domenica 27 maggio 2012

Biancaneve




Ogni tanto bisogna pur guardarsi dei film leggeri, e in questa domenica vagamente piovosa mi sono visto Biancaneve, l'ultimo film di Tarsem Singh,  regista famoso per aver girato The Cell e videoclip come Losing my religion dei R.E.M.
Prima di tutto voglio sottolineare che questa pellicola non ripercorre canonicamente la fiaba, ma cerca di rimodernarla rendendola più attuale, ironica e ritmata.
Abbiamo sempre una matrigna cattiva, interpretata da una brava Julia Roberts, Biancaneve, il Principe e i nani.
Quindi che cambia rispetto alla favola originaria?
Cambia l'approccio, è molto paricolare e gioca a ribaltare molti ruoli.
Tanto per dire i nani siamo abituati a immaginarceli pacioccosi e burloni, qui sono un manipolo di briganti attaccabrighe mossi dal fatto di essere stati allontanati dal regno dalla regina per colpa della loro "diversità".
Il principe non è il solito eroe senza macchia e paura, ma è un po' pasticcione e imbranato.
Biancaneve non è un inerte fanciulla, ma la vera eroina della vicenda, sarà lei a salvare il regno.
Niente donzella da risvegliare con un bacio quindi.

Cavolo devo ammetterlo, questo film è dannatamente divertente. Mi ha ricordato altre opere del passato, infatti ho provato la stessa sensazione di quando da ragazzino vidi Labyrinth per la prima volta.
L'ironia spesso tagliente, il giocare nel far valere il ruolo della donna nella storia, nel ribaltare vari cliché narrativi, il sapiente uso dei ritmi registici, rendono questa pellicola una piccola perla.

Tra gli attori voglio citare, in particolare la graziosissima Lily Collins, l'attrice che interpreta Biancaneve. Figlia del cantante Phil Collins, Lily ha un passato da giornalista e nel corso della pellicola oltre a dimostrare una fotogenia non certo comune, dà anche dimostrazione di avere una voce più che gradevole.
I costumi sono di Eiko Ishioka, ci tengo a segnalarlo perché purtroppo è scomparsa di recente e questo è l'ultimo film a cui ha lavorato; tra le altre cose va ricordata per aver vinto un Oscar con i suoi splendidi costumi nel Dracula ad opera di Francis Ford Coppola.

Segnalo che a luglio uscirà un altro film ispirato alla favola dei Fratelli Grimm, si chiamerà Biancaneve e il cacciatore, e dal trailer direi che avrà un approccio molto più horror. Sono curioso di vedere anche questa ennesima rivistazione di una favola che pare proprio essere senza tempo.

Vi lascio con la dolcissima Lily Collins e con la sua interpretazione di I Belive (in love) canzone scritta da Alan Menken, vincitore di ben 8 premi Oscar per aver composto colonne sonore come quelle per Alladin, La Sirenetta, Hercules, e La Bella e la bestia:



giovedì 24 maggio 2012

Megadeth: This Was My Life




Da ragazzo ascoltavo molto metal. Tra i gruppi che più ho divorato ci sono stati i Megadeth con il loro meraviglioso album Countdown to extinction del 1992. Ho letteralmente distrutto la cassetta a furia di ascoltarla, e credo di non essere stato l'unico.

Per alcuni questo disco è l'inizio dell'era "easy" della band, sinceramente non sono affatto d'accordo. Non me né mai fregato niente delle etichette o di ciò che dice la gente, indi per me questo resta uno degli album migliori dei Megadeth, senza se e senza ma.
Purtroppo i "metallari" a volte sono veramente ottusi e rimangono ancorati tutta la vita a un certo tipo di stile, quindi se la loro band preferita cambia qualcosa nel proprio repertorio viene subito tacciata di commercialità.

Oggi nell'era degli mp3 è tutto un po' più freddo ma anche facilmente a portata di mano, indi mi sono riascoltato questo mitico album.
Una delle canzoni che mi è sempre piaciuta di Countdown to extinction è sicuramente This Was My Life.

