Coco è l'ultimo lavoro Disney Pixar, e il primo dopo tanti anni a emozionarmi veramente.
Purtroppo negli ultimi anni la casa nata dalla mente di Steve Jobs ha avuto una naturale inflessione per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni. Persi in seguiti su seguiti dei loro capolavori, lontani dall'originalità che li ha sempre contraddistinti. Finalmente dopo tanti anni Coco centra il punto e riporta in auge (creativa), quella che è sempre stata la punta di diamante della produzione animata americana. Intendiamoci, Inside Out mi è piaciuto, ma in generale la qualità delle pellicole Pixar si è fatta meno omogenea.
Diretto da Lee Unkrich, già autore su opere quali Toy Story 2 e 3, in tandem con Adrian Molina. Coco narra le vicende di Miguel, giovane aspirante musicista osteggiato dalla famiglia che lo vuole impegnato in cose più concrete invece che dietro a passioni ritenute poco edificanti. Secondo quanto si racconta, infatti, il bisnonno di Miguel abbandonò sua moglie per seguire il sogno di diventare un musicista. Sia mai che la storia si possa ripetere!
Un viaggio nel mondo dei morti alla ricerca delle sue origini e dei suoi sogni, porterà Miguel a scoprire la verità sulla sua famiglia e sul mito musicale che lo ha sempre ispirato: Ernesto de la Cruz.
Questo film è a mio avviso praticamente perfetto. Non una sbavatura, non un momento morto, niente di stonato (per rimanere in tema) tutto funziona a meraviglia. Dalla trama, alle musiche, siamo davanti allo stato dell'arte dell'animazione Pixar. Il tema centrale della pellicola non è propriamente adatto a un pubblico infantile, ma ciò non toglie che chiavi di lettura variegate possono attrarre un pubblico estremamente eterogeneo. Raramente ho visto trattare il tema della morte con tale eleganza. La crescita, l'accettazione, il ricordo, sono tutte fasi della vita che dobbiamo affrontare e che qui percorriamo insieme al giovane protagonista. Una pellicola di rara sensibilità che sa toccare il cuore dello spettatore con maestria e garbo.
La deliziosa colonna sonora è l'anima del film, composta tra gli altri da Michael Giacchino, Robert Lopez, per l'edizione italiana i testi sono stati adattati da Lorena Brancucci, ottimo Michele Bravi nel brano "Ricordami".
Che dire d'altro, se non di godervi questo bellissimo viaggio che è Coco, un viaggio di crescita, accettazione, maturazione e gioia per la vita. Assolutamente da vedere!
Nota curiosa: prima del film vi è un corto Disney, Olaf's Frozen Adventure. Dura ben 22 minuti ed è la prima volta nella storia della Pixar che un suo film non è introdotto da un suo corto. La cosa ha creato varie polemiche negli states, sia per l'eccessiva lunghezza del filmato, sia perché non si lega bene con Coco. Serve infatti solo per promuovere il seguito di Frozen in uscita nel 2019. In America è stato tagliato mentre da noi lo si è mantenuto. Senza infamia e senza lode.
Quando sei arrivata nella mia vita, ormai nel lontano 2003, mai avrei immaginato che tu potessi entrarmi tanto nel cuore. Devi sapere, cara Alita mia, che ho sempre preferito i gatti a voi cani. Ero quindi piuttosto reticente quando ti portarono a casa. I primi tempi continuavi ad abbaiare dietro ai due gatti che allora vivevano con noi, e mi ci è voluto tempo per imparare a convivere con te e le tue esigenze. Quando è morto papà, nel 2006, sono diventato a tutti gli effetti il tuo padrone, il tuo vero e proprio punto di riferimento e ogni volta che ti ho volto lo sguardo mi stavi già guardando a tua volta. Il tuo sguardo ha sempre trasmesso solo una cosa nei miei riguardi: amore.
Amore incondizionato, un amore così trascendentale che so bene che non proverò mai più in tutta la mia vita e che solo voi esseri evoluti sapete dare.
Te ne sei andata in modo così repentino, lo stesso in cui sei arrivata ad illuminare la mia vita. Sei stata la mia compagna più devota, sempre pronta ad accogliermi e a starmi vicino, che io fossi triste, nervoso, non è mai importato per te, a te è sempre interessata solo la mia presenza.
Andandotene ti sei portata via un pezzo del mio cuore, quel pezzo rimarrà con te per sempre e nessuno te lo toglierà mai.
