lunedì 15 gennaio 2018

Ti ho sognata... e ne è valsa la pena


"Quando l'amore supera il confine temporale ricongiungendo due anime erranti"


Oggi voglio parlarvi del libro scritto da Clelia Tenco, nome d'arte di Chiara Gonnelli, una persona che stimo molto, con grande entusiasmo e voglia di raccontare, di raccontarsi. Il libro è interessante e onirico, un racconto che non vi lascerà indifferenti e che scorre molto velocemente.
Una trama a due voci, sul filo del sogno, tra vita e morte di Clelia e Corinne. Amore materno e adozioni ne sono il centro.

Visto che ho la fortuna di conoscere Clelia Tenco personalmente, ho pensato bene di farle alcune domande Spero gradirete questa intervista dove l'autrice si è aperta spontaneamente in un flusso di parole mai banali.

Quando hai capito di voler scrivere?
In realtà l'ho sempre fatto, mi è sempre venuto naturale, quasi conoscessi già questa vita e questo mondo. Ricordo che all'asilo già scrivevo, inventavo storie, rielaboravo i topolini che leggevo e obbligavo mio cugino e la mia amica di allora, a recite improponibili su copioni da me scritti. Come fossi una piccola sceneggiatrice.

Ti sei mai data una risposta del perché scrivessi? Quale era la tua esigenza?
Forse era la naturale conseguenza di chi ha un carattere particolarmente chiuso e fatica nell'esprimere le proprie emozioni. L'esigenza era dimostrare a me di esserci, nel mondo.

Dopo i copioni di topolino, come hai continuato a scrivere?
Ho iniziato alle elementari, scrivendo poesie, ma per pudore, non le facevo mai leggere a nessuno, quasi non esistesse quel mondo. E Ricordo un fatto che mi fece chiudere ancora di più e ritardare nel far venire fuori, quello che scrivevo.

Puoi dirmi quale?
Quando avevo 8 anni, la maestra aveva dato come compito delle vacanze natalizie lo scrivere una storia. Il mio campo, finalmente potevo dimostrare chi ero. La mia fantasia ha sempre viaggiato molto e scelsi di rielaborare il cartone animato di topolino, che si ispirava a "Canto di Natale"
Avevo anche acquistato un quaderno particolare solo per questo racconto che in realtà, sarebbe stato lungo solo 10 pagine. La maestra lo prese, e leggendo le prime righe disse:
"Chi te lo ha scritto?" 
Non mi beccai una nota, ma un voto che non valeva niente, perché era stato scritto a matita, quindi mai trascritto nel registro.

Immagino però che non ti sia fermata qui. Raccontaci cosa hai scritto fino ad oggi
Ho certamente continuato a scrivere e descrivere, il mondo.
Dal 2002, ho messo ordine tra le mie poesie, pubblicandole sulla piattaforma online poetichouse, per poi cancellarle in un momento di follia e rimetterle online quest'anno. Ho alternato momenti di racconto a momenti di poesia. 
Ho avuto anche un blocco, quasi un rigetto per la penna, nel mio caso per il computer, dal 2011 al 2014.

Come ne sei uscita? So che sembra una domanda banale e di psicologia spicciola, ma credo possa essere di aiuto a molti scrittori.
I blocchi li smuove la consapevolezza e ad essa si arriva quando la strada biforca, quando ci si trova davanti ad un bivio. Nel mio bivio mi ero resa conto che stavo facendo svanire la mia vita. Lì, è maturata la poesia "Rintocchi". 

Da lì sei ripartita subito?
In realtà ancora non mi sentivo in grado di aprirmi al mondo. Ricordo che la scrissi come nota del mio profilo Facebook. Solo successivamente presi coraggio, creandomi una pagina Facebook in cui mi indicavo come scrittrice, mediocre o meno saranno gli altri a dirlo, e ad aprile 2015 feci la scelta più coraggiosa: pubblicai il mio primo libro. 

Come è nato questo libro?
È un libro che è un parto, un punto di partenza, volendo anche una meta per i due personaggi protagonisti. Con questo scritto ho capito che, io la penna non l'avrei mai lasciata. In questo clima di rinascita, è nato appunto "Ti ho sognata...e ne è valsa la pena (memorie di un sogno ricordo non vissuto)".

Il libro ha un linguaggio intricato, ma si capisce che narra dell'amore materno. Perché hai scelto questo tema? 
Mi ha sempre affascinato, il tema delle nascite, collegato alla morte e all'adozione. Come se fosse un atto di amore più carico e denso di significato, rispetto ai più tradizionali tentativi di avere un figlio. Nonostante non abbia mai considerato i genitori naturali come di serie B, ovviamente. 