Riascoltandola oggi mi sono accorto di quanto questa canzone abbia un testo veramente valido, oltre che una tessitura musicale "bella".
La canzone è stata scritta dal mitico Dave Mustaine, cantante e chitarrista dei Megadeth, non che ex membro dei primi Metallica. Vi posto testo originale, traduzione e link alla canzone.  \m/


This Was My Life


It was just another day
It was just another fight
It was words strung into sentences
It was doomed to not be right

There is something wrong with me
There is something wrong with you
There is nothing left of us
There is one thing I can do

Chorus
Lying on your bed,
Examining my head
This is the part of me that hates
Paybacks are a bitch
I throw the switch
Somewhere an electric chair awaits
Hey! This was my life
Hey! This was my fate

This was the wrong thing to do
This was the wrong one to be doing
This was the road to destiny
This was the road to my ruin

Now there's motives for the suspect
Now there's nothing left to say
Now there's method to the madness
Now there's society to pay

Chorus

In our life there's if
In our beliefs there's lie
In our business there's sin
In our bodies there's die

Solo-Dave

This was my life
This was my fate


Questa era la mia vita 


Era solo un altro giorno, era solo un'altra battaglia
Erano solo parole infilate in frasi, era destino non essere nel giusto
C'è qualcosa che non va con me, c'è qualcosa che non va con te
Non rimane nulla di noi, c'è una sola cosa che posso fare

Sdraiato sul tuo letto, esaminando la mia testa
Questa è la parte di me che odia
I debiti sono una troia, tiro la leva
Da qualche parte una sedia elettrica aspetta

Hey! Questa era la mia vita!
Hey! Questo era il mio destino

Era la cosa sbagliata da fare, la persona sbagliata per farla
Era la strada per il destino, era la strada verso la mia rovina
Ora ci sono motivi per il sospetto, ora non resta niente da dire
Ora c'è metodo alla follia, ora c'è la società da pagare

Sdraiato sul tuo letto, esaminando la mia testa
Questa è la parte di me che odia
I debiti sono una troia, tiro la leva
Da qualche parte una sedia elettrica aspetta
Hey! Questa era la mia vita!
Hey! Questo era il mio destino
Nella nostra vita c'è il se
In ciò che crediamo c'è la menzogna
Nei nostri affari c'è il peccato
Nei nostri corpi c'è la morte
Questa era la mia vita
Questo era il mio destino



venerdì 18 maggio 2012

Dark Shadows



Domenica scorsa sono andato al cinema per vedere l'ultimo film di Tim Burton: Dark Shadows.
Qui apro una piccola parantesi, 8,50 € di biglietto, sarò retorico, ma poi si lamentano che si scaricano i film?
Zio Billy!

Indi dopo essere stato dissanguato, non dal vampiro interpretato da Johnny Depp, ma dal cinema, andiamo a parlare del movie. Ho già accennato alla trama precedentemente, indi non mi dilungherò molto a riguardo, almeno, non in modo canonico. Adoro particolarmente le atmosfere gotiche, e questo film è davvero molto dark. Ha una fotografia meravigliosa, una delle migliori che ho visto negli ultimi tempi, regia veramente bella e d'atmosfera come solo Burton sa fare.

La trama parte subito spedita, molto bene i primi 10 minuti, poi a un certo punto BAM, rallenta, troppo per certi versi. Bellissimo il quadro familiare che la pellicola rappresenta, che ricordo, è tratta da una serie televisiva molto in voga negli anni '60, oggi considerata un cult.
Quindi, andiamo con ordine: siamo nel finire del 1700, abbiamo una strega innamorata di un uomo che l'ha sedotta e abbandonata, questa si vendicherà privando lo stesso prima dalla donna che ama e poi facendolo vampiro e condannandolo per l'eternità in una cassa, cassa che verrà dissepolta 200 anni dopo, non senza spargimenti di sangue vari.

Ok, questi i primi minuti, poi abbiamo il ritorno a casa del polveroso e sanguinolento vampiro nella sua tipica dimora da film horror comprensiva di passaggi segreti, e una famiglia abitante davvero singolare. Abbiamo una padrona di casa sui generis, un bambino funestato da visioni di fantasmi, una ragazza adolescente in piena esuberanza ormonale, un padre non curante del proprio figlio, una signora anziana particolarmente svampita, una psicologa dedita all'alcool, il tipico servo dei film horror, e un aspirante tutrice reincarnazione del vero amore del vampirotto Depp.

Finale? Tutto sommato molto prevedibile, avrei preferito qualche colpo di scena in più, ma essendo un film tratto da una serie esistente non posso esprimermi totalmente su certi aspetti, anche perché ammetto che il serial Dark Shadows non l'ho MAI visto.

Quindi stiamo parlando di una sorta di Famiglia Addams più seria? Sicuramente Dark Shadows è più spregiudicato, più "realistico", ma nello stesso tempo sa far sorridere. Col suo gusto splatter gotico piacerà a molti e l'ammiccamento generale agli Hammer film sarà molto apprezzato dai cultori del genere.

