giovedì 28 aprile 2016

Sarah's Scribbles: Crescere che palle!

Sei una persona unica e speciale? Ti affidi ai social, per diventare famosa? Pensi che diventare grande sia una sfida entusiasmante, e ti senti prontissima ad affrontarla? Per carità! Stammi lontana!



Bene, bene, bene, rieccomi qui. Una vita che non aggiorno il blog, purtroppo ho avuto varie vicissitudini, tra cui il PC in assistenza.

Torno con un post sul fumetto Sarah's Scribbles, striscia di culto, attualmente pubblicata da noi dall'editore Becco Giallo, con il titolo di "Crescere, che palle!"

Ma di cosa stiamo parlando di preciso? Dal blog dell'editore italiano vi incollo queste info:

Sarah’s Scribbles è una striscia a fumetti di enorme successo, creata dalla giovanissima artista di Brooklyn Sarah Andersen, che racconta la quotidianità di una ragazza in procinto di diventare adulta un po’ controvoglia e un po’ non vedendone l'ora. Sarah’s Scribbles è un sito, una pagina Facebook seguita da più di 550.000 persone, con anche una traduzione italiana a cura dei fan su un tumblr dedicato e una pagina seguita da più di 120.000 profili.

Eccovi qualche striscia:





L'opera è molto indirizzata a un pubblico femminile, ma in realtà è perfettamente godibile anche per un ragazzo, infatti a me il libro ha davvero divertito. L'unica pecca è che crea dipendenza, quindi lo leggerete in pochissimo tempo; sinceramente avrei fatto il volume più corposo, 111 pagine sono pochine per questo genere di lettura, mi sarei assestato almeno sulle 200, ma così ha voluto l'autrice visto che è la stessa lunghezza del libro originale.

Plauso per Becco Giallo per aver portato in Italia quest'opera, e non solo, proprio oggi ho potuto incontrare l'autrice di queste divertentissime strisce a Milano: Sarah Andersen, gentile, disponibile e assai carina, cosa che non guasta mai. Eccovi la foto dell'evento:


Tralasciando che sono venuto una ciofeca, ho notato anche che la Andersen ha dedicato un post sul suo blog alla sua vacanza italiana, ed è stato piacevole per me vedermi sul suo sito:

http://sarahcandersen.com/


Concludendo, consiglio la lettura delle strisce Sarah's Scribbles perché sono davvero divertenti.
Ringrazio Sarah Andersen per la gentilezza e la libreria Hoepli per l'ospitalità.
Potete acquistare il volume al seguente indirizzo: QUI

giovedì 18 febbraio 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot






"Io solo una cosa voglio sapé…ma tu chi cazzo sei?!?"




Ieri sera ho avuto la fortuna di vedere in anteprima Lo chiamavano Jeeg Robot, e finalmente posso dire la mia su questo film che tanto ho atteso. Dopo aver letto molte recensioni, dopo molto parlarne, ho sentito veramente il bisogno di farmi una MIA idea su questo lavoro.

Premetto che la serata è stata molto bella, sono intervenuti sia il regista, Gabriele Mainetti, che il protagonista del film, Claudio Santamaria, hanno detto cose interessanti ed entusiaste sul loro lavoro, mi è dispiaciuto non essere riuscito a scambiarci manco una parola.
Andiamo al sodo, la storia parla di un ladruncolo, tal Enzo Ceccotti, uomo che vive di espedienti nell'apatia totale in un rudere a Tor Bella Monaca. Un giorno, mentre scappa dalle forze dell'ordine, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Questo lo porterà ad avere dei poteri sovrumani, e a pensare di usare queste nuove potenzialità per arricchirsi. In tutto questo abbiamo una Roma degradata, dove avviene una lotta per il comando della città tenuta in pugno da malavitosi senza scrupoli. Abbiamo poi Alessia, una ragazza con seri traumi psicologici che si aggrappa al famoso anime Jeeg Robot per evadere dalla routine, tanto da arrivare a confondere realtà e fantasia identificando Enzo in Hiroshi Shiba.