E allora perchè?
Credo che adottare sia un po' come quando si sceglie di donare amore e questo tipo di scelte sono maggiormente ponderate, fatte di testa e con il massimo dell'impegno del cuore. Si tratta, della forma di amore agape, quella cui dovrebbe mirare ogni persona. 

Ne parli in un modo molto consapevole, te ne sei mai resa conto?
Ne parlo come se avessi in un certo qual modo vissuto un'esperienza simile da genitore, ma in realtà non è così, anche perché non ho mai avuto figli e la cosa mi spaventa molto, da buona ipocondriaca quale sono. Un mio eventuale figlio naturale, nascerebbe stressato.

Analizziamo ora i personaggi del tuo libro. Puoi dirmi chi è Clelia?
Clelia è una giovane adulta che lo è diventata, per certi versi, un po' in ritardo rispetto alle sue coetanee. È cresciuta in un mondo ovattato, in cui però ha assistito a tante brutture. Queste brutture le danno un vantaggio rispetto ai coetanei, perché quello che le mancava erano solo tutte le esperienze connesse con l'età adulta, di amore, lavoro, studio. Diciamo che quindi acquisisce una consapevolezza e rinasce, buttandosi in quell'ignoto chiamato mondo, partendo da una base di apparente ritardo.

Quanta parte di Clelia c'è in Chiara?
Diciamo che ho esplorato la mente del personaggio che volevo costruire, come se fossi stata Clelia. Anche io ho vissuto in un ambiente ovattato e un ritardo rispetto al mondo ce l'ho avuto, quando per una malattia sono stata chiusa in casa cinque anni della mia vita e mi vedevo in ritardo rispetto a tutti.

Una malattia segna tanto da giovani e non chiederò quale fosse, voglio chiederti invece come hai deciso di affrontarla
Anche io come Clelia mi sono ributtata nel mondo, per avere la mia possibilità di emergere. Fare è il modo di affrontare qualsiasi cosa. In questo percorso Clelia ha fatto bene a Chiara, perché si sono conosciute, durante la stesura delle emozioni di chi è segregato. Chi per una castrazione, chiamata gabbia dorata, chi per una reclusione forzata, dovuta a malattia. Questa collisione è emersa in modo preponderante, quando scelsi di avere un profilo Facebook con il nome Clelia Tenco.
Quando ho capito che mi potevo staccare da questo personaggio, sono ritornata consapevole alla Chiara, non più in ritardo sul mondo. Ho recuperato molto.

Questo "recupero", come si è concretizzato?

Immergendomi in quello che so fare meglio, vivere la vita senza pensare con ossessione al futuro. Nel 2015, ho ripreso a lavorare, nonostante qualche problema iniziale fisico. Ho conosciuto un'amica meravigliosa, Silvia. Mi sono aperta e ho recuperato un rapporto con me stessa. Poi per concludere in bellezza un periodo particolare, in un giorno decisi che avrei iniziato l'università, scegliendo di levarmi la certezza della mia casa.
Era luglio, stavo guardando un po' di università fuori dalla Toscana, mi è caduto l'occhio su Milano dato che il bando di preimmatricolazione scadeva il 15 dello stesso mese.

Hai puntato tutto su Milano?
Ho smesso di cercare, perché ho sentito che sarebbe stato Milano. E nei giorni successivi l'ho detto a mia madre che tentava invano di farmi riflettere. Ricordo che mi disse: ”Hai trovato lavoro ora, ti stai pian piano rimettendo in salute ma non sei ancora al massimo. Spesso hai bisogno di me per le cose quotidiane e te ne esci con un trasferimento in Lombardia?". 

Eppure hai insistito
Se fossi stata ancora la Chiara di 9 mesi prima, non avrei osato tanto, mi sentivo semplicemente pronta, calma e per niente paurosa.
Dopo due anni a Milano penso di aver vinto io.

In merito all'università hai avuto una grande ricompensa, visto che hai vinto la borsa di studio "Exploit your Talent"?
Borsa di studio che non credevo minimamente di vincere! Vengo da un mondo del lavoro in cui a 30 anni già si è vecchi e pensavo che anche solo per un fattore di età sarei stata scartata senza nemmeno essere letta. Partivo veramente come un provarci. Ricordo che, una possibile mia vittoria, vista la quantità di oltre 300 persone partecipanti, era pura illusione. Scelsi comunque di mettermi in gioco, consapevole stavolta che un eventuale giudizio, non mi spaventasse affatto. 

Come hai appreso della vittoria?
L'esito sarebbe arrivato via mail, sia in caso di positivo che negativo. Avevo appena finito il mio primo esame ed ero davanti ad una mail che recava nell'oggetto solo la dicitura "esito". Ho preso coraggio, letta due volte, tirando per la prima volta un urlo di gioia vera. Ho fatto anche sobbalzare la mia ex coinquilina e cara amica, Tatiana,  che stava in cucina. Piccola, grande vittoria per una che pur avendo partecipato ad altri concorsi, come quelli di poesie, non aveva mai vinto.



