giovedì 18 febbraio 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot






"Io solo una cosa voglio sapé…ma tu chi cazzo sei?!?"




Ieri sera ho avuto la fortuna di vedere in anteprima Lo chiamavano Jeeg Robot, e finalmente posso dire la mia su questo film che tanto ho atteso. Dopo aver letto molte recensioni, dopo molto parlarne, ho sentito veramente il bisogno di farmi una MIA idea su questo lavoro.

Premetto che la serata è stata molto bella, sono intervenuti sia il regista, Gabriele Mainetti, che il protagonista del film, Claudio Santamaria, hanno detto cose interessanti ed entusiaste sul loro lavoro, mi è dispiaciuto non essere riuscito a scambiarci manco una parola.
Andiamo al sodo, la storia parla di un ladruncolo, tal Enzo Ceccotti, uomo che vive di espedienti nell'apatia totale in un rudere a Tor Bella Monaca. Un giorno, mentre scappa dalle forze dell'ordine, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Questo lo porterà ad avere dei poteri sovrumani, e a pensare di usare queste nuove potenzialità per arricchirsi. In tutto questo abbiamo una Roma degradata, dove avviene una lotta per il comando della città tenuta in pugno da malavitosi senza scrupoli. Abbiamo poi Alessia, una ragazza con seri traumi psicologici che si aggrappa al famoso anime Jeeg Robot per evadere dalla routine, tanto da arrivare a confondere realtà e fantasia identificando Enzo in Hiroshi Shiba.


La pellicola ti fa entrare in questo mondo tutt'altro che patinato, una sorta di neorealismo molto crudo, in cui il linguaggio, le azioni, non sono mai artificiose, ti viene sbattuta in faccia una realtà pesante da digerire. Per fortuna vi è anche un lato comico a stemperare tutta questa crudezza.
Enzo, è un uomo totalmente disinteressato al prossimo, un uomo che vive alla deriva, senza nessuno stimolo, non certo il classico prototipo dell'eroe, sarà l'amore a dargli una strada, un'identità, una via.
L'interpretazione di Santamaria la trovo perfetta, non doveva dire di più, fare di più, totalmente calato nel personaggio ha dovuto sostenere ben tre provini per avere questa parte e ingrassare 20 kg; ho adorato anche le finezze, come il suo modo di correre, così meccanico, così simile a quello di Jeeg. 
Mi ha colpito l'interpretazione di Ilenia Pastorelli, (Alessia) qui al suo esordio cinematografico, se queste sono le premesse direi che ha davanti una bella carriera. Ha dato sfaccettature al suo personaggio, e mi ha coinvolto emotivamente, sua la parte che mi ha commosso di più.
Oh, ma qui abbiamo anche un villain decisamente degno di nota, il Joker de noantri alias Lo Zingaro, interpretato da un Luca Marinelli da applausi. A parte che ha un personaggio caratterizzato benissimo, sono sue le scene più memorabili per me, c'è un combattimento di gruppo, in particolare, che ho trovato geniale, sia per come viene svolto, sia per l'interpretazione e il taglio registico che gli hanno dato, molto "Tarantiniano". Per me solo questa parte vale il prezzo del biglietto. Un attore molto promettente che spero di rivedere spesso al cinema.
Questo trittico regge il film, niente da fare, è qui che si focalizza l'attenzione della storia. Sullo sfondo abbiamo una Roma nel pieno dei tumulto di attacchi terroristici non ben identificati, che ci rimanda tristemente a fatti attuali molto recenti. 



Ho visto tantissime citazioni in questo lavoro, da Andrea Pazienza, ai manga, per passare dalla Marvel e alla DC. Un lavoro enorme, fatto di anni e anni di preparazione. Il film funziona tantissimo, e vi consiglio caldamente di andarlo a vedere senza remore. La sceneggiatura è solida, Nicola Guaglianone e il fumettista Menotti hanno fatto un lavoro encomiabile.
Gabriele Mainetti ha tutta la mia stima, non solo come regista, (qui ha firmato anche le musiche insieme a Michele Braga) ma anche umana, per aver portato avanti un progetto di tale portata investendoci per primo soldi, passione, tempo, ci ha regalato così una perla rara.

L'amore che trasuda per l'opera di Nagai è immensa. 
Qui dove aprire una parentesi, dovete sapere che da molti anni amministro una pagina su Jeeg Robot, la cosa che più mi scrivono è:
"questo film non ha niente di Jeeg, come si sono permessi di specularci sopra".
Bene, vi sbagliate, vi assicuro che Jeeg è lo scheletro del film, è la motivazione che spinge due dei protagonisti a cambiare, a essere migliori. Come se fosse un faro, un esempio di vita.
Voglio aggiungere che in alcune scene si vedono proprio immagini tratte dal primo episodio di Jeeg, e mi è dispiaciuto tantissimo sentire un rifacimento al posto della sigla originale di Fogus, oltre che il doppiaggio storico, la mancanza di voci come quella di Romano Malaspina e di Emanuela Rossi è rilevante, sicuramente c'è stato qualche inghippo con i diritti d'autore ed è un vero peccato.
Altra domanda che leggo spesso è: "hanno pagato i copyright a Go Nagai per fare questo film?" Andate in sala, aspettate i titoli di coda e lo saprete. Chiudo la parentesi "Jeegofila" perché è doveroso chiarire che questo non è un film su Jeeg, ma ne incarna l'anima. Ne è un bellissimo tributo. Per favore guardate questa pellicola con questo in testa, senza pensare continuamente al cartone che ci ha cresciuti, senza aspettarsi componenti o Big Shooter. 

Devo segnalare che che c'è qualcosa che non ho gradito, non so se sia stata colpa della sala dove ho visionato la pellicola, l'audio non era il massimo, ma in alcuni passaggi ho fatto davvero fatica a intuire i dialoghi, colpa di un dialetto, romano e napoletano, molto forte in alcune scene. Eppure Roma è stata un po' la mia seconda casa per molto tempo, ma niente, questa cosa non l'ho riscontrata solo io, ma pure un amico romano che era con me. Avrei alleggerito la parte dialettale, ok che il film va contestualizzato, ci sta benissimo, ma dopo un po' diventa "pesante". Non me ne voglia nessuno. Poi voglio capire se è stato un problema della sala e mi riservo di rivedere la pellicola quanto prima.

Belle le musiche, in particolare la cover della sigla di Jeeg cantata da Santamaria nei titoli di coda, senza dimenticare le hit cantate dallo Zingaro/Marinelli, che spaziano dalla Berté alla Oxa e l'ottima fotografia.
Gli effetti speciali sono molto buoni, si perdono forse un pochino nel finale, ma niente di tragico.

Comunque sia sono entusiasta di questo lavoro. Mainetti, dopo vari corti apprezzabilissimi, esordisce alla regia cinematografica con il botto. Gli sono grato per aver portato un lavoro di tale caratura, con una tale contemporaneità nel nostro paese, tutti dovremmo esserlo. 
Finalmente qualcuno ha dato voce alla generazione "Bim Bum Bam", come la chiama lui. Fatevi un favore, siate scevri da pregiudizi, andate a vedervi Lo chiamavano Jeeg robot, non ve ne pentirete.