessualità, sino ad arrivare alla consapevolezza di essere spiccatamente bisessuale, anche se nel film si fa intendere maggiormente che Freddie sia gay; in realtà pare che il nostro non disdegnasse totalmente il gentil sesso. Molto bella la parte relativa alla creazione dell'album A Night at the Opera del 1975, tra l'altro il mio preferito, e ovviamente ci si concentra sulla composizione della canzone che dà il titolo al film: Bohemiam Rhapsody. Alla lotta artistica per imporre una canzone così innovativa, inoltre pochi sanno che uno dei primi video musicali della storia è proprio quello di questa hit:


Poi la storia prende una vena un po' più drammatica, dove si descrive un Mercury manipolato dal suo manager amante Paul Prenter, alle prese con festini senza fine, solitudine, e redenzione.
Il finale vale il prezzo del biglietto, mi riferisco alla bellissima esibizione del Live Aid del 1985 con cui si chiude la pellicola.
Nella sua totalità trovo che il tutto funzioni, che Rami Malek abbia dato un'ottima interpretazione, anche se a mio parere, soprattutto fisicamente, la sua trasformazione in Mercury funziona molto di più nella prima parte, quando ha i capelli lunghi per intenderci, lo trovo meno somigliante e credibile con i baffi e i capelli corti, ed è un peccato perché doveva essere il punto più iconico della carriera di Freddie. Le movenze, le espressioni, invece quelle ci sono, globalmente quindi penso Malek abbia fatto un ottimo lavoro ma non l'interpretazione da Oscar che stanno invocando alcuni.


Gli altri attori sono piuttosto in parte, anche se per esigenze di copione sono tutti satelliti di Malek, in particolar modo è incredibile la somiglianza di Gwilym Lee, con Brian May, buono anche Joseph Mazzello nei panni di John Deacon, meno riuscito Ben Hardy in quelli di Roger Taylor. Meravigliosa la Mary Austin di Lucy Boynton.
A proposito di Deacon, ho notato che il suo personaggio in un paio di occasioni fa un po' la figura del "fessacchiotto" rispetto al resto della band, spero sia solo una mia impressione e che non sia una "vendetta" di May e Taylor nei confronti del loro collega, anche perché il bassista si è allontanato dal progetto anni fa, quindi dubito abbia avuto voce in capitolo a riguardo.

Altra cosa, alcuni hanno criticato il film per le differenze che ci sono con la realtà, a mio parere ci sta che la storia sia stata un po' romanzata. L'unica cosa che mi ha fatto leggermente storcere il naso è vedere un Mercury con la coda tra le gambe invocare il perdono della band, cosa che non risulta sia mai successa, infatti ognuno ha sempre pensato anche alla propria individualità senza togliere nulla al gruppo.
Freddie, è stato un personaggio con una grandissima personalità, fatico a immaginarmelo succube degli altri. Poi il resto della band pare quasi un gruppo di educandi rispetto a lui, ma è risaputo che gli eccessi ci siano stati da parte di tutti, non certo solo di Fred, anche se lui, a quanto dicono le cronache, ha superato pure gli eccessi mostrati sullo schermo.
Ho notato in generale una punta di eccessivo buonismo, mi riferisco in particolare alla parte finale, non vi spoilero nulla, ma a mio avviso evitabilissimo, stiamo parlando di uno dei gruppi più innovativi di sempre, c'è davvero bisogno di indorare la pillola?
Freddie, ha vissuto la vita al massimo, come l'ha voluta lui, in questa opera sembra quasi che fosse una vittima, invece è stato la regina del suo alveare, non certo l'ape operaia. Mi è mancata anche un po' l'ironia, l'acutezza di Mercury, mi rendo comunque conto che sia davvero complesso tratteggiare in modo completo una personalità tanto sfaccettata in poco più di 2 ore, tra l'altro so che hanno tagliato varie fasi nel montaggio, chissà se una eventuale versione "uncut" possa essere più interessante.

La regia di Bryan Singer, sostituito poi da Dexter Fletcher in corso d'opera, non è certo epocale, poco incisiva per un'opera su una band tanto creativa, però salva la baracca nella parte del Live Aid, dove anche grazie alla computer grafica, riesce ad arrivare a trasmettere un coinvolgimento davvero fortissimo, una parte che mi ha davvero emozionato e commosso.
Il film finisce un po' così, si ha la sensazione che ci potesse essere un maggior approfondimento della vita di Mercury, si esce quindi dalla sala affamati di Queen, di informazioni, di musica, le oltre due ore scorrono velocemente.

In conclusione; un progetto travagliato, riuscito a metà, ma che consiglio di vedere, soprattutto se siete amanti della musica del gruppo, con il patto di saper chiudere gli occhi davanti a qualche inesattezza e a sbavature che in ogni caso non impediscono all'opera di essere godibile.

Long live the Queen.




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