Le scene migliori sono quelle dedicate al vampiro Barnabas Collins, interpretato molto bene da Deep, bellissima la sua interazione con l'ambiente e con i personaggi del "futuro", di contorno e non.
Alcune battute sono memorabili. Il resto del cast è ottimo, abbiamo la meravigliosa Eva Green nei panni della strega cattiva, una sempre verde Michelle Pfeiffer in quelli della padrona di casa, una fantastica Helena Bonham Carterm nei panni della psicologa alcolista, il cameo di Alice Cooper nei ruolo di sè stesso e il grandissimo Christopher Lee in quello di Bill Malloy.

L'amore e la famiglia sono il perno della storia. Quanto si può amare qualcuno? Quanto di egoistico c'è in questo sentimento? Quanto dolore sa dare? Dove si può arrivare per esso?
La vita stessa è nata dall'amore. Sarò banale, ma penso che sia il sentimento per eccellenza, quello che dà più gioie e dolori, quello con più dualismo, quello per cui viviamo. (Ok, fermatemi).

Nota di merito per i costumi, veramente stupendi, soprattutto quelli del periodo settecentesco. Lo stile Burton si vede in ogni cosa, dall'ombrello di Barnabas, hai capelli dei vari attori.
Musiche al solito di Danny Elfman, non mi hanno colpito particolarmente, le incursioni rock sono quelle che più mi hanno divertito.

Concludendo questo strano post, direi che Dark Shadows è un ottimo film, un buon Burton, indi le premesse per un suo ritorno agli antichi fasti ci sono tutte. Se come me apprezzate queste atmosfere un po' retrò non fatevi sfuggire questa pellicola.

Vi lascio con un dietro le quinte in Italiano, spero vi piaccia:


martedì 15 maggio 2012

The amazing Spider-man - Preview di 4 minuti



Premetto subito che sono molto prevenuto verso il reboot di Spider-man, sono uno di quelli che è rimasto deluso dalla chiusura della serie diretta da Raimi.
Scritto questo, il nuovo progetto si baserà, a dispetto del nome, sulla serie Ultimate Spider-Man, quindi i confronti con il precedente lavoro in parte vengono allontanati.
Il regista Mark Webb si sta occupando dell'oneroso compito e proprio in queste ore è uscito un trailer di 4 minuti, piuttosto spoileroso, che anticipa il film che deve uscire il 3 luglio negli USA, il 4 da noi.

Tra gli attori vediamo Andrew Garfield nei panni di Peter Parker, ed Emma Stone nei panni di Gwen Stacy.

La trama cerca di scavare nel passato del protagonista. Il cattivone di turno è Lizard, e devo dire che come impatto mi pare ben fatto. Il costume di Spidey ha subito una rivisitazione che non mi esalta molto, ma d'altro canto capisco che bisogna pur differenziare il personaggio in qualche modo.
Il trailer è stato montato molto bene, e mostra che la strada intrapresa dallo staff è buona, certo non esaltante, vedremo un po' se le mie impressioni cambieranno una volta vista la pellicola per intero.

Per ora vi auguro una buona visione:



sabato 12 maggio 2012

Batman di Tim Burton



"Who are you?" " I'M BATMAN" 

Ricordo ancora benissimo quando nel lontano 1989 andai nell'affollatissimo cinema del mio paese per vedere quello che era il film del momento: Batman. La Bat-mania dilagava, ogni giorno c'erano speciali in tv, servizi, si poteva vedere il pipistrello ovunque.

Proprio in quegli anni il personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger aveva subito uno svecchiamento, un remake che non passò inosservato al cinema che stava già corteggiando da anni il personaggio. In quel periodo infatti uscirono i comics che rilanciarono definitivamente Batman, mi riferisco a The dark knight returns di Frank Miller e a The Killing Joke di Alan Moore, entrambi furono poi ispiratori per Tim Burton.
Non tutti sanno che il regista non è mai stato un grande lettore di fumetti, tanto meno un estimatore del pipistrellone, ma i comics che ho citato colpirono molto Burton, al punto che il dualismo Joker - Batman che si vede nell'opera di Moore è servita da ispirazione per la pellicola.

