venerdì 4 maggio 2018

Avengers Infinity War


Vendicatori uniti!




Uscito lo scorso 25 aprile, Avengers Infinity war, è la pellicola che celebra i 10 anni del Marvel Universe, quell'universo narrativo che ha avuto inizio con il primo Iron Man, ormai nel lontano 2008.
Per molti questi sono film da botteghino (siamo già a 857 milioni in tutto il mondo), senza impegno, commerciali, è vero, sicuramente non siamo davanti a pellicole d'autore, però leggo anche tanta spocchia da parte di alcuni che invece dovrebbero imparare a guardare ai cinecomics con un occhio di maggior riguardo.

Questo nuovo Avengers, è davvero un film eccellente. Difficile mettere insieme così tanti personaggi senza creare confusione, una pellicola mai sotto tono, con un ritmo incredibile che ti attacca alla sedia dall'inizio alla fine. Si può dire quel cavolo che si vuole, ma questo è uno dei migliori cinecomics degli ultimi anni, veramente un lavoro encomiabile. Una sceneggiatura che letteralmente spacca, che ti coinvolge, che ti fa stare con il fiato sospeso sino al finale che è eccezionale e che ho adorato! Un pugno nello stomaco che sta dividendo i fan della saga, e alcuni che preferiscono avere sempre trame banali e scontate.

Questo forse non è un film per tutti, ma è assolutamente imprescindibile se amate i super eroi.
Le battute sono ben dosate, e non intaccano mai la tensione narrativa. Le scene di lotta sono molto ben coreografate, anche se alcuni scontri li ho trovati poco equilibrati, gli effetti digitali stupendi, il design generale, i costumi, veramente tutto ottimo.


Il cattivo poi, Thanos, lo abbiamo aspettato per tanti anni e non ha deluso le aspettative, è carismatico e maestoso. Follemente " saggio" nella sua decisione di decimare le popolazioni per ristabilire gli equilibri. Disposto a sacrificare qualasiasi cosa per i suoi obiettivi. Un cattivo davvero interessante.
Se posso trovare un difetto è che il finale ti lascia veramente sospeso, sospeso a tal punto che vorresti subito sapere cosa succede dopo. Abituati come siamo al tutto e subito, sarà dura evitare spoiler.

La regia è dei fratelli Antony e Joe Russo, già autori degli ottimi Captain America: Winter Soldier, e di Civil War. Alla sceneggiatura i veterani Christopher Markus e Stephen McFeely, i quattro hanno già lavorato insieme, e i risultati si vedono.




Il cast è di tutto rispetto e contiene il meglio degli attori Marvel, tra cui: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Chris Pratt, Chris Evans, Scarlett Johansson, Elizabeth Olsen, Tom Holland, Tom Hiddleston, Paul Bettany, Josh Brolin, Mark Ruffalo.

La trama vede il potentissimo tiranno intergalattico, Thanos (Josh Brolin) intenzionato a conquistare tutte le gemme dell'infinito in modo da poter diventare l'essere più potente dell'universo. I nostri eroi riusciranno a fermare l'avanzata di un essere tanto temibile? Ma soprattutto, noi fans, riusciremo ad aspettare un anno per il seguito di questo film? 

Ai posteri l'ardua sentenza, per ora l'attesa è  S P A S M O D I C A.




sabato 31 marzo 2018

Ready Player One

La magnificenza dello schermo della Sala Energia di Arcadia 





Uscito il 28 marzo Ready Player One, è uno dei film più attesi di questo inizio anno, vuoi perché un regista come Steven Spielberg calamita sempre l'attenzione, vuoi perché stiamo parlando di un lavoro tratto da un bestseller: il libro ononimo di Ernest Cline.

Per poter parlare di questo film, sono andato a vederlo in una spettacolare versione in 70MM al Cinema "Arcadia" di Melzo, nella meravigliosa sala Energia. È stata un'esperienza quasi mistica per un amante del cinema, non a caso ha vinto un premio come "Miglior Sala d'Europa" nel 2017 agli ICTA Awards. Da notare che questo film è stato girato su pellicola, una scelta ormai non comune e figlia del tipo di fotografia che si è voluto catturare. Tra le poche copie al mondo in 70MM, quella posseduta da Arcadia è la numero 2!