Mi hai dato così tanto che nemmeno in dieci vite potrei mai ripagarti, ma spero in parte di essere riuscito a farti sentire amata. Perdonami se non sono riuscito a essere un padrone sempre attento, se spesso sono stato preso da me stesso, così tanto da non accorgermi che avevo già accanto il tesoro più prezioso. Mi manchi e mi mancherai per sempre. Un giorno mi riporterai quella parte di me che ora sta con te. Per allora ti aspetterò in modo devoto come hai fatto tu in tutti questi anni.
Gia l'anno scorso Nintendo ci ha deliziato con l'uscita del primo Nes 8 Bit in versione mini. Un operazione nostalgia che ha avuto molto successo tra gli appassionati di retrogaming, tanto che le copie del Nes Mini sono diventate ambite tra i collezionisti.
Quest'anno Nintendo ha deciso di omaggiare il meraviglioso Super Nintendo con un operazione analoga. Uscito lo scorso 29 di settembre non ho potuto far altro che accaparrarmi il mio Snes Mini.
Prima di addentrarmi in spiegoni, vorrei spendere due parole su ciò che ha significato questa console per me. Non dimenticherò mai la prima volta che ho potuto giocare a un Super Nintendo a casa di un amico, in uno scantinato su un piccolo televisore, eppure mi stregò subito. Street Fighter 2 in tutta la sua bellezza, certo non un arcade perfect ma molto vicino. Quei pad così piccoli, ed ergonomici che nel tempo ho imparato ad amare. Le litigate per un perfect, le infinite sfide ai suoi capolavori. Per me lo Snes è stato un pezzo di vita, mi ha accompagnato per tantissimi anni, ancora oggi lo conservo in una camera dove troneggia a mò di santino.
Sicuramente la console a 16 bit a cui ho legato più ricordi, più emozioni e solo chi ha vissuto quegli anni può davvero comprendere ciò che scrivo.
Chiusa la parentesi nostalgica andiamo al fulcro del discorso:
La console si presenta esteticamente identica (o quasi) allo Snes europeo, con la sola differenza che sta sul palmo di una mano e ha l'entrata delle cartucce non funzionante; ha una presa HDMI per la parte video, e si alimenta tramite porta Micro USB. All'interno della confezione non trovate un alimentatore, vi basterà collegarla a una porta USB della tv o usare il caricatore di un telefono e il gioco è fatto. Nella scatola trovate anche due joypad che riprendono in tutto e per tutto le forme di quelli dello SNES, anche nelle dimensioni; l'unica differenza sostanziale è che in quello origianale la plastica è liscia, in questo leggermente ruvida, aumenta un poco il grip, per il resto il feeling è praticamente il medesimo.
L'operazione nostalgia è perfettamente proposta anche nel package che riprende quello originale anni 90, addirittura il libretto di istruzioni ricorda quello dei tempi che furono.
All'interno della console si trovano 20 giochi precaricati, più 1 da sbloccare. Si tratta di Star Fox 2, mai uscito su cartuccia, un gradevole inedito per gli appassionati della grande N.
I giochi che si trovano all'interno dello Snes Mini, sono tutti (o quasi) grandissimi classici, la softeca in questo caso lasciava solo l'imbarazzo della scelta e ci sono per forza degli esclusioni pesanti.
La lista è questa:
Contra III The Alien Wars Donkey Kong Country EarthBound Final Fantasy III F-ZERO Kirby Super Star Kirby’s Dream Course The Legend of Zelda: A Link to the Past Mega Man® X Secret of Mana Star Fox Star Fox 2 Street Fighter® II Turbo: Hyper Fighting Super Castlevania IV Super Ghouls ‘n Ghosts Super Mario Kart Super Mario RPG: Legend of the Seven Stars Super Mario World Super Metroid Super Punch-Out!! Yoshi’s Island
Stiamo parlando di giochi intramontabili e invecchiati benissimo, alcuni sono vere e proprie pietre miliari videoludiche. Infatti appena ho montato il tutto mi ci sono perso per ore, alla faccia dell'HD e dei graficoni odierni.
La console ha al suo interno un emulatore sviluppato da Nintendo che fa girare egregiamente i giochi, ma sinceramente sono un po' deluso dalla scarsità di impostazioni video proposte. Ne abbiamo 3,
CRT Filter (l'unica che vi consiglio), 4:3, Pixel Perfect.