Chiara G.


Descriviti con una frase
Sono una tranquilla figlia unica, anzi la tranquillità e la pacatezza sono apparenza, che ha deciso di penetrare la vita da combattente. Niente di regalato, tutto di guadagnato. Quante sono belle le soddisfazioni che mi sto dando, perché ho scelto me. Mi amo.

Tornando al libro, non è la prima volta che questo tema viene affrontato nella letteratura. Hai preso spunto da altri scrittori?
Non ho mai preso spunto da altre scrittrici o scritti noti o almeno non consapevolmente. Alcuni mi hanno chiesto se avessi preso spunto dal famoso libro di Oriana Fallaci in merito alla tematica nascita e doloroso distacco, "Lettera a un bambino mai nato". Nonostante l'abbia maneggiato più volte, quando spolveravo la libreria di casa dei miei genitori, non l'ho mai letto. Penso di volerlo leggere a breve.

Quanta parte di Corinne è in te?
Farò una confessione, Corinne esiste, ho preso spunto da una persona reale che ho conosciuto, e se parlassi come Clelia, direi di averlo fatto tramite un sogno. In parte è successo così, ho sognato il dolore di una madre che perde un figlio, vivo e straziante e ho cercato con delicatezza e anche per questo Corinne ha un ruolo quasi marginale per certi versi, di dare sfogo a qualsiasi madre che perde un figlio. 

Ma un figlio non lo perde anche un padre? Non pensi sia discriminatorio, escluderlo?
Non ho dato voce ai padri. Forse ho sbagliato, ma ho identificato un filo che legava queste due figure. Corinne quindi, sono tutte le madri che portando in grembo un frutto d'amore e soffrono visceralmente, più di qualsiasi essere umano, nel perderlo. Superare un lutto simile credo sia la prova d'amore più grande che un genitore possa dare ad un figlio mai nato, ma che forse vive in un cielo.

Perché Clelia e Corinne non si incontrano? 
Per certi versi si conoscono, si sono toccate e annusate, forse anche sfiorate, magari si sono anche scritte e parlate, ma stanno in un religioso distacco, quasi a non voler invadere la sfera intima altrui. Se a farlo è un figlio è quasi un miracolo, sono quei tipi di sacrifici che si comprende solo quando si è madre.

Ho saputo che ci sarà il seguito del libro. Di cosa parlerà?
Rielaborerà questo primo scritto, in chiave di conoscenza. Verranno esplorate le due personalità e stavolta ho scelto una forma diversa, a tre voci fisse ed io sarò in distacco, una di queste; "L'IoNarranteViaggiante". Per farlo apparire accattivante, ho scelto una formula che amo leggere, quasi un thriller, ma niente di poliziesco, nessun cadavere da trovare o omicidio da risolvere. Però si gioca sul filo dei nervi scoperti, i non detti, le verità che bussano all'animo. Ho scelto il ritmo carico, con momenti di quiete, per niente rilassante.

Potresti dare un piccolo indizio sul tuo nuovo romanzo?
Come, giustamente un giornalista Mediaset, Simone Toscano, ha detto, leggendo il primo: "Non è un libro, ma un flusso di coscienza". E diciamo che il prossimo sarà un flusso d'incoscienza.

Perché qualcuno dovrebbe comprare questo tua prima fatica?
Perché i viaggi nella mente sono delle scoperte e esplorando il mondo ci si conosce tutti un po' di più. Questo è un piccolo viaggio che vuol portare chi legge a far scoprire la gioia del dono.


Che dire d'altro? Grazie a Clelia per il suo tempo e in bocca al lupo per tutti i suoi progetti. Avanti così!
Crepi il lupaccio!  

Da "Dedica Sia!"
"A due occhi di madre che non vorrei vedere sempre velati da uno strato di tristezza.
Ai miei genitori che tanto mi hanno voluto, da cercare un modo per superare il dolore.
Vostra figlia, mai nata, ma sopravvissuta,
CL,
un suono sommesso in gola, anche il vostro."