La storia è ambientata in un 2045 devastato dalla povertà e dall'alienazione personale, dove le persone passano la maggior tempo in un mondo virtuale, OASIS. I più ricchi si distinguono da una dotazione più avanzata, quindi oltre al caschetto col visore, indossano tute elaboratissime per ricreare sensazioni quali il tatto o la pressione di una mano sul proprio corpo, il calore, il freddo.
La virtualità quindi ha preso il posto della realtà, il mondo fuori è troppo arido, mentre il virtuale dona bellezza e immedesimazione, una dimensione dove l'uomo può essere letteralmente qualsiasi cosa voglia.

In questa cornice troviamo il protagonista dal nome richiamante un personaggio dei fumetti supereroistici: Wade Watts, su OASIS conosciuto invece col nickname di Parzival.
Il creatore di tanta virtualità, James Halliday è morto da anni, non prima di mettere in palio il controllo del suo mondo e della sua eredità milionaria. Come si arriva a tanto ambito premio?
Vincendo le sfide di Anorak su OASIS, infatti in questo universo sono disseminati indizi per trovare tre chiavi, queste apriranno i relativi segreti che consentiranno l'accesso all'Easter Egg finale per poter controllare questa dimensione.
Wade, passa la maggior parte del suo tempo studiando gli anni della giovinezza di Halliday, gli anni 80, immedesimandosi nella sua vita, vedendo i film che amava, giocando agli stessi arcade, leggendo i suoi libri preferiti, in una ricerca ossessiva che tutto gli porta e apparentemente niente gli dà, se non compagnia in momenti cupi, visto che è orfano e vive con una zia non propriamente accogliente in uno squallido cubicolo. I momenti di serenità li trova solo su OASIS, nascosto in un furgone col suo caschetto virtuale ficcato in testa.
Un giorno, nel tentativo di vincere una delle sfide di Anorak, il ragazzo incontra Art3mis, famosa giocatrice e affascinante creatura dai tratti felini.
Peccato che a bramare il tesoro di Halliday ci sia anche una multinazionale (IOI) dai fini poco nobili. Qui abbiamo l'inizio delle avventure di Wade, in quella che sarà una vera e propria odissea dai tratti pop e squisitamente anni 80, con continui rimandi e citazioni ad altre opere.




Partiamo dal presupposto che trasporre un libro del genere in film, è davvero MOLTO difficile anche per un autore come Spielberg. Nel racconto sono talmente tanti i riferimenti, i momenti in cui Wade semplicemente gioca a un vecchio arcade o vive attimi di alienazione, che rendere tutto sarebbe stato impossibile. L'operazione svolta è intelligente, viene portato il grosso della trama, condensato e adattato a un media diverso: il cinema.
Complice anche la sceneggiatura dello stesso Ernest Cline, coadiuvato da Zak Penn, direi che l'operazione è riuscita, seppur con qualche riserva.

Visivamente siamo di fronte allo stato dell'arte, nonostante la narrazione si svolga per la maggior parte del tempo nel digitale, tale cosa non si fa sentire pesantemente ed è totalmente contestualizzata alla storia. Tecnicamente niente da segnalare, trovo i character molto ben riusciti, dettagliati e credibili e in generale la regia regala momenti davvero esaltanti e coinvolgenti, soprattutto nelle parti più dinamiche, dove raggiunge punti di spettacolarità altissima. Il problema maggiore, per assurdo, forse lo si ha nel mondo reale, dove il tutto mi ha convinto un po' meno.