Ora, sarà che smanetto da tipo 16 anni se non di più con gli emulatori su PC, ma penso che da questo punto si poteva fare decisamente uno sforzo maggiore. Qualche filtro in più o la possiblità di settare l'immagine, non dico in 16:9, ma in un formato più generoso secondo me si poteva fare benissimo. Ottima la possiblità di mettere dei background così da sopperire agli spazi che rimangono per forza ai lati dello schermo su un formato16:9 di una tv moderna. Segnalo inoltre che la console esce a 720P e che i titoli sono tutti a 60hz, fortunatamente formato NTSC, non PAL a 50hz.
Una cosa carina è che oltre ai vari save di cui dispongono i giochi in automatico, se ne possono fare altri 4 in ogni momento, questo vale per tutti i titoli presenti.
Come resa video devo dire che sul mio 50 pollici l'immagine è un bel vedere, più di quel che pensavo, a patto di mettere il filtro CRT, gli altri proprio non mi garbano.
Snes Mini costa 79,99 a mio parere un prezzo più che giusto per ciò che offre; a questo proposito ho letto alcune polemiche che ho trovato fuori luogo, lo volevate regalato per caso?
Certo, Nintendo ci poteva mettere dentro almeno 30 giochi, e alcune mancanze, vedi Chrono Trigger (pare che Square non lo sganci facilmente) si fanno un po' sentire, tipo un cavolo di picchiaduro a scorrimento che ci voleva a inserirlo? (qualcuno ha detto Super Double Dragon?) ma ormai il dado è tratto. Sono sicuro che nel tempo si troverà modo di aggiungere altri rom, e regà non venitemi a fare la morale perché ho a casa un bel po' di giochi SNES, soldi ne ho dati alla N, sono loro a non lasciar scelta.
Oddio, sento già delle sirene in lontanza, mi vogliono arrestare, no tranquilla Nintendo, quando mai metterò rom dentro alla tua bella consolina? Giammai!
Oh, comunque non fate i fessi, pigliatevi questo gioiellino, giocateci, fateci giocare i vostri figli, qui siamo davanti allo stato dell'arte della pixel art, al Sacro Graal del retrogaming. Non si scappa, se compra e basta. Dopo Switch e Nes mini, altro centro quindi, good job Nintendo!
Ma quanto è puccioso!
A destra abbiamo sia il pad originale che il Super Nintendo Giapponese, a sinistra le versione Mini
Ebbene sì, finalmente dopo mesi e mesi riesco ad aggiornare il blog. Non sto a raccontarvi le mie peripezie, ma tra connessione saltata nella camera dove ho il pc, lavoro, avventure varie, poca voglia di scrivere, sono stato lontano da questi lidi sin troppo tempo. Nel frattempo mi domando se ci sia ancora qualcuno che passa da queste parti di tanto in tanto, ma tengo troppo a questo posto per lasciarlo andare definitivamente al suo destino. In questi ultimi mesi mi sono concesso un po' di vacanze, non chissà cosa, micro gite, mostre, una in particolare mi ha colpito molto, mi riferisco a quella sul Titanic a Torino. Sono andato un po' meno del solito al cinema, ma qualche titolo voglio citarlo:
Dunkirk A me è piaciuto molto, soprattutto a livello registico, come ritmo e le musiche. Lo svolgimento della sceneggiatura non mi ha totalmente convinto, così come la caratterizzazione dei personaggi, però nel totale mi ha coinvolto molto. Christopher Nolan è un regista che non lascia mai indifferenti, per me a prescindere va visto sul grande schermo. Da vedere. Spiderman Homecoming Una versione molto teen del ragno più amato di sempre. Bel film, con riserva. Questo Spiderman iper tecnologico mi ha convinto a metà, film godibile, divertente, ma lontano dallo spirito del comics con cui sono cresciuto. Tom Holland, davvero un ottimo Peter Parker, ben oltre le mie aspettative. Michael Keaton supremo, un cattivo meraviglioso. Da vedere, soprattutto se siete amanti del tessiragnatela.
