martedì 30 gennaio 2018

Benedetta Follia


"Voglio vivere, non esistere!"



Benedetta Follia, ultimo film di Carlo Verdone, nelle sale dall'11 gennaio.

Storia di riscatto e di ritrovata voglia di vivere di un 60enne romano, Guglielmo (Carlo Verdone), morigerato proprietario di un negozio di articoli religiosi, alle prese con un divorzio, un'aspirante commessa borgatara che gli cambierà la vita, Luna (Ilenia Pastorelli). La ragazza introdurrà il protagonista a un'app di incontri "Loveit" per cercare di distrarlo dalle sue pene d'amore, certo internet non è sempre un buon modo per trovare l'anima gemella, e il nostro se ne accorgerà presto incontrando donne sempre più assurde dando vita così a innumerevoli gag. 

Film diretto da Carlo Verdone e scritto insieme a Nicola Guaglianone e Menotti, già visti entrambi nella stesura dell'acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot; film che deve essere piaciuto molto a Verdone, visto che qui ritroviamo anche la brava Ilenia Pastorelli già vista nell'opera prima di Mainetti
A differenza dell'interpretazione in Jeeg, qui ovviamente abbiamo un registro molto più comico da parte della Pastorelli, ma devo dire che le poche parti drammatiche che fa le vengono sempre particolarmente bene. Verso il finale della pellicola ci mostra anche la sua scioltezza nel ballo, (ha studiato danza classica) che dire quindi, ottima promessa questa attrice che si giudica "miracolata", spero che oltre a sentirsi in colpa per aver vinto un David di Donatello, possa dimostrarci di saper recitare in un film anche senza il suo accento spiccatamente romano, magari attenuandolo un po', cosa questa che pare accadrà presto visto che il suo prossimo ruolo sarà in una pellicola francese del regista Olivier MarchalNiente male per una ex concorrente del Grande Fratello.

Verdone, cerca intelligentemente di mettersi al servizio degli altri attori, è più dimesso rispetto che in passato, ma non meno efficace. Si possono notare rimandi ad altre sue opere, già quando vediamo Guglielmo in un flashback ricorda tantissimo l'Oscar Pettinari di Troppo Forte, con tanto di moto, occhiali da sole e bandana. Memorabile una delle scene più riuscite del film, dove il protagonista si osserva allo specchio rivedendo il se stesso giovane che gli domanda: "Come ti sei ridotto?" Quasi a citare Fabris di Compagni di Scuola. Punto focale della storia che segna così la rinascita del personaggio interpretato da Verdone.

Memorabile una parte dove il nostro, in preda ai fiumi di una droga assunta inconsapevolmente, si ritrova in balia di visioni oniriche a ballare con delle suore, il tutto coreografato dal sempre bravo Luca Tommasini
Abbiamo quindi un Verdone che cerca di reinventarsi, nonostante alcuni cliché duri a morire nella sua cinematografia. L'amore smisurato per Roma, qui al massimo del suo splendore, cerca infatti di nascondere le "rughe" alla sua città con belle riprese dall'alto, mostrando vie intonse e pulite, un atto d'amore dovuto alla capitale che tanto ha dato al regista e che, in questo periodo storico in particolare, non brilla certo per la sua pulizia.

Il film nella sua totalità mi è piaciuto, ma trovo ci sia qualche problema di ritmo, la prima parte forse sin troppo densa di gag, una seconda molto più riflessiva, avrei giocato un poco di più di alternanza, cercando di rendere meno omogeneo il tutto. 
La pellicola risulta comunque sia gradevole, divertente, anche se mi ha lasciato un po' di amaro in bocca verso il finale, come se fosse un vorrei ma non posso, come se mi fosse mancato qualcosa.

In conclusione direi che Carlo Verdone ha saputo confezionare un ottimo prodotto, autocitandosi, tirando fuori tutto ciò che più ama, rendendo così protagonisti ancora una volta le donne, Roma, e la sua moto.




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"Non parlo mai di me stesso. Io sono il mio lavoro. Faccio del mio meglio, e se mi piace, spero che piaccia anche a qualcun altro.&q...