Per comprare il libro: QUI

Per seguire l'autrice su FB: https://www.facebook.com/ChiaraInArteClelia/

lunedì 8 gennaio 2018

Coco




Coco è l'ultimo lavoro Disney Pixar, e il primo dopo tanti anni a emozionarmi veramente.
Purtroppo negli ultimi anni la casa nata dalla mente di Steve Jobs ha avuto una naturale inflessione per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni. Persi in seguiti su seguiti dei loro capolavori, lontani dall'originalità che li ha sempre contraddistinti. Finalmente dopo tanti anni Coco centra il punto e riporta in auge (creativa), quella che è sempre stata la punta di diamante della produzione animata americana. Intendiamoci, Inside Out mi è piaciuto, ma in generale la qualità delle pellicole Pixar si è fatta meno omogenea.
Diretto da Lee Unkrich, già autore su opere quali Toy Story 2 e 3, in tandem con Adrian Molina. Coco narra le vicende di Miguel, giovane aspirante musicista osteggiato dalla famiglia che lo vuole impegnato in cose più concrete invece che dietro a passioni ritenute poco edificanti. Secondo quanto si racconta, infatti, il bisnonno di Miguel abbandonò sua moglie per seguire il sogno di diventare un musicista. Sia mai che la storia si possa ripetere!
Un viaggio nel mondo dei morti alla ricerca delle sue origini e dei suoi sogni, porterà Miguel a scoprire la verità sulla sua famiglia e sul mito musicale che lo ha sempre ispirato: Ernesto de la Cruz.

Questo film è a mio avviso praticamente perfetto. Non una sbavatura, non un momento morto, niente di stonato (per rimanere in tema) tutto funziona a meraviglia. Dalla trama, alle musiche, siamo davanti allo stato dell'arte dell'animazione Pixar. Il tema centrale della pellicola non è propriamente adatto a un pubblico infantile, ma ciò non toglie che chiavi di lettura variegate possono attrarre un pubblico estremamente eterogeneo. Raramente ho visto trattare il tema della morte con tale eleganza. La crescita, l'accettazione, il ricordo, sono tutte fasi della vita che dobbiamo affrontare e che qui percorriamo insieme al giovane protagonista. Una pellicola di rara sensibilità che sa toccare il cuore dello spettatore con maestria e garbo.

La deliziosa colonna sonora è l'anima del film, composta tra gli altri da Michael Giacchino, Robert Lopez, per l'edizione italiana i testi sono stati adattati da Lorena Brancucci, ottimo Michele Bravi nel brano "Ricordami".

Che dire d'altro, se non di godervi questo bellissimo viaggio che è Coco, un viaggio di crescita, accettazione, maturazione e gioia per la vita. Assolutamente da vedere!



Nota curiosa: prima del film vi è un corto Disney, Olaf's Frozen Adventure. Dura ben 22 minuti ed è la prima volta nella storia della Pixar che un suo film non è introdotto da un suo corto. La cosa ha creato varie polemiche negli states, sia per l'eccessiva lunghezza del filmato, sia perché non si lega bene con Coco. Serve infatti solo per promuovere il seguito di Frozen in uscita nel 2019. In America è stato tagliato mentre da noi lo si è mantenuto. Senza infamia e senza lode.

lunedì 27 novembre 2017

Ciao Alita



Quando sei arrivata nella mia vita, ormai nel lontano 2003, mai avrei immaginato che tu potessi entrarmi tanto nel cuore. Devi sapere, cara Alita mia, che ho sempre preferito i gatti a voi cani. Ero quindi piuttosto reticente quando ti portarono a casa. I primi tempi continuavi ad abbaiare dietro ai due gatti che allora vivevano con noi, e mi ci è voluto tempo per imparare a convivere con te e le tue esigenze. Quando è morto papà, nel 2006, sono diventato a tutti gli effetti il tuo padrone, il tuo vero e proprio punto di riferimento e ogni volta che ti ho volto lo sguardo mi stavi già guardando a tua volta. Il tuo sguardo ha sempre trasmesso solo una cosa nei miei riguardi: amore.
Amore incondizionato, un amore così trascendentale che so bene che non proverò mai più in tutta la mia vita, e che solo voi esseri evoluti sapete dare.

Te ne sei andata in modo così repentino, lo stesso in cui sei arrivata ad illuminare la mia vita. Sei stata la mia compagna più devota, sempre pronta ad accogliermi e a starmi vicino, che io fossi triste, nervoso, non è mai importato per te, a te è sempre interessata solo la mia presenza.
Andandotene ti sei portata via un pezzo del mio cuore, quel pezzo rimarrà con te per sempre e nessuno te lo toglierà mai.

Mi hai dato così tanto che nemmeno in dieci vite potrei mai ripagarti, ma spero in parte di essere riuscito a farti sentire amata. Perdonami se non sono riuscito a essere un padrone sempre attento, se spesso sono stato preso da me stesso, così tanto da non accorgermi che avevo già accanto il tesoro più prezioso. Mi manchi e mi mancherai per sempre. Un giorno mi riporterai quella parte di me che ora sta con te. Per allora ti aspetterò in modo devoto come hai fatto tu in tutti questi anni.