Guardiani della Galassia Vol. 2 Ho letteralmente adorato il vol.1 questo secondo capitolo mi è piaciuto, continua in ciò che di buono ha il primo film, ma forse non riesce a soprendere tanto quanto ha fatto il precedente episodio. Sa un po' di già visto onestamente, senza nulla togliere al buon intrattenimento che può offrire. Grande Kurt Russell, e bel cameo di Stallone. Se vi è piaciuto il primo vi piacerà anche questo, ma sinceramente non è il filmone di cui molti parlano. Ottimo pop corn movie. Alien Covenant Sono un grande fan della saga dello Xenomorfo, quindi non potevo perdermi questo film sul grande schermo. Ci sono le solite forzature tipiche della saga, ma spento un attimo il cervello, ci si trova davanti a un buon film che intrattiene e sa anche emozionare in varie parti. Certo siamo ben lontano dai capolavori che sono stati i primi due capitoli della saga. Il buon Ridley Scott, forse è un po' a corto di idee, ma rimane un regista che guardo sempre volentieri. Senza infamia senza lode, guardatelo soprattutto se siete amanti della serie. Wonder Woman Oh, a James Cameron non sarà piaciuto, ma con tutto il rispetto per il suo parere a me è garbato e pure tanto. Vi dirò di più, è l'unico film che salvo davvero del nuovo universo DC. Lei poi, Gal Gadot, è meravigliosa proprio. Saranno pure gli ormoni a scrivere ma è un ottimo cinecomics.
Ora vi lascio a un po' di foto di questi mesi:
On the road
Nei pressi di Pettenasco
Lago d'orta
Dipinto in una cappella del Sacro Monte di Orta
Sull'isola di San Giulio
Chissericorda
Lasciando l'isola di San Giulio
Isolra di San giulio
Qui apro una piccola parentesi, amando la storia di Titanic sono andato a vedere la mostra che c'è stata a Torino sino al 21 luglio: Titanic - The artifact exhibition Nonostante critiche in rete non proprio benevoli, devo dire che a me la mostra è piaciuta e ha emozionato. Piena di cimile presi direttamente dal celebre naufragio, con molte didascalia interessanti. Ok, c'erano refusi nei cartelli, errori, e forse si poteva fare di più, ma l'ho trovata molto gradevole nel complesso. Anche e soprattutto l'idea di ricreare amienti del Titanic, anzi ne avrei fatti di più, se posso fare un appunto.
Di seguito alcuni scatti dalla mostra:
Mostra Titanic con la mia nipotastra
Torino
A could touch of ice
Ricostruzione di una stanza di prima classe del Titanc
Intrappolati in uno strano sogno che sembra la vita di qualcun altro
Ieri sera sono riuscito ad andare a vedere un film di animazione che sta facendo molto parlare di sé, mi riferisco a Your Name. di Makoto Shinkai, regista di cui ho già avuto modo di parlare sul blog per il suo bel 5 centimentri al secondo.
L'incipit del film è piuttosto particolare, per questioni di tempo vi incollo il sunto di: mangaforever.net
Your Name (Kimi no Na wa) ruota intorno alle vicende di Mitsuha e Taki. Mitsuha è una ragazza liceale che sogna lo stile di vita di Tokyo, ma vive in una cittadina rurale in mezzo alle montagne insieme alla sorellina minore ed alla nonna. Taki è un ragazzo liceale che vive proprio nel centro della grande capitale giapponese, e che, tra gli amici e la sua passione per l’arte, lavora part-time in un ristorante italiano. Un giorno, Mistuha sogna di essere un ragazzo. Lo stesso giorno, Taki sogna di essere una studentessa licele di una città circondata dai monti, in cui non era mai stato prima. Cosa si nasconde dietro ai loro sogni?
L'idea di Makoto Shinkai, che anche qui cura la storia della pellicola, è molto ben congeniata, anche se a un certo punto del film pare essere in stallo, o meglio, lo spettatore è portato a pensare: "ma ora tutto qui? Finirà banalmente?" Tutt'altro, da metà pellicola in poi i colpi di scena non mancano, e anche se non siamo davanti a una sceneggiatura perfetta, il tutto funziona in maniera piuttosto solida e soprattutto non manca mai di coinvolgere lo spettatore, questo sino ai titoli di coda, e personalmente pure oltre.
Questa perla di animazione sta avendo un successo senza precedenti, in Giappone è tra gli incassi maggiori di tutti i tempi, quarto per la precisione, per quanto riguarda gli anime è dietro solo a La Città incantata di Hayao Miyazaki!Proprio questo accostamento ha messo in crisi l'umilissimo regista Shinkai, che ha addirittura invitato i fans a non andare più a vedere Your name. , a suo dire è troppo tutto questo successo, non lo merita; e posso capire che si senta caricato da tantissima pressione che non si aspettava di certo. Questo ci dà la misura della persona Shinkai, prima ancora dell'artista.