L'attore che interpreta Wade, Tye Sheridan, ha sicuramente offerto una buona interpretazione, ma non credo sia propriamente semplice trasmettere emozioni quando si ha la maggior parte del tempo un visore sugli occhi. Devo dire che avrei gradito uno sviluppo maggiore del personaggio, ma forse questa mia osservazione è inficiata dal fatto di aver letto prima il libro. Nel racconto il senso di alienazione del protagonista si avverte molto di più, nel film tutto avviene più in fretta, tanto che a volte ho avuto la sensazione che qualcosa di troppo sia rimasto nel pavimento della sala di montaggio.
D'altro canto stiamo parlando di una pellicola di ben 2 ore e 20, contro un libro di 440 pagine, impossibile quindi ricreare tutto nel dettaglio, senza contare che alcune cose funzionano molto bene in un racconto, ma non in un film.





La colonna sonora l'ho trovata molto riuscita e adatta, spiccano nomi come: Van Halen, Tears For Fears, George Michael, Depeche Mode, New Order, Bee Gees e tanti altri. Alan Silvestri, che ne ha curato la parte strumentale, già noto su Ritorno al futuro, ha fatto davvero un ottimo lavoro e i rimandi alla sua pellicola più iconica sono numerosi. D'altro canto Parzival guida una splendida Delorean!

Il film infatti è un enorme tributo agli anni 80 e alla cultura pop in generale, le citazioni si sprecano davvero, passiamo dalla moto di Kaneda in Akira, al Gigante di Ferro, a King Kong, sino a Gundam, Godzilla, a Batman e tanti tanti altri. Per non parlare dell'enorme amore per gli arcade anni 80 da Space Invaders all'Atari 2600. Ho adorato l'omaggio a Kubrick, veramente un tocco di genialità con cui Spielberg ha potuto divertirsi, divertendoci.

A proposito della regia: Steven Spielberg ha fatto come un passo indietro in tutto questo, ha evitato di autocitarsi troppo, di incensarsi, di riempire il film con riferimenti al suo cinema, l'ho trovato molto bello da parte sua, anche se un po' dispiace perché le sue opere fanno parte del nostro immaginario.


In definitiva promuovo questo Ready Player One: un monito a vivere la propria vita senza trincerarsi troppo nella virtualità. Rimane qualche riserva sul dipanarsi della trama e sui rapporti tra i personaggi che a volte ho trovato affrettati negli accadimenti ed in più un buonismo di fondo, però tipico del cinema di Spielberg. Raramente ho avuto la sensazione che i personaggi fossero realmente in pericolo; il cattivo, interpretato da Ben Mendelsohn, lo avrei reso un filo più spietato.

Il film merita comunque una o più visioni, saprà intrattenervi e divertirvi.

Un vero e proprio tripudio nerd che farà la felicità di molti.





Per chi ha già visto il film: QUI, tutti o quasi, gli Easter Eggs e i riferimenti ad altri media presenti nella pellicola.

giovedì 29 marzo 2018

Grazie a Fabrizio Frizzi




La morte di Fabrizio Frizzi ha colpito tutti.
Raramente ho visto un moto di dolore così grande muoversi a tutti i livelli, e ciò mi ha fatto riflettere molto.
Infatti, in una società apparentemente arida come la nostra, dove appare figo essere cinici, cattivi, stronzi, uno come Frizzi è un caso raro, una persona che in altre circostanze alcuni definirebbero come una sorta di "loser", invece no, ci ha dimostrato quanto abbiamo bisogno di sorrisi, normalità, gentilezza, cura e amore.

Basta vedere quanto Frizzi si è prodigato per il prossimo, a quante associazioni benefiche ha aderito, quanto si è donato, mostrando inoltre la sua abnegazione ammirevole per il lavoro.
A chi non è capitato di sentirsi dire: "sei troppo buono", come se fosse un deficit, una mancanza?
Essere buoni è un plus non un malus, dobbiamo imparare a educarci all'importanza della nobiltà d'animo, e non a passare il tempo pensando a come fregare il prossimo indossando le maschere più disparate, perché tanto "lo fanno tutti".