La pellicola ti fa entrare in questo mondo tutt'altro che patinato, una sorta di neorealismo molto crudo, in cui il linguaggio, le azioni, non sono mai artificiose, ti viene sbattuta in faccia una realtà pesante da digerire. Per fortuna vi è anche un lato comico a stemperare tutta questa crudezza.
Enzo, è un uomo totalmente disinteressato al prossimo, un uomo che vive alla deriva, senza nessuno stimolo, non certo il classico prototipo dell'eroe, sarà l'amore a dargli una strada, un'identità, una via.
L'interpretazione di Santamaria la trovo perfetta, non doveva dire di più, fare di più, totalmente calato nel personaggio ha dovuto sostenere ben tre provini per avere questa parte e ingrassare 20 kg; ho adorato anche le finezze, come il suo modo di correre, così meccanico, così simile a quello di Jeeg. 
Mi ha colpito l'interpretazione di Ilenia Pastorelli, (Alessia) qui al suo esordio cinematografico, se queste sono le premesse direi che ha davanti una bella carriera. Ha dato sfaccettature al suo personaggio, e mi ha coinvolto emotivamente, sua la parte che mi ha commosso di più.
Oh, ma qui abbiamo anche un villain decisamente degno di nota, il Joker de noantri alias Lo Zingaro, interpretato da un Luca Marinelli da applausi. A parte che ha un personaggio caratterizzato benissimo, sono sue le scene più memorabili per me, c'è un combattimento di gruppo, in particolare, che ho trovato geniale, sia per come viene svolto, sia per l'interpretazione e il taglio registico che gli hanno dato, molto "Tarantiniano". Per me solo questa parte vale il prezzo del biglietto. Un attore molto promettente che spero di rivedere spesso al cinema.
Questo trittico regge il film, niente da fare, è qui che si focalizza l'attenzione della storia. Sullo sfondo abbiamo una Roma nel pieno dei tumulto di attacchi terroristici non ben identificati, che ci rimanda tristemente a fatti attuali molto recenti. 



Ho visto tantissime citazioni in questo lavoro, da Andrea Pazienza, ai manga, per passare dalla Marvel e alla DC. Un lavoro enorme, fatto di anni e anni di preparazione. Il film funziona tantissimo, e vi consiglio caldamente di andarlo a vedere senza remore. La sceneggiatura è solida, Nicola Guaglianone e il fumettista Menotti hanno fatto un lavoro encomiabile.
Gabriele Mainetti ha tutta la mia stima, non solo come regista, (qui ha firmato anche le musiche insieme a Michele Braga) ma anche umana, per aver portato avanti un progetto di tale portata investendoci per primo soldi, passione, tempo, ci ha regalato così una perla rara.

L'amore che trasuda per l'opera di Nagai è immensa. 
Qui dove aprire una parentesi, dovete sapere che da molti anni amministro una pagina su Jeeg Robot, la cosa che più mi scrivono è:
"questo film non ha niente di Jeeg, come si sono permessi di specularci sopra".
Bene, vi sbagliate, vi assicuro che Jeeg è lo scheletro del film, è la motivazione che spinge due dei protagonisti a cambiare, a essere migliori. Come se fosse un faro, un esempio di vita.
Voglio aggiungere che in alcune scene si vedono proprio immagini tratte dal primo episodio di Jeeg, e mi è dispiaciuto tantissimo sentire un rifacimento al posto della sigla originale di Fogus, oltre che il doppiaggio storico, la mancanza di voci come quella di Romano Malaspina e di Emanuela Rossi è rilevante, sicuramente c'è stato qualche inghippo con i diritti d'autore ed è un vero peccato.
Altra domanda che leggo spesso è: "hanno pagato i copyright a Go Nagai per fare questo film?" Andate in sala, aspettate i titoli di coda e lo saprete. Chiudo la parentesi "Jeegofila" perché è doveroso chiarire che questo non è un film su Jeeg, ma ne incarna l'anima. Ne è un bellissimo tributo. Per favore guardate questa pellicola con questo in testa, senza pensare continuamente al cartone che ci ha cresciuti, senza aspettarsi componenti o Big Shooter. 

Devo segnalare che che c'è qualcosa che non ho gradito, non so se sia stata colpa della sala dove ho visionato la pellicola, l'audio non era il massimo, ma in alcuni passaggi ho fatto davvero fatica a intuire i dialoghi, colpa di un dialetto, romano e napoletano, molto forte in alcune scene. Eppure Roma è stata un po' la mia seconda casa per molto tempo, ma niente, questa cosa non l'ho riscontrata solo io, ma pure un amico romano che era con me. Avrei alleggerito la parte dialettale, ok che il film va contestualizzato, ci sta benissimo, ma dopo un po' diventa "pesante". Non me ne voglia nessuno. Poi voglio capire se è stato un problema della sala e mi riservo di rivedere la pellicola quanto prima.

Belle le musiche, in particolare la cover della sigla di Jeeg cantata da Santamaria nei titoli di coda, senza dimenticare le hit cantate dallo Zingaro/Marinelli, che spaziano dalla Berté alla Oxa e l'ottima fotografia.
Gli effetti speciali sono molto buoni, si perdono forse un pochino nel finale, ma niente di tragico.