Addirittura quando si è ventilata la candidatura all'Oscar si è augurato di non vincere. In un mondo pieno di persone superbe senza arte né parte siamo davanti a un adorabile eccezione.
Questo film mi è entrato nelle ossa, ieri dopo la visione sono stato molto tempo come in trance, non mi capitava da non so quanto tempo. Alla fine della proiezione ho avuto l'impressione che tutti in sala condividessero con me questo stato, tanto che nessuno si è alzato nei titoli di coda, se non proprio verso la fine. Quest'opera parla al cuore delle persone, molti stanno cercando qualcosa, ci si sente orfani, spezzati a metà, e capita di domandarsi quale sia il nome che ci cambierà la vita. Quel nome che arriva sempre quando meno te lo aspetti. Il tema principale del film è proprio questa ricerca, la connessione che condividiamo tutti se non fossimo così presi da noi stessi per ascoltarla.
Visivamente siamo allo stato dell'arte, è tutto ricostruito in un modo a dir poco maniacale, devo dire che anche qui, come in 5 centimetri al secondo, non impazzisco per il chara design, molto funzionale, ma forse troppo semplicistico, al contrario dei paesaggi che sono fuori parametro.
Le musiche sono una parte fondamentale dell'opera, e sono stupende. Si apprende inoltre da wikipedia che: La colonna sonora di Your Name. è stata composta da Yojiro Noda, cantante della band Radwimps. Il regista, Makoto Shinkai, gli ha richiesto appositamente di comporre "in modo che la musica fosse un completamento al dialogo o al monologo dei personaggi". Sul suo sito ufficiale, Makoto Shinkai ha successivamente manifestato apprezzamento per il lavoro svolto dai Radwimps. La musica del film ha ricevuto il plauso sia del pubblico che della critica, e viene considerato uno dei fattori dietro al successo al box office del film.
L'adattamento italiano è davvero ben curato, lontano dalle storpiature a cui sono sottoposte le opere Ghibli a causa di Gualtiero Cannarsi, qui abbiamo una direttrice del doppiaggio, Maria Pia Di Meo, che ha saputo mettersi al servizio dell'opera rendendola fruibile e scorrevole.
Ottime tutte le voci scelte, in particolare segnalo Emanuela Ionica (Mitsuha) e Manuel Meli (Taki).
Onore al merito quindi a Dynit per averci portato questa opera curandola in tutti i dettagli.
Certo 3 giorni al cinema sono pochi, il prezzo del biglietto oneroso, ma confido che Nexo Digital, che lo ha distribuito, possa essere soddisfatta del risultato di questi giorni. Ieri da me la sala era piena, e so che ha avuto ottimi riscontri al box office, d'altro canto quando la qualità c'è si vede e ripaga sempre. Vi consiglio davvero di cuore di andare a vedere questo film perché merita ogni euro spero. Avete ancora oggi, affrettatevi!
Dal canto mio non vedo l'ora di potermelo riguardare in blu-ray. Qui ci si può solo inchinare e applaudire calorosamente. Grazie per queste emozioni maestro Shinkai.
Aggiornamento: Your name. ha incassato ben 546.199 € in tre giorni, così Dynit ha deciso di aggiungere altre proiezioni il: 31/01 - 1/02 - 9/02 - 10/02
La mostra The Art of The Brick di Nathan Sawaya conta l’utilizzo di 1 milione di mattoncini/più di 80 sculture/ 1,600mq di esposizione “I sogni si realizzano…un mattoncino alla volta!” Nathan Sawaya
Recentemente sono stato alla mostra "The Art Of The Brick", con le opere create con i Lego di Nathan Sawaya. Artista dotato di grande creatività, che, dopo aver lasciato il suo lavoro di avvocato, si è dedicato anima e corpo a costruire le sue creazioni con i Lego diventando famoso in tutto il mondo.
La mostra mi ha colpito molto positivamente, lo spazio espositivo dato dalla Fabbrica del Vapore a Milano è di ben 1600mq, permette quindi di essere visitato da tante persone anche con l'affluenza del fine settimana senza sentirsi particolarmente oppressi; certo personalmente avrei curato di più il modo in cui sono esposte le opere, a volte ho avuto la sensazione che fossero un po' buttate a caso, ed è un peccato, qualche drappo colorato per coprire le pareti astanti a mio parere non avrebbe guastato.