In queste ore, tra le tante interviste sulla dipartita di Fabrizio Frizzi, mi hanno colpito le parole di Milly Carlucci al Corriere della sera, calzano molto con quanto ho scritto sino ad ora:
"In questi mesi ha dimostrato cosa significhi essere un uomo forte: spesso la forza viene fraintesa con l’aggressività. Lui che era l’uomo più mite del mondo ha dimostrato invece cosa significhi esserlo per davvero."
Infatti, spesso fraintendiamo la forza con l'urlare, con l'imporsi sul prossimo, con la maleducazione e l'arroganza, ma è tutt'altro che così, anzi, è spesso dimostrazione di debolezza e pochezza interiore.

Ci tengo quindi a ringraziare Fabrizio per l'insegnamento che ci ha lasciato, per l'amore che ha seminato, per i dolci ricordi di quando presentava in tv Doreamon e più avanti Scommettiamo Che...?; per aver reso così umano un giocattolo: Woody di Toy Story, e a proposito, ti voglio vedere ora a trovare chi lo sostituirà per il quarto imminente capitolo.
Un uomo che non ha mai perso la speranza di un domani migliore, un uomo profondamente ottimista, con una grandissima dignità, che è stato fortunato quanto sfortunato nella sua fine prematura, ma che a mio avviso meritava più considerazione in vita, soprattutto da quella Rai che ora tanto lo sta lodando.

La  mia vicinanza a sua moglie Carlotta Mantovan, alla figlia Stella e a tutte le persone che stanno patendo per questa perdita.

Ciao Fabrizio, sei e rimarrai sempre il nostro sceriffo preferito!




lunedì 12 marzo 2018

Cartoomics 2018: Il resoconto!



Sono anni che vado a Cartoomics, siamo arrivati infatti alla 25esima edizione, ne ho seguito tutte le mutazioni, ma questa è la mia prima volta come "ospite", dopo tanto tempo che scrivo è un bel riconoscimento per DarkArynLand!

Questa è stata una fiera che ho vissuto in modo più intensivo e attento degli altri anni, eccovi quindi il mio personale resconto di questi giorni.

Ho trovato come sempre l'esposizione molto curata, ogni anno la fiera si presenta più affollata ma questo non inficia certo la sua qualità. I padiglioni che più mi hanno colpito sono tanti, ma voglio menzionare in particolare:
lo stand su Ritorno al futuro, curato dall'associazione Back to the future Museum con tanto di Delorean e molti gadget presi direttamente dal set della trilogia. La sezione su Star wars, a dire il vero già vista anche negli anni passati, ma questa volta ho visto più cosplayer e idee inedite come la escape room dedicata.

Mi ha fatto molto piacere la presenza di uno stand dedicato a Ready Player One, film che, dopo averne letto il libro, aspetto con ansia. Uscirà a fine mese quindi aspettatevi le mie impressioni a riguardo. Non un semplice stand, ma ricreazioni di parte di set con tanto di postazioni di realtà virtuale. Purtropppo non sono riuscito a provarla.



Adoro come sempre le creazioni di Fabio Bonanomi, quest'anno, oltre a varie sue opere come la testa di Mazinga Z, Jeeg, e il Daitarn gigante, ha presentato pure un'inedita moto di Hiroshi Shiba, che i visitatori hanno apprezzato molto, sin troppo in alcuni casi, non ricordandosi che certe creazioni sono "artigianali" e meritano delicatezza.