Ti amo cucciola mia.





mercoledì 4 ottobre 2017

Super Nintendo Mini



Nelle mie mani pacioccose





Gia l'anno scorso Nintendo ci ha deliziato con l'uscita del primo Nes 8 Bit in versione mini. Un operazione nostalgia che ha avuto molto successo tra gli appassionati di retrogaming, tanto che le copie del Nes Mini sono diventate ambite tra i collezionisti.

Quest'anno Nintendo ha deciso di omaggiare il meraviglioso Super Nintendo con un operazione analoga. Uscito lo scorso 29 di settembre non ho potuto far altro che accaparrarmi il mio Snes Mini.

Prima di addentrarmi in spiegoni, vorrei spendere due parole su ciò che ha significato questa console per me. Non dimenticherò mai la prima volta che ho potuto giocare a un Super Nintendo a casa di un amico, in uno scantinato su un piccolo televisore, eppure mi stregò subito. Street Fighter 2 in tutta la sua bellezza, certo non un arcade perfect ma molto vicino. Quei pad così piccoli, ed ergonomici che nel tempo ho imparato ad amare. Le litigate per un perfect, le infinite sfide ai suoi capolavori. Per me lo Snes è stato un pezzo di vita, mi ha accompagnato per tantissimi anni, ancora oggi lo conservo in una camera dove troneggia a mò di santino.
Sicuramente la console a 16 bit a cui ho legato più ricordi, più emozioni e solo chi ha vissuto quegli anni può davvero comprendere ciò che scrivo.

Chiusa la parentesi nostalgica andiamo al fulcro del discorso:

La console si presenta esteticamente identica (o quasi) allo Snes europeo, con la sola differenza che sta sul palmo di una mano e ha l'entrata delle cartucce non funzionante; ha una presa HDMI per la parte video, e si alimenta tramite porta Micro USB. All'interno della confezione non trovate un alimentatore, vi basterà collegarla a una porta USB della tv o usare il caricatore di un telefono e il gioco è fatto. Nella scatola trovate anche due joypad che riprendono in tutto e per tutto le forme di quelli dello SNES,  anche nelle dimensioni; l'unica differenza sostanziale è che in quello origianale la plastica è liscia, in questo leggermente ruvida, aumenta un poco il grip, per il resto il feeling è praticamente il medesimo.
L'operazione nostalgia è perfettamente proposta anche nel package che riprende quello originale anni 90, addirittura il libretto di istruzioni ricorda quello dei tempi che furono.

All'interno della console si trovano 20 giochi precaricati, più 1 da sbloccare. Si tratta di Star Fox 2, mai uscito su cartuccia, un gradevole inedito per gli appassionati della grande N.

I giochi che si trovano all'interno dello Snes Mini, sono tutti (o quasi) grandissimi classici, la softeca in questo caso lasciava solo l'imbarazzo della scelta e ci sono per forza degli esclusioni pesanti.
La lista è questa:

Contra III The Alien Wars
Donkey Kong Country
EarthBound
Final Fantasy III
F-ZERO
Kirby Super Star
Kirby’s Dream Course
The Legend of Zelda: A Link to the Past
Mega Man® X
Secret of Mana
Star Fox
Star Fox 2
Street Fighter® II Turbo: Hyper Fighting
Super Castlevania IV
Super Ghouls ‘n Ghosts
Super Mario Kart
Super Mario RPG: Legend of the Seven Stars
Super Mario World
Super Metroid
Super Punch-Out!!
Yoshi’s Island


Stiamo parlando di giochi intramontabili e invecchiati benissimo, alcuni sono vere e proprie pietre miliari videoludiche. Infatti appena ho montato il tutto mi ci sono perso per ore, alla faccia dell'HD e dei graficoni odierni.
La console ha al suo interno un emulatore sviluppato da Nintendo che fa girare egregiamente i giochi, ma sinceramente sono un po' deluso dalla scarsità di impostazioni video proposte. Ne abbiamo 3,
CRT Filter (l'unica che vi consiglio), 4:3, Pixel Perfect.
Ora, sarà che smanetto da tipo 16 anni se non di più con gli emulatori su PC, ma penso che da questo punto si poteva fare decisamente uno sforzo maggiore. Qualche filtro in più o la possiblità di settare l'immagine, non dico in 16:9, ma in un formato più generoso secondo me si poteva fare benissimo. Ottima la possiblità di mettere dei background così da sopperire agli spazi che rimangono per forza ai lati dello schermo su un formato16:9 di una tv moderna. Segnalo inoltre che la console esce a 720P e che i titoli sono tutti a 60hz, fortunatamente formato NTSC, non PAL a 50hz.
Una cosa carina è che oltre ai vari save di cui dispongono i giochi in automatico, se ne possono fare altri 4 in ogni momento, questo vale per tutti i titoli presenti.
Come resa video devo dire che sul mio 50 pollici l'immagine è un bel vedere, più di quel che pensavo, a patto di mettere il filtro CRT, gli altri proprio non mi garbano.