La prima parte della mostra cerca di farci comprendere le infinite possibilità dei Lego con riproduzioni di opere classiche davvero belle, tra cui L'Urlo di Munch e la Monna Lisa, ma la cosa che mi ha colpito di più sono le opere originali di Sawaya. Veramente denotano una grandissima sensibilità, e una creatività che è andata oltre le mie aspettative più rosee. Penso che creare certe cose con i Lego sia tutt'altro che semplice. Bellissimi i cartelli allegati alle varie opere con i pensieri dell'artista a riguardo, alcuni mi hanno davvero toccato.
The Art Of The Brick ci mostra come si può essere creativi con relativamente poco, come sia importante non adeguarsi a ciò che ci dice la società, a seguire il proprio cuore, le proprie aspirazioni, e a non far mai morire il bambino che vive dentro di noi.
Avete ancora tempo sino al 29 gennaio 2017 per visitarla, ve la consiglio davvero caldamente. Ulteriori informazioni: QUI
Vi lascio a qualche foto che ho scattato:
Aggiornamento: la mostra è stata prorogata sino al 05/02!
The Last Guardian, per i profani della materia significa poco questo titolo, ma per gli appassionati di videogiochi si parla di uno dei nomi più attesi di sempre, con una gestazione a dir poco ciclopica. Le prime informazioni su questo gioco risalgono addirittura al 2007. Il lavoro, inizialmente pensato per Playstation 3 è stato poi dirottato sulla 4 e ha subito una gestazione travagliata, fatta di rimandi, presunte cancellazioni ed è quasi un miracolo che sia arrivato a noi.
Dietro a questo gioco si nasconde il geniale Fumito Ueda, autore di opere iconiche come ICO e Shadow of Colossus su Playstation 2.
Fatta questa doverosa introduzione, voglio passare a parlarvi della storia del gioco:
Un ragazzo si sveglia in una grotta, accanto ha una sorta di enorme grifone, detto anche Trico; l'animale è incatenato, ferito e impaurito. Starà al protagonista conquistarsi la sua fiducia, in modo da poter uscire da quella grotta insieme a quello che diventerà un inseparabile compagno di avventure.
Potranno così aiutarsi, coadiuvandosi nel risolvere vari enigmi ambientali, arrivando a instaurare uno dei rapporti più vividi di tutta l'industria dei videogiochi.
Il gameplay è una summa dei precedenti lavori di Ueda, fondamentalmente un platform in cui ci si arrampica spesso sul grifone come sui colossi di Shadow per continuare, con enigmi ambientali simil ICO.
L'anima del gioco è Trico, qualcosa di assolutamente fuori parametro, mai vista in vita mia una creatura digitale tanto credibile ed emozionante, almeno nel mondo videoludico. Trico, è un insieme di vari animali, Ueda dice di essersi ispirato al suo gatto, ma a guardarlo bene a me ricorda un misto tra un cane, un felino, un topo, un rapace e non so che altro. So solo che questa summa ne fa un animale incredibile, dotato di un intelligenza artificiale tale da fartelo sembrare vivo.
Ho letto varie recensioni su questo gioco, e non mi trovo affatto d'accordo con chi critica l'intelligenza artificiale del grifone. Certo non esegue sempre al volo i nostri comandi, perché i nostri animali lo fanno? A me pare sin troppo obbediente. Certo qui stiamo parlando pur sempre di un'opera di intrattenimento, ma l'illusione di avere a che fare con un essere senziente su di me ha funzionato, sarà che ancora non ho perso la capacità di sognare? Cari recensori, capisco che per voi sia un lavoro, ma un'opera simile merita ben altro trattamento, va capita, va vissuta, senza la paturnia di doverlo finire in tempo per consegnare il vostro articolo.
Gioco ai videogiochi da quando ho 5 anni, da quando ho memoria, credo che non mi sia mai capitato di arrivare alle lacrime per un gioco, di provare così tanta empatia per i protagonisti, fatta eccezione per The Last of US, questo The Last Guardian è la vera sorpresa del 2016, per quanto mi riguarda un lavoro di una delicatezza rara, di una poesia incredibile che tocca davvero il cuore.