Tra i tanti eventi che hanno affollato Cartoomics voglio parlarvi in particolare di una bellissima tavola rotonda promozionata dalla campagna Io Faccio Film, iniziativa nata per far conoscere i volti di chi lavora quotidianamente dietro e davanti la macchina da presa.
Presenti ospiti illustri tra cui: il curatore di effetti speciali Leonardo Cruciano, l'arredatrice di scena Alessandra Querzola, l'attrice Serena Iansiti, l'attrice Gloria Radulescu, il segretario generale della FAPAV Federico Bagnoli Rossi, l'elettricista di scena Michele Scotto D'abbusco, il giornalista Mario Benedetto, il tutto moderato ottimamente dal giornalista Marco Spagnoli.
Trovo importante far conoscere il mondo del cinema, con tutto ciò che gli gravita intorno.
In un momento di crisi sociale come quello che stiamo vivendo, il nostro paese ha bisogno di ripartire prima di tutto da quello che ha: dalle nostre maestranze, dalla nostra arte, questa è un'iniziativa lodevole, e l'ho apprezzata davvero.
Certo, come osservato anche durante la conferenza, ci vuole sempre un pizzico di fortuna per arrivare a realizzare i propri sogni, ma tante volte le opportunità si celano dietro le situazioni più impensate, non bisogna mai perdersi d'animo ed è importante tenere le proprie antenne attive.
Come ha osservato giustamente Gloria Radulescu, camminare, leggere, osservare, è fondamentale, quanto studiare e applicarsi nel proprio lavoro.
Trovo che questo discorso sia importante a livello globale, tutti possiamo fare la differenza, solo che spesso ci sentiamo annientati da una società sorda e cinica, ma non dobbiamo fermarci, cerchiamo un riscatto, lottiamo per i nostri ideali prendendoci anche dei rischi, così potremo costruire una società migliore, per noi e il prossimo.


Un momento della conferenza di Io Faccio Film

L'emozione più grande per me è stata poter stringere la mano di Bruno Bozzetto, presente per ritirare il Cartoomics artist award. Artista che già su Facebook mi ha dato prova della sua estrema umiltà, infatti  anni fa mi ha dato dei consigli per la grafica della mia pagina su Jeeg Robot.
Sono onorato e felice di avere uno scatto con lui, e mi raccomando, guai a chiamarlo Maestro, non si fida della gente che lo chiama così. Lo adoro, poco da fare.

Ho avuto anche la possibilità di parlare con Sergio Stivaletti, celebre autore di effetti speciali, abbiamo discusso della sua collaborazione con Carlo Rambaldi per un enorme grifone che doveva essere usato in teatro, creazione di cui pare si siano perse le tracce, rimangono foto, tra cui questa che ha gentilmente condiviso su FB:


Il Grifone di Sergio Stivaletti


Ci tengo poi a citare il bravo Christian Colombo di Crazy Prop, vincitore con il suo Megaloman del Premio Speciale Cosplay HUB. Ho avuto il piacere di parlare con lui della sua tecnica per la realizzazione delle armature, le crea metà artigianalmente e metà digitalmente con la stampante 3D, così da averne un risultato perfettamente speculare.

Voglio fare un plauso ai cosplayer, di cui sento parlare poco ma sono l'anima di queste fiere del fumetto, e anche quest'anno non hanno deluso, ne ho visti di veramente belli e stimo tutte le persone che ci mettono inpegno e passione per ricreare il loro personaggio preferito, o perché no, per strappare una risata al prossimo. 

Questa è stata per me un Cartoomics speciale, dove mi sono esaltato, stancato, a volte arrabbiato, avrei voluto avere il dono dell'obiquità per vedere ogni cosa, ogni singolo stand, ogni evento, purtroppo non è stato possibile, e mi scuso perché ho sicuramente dimenticato eventi e artisti importanti che hanno partecipato a questa bella fiera, questo però non vuole essere un resoconto in toto, ma un reportage sulla mia esperienza.

Ringrazio l'organizzazione per aver creato un evento così bello, che di anno in anno cresce diventando sempre di più il punto di riferimento per gli amanti lombardi (e non solo) del fumetto.

Al prossimo anno!

Pass
Moto di Hiroshi Shiba

Tanta roba
Ciao, comprati Arrappaho
La dolcezza

Io e Uan: separati alla nascita.

Felice con Bruno Bozzetto


Ready Player One Experience


Trova gli intrusi

Uno Zerocalcare a caso






domenica 4 marzo 2018

La forma dell'acqua - The shape of water





Finalmente sono riuscito a vedere La forma dell'acqua, film di uno dei registi che apprezzo di più: Guillermo Del Toro. Già premiato a Venezia con un Leone d'oro, questo lavoro sta facendo incetta di premi, ed è candidato a ben 13 premi Oscar, quindi le mie aspettative davanti a questa pellicola sono state, per forza di cose, alte. Eppure, dopo il fracassone Pacific Rim, e il seppur buono Crimson Peak, ho serbato in me il timore che il regista avesse in qualche modo perso il suo tocco.