Snes Mini costa 79,99  a mio parere un prezzo più che giusto per ciò che offre; a questo proposito ho letto alcune polemiche che ho trovato fuori luogo, lo volevate regalato per caso?
Certo, Nintendo ci poteva mettere dentro almeno 30 giochi, e alcune mancanze, vedi Chrono Trigger (pare che Square non lo sganci facilmente) si fanno un po' sentire, tipo un cavolo di picchiaduro a scorrimento che ci voleva a inserirlo? (qualcuno ha detto Super Double Dragon?)  ma ormai il dado è tratto. Sono sicuro che nel tempo si troverà modo di aggiungere altri rom, e regà non venitemi a fare la morale perché ho a casa un bel po' di giochi SNES, soldi ne ho dati alla N, sono loro a non lasciar scelta.

Oddio, sento già delle sirene in lontanza, mi vogliono arrestare, no tranquilla Nintendo, quando mai metterò rom dentro alla tua bella consolina? Giammai!

Oh, comunque non fate i fessi, pigliatevi questo gioiellino, giocateci, fateci giocare i vostri figli, qui siamo davanti allo stato dell'arte della pixel art, al Sacro Graal del retrogaming. Non si scappa, se compra e basta. Dopo Switch e Nes mini, altro centro quindi, good job Nintendo!

Ma quanto è puccioso!


A destra abbiamo sia il pad originale che il Super Nintendo Giapponese, a sinistra le versione Mini

Fate l'amore non fate la guerra

Retro della scatola con elenco dei giochi












martedì 26 settembre 2017

I'm alive

Ebbene sì, finalmente dopo mesi e mesi riesco ad aggiornare il blog.

Non sto a raccontarvi le mie peripezie, ma tra connessione saltata nella camera dove ho il pc, lavoro, avventure varie, poca voglia di scrivere, sono stato lontano da questi lidi sin troppo tempo. Nel frattempo mi domando se ci sia ancora qualcuno che passa da queste parti di tanto in tanto, ma tengo troppo a questo posto per lasciarlo andare definitivamente al suo destino.

In questi ultimi mesi mi sono concesso un po' di vacanze, non chissà cosa, micro gite, mostre, una in particolare mi ha colpito molto, mi riferisco a quella sul Titanic a Torino. 
Sono andato un po' meno del solito al cinema, ma qualche titolo voglio citarlo:

Dunkirk 

A me è piaciuto molto, soprattutto a livello registico, come ritmo e le musiche. Lo svolgimento della sceneggiatura non mi ha totalmente convinto, così come la caratterizzazione dei personaggi, però nel totale mi ha coinvolto molto.  Christopher Nolan è un regista che non lascia mai indifferenti, per me a prescindere va visto sul grande schermo. Da vedere.

Spiderman Homecoming

Una versione molto teen del ragno più amato di sempre. Bel film, con riserva. Questo Spiderman iper tecnologico mi ha convinto a metà, film godibile, divertente, ma lontano dallo spirito del comics con cui sono cresciuto. Tom Holland, davvero un ottimo Peter Parker, ben oltre le mie aspettative. Michael Keaton supremo, un cattivo meraviglioso. Da vedere, soprattutto se siete amanti del tessiragnatela.


Guardiani della Galassia Vol. 2

Ho letteralmente adorato il vol.1 questo secondo capitolo mi è piaciuto, continua in ciò che di buono ha il primo film, ma forse non riesce a soprendere tanto quanto ha fatto il precedente episodio. Sa un po' di già visto onestamente, senza nulla togliere al buon intrattenimento che può offrire. Grande Kurt Russell, e bel cameo di Stallone. Se vi è piaciuto il primo vi piacerà anche questo, ma sinceramente non è il filmone di cui molti parlano. Ottimo pop corn movie.


Alien Covenant

Sono un grande fan della saga dello Xenomorfo, quindi non potevo perdermi questo film sul grande schermo. Ci sono le solite forzature tipiche della saga, ma spento un attimo il cervello, ci si trova davanti a un buon film che intrattiene e sa anche emozionare in varie parti. Certo siamo ben lontano dai capolavori che sono stati i primi due capitoli della saga. Il buon Ridley Scott, forse è un po' a corto di idee, ma rimane un regista che guardo sempre volentieri. Senza infamia senza lode, guardatelo soprattutto se siete amanti della serie.

Wonder Woman

Oh, a James Cameron non sarà piaciuto, ma con tutto il rispetto per il suo parere a me è garbato e pure tanto. Vi dirò di più, è l'unico film che salvo davvero del nuovo universo DC. Lei poi, Gal Gadot, è meravigliosa proprio. Saranno pure gli ormoni a scrivere ma è un ottimo cinecomics.