Comunque sia sono entusiasta di questo lavoro. Mainetti, dopo vari corti apprezzabilissimi, esordisce alla regia cinematografica con il botto. Gli sono grato per aver portato un lavoro di tale caratura, con una tale contemporaneità nel nostro paese, tutti dovremmo esserlo. 
Finalmente qualcuno ha dato voce alla generazione "Bim Bum Bam", come la chiama lui. Fatevi un favore, siate scevri da pregiudizi, andate a vedervi Lo chiamavano Jeeg robot, non ve ne pentirete. 







lunedì 25 gennaio 2016

Creed - Nato per combattere



Rocky Balboa torna dopo quasi 10 anni per accettare una nuova sfida, allenare il figlio del suo rivale più valoroso: Apollo Creed.
Questo film è arrivato inaspettatamente, nemmeno lo stesso Stallone si aspettava più di tornare a indossare i panni del suo personaggio più iconico; è stata la caparbietà del giovane regista Ryan Googler a convincere l'attore a interpretare ancora Rocky.
La trama è piuttosto semplice, e in qualche modo ricalca il primo grande film della saga nata ormai 40 anni fa.
Stallone probabilmente sfodera una delle sue interpretazioni migliori di sempre, non a caso gli è valsa un Golden Globe; nonostante un viso che ormai somiglia sempre più a una "maschera" riesce a essere molto comunicativo, è un Rocky che non si prende sul serio, un uomo rassegnato, che trova nel suo giovane pupillo la fiamma per tornare a vivere. Questo è il primo capitolo della saga che non vede il coinvolgimento di Sly alla regia o alla sceneggiatura, e sapete che vi dico, era ora!
Il film riesce a essere fresco, nonostante il franchise sia stato sfruttato all'osso, si sente la passione che ci hanno messo per mettere insieme questo lavoro. Nonostante la vena drammatica della sceneggiatura ho apprezzato molto le parti più ironiche della pellicola.
Parlando delle interpretazioni degli altri attori, ho apprezzato Michael B. Jordan, (Adonis Creed) un credibile pugile, e buon erede di Apollo, atleticamente niente da dire, peccato non mi sia sembrato particolarmente carismatico, forse perché mi viene naturale fare un confronto diretto con Carl Weathers. Ho adorato Phylicia Rashad, chiamata qui a interpretare la vedova Creed. Segnalo anche la splendida Tessa Thompson, attrice emergente dalla bellezza sfolgorante.

Il film ha un buon ritmo, momenti toccanti, e dialoghi piuttosto profondi che ho apprezzato.
C'è anche un piccolo cameo di Sage Stallone, il figlio di Sly scomparso prematuramente nel 2012, compare in una foto che lo ritrae giovanissimo insieme al padre, da notare che il compianto attore appare anche in Rocky V interpretando, anche nella finzione, il figlio del pugile italo americano.

La regia mi è piaciuta, anche se in alcune scelte didascalica, nei match a volte risulta un po' troppo vicina ai pugili rendendo claustrofobica l'azione. Da notare che i vari incontri sono stati girati coraggiosamente in piano sequenza, frutto di un coordinamento tra gli attori notevole; le coreografie dei combattimenti sono piuttosto credibili, niente a che vedere con quelle dei primi capitoli della saga, i contendenti sono, tranne Jordan, tutti pugili professionisti. Si poteva fare di più per la parte degli allenamenti, e  per le musiche, che sono sempre state un must in Rocky, qui raramente riescono a creare il coinvolgimento a cui ci ha abituati la serie.
Ciò non toglie che questo Creed - Nato per combattere, è un lavoro che sa regalare emozioni, in alcuni punti adrenalinico e commovente. Direi quindi che promuovo a pieni voti questo spin-off.
Si mormora già di un possibile seguito, visto il successo che sta ottenendo la cosa è molto probabile, personalmente spero solo che non rovinino ciò che di buono c'è in questo film, sarebbe un gran peccato.



giovedì 21 gennaio 2016

Revenant - Redivivo




Un pugno nello stomaco. Così posso definire Ravenant.
Ma andiamo con ordine: la pellicola del regista Alejandro González Iñárritu romanza la vera storia (così si dice) di Hugh Glass, un trapper che, nonostante le ferite procurategli da un orso, riesce a  viaggiare per miglia e miglia attraverso la frontiera nord americana per cercare vendetta sul compagno John Fitzgerald, colpevole di averlo abbandonato in fin di vita.

Questo film ha avuto una lavorazione lunghissima, tutto è iniziato nel 2001, il primo regista doveva essere il grandissimo Park Chan-wook, ci sono voluti tantissimi anni per arrivare a formare il progetto che abbiamo modo di vedere oggi. La lavorazione finale della pellicola è stata di ben 18 mesi, una cosa piuttosto inusuale in un campo dove il "tempo è denaro".