Il finale, è qualcosa di assurdo, toccante come pochi. Certo, rispetto alle altre opere di Ueda qui è spiegato quasi tutto, quando finiamo il titolo abbiamo praticamente tutte le risposte, anche troppe forse; personalmente a livello narrativo avrei lasciato qualcosa in sospeso, ma questa è una mia osservazione personale, che nulla toglie alla qualità finale del prodotto.
Tecnicamente si vede che siamo davanti a un lavoro travagliato, soprattutto il frame rate è molto ballerino, in particolare nelle fasi finali della storia, ed è un grandissimo peccato, spero in una patch risolutiva. Stiamo parlando di 30 frame al secondo, che sono il minimo sindacale, da questo punto di vista si poteva fare un lavoro di ottimizzazione migliore. Preciso che ho giocato su PS4 standard, su Pro so che i rallentamenti ci sono ma in misura molto minore, soprattutto a 1080P.
La telecamera è uno dei talloni d'Achille del gioco, soprattutto inizialmente è abbastanza fastidiosa, ha una strana latenza e tende a mettersi in punti dove si fa fatica a seguire l'azione, nulla di assurdo ma è un difetto da tenere presente. La grafica in generale è piuttosto pulita, molto da favola, in linea con le precedenti opere di Ueda; Trico, come ho già scritto è meraviglioso, un lavoro sublime, si possono notare peli che si muovono, piume, sangue, l'animale è pieno di animazioni spassose, provate ad accarezzarlo a lungo, lo vedrete crollare dal sonno, chicche su chicche.
Il ragazzo è stato criticato tanto per la sua realizzazione apparentemente sotto tono, ma personalmente lo trovo azzeccato, ha un cell shading davvero delizioso che lo fa apparire come se fosse uscito da un film di Miyazaki; le sue vesti si muovono continuamente e le animazioni sono superlative, da notare come strabuzza gli occhi quando è a contatto con il vento, come si appoggia ai muri, la sua camminata insicura, come si tiene le gambe dopo una caduta, certo forse avrei aggiunto l'animazione della camminata lenta, invece tra la corsa e la furtiva non esiste una via di mezzo, niente di tragico, ci si fa presto abitudine.
Le fasi platform non sono sempre semplici, complice la già citata telecamera, ma tutto sommato si affrontano senza eccessivi problemi. La prima parte dell'avventura è piuttosto lineare, diciamo che sino a metà è molto difficile bloccarsi, il gioco forse mostra sin troppi suggerimenti e viene fuori nella sua vera qualità nella sua seconda parte, dove prende letteralmente il volo, lasciandoci affrontare spazi più aperti ed enigmi più impegnativi. Il gioco ha una giusta durata, non ho cronometrato di preciso ma ci ho messo sicuramente meno di 15 ore perché ho preso il trofeo relativo, una durata ottima per il tipo di avventura. La rigiocabilità mi pareva esigua inizialmente, invece tra il fatto di poter sbloccare vesti per il protagonista e l'idea di collezionare tutti i trofei fa il suo.
Le musiche sono di Takeshi Furukawa, al suo secondo lavoro nell'ambito dei videogiochi, precedentemente ha lavorato per il cinema e la tv; ha fatto un bellissimo lavoro, facendo delle musiche molto ispirate. Ogni tanto ho sentito la mancanza di più musica all'interno del gioco ma Ueda ha imposto il numero delle note, che ha dalla sua ottimi suoni ambientali, si è voluto creare un'atmosfera riflessiva e meditativa limitando il più possibile la presenza della musica durante il giocato.
Questo è uno di quei titoli che ti rendono fiero di giocare ai videogiochi a 40 anni, un'opera che racconta dell'amore tra l'uomo e l'animale più di moltissimi altri media. Un'esperienza rara, una perla che sicuramente entrerà di diritto nella storia di questo medium.
Grazie Fumito Ueda, per averci creduto sino alla fine, ancora una volta ci hai mostrato che credere nel proprio lavoro ripaga sempre.
Ne approfitto per augurare un felice Natale e un buon anno a tutti i superstiti di questo spazio, e perché no, a chi passerà a leggere le mie impressioni su The Last Guardian. :)
☆ Ciao a tutti! Sono Moreno: ex fumettista, blogger dal 2006, amo tutto ciò che viene considerato nerd, collezionare oggetti e sogni. Qui trovi recensioni e approfondimenti su statue/robot/doll, anime, film, fumetti, videogiochi, eventi, viaggi, arte.
Gestisco varie pagine Facebook tra cui quelle di Jeeg Robot e Romano Malaspina.