Quando il live action di Batman uscì nel 1989, a parte qualche infelice operazione, e la serie degli anni '60 con Adam West, non c'erano precedenti degni di nota; un character che nelle intenzioni di Bob Kane doveva essere solitario, violento, misterioso, e non certo quella macchietta che è diventata negli anni per colpa di una direzione artistica poco interessata alla qualità ma molto al denaro.
Tim Burton ha il grandissimo merito di aver contribuito nel riportare il personaggio alle sue origini, di aver spianato la strada a ciò che vediamo oggi a opera di Nolan.
Alcune scelte che ci sono state in questa pellicola sono state iper criticate, ma con il senno di poi posso scrivere senza problemi che Burton ha colto nel segno.
Prendiamo Michael Keaton, l'attore che interpreta Batman, ci furono tantissime polemiche per questa scelta. In quel periodo il suo sodalizio artistico con Burton era derivato da Beetlejuice - Spiritello porcello, commedia Horror del '88, e in effetti era difficile immaginare il "piccolo" Keaton nei panni di un gigante come Bruce Wayne, eppure... eppure fu eccezionale! Complice sicuramente il meraviglioso costume di Bob Ringwood, ma mai Batman fu tanto convincente e "cool".


Il cast della pellicola è veramente di grande qualità basta pensare a Jack Nicholson, fortemente voluto da Bob Kane, nei panni di Joker. Certo qualche retaggio di Cesar Romero (attore che interpretò il personaggio nella serie anni '60) c'è, inutile negarlo, ma rimane un interpretazione iconica, che è rimasta e rimarrà sempre nella storia.
Kim Basinger nei panni di Vicky Vale, quale donna poteva essere più credibile per far cadere la maschera al cavaliere oscuro?
L'eccezionale colonna sonora di Danny Elfman, vincitrice di un Grammy, credo tra le migliori di sempre, sonorità che sono entrate nell'immaginario collettivo quasi al pari di quelle di Williams per Superman. Senza contare le coinvolgenti canzoni di Prince (come dimenticare la "Bat-Dance") che diedero anche vita a un cd molto bello.
Vogliamo parlare della scenografia? La Gotham City di Anton Furst vinse un Oscar come miglior scenografia nel 1990 (autore tra le altre cose della splendida Batmobile).

Come avrete capito adoro letteralmente questa pellicola, non c'è quasi niente che toglierei, forse alcune scene un po' troppo "fumettose". Credo che avrei lasciato la morte di Vicky Vale nel finale, così almeno recitava il copione iniziale.

Nonostante i suoi 23 anni, questo Batman rimane uno dei film più belli tratti da un fumetto, fautore di un genere, creatore di atmosfere che ancora oggi riescono ad affascinare, ammaliare nella loro tela magica, fatta di luce e oscurità.



Segnalo, agli appassionati, l'uscita da parte di Hot Toys di due Dolls veramente stupende dedicate a Batman e Joker, per ora ho comprato solo il primo, ma chissà che un giorno non riesca a rimediare anche al secondo.

mercoledì 2 maggio 2012

La verità è che non gli piaci abbastanza

La verità è che non gli piaci abbastanza

"Il problema non sei tu, sono io".


Questo film è  tratto da un libro di Behrendt e Tuccillo, già sceneggiatori di Sex and the City.
La verità è che non gli piaci abbastanza, è una commedia romantica che offre anche qualche spunto di riflessione.
All'opera vediamo un ottimo cast, tra cui: Jennifer ConnelyBen Affleck, Scarlett Johansson sino alla sempre verde Jennifer Aniston.
La trama si dipana su varie storie, non necessariamente legate tra loro, ma con un unico filo conduttore: l'amore.
C'è chi è in cerca del grande amore, indi fa dietrologia su ogni singolo atteggiamento dell'altro sesso sperando di non essere illuso per l'ennesima volta, chi non è innamorato e sta in una relazione perché intrappolato nella routine, chi non vuole sposarsi ma ama comunque, chi fatica ad amare altri oltre sé stesso.

Ho trovato la pellicola molto godibile, con un buon ritmo, e attori piuttosto in parte, anche se non certo chiamati a fare chissà che ruoli impegnativi.
Certo, a dirla tutta alcune cose sono piuttosto stereotipate, personalmente penso che gli autori avrebbero potuto osare di più, cercando di uscire un po' dal solito cliché dell'uomo che non deve chiedere mai che alla fine s'innamora della romantica di turno, gli altri episodi non vanno oltre le corna e l'happy end, visto e stravisto nel genere.