La storia, ambientata nei primi anni '60, parla di Elisa, interpretata da Sally Hawkins, una muta di mezza età costretta in una vita tutt'altro che appagante, molta solitudine e un lavoro come addetta delle pulizie in un laboratorio dove vengono condotti esperimenti per contrastare la Russia durante la Guerra Fredda. I suoi unici amici sono la sua collega Zelda, Octavia Spencer, e un pittore vicino di casa, GilesRichard Dale Jenkins.
Un bel giorno, nel laboratorio arriva in un container una creatura marina mai vista, una sorta di Gill-man, proveniente dall'Amazzonia. Elisa si sentirà subito incuriosita da questo essere speciale, provando empatia per il suo isolamento e per la sua difficoltà di comunicazione. Due anime affini che si trovano, si incontrano in un ambiente ostile. Abbiamo inoltre il cattivo di turno, rappresentato dal violento colonello Strickland, Michael Shannon, uomo senza morale pronto a sfogare le sue perversioni sui più deboli, trova così occasioni di sadismo verso questo particolare essere anfibio affidato proprio alle sue "cure". Il governo americano ha infatti intenzione di uccidere la creatura per vivisezionarla e studiarla nel dettaglio, ma Elisa farà di tutto per impedirlo. Ci riuscirà?

La trama non è certo particolarmente originale, ci sono vari momenti dove la sospensione dell'incredulità, viene un po' a meno. Alcuni passaggi trovo che avvengano un po' in fretta, semplicisticamente, però qui abbiamo il Del Toro migliore dai tempi del meraviglioso Il Labirinto del Fauno, di cui La Forma dell'acqua può essere considerato tranquillamente una sorta di derivazione. L'interpretazione di Sally Hawkins è meravigliosa, riesce con pochissimi gesti a comunicare tutto il suo dolore, tutto il suo disagio, e l'amore per la creatura, non a caso questo film le è valso una nomination agli Oscar, e scusate se è poco. Ho adorato anche la sua collega afroamericana, Octavia Spencer, davvero brava, ma sono stato particolarmente colpito dall'interpretazione di Richard Jenkins, davvero bravissimo, e perfettamente in sintonia con la Hawkins. Devo dire che pure il cattivo se l'è cavata egregiamente, anche se lo trovo un personaggio più stereotipato, forse nel gruppo il meno riuscito, ma proprio a livello di caratterizzazione.
La storia però, ribalta un po' il cliché degli americani belli e buoni, infatti abbiamo un buono vestito da spia Russa, interpretata dall'ottimo Michael Stuhlbarg.

La fotografia è stupenda, così come la regia sempre ottima di Del Toro. L'amore del regista per le creature fantastiche si è visto per tutta la sua carriera, basta pensare a Hell Boy, e adoro il fatto che usi al minimo la CG. Qui infatti la creatura è praticamente tutta frutto di make up, e a vestirne i panni abbiamo il bravissimo Doug Jones, già visto in molti altri lavori di Del Toro.

Amo i rifimenti a film come Il mostro della Laguna nera, a una certa atmosfera, al balletto, al bianco e nero. C'è un gusto così raffinato in tutto questo, così particolare che non può che colpire lo spettatore. Certo può non piacere a tutti, ad alcuni risulterà ridondante, favolistico, altri, come me, lo adoreranno.
The Shape of the water è una toccante pellicola sulla diversità, sull'amore, sulla solitudine. Una piccola perla che va sicuramente vista almeno una volta. Un film a suo modo coraggioso, un cinema di altri tempi, che ti lascia belle cose dentro, e fidatevi, ne abbiamo bisogno.

In una parola: straconsigliato.