Ora vi lascio a un po' di foto di questi mesi:



On the road
Nei pressi di Pettenasco


Lago d'orta
Dipinto in una cappella del Sacro Monte di Orta
Sull'isola di San Giulio



Chissericorda
Lasciando l'isola di San Giulio

Isolra di San giulio



Qui apro una piccola parentesi, amando la storia di Titanic sono andato a vedere la mostra che c'è stata a Torino sino al 21 luglio: Titanic - The artifact exhibition
Nonostante critiche in rete non proprio benevoli, devo dire che a me la mostra è piaciuta e ha emozionato. Piena di cimile presi direttamente dal celebre naufragio, con molte didascalia interessanti. Ok, c'erano refusi nei cartelli, errori, e forse si poteva fare di più, ma l'ho trovata molto gradevole nel complesso. Anche e soprattutto l'idea di ricreare amienti del Titanic, anzi ne avrei fatti di più, se posso fare un appunto. 
Di seguito alcuni scatti dalla mostra:


Mostra Titanic con la mia nipotastra

Torino


A could touch of ice
Ricostruzione di una stanza di prima classe del Titanc

Ve l'ho salutato, se sa mai


Bagni del Titanic
La prima classe





Me and iceberg


Ricostruzione del corridoio di prima classe

Special bonus:


Oasi di Sant'Alessio



mercoledì 25 gennaio 2017

Your Name.

 Intrappolati in uno strano sogno che sembra la vita di qualcun altro



Ieri sera sono riuscito ad andare a vedere un film di animazione che sta facendo molto parlare di sé, mi riferisco a Your Name. di Makoto Shinkai, regista di cui ho già avuto modo di parlare sul blog per il suo bel 5 centimentri al secondo.
L'incipit del film è piuttosto particolare, per questioni di tempo vi incollo il sunto di: mangaforever.net

Your Name (Kimi no Na wa) ruota intorno alle vicende di Mitsuha e Taki. Mitsuha è una ragazza liceale che sogna lo stile di vita di Tokyo, ma vive in una cittadina rurale in mezzo alle montagne insieme alla sorellina minore ed alla nonna.
Taki è un ragazzo liceale che vive proprio nel centro della grande capitale giapponese, e che, tra gli amici e la sua passione per l’arte, lavora part-time in un ristorante italiano.
Un giorno, Mistuha sogna di essere un ragazzo. Lo stesso giorno, Taki sogna di essere una studentessa licele di una città circondata dai monti, in cui non era mai stato prima. Cosa si nasconde dietro ai loro sogni?


L'idea di Makoto Shinkai, che anche qui cura la storia della pellicola, è molto ben congeniata, anche se a un certo punto del film pare essere in stallo, o meglio, lo spettatore è portato a pensare: "ma ora tutto qui? Finirà banalmente?" Tutt'altro, da metà pellicola in poi i colpi di scena non mancano, e anche se non siamo davanti a una sceneggiatura perfetta, il tutto funziona in maniera piuttosto solida e soprattutto non manca mai di coinvolgere lo spettatore, questo sino ai titoli di coda, e personalmente pure oltre.

Questa perla di animazione sta avendo un successo senza precedenti, in Giappone è tra gli incassi maggiori di tutti i tempi, quarto per la precisione, per quanto riguarda gli anime è dietro solo a La Città incantata di Hayao Miyazaki! Proprio questo accostamento ha messo in crisi l'umilissimo regista Shinkai, che ha addirittura invitato i fans a non andare più a vedere Your name. , a suo dire è troppo tutto questo successo, non lo merita; e posso capire che si senta caricato da tantissima pressione che non si aspettava di certo. Questo ci dà la misura della persona Shinkai, prima ancora dell'artista.
Addirittura quando si è ventilata la candidatura all'Oscar si è augurato di non vincere. In un mondo pieno di persone superbe senza arte né parte siamo davanti a un adorabile eccezione.

Questo film mi è entrato nelle ossa, ieri dopo la visione sono stato molto tempo come in trance, non mi capitava da non so quanto tempo. Alla fine della proiezione ho avuto l'impressione che tutti in sala condividessero con me questo stato, tanto che nessuno si è alzato nei titoli di coda, se non proprio verso la fine. Quest'opera parla al cuore delle persone, molti stanno cercando qualcosa, ci si sente orfani, spezzati a metà, e capita di domandarsi quale sia il nome che ci cambierà la vita. Quel nome che arriva sempre quando meno te lo aspetti. Il tema principale del film è proprio questa ricerca, la connessione che condividiamo tutti se non fossimo così presi da noi stessi per ascoltarla.