In conclusione, La verità è che non gli piaci abbastanza è una commedia molto carina, certo lontano da opere come Alta fedeltà, ma piuttosto godibile, indi ne consiglio sicuramente la visione.





mercoledì 21 marzo 2012

Claudio Villa: Sotto il segno di Tex




Quando ho visto per la prima volta un disegno di Claudio Villa è stato sulle copertine di Dylan Dog. Non ho potuto fare altro che innamorarmi del suo tratto, infatti quando ha smesso di fare le cover per l'indagatore dell'incubo sono rimasto talmente deluso che ho smesso di comprare la testata. 
Tempo dopo l'ho visto a lavoro su quello che è il suo personaggio più rappresentativo, Tex, e ricordo benissimo il mio sbalordimento davanti a tanta precisione, a tanta bravura.

In quel periodo in Italia usciva Il Punitore di Jim Lee, che per me era praticamente il massimo in quanto a realismo, ecco Villa credo che sia uno dei pochi autori italiani a poter essere affiancato a certi nomi.
A mio parere ha imparato benissimo la lezione dei grandi e l'ha fatta sua diventato grande a sua volta. 

So che Claudio non ama molto le celebrazioni, non ama prendersi sul serio, ogni volta che ho tentato di fargli un complimento mi ha sempre ridimensionato con una battuta.
Ama definirsi un "operaio del fumetto", gli artisti sono altri secondo lui. Sarà, ma Edizioni BD ha pensato bene di dedicare uno dei suoi volumi "Iconici" proprio a lui.

Sotto il segno di Tex è un bellissimo libro che a mo' di intervista ripercorre tutta la carriera di Claudio Villa, dai giorni in cui cercava di migliorare il suo tratto sotto l'attenta guida di Franco Bignotti al suo approdo in casa Bonelli, sino ai giorni nostri, che lo vedono come copertinista ufficiale di Tex.
Ovviamente non mancano i disegni, tantissimi, per la maggior parte di Tex, bozze, prove, stralci di appunti, annotazioni di Sergio Bonelli, tutte chicche davvero interessanti, come l'inedita prima versione di Dylan Dog, e tante altre cose che non vi svelo per non rovinarvi il gusto della lettura. Da notare le bellissime prove colore, peccato poi che non vengano usate in fase finale, ma prese solo come spunto per colorare al PC.


Gentilmente Claudio ha risposto ad alcune mie domande su questa sua nuova avventura, quindi con gioia condivido con voi questa mia piccola intervista:

So che non ami molto le celebrazioni, come ti hanno coinvolto nella realizzazione di questo volume?
Era nell'aria da tempo. Il materiale che avevo in casa aumentava a vista d'occhio. Mi portavo dietro alle mostre qualcosa di inedito da far vedere agli appassionati e, da appassionato, mi ha sempre intrigato cosa c'è "dietro" il lavoro stampato. Così, con l'approccio da "lettore" e le possibilità di "disegnatore", ho messo insieme l'idea. Avevo due proposte da due case editrici, ho fatto la scelta per questo volume con la BD, lasciando all'altra la possibilità di esplorare i "supereroi".


Cosa ne pensi del panorama fumettistico attuale?
L'erosione di lettori è presente, ma non mancano gli exploit di vendite, legati ad una formula editoriale convincente, a storie accattivanti e a disegni piacevoli. Di certo la cultura in cui siamo immersi sta facendo di tutto per togliere tempo alla lettura. Ci perdono tutti. Noi continuiamo a portare i sogni sulla carta, cercando di fare un lavoro che valga la pena di essere apprezzato. Personalmente spero che, come è successo per la bicicletta, in piena era "motorizzata", ci si accorga di quanto è bello contemplare un disegno fatto con passione, leggere una storia scritta con il cuore e gustare la possibilità di riprovare le emozioni quante volte si vuole, senza muoversi dalla poltrona, interagendo con il fumetto, creando la voce del personaggio, i suoni e i rumori che, dalla pagina,disegnati, prendono vita con la "complicità" della fantasia del lettore. Un'esperienza unica e irripetibile.



Com'è stato lavorare per la Marvel? Come mai nel libro non ne fai menzione?
Appunto: stay tuned! Sarà un prossimo capitolo.



Tornerai mai a lavorare per Dylan Dog?
Quien sabe? Direbbe tex.