Aggiornamento del 05/03/2018:
Poche ore dopo aver scritto questo post, si è svolta la notte degli Oscar.
Arrivato a Hollywood con 13 nomination, il film di Guillermo del Toro si è portato a casa quattro statuette: Miglior film, miglior regia, miglior scenografia e miglior colonna sonora originale. Il regista messicano commosso cita Spielberg e Douglas Sirk e dedica il premio ai giovani cineasti «perché credano che con il fantasy si può raccontare la realtà»

martedì 6 febbraio 2018

The Cloverfield Paradox




Ieri, come un fulmine a ciel sereno, è arrivato l'atteso terzo capitolo di Cloverfiled su Netflix. Annunciato e due ore dopo messo sulla nota piattaforma, saltando direttamente l'uscita in sala, incredibile vero?
Ho aspettato questo film dieci anni, perché l'ottimo 10 Cloverfield Lane non mi ha dato i chiarimenti voluti. Quindi appena ho saputo di un terzo episodio mi sono esaltato come un muflone. Mi sono quindi sparato subito The Cloverfield Paradox, sperando di trovare finalmente pace, di rivedere il mio adorato mostrone e di trovare appagati tutti i miei dubbi sulla saga. Ossignore che sofferenze nerd che si annidano in me. E ma J.J. Abrams, noto regista, qui in veci di produttore, si sa che è uno che le cose te le fa sudare (vedi Lost).

Abbiamo un equipaggio inviato nello spazio per sopperire alla crisi energetica mondiale, questo mentre sulla terra ci si ammazza per un po' di petrolio. Così i nostri eroi mettono in moto un acceleratore di particelle che, non si sa bene come, dovrebbe aiutare il pianeta terra a risollevarsi dalla sua crisi creando una nuova fonte di energia, questo mentre in tv qualcuno dice di non attivarlo perché il tutto potrebbe provocare il risveglio dei demoni. ODDIO, che paura. Secondo voi cosa succede? Ve lo dico io: Sparisce la terra!
Certo non tutto è come sembra, e qui mi fermo per non rovinarvi il gusto della sorpresa.

A malincuore devo scrivere che il film non mi ha convinto. Diciamo che nutrivo grandi aspettative e sono state quasi tutte ampiamente deluse. Ho passato il tempo del film a dirmi: "Dai, ora non succede un'altra cosa telefonatissima. Dai quel personaggio non può essere così idiota, si risolleverà dopo, così come tutto il resto. Dai ma il mostro poi mi farà godere".

No, niente di tutto questo. Forse è colpa delle mie aspettative che sono state disilluse però veramente molte cose le ho trovate assurde. La fiera della banalità, del nonsense. Personaggi piuttosto bidimensionali con la personalità di uno zerbino, situazioni al limite del ridicolo, il tutto condito con la fiera del già visto.
Cosa posso salvare di questa pellicola? A parte l'ottima fotografia e gli effetti carini, direi la protagonista di colore, tal Gugu Mbatha-Raw, che nome a parte è una discreta gnugna da competizione. Ci sono anche alcuni momenti thriller carini, l'idea dei mondi alternativi mi piace, ma per il resto, non ci siamo proprio. E lo scrivo davvero a malincuore.

I personaggi compiono spesso azioni stupide, di pancia, come se non riflettessero sul loro operato, cosa che non ti aspetti di certo da un gruppo di persone con simili responsabilità. La trama si regge a malapena in piedi. L'unica cosa che mi è veramente piaciuta è il finale che si collega direttamente con il primo film, quindi Paradox può essere considerato una sorta di prequel.
Mi dispiace, mi tocca stroncare uno dei film che più ho atteso. Forse la mia sospensione dell'incredulità è diventata troppo alta, ma davvero non capisco come alcuni portali abbiano premiato questa pellicola.
Cioè ragazzi, non è che un'opera diventa interessante solo perché ce la mostrano in streaming invece che al cinema. Perché diciamolo, questo al botteghino penso che avrebbe tirato su veramente pochi soldi.

Cari amici di Netflix, se dovete affossarmi così il franchise di Cloverfield finiamola qui, grazie.



Col cuore dolente. Il vostro DarkMorenoAryn.





martedì 30 gennaio 2018

Benedetta Follia


"Voglio vivere, non esistere!"