Ho letto varie critiche a questo Ravenant, la maggior parte delle quali trovo ingiuste verso un lavoro che definisco mastodontico. Il film ti avvolge letteralmente, la violenza non è mai fine a sé stessa, ogni singola inquadratura ha un peso, non vi è una virgola che trovo fuori posto, a parte forse una scena che avrei risparmiato (quella del cavallo). Qualcuno ha avuto da dire che la regia è troppo ricercata, troppo patinata, non sono proprio d'accordo. La bellezza dei luoghi, il soffermarsi sull'ambiente è funzionale, non è una scelta fine sé stessa. Il regista vuole sottolineare il contrasto tra la brutalità umana e la bellezza incontaminata della natura.
Ho adorato la regia di  Iñárritu, con i suoi virtuosi piani sequenza ti fa entrare dentro l'azione in prima persona, si sente sul proprio corpo il freddo, il dolore, si soffre insieme al protagonista, si stabilisce così una grande empatia con le vicende di Hugh Glass.


Gli attori li ho trovati tutti eccelsi, in particolare Leonardo Dicaprio, (Hugh Glass), ha penso il ruolo più complesso, quello di dover comunicare le emozioni attraverso un semplice sguardo, un grugnito, le sue battute sono davvero risicate; in ogni caso la sua interpretazione è superlativa; con grande spirito di sacrificio l'attore si è sottoposto a ore e ore di trucco, affrontando ogni situazione, e un freddo che gli è costato una bronchite vera, già perché la tosse che vediamo nel film non è finta.
Un verismo forse eccessivo in alcuni casi, come la famosa scena in cui Hugh mangia il fegato di un bisonte, scena che a detta della stampa è vera. Non sono molto per questi eccessi, il cinema rimane finzione, però queste sono scelte artistiche e su questo ho poco da discutere.
Comunque per questa prova di attore il buon Leonardo ha portato a casa il suo terzo Golden Globe, vedremo se gli spianerà la strada dell'agognato Oscar. A riguardo apro una piccola parentesi: non capisco perché le persone sono ossessionate da questo benedetto Oscar che dovrebbe vincere il bel Leo, ma veramente ne ha così bisogno per essere definito un bravo attore? Sarebbe la ciliegina sulla torta, ma non trovo che sia un premio a doverlo decretare e nella storia del cinema ci sono stati altri colleghi illustri che non hanno avuto nessuna statuetta, indi per cui, passiamo avanti e facciamocene una ragione. Tom Hardy interpreta magistralmente lo spietato Fitzgerald, oh, non so voi ma l'ho veramente "odiato" in questo film, per me è stato eccelso, lo trovo tra gli attori più bravi della sua generazione, la candidatura agli Oscar come attore non protagonista è più che meritata con buona pace di tutte le "Leo-fan".

Segnalo inoltre l'ottimo doppiaggio italiano - anche se non vedo l'ora di ascoltare quello originale - e le splendide musiche a cui ha lavorato anche un "certo" Ryūchi Sakamoto. Come non citare poi l'eccezionale fotografia di Emmanuel Lubezki, veramente sublime.

Questo film dimostra la sua solidità con una storia semplice, attuale, ben raccontata, non si perde in fronzoli, va dritto al punto, emoziona anche per questo, e non mi ha mai annoiato nonostante i suoi 156 minuti,
Finisce lasciandoci un quesito: la vendetta è poi così liberatoria o lascia solo più vuoti? Sicuramente non ci ridarà mai ciò che abbiamo perso.

Per me Iñárritu è un regista eccelso, ho adorato il suo Birdman, e ho adorato questo Ravenant, film certo non per tutti, impegnativo visivamente, ma che non vedo l'ora di potermi rigustare in blu-ray. Decisamente consigliato!





N.B. Revenant ha vinto in totale 3 Golden Globe: miglior attore, miglior regia, miglior film drammatico e ha ottenuto 12 candidature agli Oscar 2016.

lunedì 11 gennaio 2016

David Bowie is Forever


"Non so dove sto andando ma vi prometto che non sarò noioso."
David Bowie






Bowie ha saputo più di altri donarsi, con la sua voce, le sue parole, la sua musica, è riuscito a infrangere ogni barriera, arrivando oltre, spesso oltre la nostra stessa comprensione, così avanti a tutti da doversi spesso fermare per prendere fiato, ripartendo poi per la sua corsa. Oggi David si ferma per un attimo e riparte verso quell'infinito che gli appartiene. Il mio cuore è gonfio, pesante, consapevole della fortuna di aver vissuto e condiviso lo stesso tempo con un'artista così straordinario, un uomo che sino all'ultimo ci ha saputo stupire, ci ha incantato, e come per magia se né andato.
Il Goblin King, il Duca Bianco, l'alieno venuto da Marte torna libero di esplorare mondi a noi ignoti. Grazie di cuore per tutto ciò che ci hai donato BlackStar, ci hai stupito, sino alla fine.