La direzione artistica della Bonelli, da fuori mi è sempre parsa un pò "rigida", cosa ne pensi a riguardo?
Ha tenuto duro in anni difficili, dove sembrava che avere il "gadget" o la pubblicità aiutasse la pubblicazione. Se questa scelta è da considerarsi "rigida", allora viva la rigidità. La tradizione, il volto familiare con cui ti presenti al lettore sono fondamentali: chi legge la Bonelli sa che non gli è mai stato venduto niente di più che una storia a fumetti, al meglio delle possibilità. Fatta a mano e senza secondi fini. Vuoi il fumetto? Eccolo. Niente più. Sarà "rigida", ma ha saputo navigare in mezzo a tempeste che hanno visto sfracelli.

Non tutti sanno che ti piacciono i videogames, quali sono i tuoi giochi preferiti?
Amo i simulatori di guida. Meno gli ospedali, dove finirei di certo se guidassi in pista come faccio nei simulatori, per cui, mi consolo alla fine di ogni gara con la soddisfazione di essere ancora intero, non dover spendere niente per aggiustare la macchina e non allontanarmi dalla mia famiglia.




Infine mi lasceresti un ricordo di Sergio Bonelli? 
Sergio era "IL" fumetto. Prima che editore era un appassionato del suo lavoro, come fosse stato un lettore di quindici anni. Guardava ogni tavola che arrivava in casa editrice con stupore e gioia insieme. Probabilmente è per quello che ha sempre avuto fiuto per le decisioni importanti: faceva quello che era in sintonia con i lettori, perchè anche lui lo era, nel profondo del cuore.


Un grande grazie a Claudio Villa per avermi concesso questa intervista.

venerdì 16 marzo 2012

Dark Shadows Trailer



Tim Burton e Johnny Depp sono da molto tempo un connubio imprescindibile.
Ed ecco così, che a maggio uscirà la loro ultima fatica, Dark Shadows, remake di una serie televisiva degli anni '60.
La storia vede Barnabas Collins, ricco playboy, la sua vita scorre benissimo fino a quando non spezza il cuore di Angelique Brouchard, una strega che per vendicarsi lo trasforma in un vampiro seppellendolo poi vivo in una cripta.
Dopo 200 anni Collins viene liberato accidentalmente e si trova così catapultato in una realtà totalmente cambiata.

Il cast, molto interessante, tra gli attori vede:
Michelle Pfeiffer, che adoro e torna a lavorare con Burton dopo l'ottimo Batman returns, il magnifico Christopher Lee, e Helena Bonham Carter.


Ecco a voi il trailer:


lunedì 12 marzo 2012

Tempi duri per il fumetto



Negli ultimi tempi il mondo del fumetto è stato scosso da grosse perdite. Il 10 marzo abbiamo perso il grandissimo Jean Giraud, meglio conosciuto come Moebius. Uno degli autori più poliedrici e influenti di sempre, un fumettista di rara bravura e sensibilità.
Ha spaziato dal genere Western sino al fantascientifico, può vantare collaborazioni con la Marvel, memorabile il suo Silver Surfer in coppia con Stan Lee, e con il Giappone con Ikaru, insieme al Magaka Jiro Taniguchi, dove questa volta non disegna, ma scrive i testi, dimostrando, ancora una volta, la sua estrema poliedricità.
Nel 1975 fonda, insieme ad altri autori una casa editrice di nome Les Humanoïdes Associés pubblicando la storica rivista Métal Hurlant, le cui opere diventano poi fonte di ispirazione per molti artisti e cineasti tra cui Ridley Scott per il suo Blade Runner.
Non tutti sanno che la sua arte è arrivata anche al cinema, ha infatti collaborato a opere quali Tron, Alien, Abyss e il quinto elemento. Se ne va quindi una parte veramente fondamentale del fumetto mondiale le cui opere dovrebbero essere assimilate da chiunque voglia avvicinarsi alla 9a arte.





Proprio di ieri la notizia della scomparsa di Maria Grazia Perini, meglio conosciuta come MGP. (Destino vuole che il suo nome, pochi anni fa, è stato affiancato a Sergio Bonelli, anche lui scomparso di recente).
Chi è cresciuto a pane e fumetti Corno come me, si ricorderà il suo contributo a quella casa editrice. Infatti curò la traduzione di molte testate Marvel, non che la loro rubrica della posta, sceneggiò alcuni episodi di KriminalSatanik e Daniel.
Inoltre si occupò personalmente di riviste come Il corriere della paura, Eureka e molte altre.
In tempi più recenti lavorò poi per il Corriere dei piccoli, nel mensile Snoopy, nelle collane librerie Rizzoli Junior e Milano Libri.