Visivamente siamo allo stato dell'arte, è tutto ricostruito in un modo a dir poco maniacale, devo dire che anche qui, come in 5 centimetri al secondo, non impazzisco per il chara design, molto funzionale, ma forse troppo semplicistico, al contrario dei paesaggi che sono fuori parametro.



Le musiche sono una parte fondamentale dell'opera, e sono stupende. Si apprende inoltre da wikipedia che:
La colonna sonora di Your Name. è stata composta da Yojiro Noda, cantante della band Radwimps. Il regista, Makoto Shinkai, gli ha richiesto appositamente di comporre "in modo che la musica fosse un completamento al dialogo o al monologo dei personaggi". Sul suo sito ufficiale, Makoto Shinkai ha successivamente manifestato apprezzamento per il lavoro svolto dai Radwimps. 

La musica del film ha ricevuto il plauso sia del pubblico che della critica, e viene considerato uno dei fattori dietro al successo al box office del film. 


L'adattamento italiano è davvero ben curato, lontano dalle storpiature a cui sono sottoposte le opere Ghibli a causa di Gualtiero Cannarsi, qui abbiamo una direttrice del doppiaggio, Maria Pia Di Meo, che ha saputo mettersi al servizio dell'opera rendendola fruibile e scorrevole.
Ottime tutte le voci scelte, in particolare segnalo Emanuela Ionica (Mitsuha) e Manuel Meli (Taki).

Onore al merito quindi a Dynit per averci portato questa opera curandola in tutti i dettagli.

Certo 3 giorni al cinema sono pochi, il prezzo del biglietto oneroso, ma confido che Nexo Digital, che lo ha distribuito, possa essere soddisfatta del risultato di questi giorni. Ieri da me la sala era piena, e so che ha avuto ottimi riscontri al box office, d'altro canto quando la qualità c'è si vede e ripaga sempre. Vi consiglio davvero di cuore di andare a vedere questo film perché merita ogni euro spero. Avete ancora oggi, affrettatevi!
Dal canto mio non vedo l'ora di potermelo riguardare in blu-ray. Qui ci si può solo inchinare e applaudire calorosamente. Grazie per queste emozioni maestro Shinkai.






Aggiornamento: Your name. ha incassato ben 546.199 € in tre giorni, così Dynit ha deciso di aggiungere altre proiezioni il: 31/01 - 1/02 - 9/02 - 10/02

sabato 21 gennaio 2017

The Art Of The Brick

La mostra The Art of The Brick di Nathan Sawaya conta l’utilizzo di 1 milione di mattoncini/più di 80 sculture/ 1,600mq di esposizione “I sogni si realizzano…un mattoncino alla volta!” Nathan Sawaya


Recentemente sono stato alla mostra "The Art Of The Brick", con le opere create con i Lego di
Nathan Sawaya. Artista dotato di grande creatività, che, dopo aver lasciato il suo lavoro di avvocato, si è dedicato anima e corpo a costruire le sue creazioni con i Lego diventando famoso in tutto il mondo.

La mostra mi ha colpito molto positivamente, lo spazio espositivo dato dalla Fabbrica del Vapore a Milano è di ben 1600mq, permette quindi di essere visitato da tante persone anche con l'affluenza del fine settimana senza sentirsi particolarmente oppressi; certo personalmente avrei curato di più il modo in cui sono esposte le opere, a volte ho avuto la sensazione che fossero un po' buttate a caso, ed è un peccato, qualche drappo colorato per coprire le pareti astanti a mio parere non avrebbe guastato.

La prima parte della mostra cerca di farci comprendere le infinite possibilità dei Lego con riproduzioni di opere classiche davvero belle, tra cui L'Urlo di Munch e la Monna Lisa, ma la cosa che mi ha colpito di più sono le opere originali di Sawaya. Veramente denotano una grandissima sensibilità, e una creatività che è andata oltre le mie aspettative più rosee. Penso che creare certe cose con i Lego sia tutt'altro che semplice. Bellissimi i cartelli allegati alle varie opere con i pensieri dell'artista a riguardo, alcuni mi hanno davvero toccato.

The Art Of The Brick ci mostra come si può essere creativi con relativamente poco, come sia importante non adeguarsi a ciò che ci dice la società, a seguire il proprio cuore, le proprie aspirazioni, e a non far mai morire il bambino che vive dentro di noi.

Avete ancora tempo sino al 29 gennaio 2017 per visitarla, ve la consiglio davvero caldamente. Ulteriori informazioni: QUI

Vi lascio a qualche foto che ho scattato:



 
   


 

 
        


Aggiornamento: la mostra è stata prorogata sino al 05/02!

Ti ho sognata... e ne è valsa la pena

"Quando l'amore supera il confine temporale ricongiungendo due anime erranti" Oggi voglio parlarvi del libro scritto...