Benedetta Follia, ultimo film di Carlo Verdone, nelle sale dall'11 gennaio.

Storia di riscatto e di ritrovata voglia di vivere di un 60enne romano, Guglielmo (Carlo Verdone), morigerato proprietario di un negozio di articoli religiosi, alle prese con un divorzio, un'aspirante commessa borgatara che gli cambierà la vita, Luna (Ilenia Pastorelli). La ragazza introdurrà il protagonista a un'app di incontri "Loveit" per cercare di distrarlo dalle sue pene d'amore, certo internet non è sempre un buon modo per trovare l'anima gemella, e il nostro se ne accorgerà presto incontrando donne sempre più assurde dando vita così a innumerevoli gag. 

Film diretto da Carlo Verdone e scritto insieme a Nicola Guaglianone e Menotti, già visti entrambi nella stesura dell'acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot; film che deve essere piaciuto molto a Verdone, visto che qui ritroviamo anche la brava Ilenia Pastorelli già vista nell'opera prima di Mainetti
A differenza dell'interpretazione in Jeeg, qui ovviamente abbiamo un registro molto più comico da parte della Pastorelli, ma devo dire che le poche parti drammatiche che fa le vengono sempre particolarmente bene. Verso il finale della pellicola ci mostra anche la sua scioltezza nel ballo, (ha studiato danza classica) che dire quindi, ottima promessa questa attrice che si giudica "miracolata", spero che oltre a sentirsi in colpa per aver vinto un David di Donatello, possa dimostrarci di saper recitare in un film anche senza il suo accento spiccatamente romano, magari attenuandolo un po', cosa questa che pare accadrà presto visto che il suo prossimo ruolo sarà in una pellicola francese del regista Olivier MarchalNiente male per una ex concorrente del Grande Fratello.

Verdone, cerca intelligentemente di mettersi al servizio degli altri attori, è più dimesso rispetto che in passato, ma non meno efficace. Si possono notare rimandi ad altre sue opere, già quando vediamo Guglielmo in un flashback ricorda tantissimo l'Oscar Pettinari di Troppo Forte, con tanto di moto, occhiali da sole e bandana. Memorabile una delle scene più riuscite del film, dove il protagonista si osserva allo specchio rivedendo il se stesso giovane che gli domanda: "Come ti sei ridotto?" Quasi a citare Fabris di Compagni di Scuola. Punto focale della storia che segna così la rinascita del personaggio interpretato da Verdone.

Memorabile una parte dove il nostro, in preda ai fiumi di una droga assunta inconsapevolmente, si ritrova in balia di visioni oniriche a ballare con delle suore, il tutto coreografato dal sempre bravo Luca Tommasini
Abbiamo quindi un Verdone che cerca di reinventarsi, nonostante alcuni cliché duri a morire nella sua cinematografia. L'amore smisurato per Roma, qui al massimo del suo splendore, cerca infatti di nascondere le "rughe" alla sua città con belle riprese dall'alto, mostrando vie intonse e pulite, un atto d'amore dovuto alla capitale che tanto ha dato al regista e che, in questo periodo storico in particolare, non brilla certo per la sua pulizia.

Il film nella sua totalità mi è piaciuto, ma trovo ci sia qualche problema di ritmo, la prima parte forse sin troppo densa di gag, una seconda molto più riflessiva, avrei giocato un poco di più di alternanza, cercando di rendere meno omogeneo il tutto. 
La pellicola risulta comunque sia gradevole, divertente, anche se mi ha lasciato un po' di amaro in bocca verso il finale, come se fosse un vorrei ma non posso, come se mi fosse mancato qualcosa.

In conclusione direi che Carlo Verdone ha saputo confezionare un ottimo prodotto, autocitandosi, tirando fuori tutto ciò che più ama, rendendo così protagonisti ancora una volta le donne, Roma, e la sua moto.




Avengers Infinity War

Vendicatori uniti! Uscito lo scorso 25 aprile, Avengers Infinity war , è la pellicola che celebra i 10 anni del Marvel Universe , ...