Ultimamente ho incrociato MGP su Facebook, e sono rimasto colpito dall'umanità che riusciva a trasmettere al prossimo. Dalla forza con cui ha affrontato una malattia che purtroppo non le ha lasciato scampo.
Mi dispiace soltanto per alcune polemiche legate ad uno dei suoi "mentori", polemiche che spero cadano presto nell'oblio e lascino spazio ai bei ricordi di un'epoca che purtroppo non c'è più.

martedì 6 marzo 2012

Intervista a Romano Malaspina




Ho sempre avuto molta stima di Romano Malaspina, uno dei doppiatori più significativi della mia infanzia, se non il più significativo.
Come dimenticare il suo Actarus, con: "Alabarda spaziale!"
Grido entrato di diritto nell'immaginario collettivo.

Malaspina, con la sua voce potente, suadente, romantica, ha fatto "innamorare" generazioni di giovani.
Giovani che si sono rispecchiati in lui, e che hanno trovato un punto di riferimento per gli anni a venire.
Come si può non accostarlo a momenti lieti, alle nostre infanzie, ad anni in cui la TV Italiana era molto lontana dai reality e da tutta la spazzatura odierna, quando gli eroi erano tali e insegnavano veramente dei valori.

Ma dietro a tutto questo c'è l'uomo Malaspina, ed è così diverso dai personaggi che ha interpretato?
Direi proprio di no, e lo dimostra questa intervista condotta da Andrea Razza, definita dallo stesso attore come il suo "testamento artistico", sicuramente la più bella e completa che abbia mai potuto vedere. Oltre 3 ore e 20, di ricordi, sfoghi, di umanità, di arte. Un excursus dove il nostro Romano non si risparmia, e arriva a decantare anche passi della Divina commedia con una bravura senza pari.

Malaspina è un raro esempio d'integrità morale, un uomo che non è mai sceso a compromessi e che ha pagato sulla sua pelle il coraggio delle sue azioni.
Come non ritrovarsi nelle sue parole, come non entrare in empatia con lui. Almeno per me, che mi sono sempre definito un outsider.

All'interno della lunga intervista, troviamo anche l'intervento di Giorgio Bassanelli Bisbal, direttore artistico del doppiaggio, dialoghista, esperto di animazione e amico di lunga data di Romano Malaspina.

Ne approfitto per segnalare le pagine facebook dedicate al mitico doppiatore a cui collaboro: la fan page e il gruppo.

Ringrazio il mondo dei doppiatori.it per questo importante documento e Giorgio Bassanelli Bisbal, per la disponibilità e simpatia che mi ha dimostrato in queste ore.

A voi:

domenica 26 febbraio 2012

Prime impressioni su PSVITA



l nuovo portatile Sony è disponibile da pochi giorni anche in Italia. Per molti una semplice evoluzione della prima PSP, per i più attenti c'è molto altro.

La console è sicuramente all'avanguardia per quanto riguarda la potenza bruta, infatti è quasi paragonabile a una PS3, la cosa non è certo poco contando che è un device portatile.

L'aggiunta dei due analogici rende finalmente più sensata la presenza di molti titoli home, e l'ergonomia, come ho potuto constatare di persona, è piuttosto buona, nonostante sia più grande della precedente console. Lo schermo OLED di 5 pollici è davvero molto luminoso e questa volta è touch screen, la novità vera è che anche nel retro è presente un multi touch, idea sicuramente originale che potrà dare nuovi spunti di gioco.

Tutto molto bello, ma per quanto mi riguarda ho qualche dubbio su questa PSVITA.

Prima di tutto la concorrenza spietata dei tablet e degli smartphone rende dura la vita alle console portatili, secondariamente, nonostante la grafica e le innovazioni portate, c'è davvero bisogno di una PS3 in miniatura che costa quanto una PS3?

Certo rispetto alla prima PSP le innovazioni ci sono, ma questa volta personalmente non sento la spinta nel comprarla, nonostante una line up di lancio di tutto rispetto. Partendo da Uncharted Golden Abyss, veramente impressionante graficamente, a parte qualche scalettatura di troppo, ha una longevità più che buona. Per passare a Virtua tennis 4, sino a Wipeout 2048, gioco di cui ho sentito parlare un gran bene.

Sicuramente sono i giochi a fare il successo delle console, indi semmai comprerò Vita lo farò quando costerà meno e potrà contare su titoli che veramente m'interessano. Bisogna quindi vedere come si evolve il mercato e se in futuro avranno ancora senso le "console portatili". Dal canto mio spero sempre che ci sia spazio per tutti i tipi di device, in modo da soddisfare più utenza possibile.

Nota curiosa: è possibile giocare ai vecchi giochi PSP su PSVITA, il problema è che bisogna scaricarli dal PSN e per ora non ce ne sono moltissimi, vedremo in futuro se ci sarà qualche modifica a riguardo, personalmente di pagare due volte un gioco non ci penso proprio.

Vi lascio a un video con più dettagli sulle caratteristiche tecniche di Vita:


martedì 14 febbraio 2012

Mostra per i 25 anni della Pixar a Milano


Questa mostra è assolutamente da vedere. Visto che oggi, ultimo giorno di apertura, rimane aperta sino alle 24, vi consiglio caldamente di andarla a visionare. La cosa migliore che potete fare è prenotare il biglietto tramite il loro sito:
http://www.mostrapixarmilano.it/
Altrimenti vi aspetta una coda, che nel mio caso è durata ben due ore! Almeno così è stato domenica, immagino che oggi sia anche peggio.

Se posso fare un appunto a questa meravigliosa iniziativa è proprio sull'organizzazione, prima di tutto so di gente che nonostante la prenotazione si è fatta ore di fila fuori per entrare, secondariamente all'interno non si trova nemmeno la più elementare bevanda calda, e visto il periodo non proprio favorevole, direi una grave mancanza.
Altra nota dolente l'ho trovata nello bookshop interno, veramente scarno e a parte il libro della mostra, non c'è niente che non possiate trovare in qualsiasi libreria.

Andando agli aspetti positivi, la cosa che più mi ha colpito, a parte i meravigliosi bozzetti e le sculture, direi assolutamente lo zootropio con i vari personaggi di Toy Story.

Per il resto è stata davvero un'esperienza gratificante, per me che amo la Pixar e l'arte in generale veramente un appuntamento da non perdere.
Quindi un plauso a Milano e al sindaco Pisapia per aver portato questa meraviglia in Italia. Finalmente l'animazione viene trattata con il rispetto e l'importanza che merita.
Spero in altre iniziative analoghe, visto il grande successo di questa, non mi sembra nemmeno una cosa così impossibile.

Vi lascio con l'intervista rilasciata dal regista John Lassetter in occasione dell'inaugurazione della mostra:




Updated: la mostra è ora visitabile a Mantova, presso il Palazzo Te, sino al 10 giugno, per maggiori informazioni cliccate: http://www.mostrapixarmantova.it/

mercoledì 8 febbraio 2012

La verità sul plagio di Michael Jackson ai danni di Albano Carrisi




Questa sera ho avuto la sfortuna di imbattermi per l'ennesima volta in Albano Carrisi che si vanta del "plagio" che Michael Jackson gli avrebbe fatto. Voglio, una volta per tutte, cercare di fare chiarezza su questa storia, visto che il cantante Italiano continua a mentire da anni sulla questione è bene provare a diffondere la verità, che per fortuna appare su molti portali, vedi WIKIPEDIA.

Correva l'anno 1992, leggenda vuole che fu il figlio ad avvisare il padre, Al bano, dell'assonanza tra la canzone di Michael Jackson, Will You Be There, con I Cigni di Balaka, hit (?) di qualche anno prima di Carrisi.
Il cantante di Cellino San Marco, pensò bene di accusare di plagio Jackson.
Certo a un primo ascolto le canzoni si somigliano, peccato che c'è qualcosa che Al Bano nasconde a tutti, cioè che la causa l'ha persa ed è stato pure costretto a pagare le spese processuali. Motivazione? 

La canzone è stata ripresa da entrambi da un vecchio brano afroamericano ormai sprovvisto di copyright, Bless You For Being An Angel datato 1939, del gruppo The Ink Spots. Non mi credete? Provate ad ascoltare voi stessi e ditemi se non ci trovate assonanze:


Bless You For Being An Angel






Will you be there





I cigni di Balaka





Tra l'altro le similitudini maggiori sono proprio tra la canzone originale e quella di Jackson. Come poteva Michael Jackson conoscere Al Bano?? Solo perché condividevano la stessa casa discografica? E quanti artisti Sony esistono al mondo? Fatto sta che è un gran mistero come Al Bano, con una considerevole faccia tosta, continui a tutt'oggi a mentire su questa storia.
Qualcuno diceva che a furia di sentirsi dire una bugia alla fine ci si crede, sarà, ma non è il mio caso.

Sperando di aver fatto un po' di chiarezza in questa triste vicenda finisco con una risata, sentitevi la versione della storia dal simpatico Riccardo Rossi